A - Juan Ginés de Sepúlveda, De iustis belli causis (1547)

Confronta le doti di prudenza, ingegno, magnanimità, temperanza, umanità, religione di questi uomini (gli spagnoli) con quella di quegli omuncoli (humunculi), nei quali a stento potrai riscontrare qualche traccia di umanità, e che non solo sono totalmente privi di cultura, ma non conoscono l’uso delle lettere, non conservano alcun documento della loro storia (escluso qualche tenue ed oscuro ricordo di alcuni avvenimenti affidato a certe pitture), non hanno alcuna legge scritta, ma soltanto istituzioni e costumi barbari. E se, a proposito della loro virtù, vuoi sapere della loro temperanza e mansuetudine, che cosa potresti aspettarti da uomini abbandonati ad ogni genere di intemperanza e di nefanda libidine, molti dei quali si nutrivano di carne umana? Non credere che prima della venuta dei cristiani vivessero in ozio, nello stato di pace dell’età di Saturno cantata dai poeti, che al contrario si facevano guerra quasi in continuazione, con tanta rabbia da non considerarsi vittoriosi se non riuscivano a saziare con le carni dei loro nemici la loro fame; crudeltà che in loro stessi è tanto più straordinaria quanto più distano dalla invincibile fierezza degli Sciti, anch’essi mangiatori di corpi umani; infatti sono così ignavi e timidi che a malapena possono sopportare la presenza ostile dei nostri, e spesso sono dispersi a migliaia e fuggono come donnette, sbaragliati da un numero così esiguo di spagnoli che non arrivano neppure al centinaio. [...] Così Cortez, all’inizio, per molti giorni tenne oppressa e terrorizzata, con l’aiuto di un piccolo numero di spagnoli e di pochi indigeni, un’immensa moltitudine, che dava l’impressione di mancare non soltanto di abilità e di prudenza ma anche di senso comune. Non sarebbe stato possibile esibire una prova più decisiva o convincente per dimostrare che alcuni uomini sono superiori ad altri per ingegno, abilità, fortezza d’animo e virtù e che i secondi sono servi per natura. Il fatto poi che alcuni di loro sembrino avere dell’ingegno per via di certe opere di costruzione, non è prova di umana perizia, dal momento che vediamo certi animaletti, come le api e i ragni, costruire opere che nessuna attività umana saprebbe imitare. Per quanto concerne la vita sociale degli abitanti della nuova Spagna e della provincia del Messico, già si è detto che sono considerati i più civili di tutti, e loro stessi si vantano delle loro istituzioni pubbliche, quasi fosse non piccola prova della loro industria e civiltà il fatto di avere città edificate razionalmente e re nominati non secondo un diritto ereditario e basato sull’età, ma per suffragio popolare, e di esercitare il commercio come i popoli civilizzati. Pensa quanto si sbagliano costoro e quanto la mia opinione dista dalla loro: giacché secondo me la maggior prova della loro rozzezza, barbarie e innata servitù è costituita proprio dalle loro istituzioni pubbliche, che sono per la maggior parte servili e barbare. Infatti che abbiano case e alcuni modi razionali di vita in comune e commerci ai quali induce la necessità naturale, che cosa altro prova se non che costoro non sono orsi o scimmie del tutto privi di ragione? Ho parlato dei caratteri e dei costumi di questi barbari che dire ora dell’empia religione e nefandi sacrifici di tale gente, che venerando il demonio come Dio, non trova di meglio per placarlo che offrirgli in sacrificio cuori umani?

 

B - Bartolomé de Las Casas, Apologetica historia (1552-1559)

Si dimostra che le popolazioni di queste Indie sono naturalmente di ottima intelligenza mediante la buona conformazione delle membra, la conveniente proporzione degli organi e dei sensi. Infatti gli indi di tutte queste Indie per la maggior parte sono di corpi ben fatti e tutte le loro membra ben proporzionate e delicate anche nei più plebei e contadini; non sono molto carnosi né molto sottili, ma a metà tra magrezza e grassezza. [...] Queste membra sono unite, disposte e tali e così proporzionate che sembra che tutti siano figli di principi, nati e allevati negli agi. [...] Le facce e i visi e gli atti li hanno comunemente graziosi e belli, uomini e donne, fin dalla nascita e dall’infanzia, perché bambini e bambine da quando nascono e mentre crescono sono tutti comunemente molto graziosi, allegri, svegli, vivaci e bonae indolae (di buona indole). Il che è segno e indizio e significazione della naturale bontà delle anime loro, e della buona intelligenza, e che si perfezionerebbero se fossero aiutati, come appare da molti che sono stati e sono educati dai frati.

Posseggono la temperanza nel mangiare e nel bere e lo scarso vitto in modo eccellente più che molti altri popoli perché tutti in generale e in particolare sono per natura loro astinentissimi e molto sobri. [...] L’altra causa che serve alla buona disposizione degli intelletti è l’astinenza e la temperanza circa gli affetti sensibili, viziosi e in maggior grado quelli di Venere o sudici. Su questo crediamo di poter dire con verità che in maggioranza e comunemente gli indi sono moderati e temperanti più che altre popolazioni. [...] Quanto alla preoccupazione di ammassare ricchezze e beni temporali e ambizioni, e di usurpare l’altrui non contentandosi del proprio, queste popolazioni ne sono più libere che tutte le altre. [...] Quanto all’ira, è cosa manifesta a tutti quelli che conoscono queste popolazioni, la iracondia che hanno per natura loro è tale che potremmo affermare, senza allontanarci molto dal vero, che ci sono pappagalli i quali sono più iracondi degli indi. Noi crediamo proprio che nel mondo non vi è altra popolazione di cui si abbia notizia, più quieta, più pacifica, più mansueta, più benigna, umilissima e soprattutto pazientissima. [....]

Tutte queste popolazioni sono fin da bambini lietissime e così amiche del suonare e del ballare e cantare con la voce quando gli mancano gli strumenti. Sono assai benevoli e dolci e benigni, e lo manifestano ricevendo gli ospiti e nell’accomiatarli. [...] E questo è sicuro argomento della bontà naturale, mitezza, umiltà e amor di pace di queste nazioni che in una casa di paglia la quale avrà comunemente trenta o quaranta piedi di vano, benché rotonda, e che non ha ritirate né luoghi appartati, possono viverci dieci o quindici abitanti per tutta la vita, senza che i mariti con i mariti, né le mogli con le mogli, né i figli con i figli abbiamo litigi o contese, più che se fossero tutti figli di un padre e di una madre. [...]

Di tale complessione vi è una prova certo singolare ed evidente, cioè la tolleranza e pazienza che mostrano nelle fatiche intollerabili, e per numero e per qualità non mai immaginate né immaginabili, che hanno sofferto dagli spagnoli, come questa storia attesterà. [...] Ma insieme con la tristezza della vita infelice, della dura e diuturna servitù e prigionia che hanno sofferto e soffrono è il timore – per l’immaginazione che come diremo posseggono veementissima sopra le altre nazioni – di non uscire mai da quei mali o che ne vengano loro di maggiori (e affermo che non è possibile che ve ne siano di maggiori) che produce in questi popoli effetti più forti di quanto potrebbe in altri. [...] Il primo effetto sono le pestilenze che sono sorte in alcune parti di queste Indie, che, è certo, procedono dall’immaginazione e tristezza dei mali presenti e passati, dal timore veemente dei futuri, dal cattivo mangiare e bere, dalle molte eccessive fatiche, come sopra cominciammo a dire. [...] Il terzo effetto è la poca stima e il disprezzo e il disdegno che di queste popolazioni pacifiche e umane hanno concepito i nostri, non per altra ragione che per vederle così sottomesse, così pazienti, così umili e per averle soggiogate – nude e senz’armi com’erano – con tanta facilità e trovarle tanto pronte per qualunque servizio e utilità loro, avendo per queste stesse ragioni il dovere di amarle ed esserle grati, onorarle e stimarle e consolarle.

Da questi esempi antichi e moderni chiaramente appare non esservi nazioni nel mondo, per rozze e incolte, selvagge e barbare, grossolane, feroci o crudeli e quasi bestiali che siano, che non possano essere persuase, guidate e condotte a tutto buon ordine e civiltà, e farsi domestiche, tranquille e trattabili, se si usasse abilità ed arte e si seguisse quella via che è propria e naturale degli uomini, specialmente cioè per via d’amore e mansuetudine, dolcezza e allegria e se si cerca soltanto questo fine. La ragione di ciò è perché tutte le nazioni del mondo sono uomini e di tutti gli uomini e di ciascuno di essi vi è una sola definizione, ed essa è che sono razionali: tutti hanno il loro intelletto e la loro volontà e il loro libero arbitrio, essendo formati ad immagine e somiglianza di Dio. [...] Così che tutta la stirpe degli uomini è una, e tutti gli uomini quanto alla loro creazione e alle cose naturali sono simili e nessuno nasce istruito; e così tutti abbiamo necessità di essere da principio guidati ed aiutati da altri che nacquero prima. [...]

Tutti gli atti e le opere che compivano nel culto dei loro dei erano decorosi e decenti, e spogli e netti di ogni bassezza, falsità e impudicizia, tolti i sacrifici orrendi e cruenti che essi offrivano e che la nostra religione cristiana e legge dolce e soave di Gesù Cristo proibisce. [...] Piacesse a Dio che, tolti quegli orrori che s’è detto, nel nostro sacerdozio ci mantenessimo con tanta decenza, decoro, apparato, timore e mortificazione, umiltà, sollecitudine e diligenza mostrati da loro; e che i re e i principi e tutto il restante popolo cristiano si dedicassero e si sottomettessero altrettanto prontamente alla religione e al culto del vero Dio e ai suoi ministri.

 

C – Schema riassuntivo alla lavagna

tema

J. G. Sepúlveda

B. de Las Casas

Conquistatori e indigeni allo specchio

spagnoli: prudenza, ingegno, magnanimità, temperanza, umanità, religione

spagnoli: piacesse a Dio che, tolti quegli orrori che s’è detto, nel nostro sacerdozio ci mantenessimo con tanta decenza, decoro apparato, timore e mortificazione, umiltà sollecitudine e diligenza mostrati dagli indigeni

indigeni: omuncoli, nei quali a stento potrai riscontrare qualche traccia di umanità

indigeni: naturalmente di ottima intelligenza, buona conformazione delle membra, conveniente proporzioni degli organi e dei sensi; appaiono come figli di principi, molto graziosi, allegri, svegli, vivaci e bonae indolae

Definizione morale degli amerindi

intemperanza, nefanda libidine, rabbia, crudeltà, ignavi e timidi

temperanza nel mangiare e nel bere, astinenza circa gli affetti sensibili, non hanno preoccupazione di ammassare ricchezze; i pappagalli sono più iracondi degli indi; popolazione più pacifica, più mansueta, più benigna, umilissima e soprattutto pazientissima.

Descrizione e giudizio della conquista

spesso sono dispersi a migliaia e fuggono come donnette, sbaragliati da un numero così esiguo di spagnoli che non arrivano neppure al centinaio; Cortez, all’inizio, per molti giorni tenne oppressa e terrorizzata, con l’aiuto di un piccolo numero di spagnoli e di pochi indigeni, un’immensa moltitudine che dava l’impressione di mancare di senso comune

il disprezzo e il disdegno che di queste popolazioni pacifiche e umane hanno concepito i nostri; fatiche intollerabili, e per numero e per qualità non mai immaginate né immaginabili, che hanno sofferto dagli spagnoli; il timore di non uscire mai da quei mali o che ne vengano loro di maggiori (e affermo che non è possibile che ve ne siano di maggiori)

Natura umana e servitù naturale

alcuni uomini sono superiori ad altri per ingegno, abilità, fortezza d’animo e virtù e che i secondi sono servi per natura; omuncoli (humunculi), nei quali a stento potrai riscontrare qualche traccia di umanità

tutte le nazioni del mondo sono uomini e di tutti gli uomini e di ciascuno di essi vi è una sola definizione, ed essa è che sono razionali: tutti hanno il loro intelletto e la loro volontà e il loro libero arbitrio, essendo formati ad immagine e somiglianza di Dio. Così che tutta la stirpe degli uomini è una; tutti abbiamo necessità di essere da principio guidati

Uso dell’impianto scientifico aristotelico

servi per natura, istituzioni e costumi barbari,

degli uomini vi è una sola definizione, ed essa è che sono razionali; buona conformazione, conveniente proporzioni, medietà

Politica e società

si facevano guerra quasi in continuazione; re nominati non secondo un diritto ereditario e basato sull’età, ma per suffragio popolare

bontà naturale, mitezza, umiltà e amor di pace; per tutta la vita, senza che abbiamo litigi o contese, più che se fossero tutti figli di un padre e di una madre; nude e senz’armi

Cultura

sono totalmente privi di cultura; non conoscono l’uso delle lettere, non conservano alcun documento della loro storia, istituzioni e costumi barbari;

popolazioni amiche del suonare e del ballare e cantare con la voce quando gli mancano gli strumenti

Religione e sacrifici

empia religione, venerano il demonio, offrono in sacrificio cuori umani

nel culto dei loro dei erano decorosi e decenti, e spogli e netti di ogni bassezza, falsità e impudicizia, tolti i sacrifici orrendi e cruenti