SEDICESIMO INCONTRO

24 novembre 2004

“Capire la filosofia significa essere in grado di prendere in mano un testo filosofico, leggerlo con attenzione e alla fine della lettura, che dovrà essere corredata da sussidi indispensabili come note a margine, schede e riepiloghi, saperne parlare con ordine seguendo i temi principali e le loro argomentazioni, e, ancora meglio, essere in grado di scriverne” (F. PAPI, Capire la filosofia, p. 33).

Il processo di comprensione della filosofia in Papi sembra configurarsi come la produzione di testi a partire da testi e per mezzo di testi. È una tesi che sembra andare controcorrente. Infatti, se nella scuola italiana post-gentiliana la lettura della filosofia è stata a lungo poco praticata, del tutto assente è stato il ricorso all'esercizio della scrittura.

Ancora oggi, molti docenti vedono nella scrittura di filosofia semplicemente un succedaneo della prova orale, che consente di guadagnare tempo, risparmiando un'interrogazione orale per ciascun studente. Altri, più avvertiti metodologicamente, vedono nel frequente uso di interrogazioni scritte la possibilità di verificare tutti gli studenti su ciascuna unità del percorso. La prova scritta viene così strutturata in forme simili a quella delle prove orali: ad esempio, consiste nella richiesta dell'esposizione del pensiero di un autore.

Altri, invece ritengono che la pratica della scrittura consenta di raggiungere obiettivi di competenza diversi e, forse, più alti rispetto a quelli conseguibili con una didattica puramente orale, eventualmente dialogica. Ad esempio, l'analisi di un testo o la costruzione di argomentazioni sarebbero meglio realizzabili nelle modalità più controllate della scrittura che non in quelle, inevitabilmente più vaghe e fluide, dell'oralità. In caso di controversie e dissensi, non conviene prendere la penna – o il gesso – e fissare sulla carta – o sulla lavagna – i concetti, i presupposti, le tesi e i passi dell'argomentazione?

Quanto è diffusa oggi la scrittura nell'insegnamento della filosofia? In quali forme? Può davvero essere utile?

Qualsiasi disamina dell'uso della scrittura nell'apprendimento della filosofia deve prendere in considerazione l'evoluzione dell'insegnamento di questa disciplina nella scuola italiana, e le caratteristiche peculiari che distinguono il modello italiano da altri, prima di tutto quello francese.

Come è noto, dall'unità d'Italia alla riforma Gentile, l'insegnamento della filosofia in Italia è stato elementare e sistematico. Prevedeva l'alternanza di lezioni, interrogazioni ed esercizi.

Con la riforma Gentile e fino agli anni Novanta l'uso dello scritto si eclissa dalla scuola italiana. Non mancano docenti che propongono di introdurre lo scritto di filosofia e che conducono sperimentazioni. Nel 1980, ad esempio, veniva pubblicato un agile volumetto, curato da Roberto Pasini e Gisella Tarizzo, dedicato alle Prospettive dell'insegnamento della filosofia.
La prima parte era dedicata alla “filosofia nell'area comune in vista della riforma della scuola secondaria superiore”, la seconda ad un “panorama europeo dell'insegnamento della filosofia”, la terza ad “alcune esperienze di innovazione nell'insegnamento della filosofia” (il volume ha un indubbio interesse archeologico; ci dice inoltre molto sui tempi delle riforme: un saggio è dedicato a “Un'esperienza di collaborazione tra università e scuola secondaria superiore nella formazione dei docenti di filosofia).
In quest'ultima parte troviamo un saggio di Anna Costantini Sgherri, allora docente di Storia e Filosofia al Liceo “O. Grassi” di Savona, dedicato ad una sperimentazione condotta nel suo Liceo.
Questa sperimentazione nasceva “dall'analisi comparata del metodo d'insegnamento della filosofia attuato in Francia e in Italia”. Si basava sulla convinzione “che la filosofia debba e possa soddisfare gli interessi esistenziali del giovane, ma [ciò sia] possibile solo se il giovane è messo in condizione di fare esperienza diretta di filosofia, cioè di filosofare in prima persona”.
La Sgherri individuava, quindi, i seguenti obiettivi:

 

Sviluppo delle capacità di lettura critica, per acquisire gli strumenti di individuazione del linguaggio, dell'argomentazione, del problema contenuti nel testo

Discussione sul linguaggio, sulla tecnica argomentativa, la problematica del testo al di là del testo stesso. Ciò comporta l'individuazione del registro linguistico dell'autore, quindi la sua comprensione storica.

Esperienza filosofica diretta attraverso l'analisi e la discussione su problemi scaturiti dalle letture o dall'esperienza reale. Gli allievi sono spinti così a porre essi stessi dei problemi, portarli avanti e concluderli. In questo modo si sviluppa la creatività del giovane, ma anche la sua riflessione critica, in quanto il giovane non è sollecitato solo ad esprimere le proprie idee, ma le deve anche mettere alla prova, cioè legittimarle.

Indirizzare questa problematica verso le forme di un discorso razionale, coerente e disciplinato attraverso la dissertazione scritta.

  1. La Costantini Sgherri cercava di sintetizzare nella sua esperienza modello tematico francese e storico italiano. La seguente tabella illustra dissertazioni e letture proposte anno per anno:

     

    Anno Letture Dissertazioni

    Primo

    Frammenti orfici

    Esiodo, Le opere e i giorni (antologia)

    Frammenti e testimonianze di Anassimandro, Eraclito, Parmenide, Zenone, Democrito, Protagora e Gorgia

    Dialoghi di Platone: Apologia (modello di lettura in classe), Protagora, Gorgia, Menone, Fedone, Fedro, Simposio, Repubblica, Parmenide, Sofista, Politico (lavori di gruppo)

    Mito e logos

    Il problema della neutralità del linguaggio rispetto a fini e valori

    La cultura rende l'uomo più libero o più responsabile?

    Verità e dialogo

    Secondo

    Scienza e filosofia: Aristotele, Analitici I (libri I e II), Categorie, Metafisica, Politica, Etica nicomachea, Etica Eudemia; Bacone, Novum Organum; Galilei, Lettere e Dialogo sui massimi sistemi; Cartesio, Discorso sul metodo.

    Scienza e utopia: Hobbes, De cive e Leviatano; Spinoza, Tractatus Theologico-politicus; Locke, Trattato sul governo civile; Rousseau, Contratto sociale.

    Dialogo e socialità.

    I valori su cui ognuno fonda il proprio comportamento sono della stessa natura, in quanto fondamenti, dei principi delle scienze?

    “Le prime idee religiose non nascono dalla contemplazione delle opere della natura, ma dall'interesse per gli eventi della vita, dalle speranze e dai timori che continuamente agitano lo spirito umano” (Hume).

    Rapporti tra potere e diritto alle origini della convivenza sociale.

    “La vita e la morte non sono due categorie formali, ma due concezioni della vita che corrispondono al doppio che è l'uomo. Secondo l'una, lo scopo della vita è nel vivere, nel godere la vita e impegnare tutto per questo. Per l'altra concezione, il significato della vita è nel morire” (Kierkegaard).

    Terza

    Varie a seconda dei temi di ricerca scelti dai diversi gruppi costituiti nella classe (Criteri di legittimità e fondamenti del discorso scientifico – L'interpretazione del mondo nella fisica classica e contemporanea – Il dibattito sulla metafisica – Stato e società nella filosofia dell''800 e del '900 – L'etica nella filosofia dell''800 e del '900).

    Si può essere senza avere?

    Definire utopia una teoria politica significa condannarla?

    Libertà ed uguaglianza sono compatibili?

    È possibile rifiutare la filosofia senza filosofare?

    Quali sono i pregi e i limiti di questo progetto? Da un lato, emerge la difficoltà di sviluppare con completezza il programma di storia della filosofia (in prima lo svolgimento del programma non è andato oltre Platone; in terza gli studenti hanno sviluppato un programma individualizzato, ma molto parziale). Dall'altro, è palese la crescente autonomia acquisita dagli studenti sia nella lettura, sia nella scrittura.

    Da sperimentazioni come quella della Costantini Sgherri (nel frattempo diventata ispettrice ministeriale) nascono le novità degli anni Novanta. In primo luogo, i programmi Brocca non solo affermano la centralità della lettura del testo, ma anche propongono il ricorso alla scrittura nella verifica degli obiettivi:
     

    Per la verifica i docenti sono autorizzati a fare uso dei seguenti strumenti:

1. la tradizionale interrogazione;

2. il dialogo e la partecipazione alla discussione organizzata;

3. prove scritte quale la parafrasi, il riassunto ed il commento di testi letti, la composizione di scritti sintetici che esprimano capacità argomentative;

4. i "tests" di comprensione della lettura (risposte scritte a quesiti predisposti dall'insegnante e concernenti letture svolte).

Il ricorso a questa ampia gamma di prove è giustificato dal fatto che l'educazione filosofica richiede il possesso sicuro degli strumenti della comunicazione sia orale che scritta, espressioni rispettivamente della capacità argomentativa e dell'impegno di riflessione tipici della disciplina.

È inoltre opportuno richiamare l'attenzione sulla distinzione tra le verifiche formative, che dovranno essere tempestive e frequenti, essendo finalizzate al recupero delle carenze, e le valutazioni sintetiche, che si riferiscono ai livelli conoscitivi raggiunti nelle fasi conclusive".

L'uso di esercizi scritti era proposto in quegli anni anche dai nuovi manuali, come il Testo filosofico, che prevedeva schede di lavoro al termine di ogni unità.