UNITA’ DIDATTICA

 

INTRODUZIONE A CARLO V: L’ULITMO TENTATIVO DI CREARE UNA MONARCHIA UNIVERSALE CRISTIANA

(Sebastiano Saitta)

 

OBIETTIVI:  1) Ricapitolare i principali avvenimenti della politica estera di Carlo V a partire dalle fonti storiche.

                                   2) Fornire un esempio di come dare una lettura critica delle fonti e come selezionare i passi significativi delle stesse.

                        3) Capacità di porsi una domanda e cercare le possibili risposte, sempre a partire dalle fonti.

 

DESTINATARI:       II Liceo Classico (IV Liceo Scientifico)

 

PREREQUISITI:      1) Conoscenza generale della storia europea del tardo medioevo (In particolare Spagna e Sacro Romano Impero).

                                               2) Conoscenza degli elementi costitutivi degli stati moderni.

3) Conoscenza, a grandi linee, della situazione italiana, soprattutto per quanto riguarda le politiche di equilibrio degli stati italiani e gli interventi delle potenze estere.

 

TEMPI:          2 ORE

 

METODO:    La lezione svolta è stata principalmente una lezione frontale svoltasi attraverso la lettura delle fonti e la sottolineatura dei punti focali, da cui partire per brevissime precisazioni o rimandi agli eventi generali (recuperabili attraverso il manuale).

 

MATERIALI:           Per le questioni generali ho utilizzato un manuale di Storia Moderna (il Corso di storia di Capra, Chittolini, Della Peruta Ed. Le Monnier); per le fonti ho fotocopiato alcuni passi dall’ Autobiografia di Mercurio da Gattinara e la descrizione del Sacco di Roma del Guicciardini (recuperabile in diversi manuali). E’ stata utilizzata, soprattutto all’inizio della lezione una cartina storica dell’Europa del 1500 (recuperabile in internet e presente in quasi tutti i manuali).

 

CONTENUTI GENERALI: Mi sono soffermato solo su alcuni punti specifici delle vicende di Carlo V, e precisamente sull’elezione ad Imperatore (e quindi sul tentativo di ricreare una monarchia universale) e sullo scontro tra Carlo V e Francesco I Valois. Ho fatto qualche accenno alla situazione in Germania che d’altronde era stata già affrontata nelle lezioni sulla Riforma Protestante.

 

1)      All’inizio della lezione ho consegnato agli studenti le fotocopie delle fonti e della cartina storica d’Europa e ho accennato all’importanza delle politiche matrimoniali come attività diplomatica. Ho quindi incrociato le informazioni date dall’albero genealogico di Carlo V con la cartina per mostrare l’estensione dell’impero in Europa chiedendo agli studenti se fossero in grado di mostrarmi i possibili punti di tensione che la nuova situazione europea avrebbe creato (principalmente l’accerchiamento della Francia ad opera degli Asburgo). Ho fatto un brevissimo accenno ai territori oltremare (il famoso Impero dove non tramonta mai il sole).

 

2)      Ho fatto alcuni brevissimi cenni autobiografici su Carlo V, per rimarcarne la cultura borgognona e prettamente medievale. Dopo ho ricapitolato sulla lavagna quali erano  gli elementi costitutivi degli stati dell’età moderna e ho indicato invece quali erano le caratteristiche dell’idea di monarchia universale. Ho proposto una domanda centrale su cui lavorare: Carlo V è da considerarsi l’ultimo imperatore medievale o uno dei primi sovrani moderni? Il mio progetto era di cercare una possibile risposta al termine della lezione.

 

3)      Sono passato alla lettura delle fonti dall’autobiografia di Mercurio. Ho precisato chi fosse l’autore e questo mi ha permesso di esplicitare che l’approccio a una fonte storica deve sempre essere critica, perché la fonte non è mai neutrale. La lettura è stata fatta da me, sia per questioni di velocità, sia per poter soffermarmi di più sulle parti che ritenevo interessanti. Ho quindi fatto un riassunto generale della situazione politica europea nei primi anni del ‘500 per contestualizzare la fonte.

 

FONTE 1: “L’elezione di Carlo V a imperatore”

 

L’imperatore Massimiliano stava nel frattempo trattando con i grandi elettori l’elezione del nipote Carlo a Re dei Romani [ho qui domandato se si ricordavano come avveniva l’elezione a imperatore] , ed esortavo lo stesso e i suoi ministri a perseguire tale obiettivo. Alcuni ministri erano del parere di rifiutare più che accettare l’elezione, convinti che sarebbe stata più dannosa che utile a Carlo, al suo regno e ai suoi domini. Solo Mercurino giudicò errato questo punto di vista. [qui mi sono soffermato per mostrare l’utilizzo della terza persona nell’autobiografia e sottolineare l’autoreferenzialità della fonte, accentuata dal porre sempre l’autore in contrasto con gli altri consiglieri, con lo scopo di evidenziare quanto poi l’autore fosse bravo a far valere le proprie ragioni e come esse portassero sempre ad un successo]. Se non altro perché il titolo di imperatore avrebbe legittimato la creazione della monarchia universale, come lo stato voluto da Dio stesso, predetto dai profeti, predicato dagli apostoli e da Cristo redentore, in sua nascita, vita e morte, con la parola e con le opere.[Ho riproposto l’idea di monarchia universale e ho mostrato il profondo legame, tutto medievale, con la religione] E’ vero che a volte la corona imperiale, sul capo di principi deboli, aveva provocato la loro rovina; ma si poteva star sicuri che ben diverso sarebbe stato il caso se a riceverla fosse stato un re di grande potenza, con tanti e tanto vasti regni e domini. In virtù del suo titolo, sarebbe stato legittimato non solo a mantenere i suoi stati ereditari, ma ad ampliarli ed accrescere lo stesso impero, [rimarcando come le ragioni se nominalmente sono teoriche e religiose, in realtà hanno una forte componente politica e realista] fino a dar vita alla monarchia universale. Se viceversa Carlo non si fosse curato dell’elezione, ne avrebbero beneficiato i francesi, che non si sarebbero lasciati sfuggire l’occasione, ma avrebbero cercato di sfruttarla in tutti i modi.

Le conseguenze, se diventava imperatore un re francese, sarebbero state gravi: Carlo, quando gli fosse venuto a mancare l’appoggio di Massimiliano, difficilmente avrebbe potuto salvare i domini austriaci, l’eredità borgognona e gli stessi regni di Spagna. [Come sopra] Il giovane sovrano diede ascolto di buon grado a questa argomentazione, facendo mutare parere a tutti i suoi consiglieri. La questione viene decisa e la risposta data a Massimiliano.

Nel contempo si fanno tutti i passi necessari perché sia raggiunto l’accordo sull’elezione di Carlo e perché Leone X, a sostegno e conferma della stessa elezione, mandi, come promesso, a Massimiliano la corona imperiale al confine tra Italia e Germania. Impartite queste disposizioni, Carlo lasciò Saragozza e si trasferì a Barcellona, dove era indetta l’assemblea dello stato di Catalogna. A Lérida ricevette il triste annuncio dell’improvvisa morte di Massimiliano. Si decise di tenere segreta la notizia fino all’arrivo a Barcellona. Là, dopo il rito e le onoranze funebri, si sarebbe potuto pensare al da farsi, con maggior ponderazione.[Questa parte mi ha dato la possibilità di fare un inciso, a partire dalla domanda agli studenti sul perché si fosse tenuta nascosta la morte di Massimiliano. Ho così potuto riprendere la politica spagnola di Carlo V, i primi anni con i contrasti con la nobiltà spagnola e accennare brevemente anche alla rivolta dei Comuneros]

Prima di lasciare Lérida, Carlo, in un opportuno messaggio agli elettori, sollecitò fedeltà alla parola data a Massimiliano; ordinò poi ai suoi legati e ministri di compiere i passi necessari ad assicurare la lealtà dei principi verso di lui e prese tutti i provvedimenti del caso.[Ho qui spiegato quali in realtà fossero i “passi necessari”, accennando al problema dei prestiti dei Fugger e dei genovesi che poi si ripercuoteranno sul bilancio spagnolo] Le disposizioni vennero diramate con la massima urgenza tramite corrieri speciali, nel tentativo di precorrere la diffusione dell’evento. Finalmente, nel gennaio 1519, Carlo arrivò a Barcellona e diede l’annuncio ufficiale della morte dell’imperatore. Si celebrarono le onoranze per il defunto.

Mentre iniziavano i lavori dell’assemblea, diventava sempre più insistente la voce che il re di Francia aspirava alla corona e che si stava adoperando alla sua elezione a Re dei Romani e Imperatore. [ho introdotto qui il contrasto pluriennale tra Carlo V e Francesco I. Ho ricordato la situazione geopolitica rifacendomi a quanto visto sulla cartina] Era ormai di dominio pubblico che poteva contare sui sigilli di quattro elettori e sulla promessa di avere i loro voti. […] A questo punto cominciò a diffondersi il timore per la sorte dei regni e dei domini di Carlo, se il re francese diventava imperatore. [con la decisione degli spagnoli di appoggiare pienamente Carlo]I fatti provavano che Mercurino aveva visto giusto. E si decise di non lasciar nulla di intentato, per tagliare fuori il francese dalla nomina imperiale. […]

Le ambizioni francesi erano ormai scoperte: si dava per certa l’elezione di Francesco I o col denaro o con le armi. Anche le pratiche del pontefice Leone X erano note. Tramite il legato a latere, cardinale di San Sisto, il papa si adoperava ad escludere dall’elezione entrambi i pretendenti e a elevare al trono un principe tedesco, che sarebbe stato più angusto che augusto.[Qua si fa menzione del ruolo del papa nelle vicende di Carlo V, e permette di soffermarsi sugli obiettivi del papa di mantenere un equilibrio in Italia, e di forzare a suo favore l’equilibrio tra Papato e Impero] L’obiettivo di limitare e diminuire la potenza dell’impero poteva essere raggiunto dichiarando Carlo ineleggibile, in quanto investito del feudo del regno napoletano.

Grazie a Mercurino questi intrighi furono sventati. Né col denaro, né con le armi, né con le minacce o la persuasione si poté evitare che gli elettori prendessero una decisione unanime e accettata da tutti. [Ho qua fatto notare che Mercurino addebita al re francese tutti i mezzi di coercizione utilizzati in realtà da entrambi per “convincere” gli elettori tedeschi. Qua è evidente l’arbitrarietà della fonte, ma nello stesso tempo, la possibilità di trarre anche dalle fonti più parziali notizie utili, in questo caso su come avveniva l’elezione imperiale] Per ispirazione dello Spirito Santo il re cattolico Carlo fu eletto e proclamato Re dei Romani e Imperatore il giorno 28 giugno 1519. […]

Il re di Francia non si dava pace della grandezza e del successo ottenuti da Carlo e metteva in atto nuove macchinazioni: tentò di staccare il papa dall’Imperatore, fornendogli truppe per l’occupazione dei regni delle due Sicilie: stabilì un incontro con il re d’Inghilterra; spinse i grandi elettori a rinviare l’incoronazione imperiale ad Aquisgrana e, possibilmente, a non farla; tentò in tutti i modi di isolare Carlo dai suoi amici e alleati e di suscitare malumore e inimicizia contro di lui in ogni dove. […]

 

L’ultimo capoverso della fonte mi ha permesso di spostare l’attenzione del discorso allo scontro tra Francesco I e Carlo V in Italia. Ho fatto una breve introduzione parlando dei primi scontri tra Impero e Francia: la guerra in Navarra del 1521 permette di citare Ignacio de Loyola, che in effetti lì combatté e rimase ferito (gli studenti lo ritroveranno in seguito come fondatore della Compagnia di Gesù). Poi ho cominciato la lettura della seconda fonte.

 

FONTE 2: “La battaglia di Pavia”

 

Il Re d’Inghilterra, che per il mantenimento dell’esercito aveva versato solo centomila ducati [Enrico VIII si era impegnato a dividere con Carlo le spese della spedizione in Italia, e qui si può anche citare brevemente la sua politica estera] contro i trecentomila di Carlo V, non intendeva più far fronte agli impegni assunti. Le forze francesi, aumentate di numero, avevano il vantaggio di essere guidate dal loro re in persona, nei cui piani non c’era solo l’attacco alle truppe imperiali, ma anche la successiva invasione del territorio italiano, rimasto completamente sguarnito. Carlo di Borbone e il marchese di Pescara tolsero l’assedio a Marsiglia nel massimo ordine e, con un rapidissimo ripiegamento, cercarono di mettere in salvo i loro soldati e di riportarli senza danni in Italia. Pur facendo ricorso a tutta la loro abilità, non riuscirono ad evitare che il re di Francia, con un’avanzata fulminea e senza ostacoli, occupasse prima Novara e poi Milano, mentre gli imperiali dovettero rifugiarsi a Pavia, Lodi e Cremona.

Dopo essersi garantita con opportune misure la difesa di Milano, i francesi mossero all’assedio di Pavia. Carlo venne messo al corrente della situazione, mentre per un attacco di febbre quartana si trovava nell’impossibilità di portare aiuto e consiglio. Tutta la responsabilità della guerra ricadde sulle spalle di Mercurino, insieme all’accusa, rivoltagli dai suoi rivali interni, di esserne stato il fautore e l’artefice.[Ho qui fatto una serie di precisazioni: l’importanza della malattia di Carlo agli occhi dell’autore, secondo cui il ruolo del Re in battaglia era fondamentale per il morale; nuovamente l’autocompiacimento dell’autore, sempre in terza persona e il contrasto con tutti gli altri ministri; l’accusa, neanche tanto falsa, di concentrare l’attenzione dell’Imperatore sulle questioni italiane] Dicevano che, se le cose non fossero andate bene, il popolo avrebbe dovuto lapidarlo. Il gran cancelliere, cosciente di aver agito sempre con rettitudine e fiducioso nell’aiuto divino, risollevava il morale degli avviliti e disanimati, con la promessa che con una tattica opportuna avrebbero ottenuto la vittoria. A ciò aggiunse la proposta  di una serie di misure da prendere. Non potendo far leva sul denaro, si rivolse ai suoi generali con lettere, esortazioni e consigli; li rincuorò con gli incentivi dell’onore e del guadagno [ho qui domandato di quale guadagno si trattasse se “non si poteva far leva sul denaro”: è chiaro che si sta parlando di bottino di guerra]; e infine predisse che Francesco I sarebbe stato sconfitto e morto in battaglia o caduto prigioniero non più tardi del primo marzo 1525. [qui ho osservato l’importanza che si dava ancora a quel tempo alle predizioni e alle profezie: tutto è già segnato nei progetti divini]

L’aiuto della fortuna [ spunto per rammentare l’idea di Fortuna rinascimentale] e la bravura dei comandanti contrassegnarono l’evolversi della guerra. Gli imperiali ebbero dei rinforzi, anche se gli altri alleati venivano meno: il papa pensava solo ai propri interessi e concedeva il passaggio per il suo stato al corpo di spedizione francese, inviato ad invadere il regno di Napoli, i veneziani impedivano al loro esercito di unirsi a quello imperiale, violando i patti.

I generali di Carlo V sentivano che la loro causa era giusta e non temevano di affrontare i più gravi disagi. Con piena fiducia in Dio, osarono attaccare, solo con le loro forze, un nemico tanto potente e assalirlo nel suo stesso campo. Il comportamento in battaglia fu esemplare. E per grazia di Dio la vittoria fu loro il 24 febbraio, compleanno dell’imperatore, che si era ormai ripreso dalla sua febbre. Il re di Francia, il cui esercito aveva subito perdite gravissime, era vinto e prigioniero. Pavia era libera dall’assedio. Un importante fattore, quasi decisivo per il successo militare, secondo solo all’aiuto divino, fu l’intervento della fanteria e della cavalleria austriaca. [è qui particolarmente interessante vedere la “gerarchia” delle cause della vittoria della battaglia: prima di tutto l’aiuto divino, resosi manifesto da segni quali la profezia di Mercurino e la guarigione dell’Imperatore, poi la fiducia in Dio dei soldati imperiali e solo per ultimo l’intervento della cavalleria austriaca. Secondo gli studenti, questa gerarchia è convincente? Quali secondo loro le cause più importanti?] L’arciduca Ferdinando, fratello dell’imperatore, accogliendo le sollecitazioni di Carlo di Borbone, aveva immediatamente inviato consistenti rinforzi in Italia.

 

Ho poi completato le informazioni dateci da Mercurino con gli esiti della battaglia fino al trattato di Madrid del 1526, e alla successiva lega di Cognac, per poi passare alla lettura delle ultime due fonti, che ci parlano del Sacco di Roma.

 

FONTI 3 – 4: “Il sacco di Roma”

 

(Mercurio da Gattinara)

Gli eventi si erano succeduti in quest’ordine. Domenica 5 maggio [1527] il duca di Borbone aveva acquartierato l’esercito imperiale presso le mura dell’Urbe, dalla parte del  monte di Santo Spirito e accanto alle vigne del papa, senza però piazzare catapulte o altre macchine per scalare le mura stesse. L’indomani gli imperiali aggredirono la città con estrema determinazione e con assalti durissimi, lungo tre direttrici: gli spagnoli e gli italiani diedero la scalata alle mura, i tedeschi irruppero furiosamente attraverso la porta di Santo Spirito nel borgo di San Pietro. Senza alcun riguardo al sesso e all’età, infierirono sulla popolazione, commettendo crudeltà di ogni genere e seminando stragi.

Il duca di Borbone morì mentre, alla testa dei suoi uomini, guidava a piedi l’assalto. Gli spagnoli e gli italiani che erano con lui scelsero immediatamente sul posto, con decisione unanime, il nuovo comandante in capo della spedizione: il principe d’Orange. Quindi fecero irruzione nei quartieri abitati tra grandi violenze. […] Il papa, i cardinali e i diplomatici che si erano rinchiusi, come estremo rifiuto, nella Mole Adriana, resistettero all’assedio per pochi giorni. Poi, privi di qualsiasi via di scampo o possibilità di soccorso, si arresero e si consegnarono a Philibert d’Orange comandante dell’esercito, rimettendosi alla volontà dell’imperatore.

L’accordo raggiunto prevedeva il pagamento di 400 mila ducati per gli stipendi ai soldati, da versare secondo modalità prestabilite, e il passaggio sotto il potere e il controllo imperiale di Roma con Castel Sant’Angelo, nonché Ostia, Civitavecchia, Modena, Parma, Piacenza, a garanzia dell’osservanza dei patti.

I fiorentini, in seguito ai fatti di Roma, proclamarono la repubblica e cacciarono i Medici. [questa prima parte è principalmente di cronaca e dà pochi spunti, ma risulta interessante nella comparazione con la seconda fonte].

La notizia degli avvenimenti giunse a Mercurino prima della partenza da Monaco e lo indusse a scrivere immediatamente all’imperatore il suo parere sulla situazione.

Bisognava cancellare qualsiasi macchia di vergogna e discredito e calmare gli animi dei re e principi cristiani. Infatti un evento così mostruoso poteva spingerli a comportamenti ostili verso l’imperatore e l’impero. [Mercurino, cosciente della gravità dell’evento, ne rimarca la sua estraneità]. Carlo, secondo Mercurino, si trovava di fronte a due alternative: se approvava l’operato dei suoi, doveva sostenere che la loro azione militare, provocata da legittime esigenze difensive, non era diretta contro un pastore, ma contro un ciurmatore, un perturbatore e un usurpatore della cristianità; un falso pontefice, scandaloso ed irriducibile che aveva seminato rovine in tutta la chiesa universale e rifiutato la convocazione di un concilio più volte sollecitata; se invece voleva adottare una politica più morbida e condannare la condotta dei suoi, doveva manifestare loro, con una lettera ufficiale, il disappunto per quanto era avvenuto al di fuori della sua volontà, ed esprimere la sua intenzione di farla finita con la guerra e il disordine e di sollecitare la convocazione di un concilio generale in nome e per l’attuazione della pace universale.Al giudizio dei padri conciliari andavano sottoposte tutte le pendenze e le contese da decidere e da dirimere, temporali o ecclesiastiche, che avevano suscitato tante guerre e conflitti. [buono spunto per ripassare le tesi conciliariste e ritornare agli eventi della Riforma protestante. Ho rimarcato la capacità di Mercurino di trovare una giustificazione favorevole a Carlo, e al Concilio, qualunque decisione l’imperatore avesse preso. La dote di realismo politico di Mercurino può essere utilizzata anche come collegamento con i filosofi politici del Rinascimento]

 

(Francesco Guicciardini)

Alloggiò Borbone con l’esercito, il quinto giorno di maggio, ne’ Prati presso a Roma, con insolenza militare mandò un trombetto a dimandare il passo al pontefice (ma per la città di Roma) per andare con l’esercito nel reame di Napoli, e la mattina seguente in sul far del dì, deliberato o di morire o di vincere, accostatosi al Borgo della banda del Monte di Santo Spirito, cominciò un’aspra battaglia; avendogli favorito la fortuna nel fargli appresentare più sicuramente, per beneficio di una folta nebbia che, levatasi innanzi al giorno, gli coperse insino a tanto si accostorno al luogo dove fu cominciata la battaglia. Nel principio della quale Borbone, spintosi innanzi a tutta la gente per ultima disperazione, non solo perché non ottenendo la vittoria non gli restava più refugio alcuno ma perché vedeva i fanti tedeschi procedere con freddezza grande a dare l’assalto, ferito nel principio dell’assalto, di un archibuso, cadde in terra morto. E nondimeno la morte sua non raffreddò l’ardore dei soldati, anzi combattendo con grandissimo vigore, per spazio di due ore, entrorno finalmente nel borgo; giovando loro non solamente la debolezza grandissima de’ ripari ma eziandio la mala resistenza che fu fatta dalla gente. Per la quale, come molte altre volte, si dimostrò a quegli che per gli esempli antichi non hanno ancora imparato le cose presenti, quanto sia differente la virtù degli uomini esercitati alla guerra agli eserciti nuovi congregati di turba collettizia, e alla moltitudine popolare. [Da far notare la critica alle teorie di Machiavelli sulle milizie popolari] […] Il giorno medesimo gli spagnuoli, non avendo trovato né ordine né consiglio di difendere il Trastevere, non avuta resistenza alcuna, v’entrorono dentro; donde non trovando più difficoltà, la sera medesima a ore ventitré, entrorono per ponte Sisto nella città di Roma […] dove tutto il resto della corte e della città, come si fa ne’ casi tanto spaventosi, era in fuga e in confusione. Entrati dentro, cominciò ciascuno a discorrere tumultuosamente alla preda, non avendo rispetto non solo al nome degli amici né all’autorità e degnità dei prelati, ma eziandio a templi a monasteri alle reliquie onorate dal concorso di tutto il mondo, e alle cose sagre. Però sarebbe impossibile non solo narrare, ma quasi immaginarsi le calamità di quella città. […] molti prelati presi da’ soldati, massime da’ fanti tedeschi, che per odio del nome della Chiesa romana erano crudeli e insolenti, erano in su bestie vili, con gli abiti e con le insegne della loro dignità, menati a torno con grandissimo vilipendio per tutta Roma. […] Morirono, tra nella battaglia e nello impeto del sacco, circa quattromila uomini. Furono saccheggiati i palazzi di tutti i cardinali, eccetto quegli palazzi che, per salvare i mercatanti che vi erano rifuggiti con le robe loro e così le persone e le robe di molti altri, feciono grossissima imposizione in denari. […] I prelati e cortigiani spagnuoli e tedeschi, riputandosi sicuri dall’ingiuria delle loro nazioni, furono presi e trattati non manco acerbamente che gli altri. […] Ed era fama che, tra denari oro argento e gioie, fusse asceso il sacco a più di uno milione di ducati, ma che di taglie avessino cavata ancora quantità molto maggiore.

 

A questo punto ho chiesto quali fossero le maggiori differenze tra i due resoconti, cercando di soffermarmi sul fatto che Mercurino non fa alcun riferimento al fatto che i soldati tedeschi erano luterani (mentre Guicciardini pone l’accento su ciò) e sul fatto che la fonte di Mercurino può esserci utile più che per la cronaca, per la seconda parte, mentre Guicciardini ci dà un resoconto molto più particolareggiato (anche se, anch’esso arbitrario).

 

4)      Dopo la lettura delle fonti ho accennato velocemente all’evoluzione delle guerre in Italia e ho cercato di dare qualche spunto sulle guerre in Germania (di cui gli studenti avevano già qualche idea dalle lezioni sulla Riforma protestante). Infine ho accennato alla divisione dell’impero tra Filippo II e Ferdinando.

5)      A questo punto avrei dovuto ritornare alla domanda da cui ero partito (Carlo V moderno o medievale) per sentire le opinioni degli studenti (ma non sono riuscito a farlo se non in modo superficiale per questioni di tempo).

 

VALUTAZIONE: Non avevo previsto alcuna valutazione. Nelle lezioni successive il professore accogliente durante le interrogazioni ha ripreso qualcuno degli argomenti da me affrontati

 

SCHEDA DI AUTOVALUTAZIONE

Quali contenuti erano stati preparati?

Quelli precedentemente descritti.

Con quale organizzazione logica?

Partire dalle fonti per spiegare le politiche estere di Carlo V

Con quali strumenti e materiali? Con quali testi?

Quelli precedentemente definiti

Quali contenuti sono stati effettivamente presentati? Perché?

Sono riuscito a leggere tutte le fonti, purtroppo lasciando via via meno spazio alle considerazioni specifiche per questioni di tempo.

Quali modifiche è stato necessario apportare all’ordine logico della presentazione? Perché?

Ho dovuto a volte dilungarmi nelle connessioni tra una fonte e l’altra perché avevo dato per conosciute informazioni che in realtà non avevo mai spiegato agli studenti.

Quali attività sono state effettivamente realizzate? Perché?

La lettura critica delle fonti (da parte mia). Sarebbe stato molto più utile secondo me lasciare più spazio agli studenti.

Quale giudizio è possibile dare sulla lezione in termini di completezza, chiarezza, fluidità?

La lezione è stata soddisfacentemente completa rispetto agli obiettivi prefissati. Grazie agli aggiustamenti in opera credo sia stata sufficientemente chiara. Purtroppo ho sbagliato completamente i tempi della lezione, per cui dopo un primo momento di difficoltà nell’esporre l’introduzione ho ingranato (soprattutto con la lettura delle fonti) ma mi sono dilungato eccessivamente nella prima. Così la lezione è andata via via velocizzandosi e non sono riuscito a trattare con la necessaria profondità tutti gli argomenti che avevo previsto. Soprattutto ho lasciato pochissimo tempo agli studenti e alla possibilità di dare una risposta alla domanda centrale della lezione.

Gli studenti hanno seguito le spiegazioni? Con quale grado di attenzione? Con quale durata? Sono stati presi appunti? Come? Ci sono stati comportamenti di disturbo? Perché?

Gli studenti hanno seguito con buona attenzione, e alcuni di loro hanno preso appunti (in generale quelli che prendono appunti anche durante la lezione del docente accogliente). Non ci sono stati azioni di disturbo ma sono state fatte domande legate alla lezione e alle fonti. Naturalmente mi hanno chiesto di ripetere qualche passaggio, soprattutto nella seconda parte della lezione quando onestamente “correvo troppo”.

Gli studenti hanno fornito degli spunti imprevisti per approfondimenti o interpretazioni divergenti?

Gli studenti, in particolare uno, hanno fatto domande di chiarimento su questioni prettamente storiche che non avevo affrontato. Ho detto che avrei dato loro una risposta la volta successiva e mi pare che questo sia stato percepito positivamente.

E’ stato possibile verificare il grado di apprendimento e di comprensione dei contenuti trasmessi? Se sì, come può essere valutato?

La lezione non prevedeva una valutazione. Si potrebbero fare lavori analoghi lungo tutto l’anno e verificare se gli interventi degli studenti divengano via via più chiari e precisi.

La lezione può essere riproposta negli stessi termini? In caso di risposta negativa, come dovrebbe essere riorganizzata alla luce dell’esperienza fatta?

La lezione può essere proposta negli stessi termini se si hanno a disposizione molte ore. Altrimenti si possono prendere solo alcune delle fonti, per lasciare successivamente più tempo ad un eventuale discussione sull’argomento. Si potrebbe così approfondire il tema generale dell’utilizzo critico delle fonti.