QUATTORDICESIMO INCONTRO

3 novembre 2004

LEGGERE FILOSOFIA, 2

  1. Che cosa leggere? La normativa prescrive di leggere almeno un’opera ogni anno. Io ritengo opportuno far leggere almeno un’opera classica intera in classe, una ricca scelta antologica, sempre in classe, alcune opere o parti di opere classiche e saggi critici individualmente.

  2. Per quanto riguarda la scelta delle opere classiche penso che essa sia “vincolata” il primo anno dalla necessità di leggere in classe almeno un dialogo platonico (affiderei Aristotele all’ampia scelta antologica e alle letture individuali). In seconda e in terza, invece, collegherei la scelta del classico ad un percorso privilegiato, variabile da un anno all’altro (epistemologico, etico, e così via).Come scegliere i testi da proporre alla lettura? Su questo tema si è sviluppato un dibattito tra chi privilegia testi appartenenti in senso stretto alla filosofia, e chi vorrebbe adottare testi anche di carattere letterario, che diano luogo a riflessioni di ordine filosofico. A favore della prima tesi milita l’esigenza di far cogliere la specificità della domanda e della scrittura filosofica. A favore della seconda, l’idea che se la filosofia è il “proprio tempo colto con il pensiero”, la riflessione filosofica si può giovare anche di strumenti, come romanzi o film (Maurizio Ferraris vede film quali “Matrix” come una sorta di “esperimento mentale” per accertare ciò che è irrinunciabile in una metafisica descrittiva). Io ritengo che la scelta del testo da leggere in classe debba cadere su opere filosofiche in senso stretto, con una sola significativa eccezione: testi letterari in cui sia prevalente o significativa l’intenzionalità filosofica. La scelta di leggere Il nipote di Rameau o Il diario di un seduttore è difficilmente contestabile. A questi autori “canonici” io aggiungerei, ad esempio, scrittori come Dostoevskij: il romanziere russo potrebbe essere oggetto di lettura, tenuto conto che non solo nelle sue opere sono affrontati alcuni dei massimi problemi filosofici (sia pure attraverso la mediazione dei personaggi dei romanzi), ma anche del fatto che “lo spirito russo preferisce l’immagine al concetto” (G.REALE, In Russia si torna a studiare teologia, in “Il Sole-24 ore”, 25 gennaio ’98, che cita la studiosa russa Marina Ermakova), tanto che Platone da molti pensatori russi è stato e in parte tuttora preferito ad Aristotele, e del fatto che nel XIX secolo l’insegnamento della filosofia fu bandito dall’Università tra il 1826 e il 1863, dapprima nel clima di reazione seguito alla rivolta dei decabristi, poi per timore che l’apertura culturale all’Occidente portasse nell’impero gli sconvolgimenti del ’48 europeo. Le opere dei filosofi contemporanei venivano lette e discusse nei circoli intellettuali e problemi teoretici, estetici, morali erano affrontati su riviste non specialistiche. Letterati ed artisti assunsero il ruolo di maîtres-à-penser. Da questo punto di vista si può comprendere come questioni filosofiche potessero tradursi in opere letterarie. In queste scelte si dovrebbe tener conto anche della storia degli effetti di un’opera: Leopardi o Dostoevskij possono meritare un intero capitolo di una storia della filosofia come quella di Ardiccioni in quanto sono stati oggetto di letture filosofiche.

  3. Affiderei, poi, ad ogni singolo studente la lettura di almeno due opere (o parti significative di opere), una per quadrimestre. In prima ogni studente dovrebbe aggiungere al dialogo platonico letto insieme ai compagni un dialogo letto individualmente e alcuni libri di Aristotele. Tra queste opere si potrebbero includere monografie che costituiscano un riferimento “canonico” per lo studio di un autore o di un problema. Lo studente dovrebbe dar conto delle sue letture sia per orale, sia per iscritto.

  4. Sempre in classe le spiegazioni dovrebbero essere regolarmente alternate alla lettura antologica di testi significativi degli autori via via affrontati, scelti tra quelli forniti dal libro di testo o in fotocopia.

  5. La seconda domanda che si pone è: “come leggere?”.
    Di almeno un classico ogni anno la lettura deve essere fatta in classe, in primo luogo, perché solo la lettura in classe può garantire che un lavoro faticoso sia svolto da tutti e in forme sufficientemente gratificanti per ciascuno. In secondo luogo, perché non si può presupporre nello studente la capacità di leggere un testo filosofico, o comunque argomentativo. Questa abilità deve essere acquisita attraverso quei processi di apprendistato (esempio e imitazione) di cui parla Fulvio Papi. D’altra parte vi è almeno un argomento decisivo che milita contro la lettura in classe: quello del tempo. Anche un dialogo platonico di media lunghezza richiede settimane perché sia letto in classe. La soluzione io creda che consista nella costruzione di schede di lettura, più o meno articolate.

  6. Io suggerirei queste fasi nella lettura di un testo filosofico completo: 1) presentazione; 2) lettura individuale guidata; 3) discussione; 4) scrittura.