16 gennaio 2004

LABORATORIO DI TIROCINIO

QUARTO INCONTRO

1. L'insegnamento di filosofia in Italia: la riforma dei cicli

2. La programmazione

3. Il tirocinio osservativo

I programmi Brocca sono stati visti come un momento di passaggio verso un nuovo statuto dell’insegnamento della filosofia nella scuola italiana. Questo si sarebbe dovuto realizzare con la riforma dei cicli avviata da Berlinguer, che prefigurava una "scuola superiore" ridotta a tre anni e articolata con grande flessibilità, sia nella definizione dei curricoli e delle discipline, sia in quella dei programmi, non più proposti centralmente, né per quanto concerne i contenuti, né per quanto riguarda gli obiettivi, ma per i quali era previsto soltanto un riferimento a parametri indicativi a carattere nazionale

Questa stagione riformatrice vide all’opera la cosiddetta "Commissione dei saggi", le cui fatiche davano alla luce il documento dal titolo Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni ("Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione", Le Monnier, Firenze 1997). Nel marzo 1998, dopo una prima sintesi di Roberto Maragliano (doc. 1), ne appariva una seconda prodotta da un comitato ristretto, comprendente lo stesso Maragliano, Clotilde Pontecorvo, Giovanni Reale, Luisa Ribolzi, Silvano Tagliagambe, Mario Vegetti (doc. 2).

Per la definizione dei curricoli delle diverse discipline nella scuola riformata, il Ministero della Pubblica Istruzione avviava una consultazione con le diverse associazioni professionali, tra cui la Società Filosofica Italiana (SFI).
Il documento della SFI è strutturato in una premessa e cinque parti:

Le ultime due parti, a loro volta, sono così scandite: dopo la definizione delle finalità formative specifiche, sono esplicitate le competenze e capacità che lo studente deve acquisire, le condizioni didattiche vincolanti, gli elementi generali per la scansione del curricolo, l’articolazione per aree (classica, scientifica, ecc.).

Come si è detto, per quanto riguarda le finalità generali, viene ripresa quella della formazione di una soggettività propositiva e critica, come condizione dell’autonomia del cittadino, che si forma attraverso la maturazione delle capacità di argomentazione e di valutazione. Si possono rilevare alcuni elementi di differenza:

Per quanto riguarda i nuclei fondamentali, essi vengono distinti in contenuti e metodi.

Non credo che sia opportuno soffermarsi sulle indicazioni relative alla filosofia nel biennio terminale della scuola dell’obbligo, prospettiva forse superata o diversamente impostata dall’attuale riforma. Emerge in questo contesto più la valorizzazione della filosofia come luogo di formazione dell’autonomia razionale del soggetto, inserito in un contesto sociale, che non lo sviluppo di capacità di interrogazione radicale proprie di questo sapere. Nonostante ciò, e forse in contraddizione con ciò, si richiama lo "specifico disciplinare", comunque in modo strumentale ("la filosofia, presentata nelle forme opportune, contiene in sé risorse utili alla formazione di base").
Conseguenza di ciò che si è detto è che nella trattazione si deve far riferimento all’esperienza concreta del giovane, al rapporto tra filosofia e media, all’interdisciplinarità… Sembra assente un momento filosofico specifico (del resto non era chiaro chi dovesse insegnare filosofia, se il laureato in filosofia o quello in lettere…).
Non vengono indicati contenuti disciplinari, ma si richiede lo svolgimento di quattro moduli in due anni, di cui uno almeno dedicato a questioni di senso e di valore e uno a questioni di verità.

Per quanto riguarda le finalità dell’insegnamento della filosofia nel triennio terminale, esse possono così venir sintetizzate:

Per quanto riguarda gli obiettivi di apprendimento, essi hanno al loro centro il concetto di problema: includono pertanto la capacità di porre problemi filosofici, di controllare i linguaggi e i metodi necessari per risolverli, di argomentare a favore delle proprie tesi, di confrontare le diverse soluzioni ad uno stesso problema, attraverso l’analisi di testi. Come si vede, non manca il riferimento alla storia, ma l’impianto problematico sembra prevalente. Il riferimento alla tradizione e alla specificità della disciplina ricorrono anche nelle Condizioni vincolanti.

Per quanto riguarda la scansione del curricolo, come già nei programmi "Brocca" esso viene modulato per aree, tenendo conto della specificità di ciascuna di esse. Questa sezione manca di una definizione articolata dei contenuti, che in una precedente versione del documento, dovuta a De Pasquale, rimandavano al testo di Berti e Girotti.