Le Crociate

 

Prerequisiti


 

-Conoscenze:

Conoscenza delle principali caratteristiche del potere normanno nel X secolo, con particolare riguardo al meridione della penisola italica.

Conoscenza dei contenuti principali dell’Accordo di Melfi del 1059.

Conoscenze di base dell’Islam, della tradizione romano-bizantina e di quella latino-germanica e cattolica.

Conoscenza del significato religioso e politico dello scisma del 1054.


 

-Competenze e capacità

Saper rapportarsi al testo cogliendone i riferimenti al contesto storico-culturale.

Essere capaci di rielaborare criticamente le conoscenze acquisite.


 


 

Contenuti

-Che cos’è la crociata?

-L’invito di Urbano II

-La crociata dei poveri

-L’appello di Urbano II

-La spedizione della prima crociata passa da Milano

-Le città marinare e le crociate

-Gli ordini monastico-militari

-S.Bernardo di Chiaravalle

-La caduta di Edessa

-La seconda crociata

-La riscossa musulmana

-la terza crociata

-la quarta crociata

-I crociati conquistano Costantinopoli

-Fine dell’Impero Latino d’Oriente

-La quinta crociata

-Le crociate di San Luigi

-La crociata di Federico II

-La caduta di Acri


 


 

Approfondimenti

Passi scelti dal testo:

R. Delort (a cura di), Le crociate, Edizioni Dedalo, Bari 1987.

Documenti: La conquista di Gerusalemme

La riconquista musulmana di Gerusalemme

La storia dei Templari


 

Metodo

Lezione frontale e dialogica.


 


 

Strumenti

G. Vitolo, Il Medioevo, Bompiani, rcs libri e grandi opere, Milano 1994

R. Delort (a cura di), Le crociate, Edizioni Dedalo, Bari 1987.


 


 

Verifiche e valutazione

Prove oggettive semplici (vero-falso) e “complesse” (risposte multiple) tese ad evidenziare la capacità di lettura e di rielaborazione personale del discente.

 

CONTENUTI


 

Che cos’è la crociata?

Le Crociate sono la manifestazione più evidente dello spirito religioso del Medioevo, epoca in cui la religione permeava ogni aspetto della vita dell’uomo. Il termine “crociata” è utilizzato ancora oggi per indicare un’azione collettiva compiuta in nome di ideali non solo religiosi ma anche politici e morali.

Nel senso propriamente storico si potrebbe definire “crociata” ciascuna delle spedizioni militari compiute dai cristiani nel medioevo per conquistare la Terra Santa.

Risposte all’invito di Urbano II

Il fenomeno delle crociate non si sarebbe verificato se nel 1095, durante il Concilio di Clermon Ferrand, Urbano II non avesse rivolto un invito ”particolare” ai cristiani. Si tratta di una esortazione a recarsi nella Terra Santa, sia per pellegrinaggio, sia per recare aiuto alla Chiesa Orientale, minacciata dagli infedeli. Le parole di Urbano II ebbero una risonanza maggiore del loro effettivo peso.

I motivi che spiegano l’entusiastica accettazione di questa esortazione sono molteplici. Per capirli dobbiamo tener conto che l’undicesimo secolo è caratterizzato da una notevole crescita demografica che ha portato ad un aumento della popolazione povera e, conseguentemente, ad un aumento delle tensioni sociali. La crociata offre, quindi, a molta gente, la speranza di migliorare la propria situazione economica, di accumulare ricchezze, di ottenere nuove terre. A questo si deve aggiungere un diffuso spirito di avventura, il desiderio di gloria e di imprese di guerra e la ricerca di sistemazione da parte dei cadetti. Riguardo alle minacce dei turchi ai cristiani che percorrevano le strade del pellegrinaggio, occorre precisare inoltre che, anche se, seppur in forme blande, queste minacce esistevano, non possono ritenersi un fattore decisivo dal momento in cui “i musulmani assicuravano ai cristiani libertà di culto e forme di autonomia che i loro correligionari non si sognavano neppure” (Vitolo). Tuttavia, i motivi principali di questa massiccia adesione rimangono di ordine religioso e spirituale. Molti sono pervasi da una profonda inquietudine religiosa e dal desiderio di poter espiare i propri peccati, grazie alla promessa di indulgenza plenaria fatta da Urbano II.

La crociata dei poveri

Solo l’entusiasmo religioso, infatti, può spiegare un fenomeno quale quello della cosiddetta “crociata dei poveri” del 1095: gruppi di famiglie contadine, brigate giovanili, poveri ed emarginati, guidati da Pietro di Amiens partirono disorganizzati e male armati per la terra santa per poi finire massacrati dagli Ungheresi lungo il viaggio, dopo essersi abbandonati a saccheggi e massacri di Ebrei.

L’appello di Urbano II del 1096

Anche per evitare il ripetersi di altre partenze indiscriminate di pellegrini fanatici, che suscitarono la reazione violenta di vescovi e signori locali, l’invito di Urbano II diventa, l’anno successivo, un appello vero e proprio al quale rispose il fior fiore della feudalità:

La spedizione della I crociata passa anche per Milano

-Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena

-Boemondo d’Altavilla, principe di Taranto

-Roberto, duca di Normandia

-Raimondo di Saint Gilles conte di Tolosa

-Roberto Conte di Fiandra.

La spedizione giunse a Costantinopoli per vie diverse. L’imperatore Alessio Comneno (al quale il capo militare della crociata Goffredo di Buglione aveva promesso la restituzione dei territori strappati ai turchi), sentendosi giustamente in pericolo dalla presenza di una massa così numerosa di Occidentali, fece di tutto per far ripartire al più presto i crociati. Nonostante le divisioni interne i crociati conquistano eroicamente Antiochia, Edessa, Tripoli, Damasco e Acri (v. cartina ultima pagina) per poi giungere in quantità esigua nel 1099 a Gerusalemme (difesa da ebrei e musulmani insieme), che viene conquistata dopo una lunga processione religiosa. Le popolazioni musulmane ed ebraiche vennero quasi totalmente massacrate (v. documento “la conquista di Gerusalemme"). Goffredo di Buglione assunse il titolo di “avvocato del Santo Sepolcro” anziché di “Re di Gerusalemme”, titolo che assunse invece Baldovino quando l’anno successivo Goffredo morì.

Le città marinare

Veneziani, Genovesi e Pisani s’inserirono nei mercati orientali dando vita a vere e proprie colonie commerciali all’interno degli stati crociati. I loro rapporti poco pacifici spesso sfociavano in scontri armati che rischiavano di indebolire gli stessi Stati Crociati.

Gli ordini monastico militari

Per rendere più sicura la via per Gerusalemme furono creati degli ordini monastici militari:

-Ospedalieri di San Giovanni

-Templari

S.Bernardo di Chiaravalle

Gli Ospedalieri di San Giovanni hanno il compito di assicurare ai pellegrini, e più in generale ai cristiani in Terra Santa, quei soccorsi materiali e morali che in Occidente sono forniti da associazioni caritatevoli fondate dalla Chiesa: l’assistenza ai poveri, ai malati, l’ospitalità ai viaggiatori.  Particolarmente importante è l’Ordine dei Templari, una sorta di “gendarmeria dei Luoghi Santi”, la cui regola fu redatta dal monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, figura molto influente nell’ambito della cristianità del tempo. L’invito di Bernardo nel suo Eloge des templiers è di “uccidere gli infedeli”1 prima che essi possano nuocere ai cristiani ed invita a non prendersela con gli Ebrei: “toccarli è toccare la pupilla dell’occhio di Gesù, poiché hanno le sue ossa e la sua carne”2. Bernardo invita a passare dalla Malitia alla Militia Christi.

La caduta di Edessa

La predicazione di Bernardo è particolarmente legata alla seconda crociata, organizzata per ottenere la riconquista della Contea di Edessa caduta nel 1144 nelle mani dei musulmani che, nel frattempo, erano riusciti a sanare, almeno in parte, quelle profonde lacerazioni interne che furono alla base della caduta di Gerusalemme.

La seconda crociata

Alla seconda crociata partecipano i più potenti sovrani dell’occidente:

-l’imperatore tedesco Corrado III

-il re di Francia Luigi VII

-il re di Sicilia Ruggero II

Questa crociata fallisce miseramente per motivi che lo storico francese Andrè Vauchez (v. anche nota 4 nella sezione “passi scelti”) espone, a nostro avviso, in maniera chiara ed inequivocabile: “tra i sogni millenaristi delle folle, le ambizioni dinastiche o nazionali dei principi e le concezioni interiorizzate di un S.Bernardo, mancava un denominatore comune3.

La riscossa musulmana

Nel 1187 un curdo conosciuto dai cristiani come Saladino, a capo dell’esercito musulmano, riconquista Gerusalemme battendo i crociati nella Battaglia di Hattin.

La terza crociata

Il mondo cristiano resosi conto della gravità dell’evento si prepara per una nuova crociata alla quale partecipano l’imperatore Federico Barbarossa, il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone e il re di Francia Filippo Augusto.

I risultati ottenuti da questa crociata sono deludenti. Si riesce a recuperare solo S.Giovanni d’Acri ai musulmani e Cipro ai bizantini, mentre l’imperatore muore nel tentativo di guadare un fiume.

 

Così Pietro di Blois, arcidiacono di Bath, in Inghilterra, e segretario della regina Eleonora di Aquitania, commenta il fallimento della terza crociata: “i principi non hanno più onore e, disputandosi un regno terreno invece di far causa comune contro gli infedeli, si sono rivelati indegni del regno di Dio”.

La quarta crociata

Nel 1197 il papa Innocenzo III bandisce una nuova crociata, con il duplice obiettivo di recuperare Gerusalemme ai cristiani e ricondurre la chiesa d’Oriente sotto la sovranità pontificia.

I crociati si riuniscono a Venezia nel 1202 ma, essendo privi dei mezzi necessari per pagare il noleggio delle navi veneziane, devono accettare la richiesta del doge Enrico Dandolo: egli offre il trasporto gratuito delle truppe a patto che si faccia scalo a Zara, per riconquistarla.

I crociati conquistano Costantinopoli

Ma Dandolo ha ben altri progetti: trasformare, con l’aiuto dei crociati, il suo predominio economico a Costantinopoli in predominio politico. I crociati, allettati dalla promessa di lauti compensi, si fanno convincere e nel 1204 Costantinopoli é conquistata e orrendamente saccheggiata.

E’ forse opportuno, a questo punto, riflettere su come lo spirito religioso delle prime crociate si sia ormai definitivamente dissolto e come queste siano state adoperate come un semplice mezzo utilizzato per fini politici.

Fine dell’Impero Latino d’Oriente

Tuttavia, il nuovo Impero Latino d’Oriente era destinato al fallimento, per ovvi motivi. Innanzitutto per l’ostilità delle popolazioni locali nei confronti degli occidentali, poi per l’insofferenza dei Genovesi e dei Pisani nei confronti di Venezia ed infine perché gli imperatori latini non esercitavano il loro controllo sull’intero territorio.

 

Nel 1261 Michele Paleologo, signore di Nicea, piccolo ma forte stato bizantino, riconquista Costantinopoli con l’aiuto dei Genovesi.

La quinta crociata

Intanto nel 1215 Innocenzo III riesce, prima di morire, a far bandire una nuova crociata che parte nel 1217 e si conclude quattro anni dopo con la sola riconquista di Damietta.

Le Crociate di San Luigi

Una menzione particolare meritano quelle che sono conosciute come sesta (1248) e settima (1254) crociata, soprattutto perché espressione di un’autentica inquietudine religiosa.

Le crociate furono guidate da Luigi IX re di Francia (poi santificato). La prima di queste si concluse con la cattura di Luigi e del suo esercito, che vennero liberati dopo il pagamento di un gravoso riscatto. La seconda finì prima ancora di iniziare perché l’esercito radunatosi a Tunisi fu falcidiato dalla peste, di cui morì lo stesso re.

La crociata di Fedeico II.

La crociata di Federico II del 1229 rappresenta, paradossalmente, una clamorosa sconfessione dell’ideale stesso di Crociata. Nel 1229, infatti, Gerusalemme è riconsegnata ai cristiani senza azioni militari, ma solo con un patto stabilito tra Federico II e il sultano del Cairo. L’accordo però prevedeva lo smantellamento di tutte le fortificazioni difensive. E’ proprio a causa dell’assenza di strutture protettive che Gerusalemme nel 1244 cade nelle mani di una tribù di turchi nomadi, sulla quale il sultano cairota non esercitava alcun controllo.

La caduta di Acri

Mentre San Luigi preparava le sue crociate, intanto, cadevano progressivamente tutti i territori in Terra Santa rimasti ancora nelle mani dei cristiani. L’ultima a cadere è San Giovanni d’Acri nel 1291.

 

 

La storia dei Templari


 

Come abbiamo accennato nella sezione “contenuti” i Templari costituirono una sorta di “gendarmeria dei Luoghi Santi”. Infatti, il Tempio è stato fondato all’inizio del XII secolo per difendere il regno latino di Gerusalemme.

La volontà di creare un ordine militare si inserisce in un contesto ideologico, politico ed ecclesiale molto chiaro: collocare la lotta crociata al di fuori dell’influenza dei laici. Questa volontà si esprime soprattutto in numerosi propositi di S.Bernardo, la stessa figura il cui pensiero ha ispirato i redattori della Regola del Tempio. Più precisamente si potrebbe dire che se l’obiettivo immediato è la lotta contro l’infedele, quello fondamentale è stabilire un potere teocratico sul mondo cristiano.

Tuttavia dal momento che il papa non può esercitare un forte controllo sul Tempio a causa della sua lontananza, il Gran Maestro finirà per assumere il potere effettivo.

L’eroismo dei templari diviene fin da subito la forma ideale dell’offerta di sé stessi. I Templari vengono apprezzati per le loro gesta eroiche e per la loro forza e alcuni di loro divengono delle figure leggendarie.

Tuttavia, già dall’inizio si notano nel comportamento dei Templari dei punti deboli che diverranno sempre più evidenti.

In primo luogo, infatti, si scatena una concorrenza tra i due ordini, dei Templari e degli Ospedalieri, che indebolirà il movimento crociato.

Quando a Gerusalemme l’avvento di un vero e proprio re segna il fallimento dell’impresa teocratica, la posizione politica dei Templari si indebolisce fortemente.

Inizia così il declino dell’Ordine dei Templari, che nel secolo successivo appariva, agli occhi di molti osservatori, solo come un organismo bancario. Il Tempio e l’Ospedale, infatti, si arricchiscono troppo in fretta. Grazie alle donazioni che affluiscono in Terra Santa e in Occidente, ai versamenti effettuati dai pellegrini, dai re di Francia e Inghilterra, Ospedalieri e Templari acquisiscono una considerevole ricchezza fondiaria, si inseriscono fra i beneficiari di rendite agrarie, assicurano trasferimenti di capitale. I Templari, insomma, diventano dei veri e propri manipolatori di denaro.

Per questi motivi la reputazione del Tempio è messa in dubbio agli inizi del XIV secolo e ci si interroga soprattutto sulla utilità futura dell’Ordine.

Sul carattere cristiano del comportamento del templare, inoltre, si avanzano seri dubbi; non a caso si diffondono modi di dire quali: “imprecare come un templare” o “bere come un Templare”.

Intanto (1306) Filippo IV manifesta la sua opposizione nei confronti di un ordine troppo ricco.

L’anno successivo i Templari vengono coinvolti da uno scandalo: un fuoriuscito denuncia l’Ordine del Tempio: “sodomia, apostasia, eresia sono cose all’ordine del giorno”. Clemente V tergiversa; Filippo V, come custode della sua fede nel regno, coglie la palla al balzo e fa arrestare tutti i Templari di Francia. A quel punto anche il papa Clemente V non può più tirarsi indietro.

Inizia, così, l’interrogatorio dei Templari; ma, ormai, sono poco numerosi tra loro gli eroi di San Giovanni d’Acri.

Prima di discutere della veridicità o meno dei “reati” contestati, è opportuno mettere in evidenza, sin d’ora, che i crociati non ebbero difensori competenti e che il livello qualitativo delle difese individuali fu molto mediocre, anche perché, la cattiva reputazione che il Tempio aveva acquisito negli ultimi anni non aveva attirato verso di sé i cristiani d’élite.

Di contro, è facile per i giuristi e teologi accusatori indignarsi e mettere in difficoltà dei rudi soldati a colpi di sottigliezze dogmatiche. In mano ai professionisti delle definizioni giuridiche il templare non è che un giocattolo.

Comunque, le oscenità che si susseguono nel corso delle deposizioni hanno certamente di che far sussultare (sputi sulla croce, rinnegamenti di Cristo nel corso di bizzarre cerimonie), ma si tratta quasi esclusivamente di riti d’iniziazione per le matricole, riti che sembrano andare più contro il buon gusto che contro la religione.

L’accanimento di Filippo il Bello ha diverse spiegazioni che vanno oltre l’ovvio desiderio di impossessarsi delle ricchezze dei Templari. Dichiarandosi difensore dell’ortodossia Filippo si fa carico di quel potere ecclesiale di Clemente V che in questo caso viene meno.

La Bolla Vox in excelse (3 aprile 1312) sopprime l’Ordine del Tempio. I dignitari Molay e Charnay vengono condotti al rogo.

Nessuno penserà più di dare un ordine religioso alla cavalleria.

Nato con la teocrazia pontificia e con il sogno orientale della cristianità europea, l’ordine scompare quando uno crolla e l’altro svanisce.

Passi scelti dal testo:

R. Delort(4) (a cura di), Le crociate, Edizioni Dedalo, Bari 1987.


 

Le crociate e la liberazione dei servi

“partire per la crociata comportava talvolta spese gravose […] La Crociata accelerava la mobilitazione dei metalli preziosi accumulati nei tesori laici o ecclesiastici […] La crescente monetarizzazione, a cui si affiancano le esigenze dei signori locali, favorisce il grande movimento di riscatto che libera, allora, i servi dietro versamento annuale di una somma di denaro”.

(Cécile Morisson, pp.225-6)


 

La Crociata, l’Inquisizione e la Riforma

“l’inquisizione è stata creata nel corso della crociata contro gli Albigesi e generalizzata nel 1231. Le indulgenze, o più esattamente l’indulgenza plenaria -completa remissione della penitenza ottenuta per i peccati commessi- accordata, per la prima volta,da Urbano II al concilio di Clermont, divennero oggetto di riscatto e di doni, elemento fondamentale del finanziamento della crociata nel XIII secolo, poi, fonte di un traffico che scandalizzerà Lutero. La crociata, causa indiretta della riforma, è naturalmente condannata in quanto strumento de papato.

(Cécile Morisson, p.230)


 

Le crociate e l’architettura militare dell’Occidente

“Le crociate sono state a lungo considerate la scuola a cui l’Occidente doveva gran parte della sua architettura militare”.

(Cécile Morisson, p.231)


 

le crociate e la Marina Militare Francese

“Le imbarcazioni necessarie al trasporto delle truppe di San Luigi [furono] all’origine della marina francese”.

(Cécile Morisson, p.233)


 

La bussola e la carta nautica

“nel XIII secolo, comparvero nuovi strumenti e tecniche di navigazione: la bussola, conosciuta in Cina alla fine delXI secolo, arriva in Europa cent’anni doposenza che tuttavia, si sappia come.

E’ probabile che la carta nautica, a lungo attribuita agli Arabi o ai Bizantini, sia un’invenzione dei Genovesi”.

(Cécile Morisson, p.235)


 

Le crociate, il vetro,i prodotti agricoli e artigianali

“La Siria è anche il luogo in cui gli Occidentali familiarizzeranno con tecniche come la produzione del vetro – introdotta a Venezia – e nuovi prodotti agricoli (canna da zucchero, cotone frutta) o artigianali (sete e cammellotti, porpore, broccati).

(Cécile Morisson, p.236)


 

L’esempio di San Francesco e la nascita del presepe

“San Francesco d’Assisi […] parte a tre riprese per la Terra Santa (nel 1212, 1217 e 1219), ma ogni volta fallisce. Nell’ultimo viaggio giunge davanti alla città egiziana di Damietta, a quel tempo assediata da un’armata di crociati. Senza esitare, si fa condurre alla presenza del sultano, a cui predica la parola di Dio, certo ormai che il suo martirio è vicino. Ma il sultano, uomo evidentemente civilizzato, ascolta benevolmente il piccolo predicatore, poi lo rimanda al campo crociato coperto di regali.

San Francesco era in realtà l’incarnazione sublime delle parole di Pietro di Blois che dicevano che il Signore non ha alcun bisogno dei nostri beni poiché vincerà con la mitezza e la debolezza piuttosto che con la forza. Mai avrebbe sfiorato l’uomo dei fioretti, l’idea di lanciare l’anatema contro i musulmani, né di massacrarli. Ciò che desiderava, era riavvicinarli a Cristo predicando il Vangelo e ricevendone in cambio la corona di martire. Poiché è convinto che sarà il sangue dei martiri, e non quello dei cavalieri, a portare alla liberazione di Gerusalemme.

(Peter Raedts, p.50)

Ricordiamo che il presepe nasce da un’idea di San Francesco come espressione di una riappropriazione simbolica dei Luoghi Santi.


 

La presa di Gerusalemme

“Il venerdì, di buon mattino, muovemmo un assalto generale alla città senza poterla danneggiare; eravamo stupefatti e molto timorosi. Poi, avvicinandosi l’ora in cui Nostro Signore Gesù Cristo acconsentì a soffrire per noi il supplizio della croce, i nostri cavalieri appostati sul castello si batterono con ardore, fra gli altri il duca Goffredo e il conte Eustachio, suo fratello. In quel momento, uno dei nostri cavalieri di nome Liétaud, scavalcò il muro della città. Non appena fu salito, tutti i difensori della città si dispersero per le sue vie fuggendo dalle mura, e i nostri li inseguirono e diedero loro la caccia, uccidendoli e ferendoli con la sciabola, fino al tempio di Salomone, dove ci fu una tale carneficina che i nostri camminavano nel sangue fino alle caviglie”.

(Estratto da L’Histoire anonyme de la prèmiere Croisade nelle mémoires de l’Europe, Parigi, Laffont,1970).


 

Le cause della sconfitta musulmana nella prima crociata viste dagli arabi

I vari principi musulmani dell’epoca non si mettevano d’accordo, così come diremmo noi, e i franchi poterono così, impadronirsi del paese”.

(da Les Chroniques arabes des Croisade, Sindbad, Paris 1977).

Documenti


 

La conquista di Gerusalemme

Tra i primi entrarono Tancredi [d’Altavilla] e il duca di Lorena, che in quel giorno versò una quantità incredibile di sangue. Dietro di loro tutti gli altri salivano le mura, e i saraceni erano ormai sopraffatti. Ma, udite meraviglia!, per quanto la città fosse, a quel punto, quasi tutta nelle mani dei Franchi, tuttavia coloro che stavano dalla parte [dove si era schierato] il conte [di Tolosa] continuavano a resistere. Appena però i nostri ebbero occupato le mura e le torri della città, allora avresti potuto vedere cose orribili: alcuni, ed era per loro una fortuna, avevano la testa troncata; altri cadevano dalle mura crivellati di frecce; moltissimi altri infine bruciavano tra le fiamme. Per le strade e le piazze si vedevano mucchi di teste; mani e piedi tagliati; uomini e cavalli correvano tra i cadaveri. Ma abbiamo ancora detto poco: veniamo al Tempio di Salomone, nel quale i Saraceni erano soliti celebrare le loro solennità religiose. Che cosa vi era avvenuto? Se diciamo il vero, non saremo creduti: basta dire che nel Tempio e nel portico di Salomone si cavalcava col sangue all’altezza delle ginocchia e del morso dei cavalli. E fu per giusto giudizio divino che a ricevere il loro sangue fosse proprio quel luogo stesso che tanto a lungo aveva sopportato le loro bestemmie contro Dio.

Essendo la città piena di cadaveri e di sangue, molti fuggirono alla Torre di David e chiesero sicurtà al conte Raimondo, al quale consegnarono la fortezza. Ma, presa la città, valeva davvero la pena di vedere la devozione dei pellegrini dinanzi al sepolcro del Signore, e in che modo gioivano esultando e cantando a Dio un cantico nuovo. E il loro cuore offriva a Dio vincitore e trionfante lodi inesprimibili a parole.

Il giorno straordinario, la nuova e perpetua letizia, lo sforzo fatto nella fatica e nella devozione esigevano nuove parole e nuovi canti. Questo giorno celebrato nei secoli a venire cambiò, lo affermo, ogni nostro dolore e sofferenza in gioia ed esaltazione; questo giorno, lo affermo, segnò la fine dei pagani, il rafforzamento della cristianità, il rinnovamento della fede nostra.

(brano tratto dalla Historia Francorum qui ceperunt Iherusalem di Raimondo d’Aguilers, nella versione italiana di F.Cardini5, Il movimento crociato, p .83, Firenze, Sansoni, 1972).


 

La riconquista musulmana di Gerusalemme

Vi dirò come il Saladino fece guardare la città di Gerusalemme affinché i saraceni non facessero né torto né danno né prepotenze ai cristiani che erano in città. In ogni strada mise due cavalieri e dieci armigeri per guardare la città: ed essi la guardarono così bene che non si udì mai parlare di alcuna soperchieria fatta ai cristiani. A mano a mano che i cristiani uscivano dalla città, si disponevano dinanzi ai saraceni, in modo che tra gli uni e gli altri c’era giusto la distanza di un tiro d’arco. E il Saladino faceva custodire i cristiani giorno e notte, in modo che non si facesse loro danno né fossero derubati…

Vi narrerò adesso una grande cortesia che il Saladino fece allora. Le dame e le donne e le figlie dei cavalieri che erano stati presi prigionieri o uccisi in battaglia, non appena furono riscattate e uscite da Gerusalemme, si presentarono al Saladino e presero a gridargli mercé. Quand’egli le vide, chiese loro chi fossero e che cosa volessero; ed esse risposero che per l’amor di Dio avesse pietà di loro, che egli teneva alcuni dei loro mariti prigionieri, che avevano perduto la terra, ch’egli le consigliasse e le aiutasse. Vedendole piangere, il Saladino ne ebbe gran pietà e disse alle dame che gli facessero sapere se i loro signori erano vivi nelle sue prigioni, ed egli li avrebbe fatti liberare: quanti furono trovati, furono di fatti liberati. Poi ordinò che alle donne e alle damigelle, i cui padri o mariti fossero stati uccisi, che venissero offerti dal suo patrimonio personale doni proporzionati al rango di ciascuna. E donò loro tanto che esse si allietarono dinanzi a Dio e agli uomini per il bene e l’onore ch’era stato loro fatto.

(il brano qui riportato non è di fonte araba, bensì di un cronista francese; Questa è la versione italiana di F. Cardini, Il movimento crociato, pp.95-96).


 


 

1 Saint Bernard, De Laude novae militie, III, 4-5, PL, 182, 921.

2 Rabi Joseph Ben Mair, citato da Joseph Ha Cohen, La valléè des pleurs (XVI siecle), ed. e trad. J.Séè, Paris 1881.

3 Andrè Vauchez, San Bernardo, un predicatore irresistibile, p.37, in Robert Delort (a cura di), le crociate, Edizioni Dedalo, Bari 1987.

4 Robert Delort insegna Storia Medievale all’Università Paris VIII; oltre che di storia economica e sociale del Medioevo, si occupa in particolare di storia dell’ambiente ed ecostoria. E’ autore di numerose opere. E’ inoltre membro dell’école francaise di Roma di cui il citato Andrea Vauchez è direttore e Cécile Morisson insegnante.

5 F. Cardini è professore diStoria Medievale a Firenze.Nel 1994 ha vinto il premio Tevere per la Storia.Ha insegnato anche nelle Università di Middlebury e di Barcellona.Dal 1997 è membro del comitato consultivo del Mystfest di Cattolica (Fo) e del consiglio di amministrazione dell’Ente Cinema.

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