S.I.LS.I.S.MI

 

Scienze Umane

 

 

 

LABORATORIO DISCIPLINARE

 

FILOSOFIA I

 

Professore Gianguido Piazza

 

 

 

 

A cura di:

 

Sipione Annamaria

Vinci Gabriella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il contesto

 

 

Questo percorso didattico si svolge in un I liceo classico alla fine del secondo quadrimestre.

Il docente referente è l’insegnante di Filosofia che, oltre ad avvalersi del manuale, utilizzerà con gli studenti l’opera di Cicerone, il “De officiis”, con il testo in italiano a fronte.

La classe è costituita da venti alunni dotati di spirito critico, partecipi alle attività svolte in classe e accurati nel lavoro domestico.

La classe ha una buona conoscenza della lingua latina ed è propositiva.

 

 

Obiettivi

1.    Attivazione della riflessione interdisciplinare attraverso l’analisi dei brani letti

2.    Acquisizione di capacità di ricerca sul testo

3.    Capacità di riflessione e di collegamento tra i passi letti in classe

4.    Conoscenza dei termini del lessico filosofico in Cicerone

5.    Conoscenza di Panezio come fonte di Cicerone

 

 

Prerequisiti

1.    Conoscenza di Panezio di Rodi

2.    Conoscenza del pensiero filosofico di Cicerone

 

 

Contenuti

Cicerone, De officiis: I-4, 11; I-4, 13; I-4,14; I-4, 15; I-6, 18; I-6, 19; I-7, 20; I-7, 23; I-19, 62; I-27, 93; I-27, 94; I-27, 95; II-5, 17; III-7, 34; III-26, 97

 

 

Tempi

I lezione: durata 1h

II lezione: durata 2h

III lezione: durata 2h

IV lezione: durata 2h

Strumenti

Manuale di Filosofia

Testo in latino con traduzione a fronte

 

 

Metodologie

Lezione frontale

Lezione partecipata

 

 

Verifica

Domande a risposte brevi

 

 

Valutazione

Al termine del percorso verrà effettuata una verifica di tipo formativo, con la valutazione espressa in giudizio (non sufficiente, sufficiente, buono, distinto, ottimo).

Si terrà conto della conoscenza dei contenuti, della capacità di collegamento, della riflessione personale).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima lezione

 

Il primo incontro, attraverso una lezione partecipata, sarà dedicato alla verifica dell’acquisizione dei contenuti indicati nei prerequisiti.

Il docente rivolgerà agli studenti delle domande di vario genere, qui di seguito riportate:

1.    In quale periodo e in quale fase dello Stoicismo si inserisce la figura di Panezio?

2.    In quale periodo vive Cicerone?

3.    In quale forma è scritta l’opera di Panezio?

4.    Quanti libri comprende il “De officiis ?”

5.    In quale forma è scritta l’opera ciceroniana?

A seconda delle risposte degli studenti verranno formulate altre domande che serviranno da spunti per imbastire una discussione che vada a convergere, con l’aiuto dell’insegnante, al tema delle virtù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seconda lezione.

 

La seconda lezione prevede una breve introduzione sulle virtù in Panezio. Pertanto si comincerà col dire che Panezio elaborò un sistema di virtù in cui le tradizionali virtù cardinali stoiche ( giustizia, sapienza, fortezza, temperanza) venivano reinterpretate in modo da essere viste come organico sviluppo di questi istinti fondamentali: la virtù fondamentale è per Panezio costituita dalla socialità, in cui alla tradizionale virtù cardinale si affianca la beneficenza: se alla prima spetta di “ dare a ciascuno il suo”, la seconda ha il compito di collaborare positivamente al benessere della comunità e di mettere a disposizione dei concittadini la persona e gli averi del singolo.

La beneficenza teorizzata da Panezio corrispondeva benissimo allo stile di vita degli aristocratici romani che, attraverso gli “officia” e l’elargizione nei confronti dei concittadini, sapevano procurarsi un seguito politico capace di innalzarsi alle più alte cariche dello stato. Alla virtù tradizionale della fortezza Panezio sostituisce la magnanimità

( grandezza d’animo), una virtù signorile che scaturisce da un naturale istinto a primeggiare sugli altri e risplende nella capacità di imporre il proprio dominio di cui da tempo il popolo romano aveva dato prova di fronte al mondo.

Si procederà con una breve presentazione dell’opera ciceroniana.

Per i primi due libri Cicerone riprende il trattato “ Sul dovere” di Panezio.

Nel terzo libro l’autore proclama la sua originalità:

Egli ( Panezio) introdusse questo conflitto ( tra l’utile e l’onesto) assolutamente apparente, mai reale. Io dunque completerò con le mie sole forze e senza l’aiuto di nessuno questa parte lasciata da Panezio”. ( De officiis,III-7,34).

L’intento dell’opera è quello pedagogico. L’opera è rivolta all’uomo romano del suo tempo al quale sarebbe toccato il difficile compito di rifondare la società e lo stato dopo la crisi che aveva disgregato il tessuto etico e politico dell’antica repubblica.

Nel primo libro, chiarito il concetto di “honestum”, Cicerone enuncia le quattro virtù da cui deriva l’onesto.

 

De officiis, I-4,11“ Anzitutto a tutti gli esseri viventi la natura ha dato l’istinto di conservare sé stessi, la vita ed il corpo, di evitare tutto ciò che può nuocere e di ricercare e procacciare le cose necessarie al sostentamento della vita, come il cibo, il ricovero ed altre cose dello stesso genere. Ugualmente comune a tutti è l’istinto di procreare e la cura della prole. Ma fra l’uomo e la bestia v’è grandissima differenza. La bestia, solo in quanto è stimolata dal senso, conforma le sue attitudini a ciò che è vicino e presente, poco affatto curandosi del passato o del futuro. L’uomo invece, poiché è dotato di ragione e per mezzo di quella è in grado di cogliere le concatenazioni, vede le cause delle cose, non ne ignora i prodromi e per così dire gli antecedenti, confronta le cose simili e congiunge intimamente le cose future alle presenti, può vedere facilmente tutto il corso della vita e preparare le cose necessarie per viverla”.

 

I-4,13. “ Ed è soprattutto propria dell’uomo la diligente ricerca del vero. Tanto che, non appena siamo liberi da faccende ed occupazioni, allora desideriamo vedere, ascoltare cose nuove e, per condurre una vita piena di soddisfazioni, riteniamo necessaria anche la conoscenza dei fatti segreti e delle meraviglie della natura. Da ciò si comprende che ciò che è vero, semplice e sincero, è soprattutto conveniente alla natura dell’uomo.”

 

I, 4, 14. “… E così non v’è altro animale che conosca la bellezza, l’armonia, l’ordine delle cose visibili; e la ragione naturale trasportando per analogia queste proprietà dagli occhi all’animo, tanto più egli ritiene che si debbano conservare la bellezza, l’armonia e l’ordine nei detti e nei fatti, si guarda dal commettere atti indecorosi o di femminea mollezza e, in ogni suo pensiero ed azione, si dà cura che nulla si faccia o si pensi a capriccio. Di tutto questo si forma e si compone quell’onesto che noi consideriamo, il quale, anche se non è pubblicamente onorato, è tuttavia onorevole, e anche se non è lodato da nessuno, è per sé stesso degno di lode”.

 

I-4,15. “… Ma tutto l’onesto nasce da una di queste quattro fonti: o si trova infatti nella diligente ricerca del vero; o nel proteggere la società umana, nel dare a ciascuno il suo e nell’attenersi agli impegni assunti; o nella grandezza e fortezza di un animo sublime ed invitto; o nell’ordine e nella misura di tutte le cose che si fanno e si dicono, nella moderazione quindi e nella temperanza. Queste quattro parti sono collegate fra di loro e sono unite l’una all’altra...”.

Dalla lettura di questi passi dell’opera di Cicerone si può far notare agli studenti come l’autore non distingua chiaramente fra virtù morali e virtù intellettuali; infatti Cicerone sostiene che la ricerca dell’onesto, che è formato dalle quattro virtù, è una disposizione naturale dell’uomo e non il frutto di un’elaborazione dell’intelletto.

 

 

 

 

 

Terza lezione

 

Il docente, dopo aver indicato le quattro parti di cui è costituito l’onesto, inviterà gli studenti alla ricerca nel testo latino dei termini del lessico filosofico usato da Cicerone: sapienza, giustizia, fortezza e temperanza.

 

De officis I-6,18. “ Delle quattro parti, nelle quali abbiamo suddiviso la natura e l’essenza dell’onesto, la prima, è quella che più da presso riguarda la natura umana. Tutti infatti siamo tratti e guidati dal desiderio di conoscere e di sapere……..Ma in questo naturale ed onorevole desiderio bisogna evitare due difetti; l’uno, di credere di sapere quello che non sappiamo e di accettarlo alla leggera……”.

 

I-6,19. “ L’altro difetto consiste nel dedicare troppo amore ed eccessiva cura nello studio di cose oscure e difficili ed anche non necessarie. Evitati questi difetti, tutta la cura che si porrà nello studio delle cose oneste e degne di essere apprese, sarà giustamente lodata….”

 

I-7,20. “……Due sono le sue parti: la giustizia, nella quale massimamente risplende la virtù, per cui gli uomini sono chiamati buoni ed a cui è congiunta la beneficenza, che possiamo chiamare generosità e liberalità……..” .

 

I-7,23 “Fondamento della giustizia è la fede, cioè l’osservanza e la sincerità degli impegni e degli accordi. Perciò sarei quasi propenso a seguire gli stoici, i quali diligentemente ricercano l’etimologia delle parole e a credere che la fede si chiama così perché si fa ciò che è stato detto…..”

 

I-19,62. “ Ma questa elevazione d’animo, che si fa notare nei pericoli e nelle fatiche, se è disgiunta dalla giustizia e non combatte per la comune prosperità, ma per il proprio vantaggio, è colpevole; non solo infatti non è virtù, ma è proprio contraria ad ogni sentimento di umanità. Molto bene quindi gli stoici definiscono la fortezza come virtù che lotta per l’equità. Perciò nessuno che meritò la fama di forte con malizie e con insidie, s’acquistò mai la lode: poiché nulla che sia contrario alla giustizia può essere onesto”.

 

I-27,93 “ Resta a trattare l’ultima parte dell’onestà, nella quale consiste il rispetto e, quasi come ornamenti della vita, la temperanza, la modestia, la padronanza sui moti dell’animo e la giusta misura di ogni cosa. In questa parte è compreso anche quello che in latino si chiama “decorum” e che in greco si dice  “prèpon”.

 

I-27,94 “ Esso per natura non può essere disgiunto dall’onesto; ciò che è onesto è anche decoroso e quale sia la differenza tra loro è più facile intuire che spiegare. Qualunque cosa infatti che sia decorosa, si manifesta tale quando ha per fondamento l’onestà. Pertanto il decoro si manifesta non solo in questa parte dell’onestà, della quale dobbiamo qui trattare, ma anche nelle tre parti precedenti. E’ decoroso infatti ragionare con assennatezza e prudenza, agire consideratamente, vedere e osservare in ogni cosa il vero; è invece indecoroso l’ingannarsi, l’errare, il confondersi allo stesso modo che il delirare e perdere il senno: tutte le cose giuste sono decorose, mentre le cose ingiuste, come le turpi, sono indecorose……..”

 

I-27,95 “…Vi è un qualche cosa di decoroso che si presuppone in ogni virtù; ma questo può essere separato dalla virtù più in teoria che in pratica. Allo stesso modo che la grazia e la bellezza del corpo non possono essere disgiunte dalla buona salute, così il decoro è strettamente congiunto con la virtù e può essere disgiunto solo per astrazione e teoricamente”.

 

II-5,17. “…Quindi, mentre i vantaggi che si ritraggono dalle cose inanimate e dall’ uso delle bestie appartengono alle attività manuali; sono invece la saggezza e la virtù delle persone eminenti a stimolare lo zelo degli altri uomini rendendoli disposti a incrementare le nostre imprese…”

 

Dopo la lettura di questi passi, si può portare gli studenti ad una riflessione: come conciliare l’utile con il dovere di generosità e di azione disinteressata che sostanziano l’ “ honestum”?

 

III-26,97. “ Sembrava utile ad Ulisse, secondo la tradizione tragica fingersi pazzo per sfuggire alla guerra. L’artificio non fu onesto. Ma qualcuno forse dirà che era per lui vantaggioso regnare e vivere tranquillamente ad Itaca con i genitori, la moglie ed il figlio …..”

 

( l’utile, quando è veramente tale e non solo un utile apparente, come quello derivante da un comportamento che miri esclusivamente al proprio vantaggio, non può che coincidere con l’onesto).

 

 

 

 

 

 

 

Quarta lezione

 

Si procederà con la verifica finale, con domande a risposte brevi:

 

1.    Attraverso i passi del testo letti in classe, definisci il concetto di “virtù” in Cicerone.

 

2.    Definisci il concetto di virtù in Panezio.

 

3.    Definisci sinteticamente il significato di sapienza, giustizia, fortezza, temperanza, onesto, decoroso, utile, utilizzando una tabella.