La filosofia politica
in Hobbes, Locke e Spinoza

Destinatari: Studenti IV anno Liceo Scientifico.

Prerequisiti:

  1. Conoscenze:

    - Conoscenza della situazione storica dell’Inghilterra della metà del XVII sec. (con riferimento particolare alla Guerra Civile e alla Gloriosa Rivoluzione).

    - Conoscenza del pensiero politico aristotelico.

    - Conoscenza degli aspetti fondamentali del pensiero di Hobbes, Locke e Spinoza.

  2. Capacità:

possesso di un appropriato lessico filosofico; conoscenze dei concetti base del pensiero politico e del linguaggio giuridico (ex. potere assoluto, stato liberale, divisione dei poteri…); capacità di analisi concettuale e di confronto.

Obiettivi:

  1. Conoscenze:

    - Cogliere il nucleo e la struttura del modello politico giusnaturalistico in contrapposizione al modello aristotelico.

    - Saper individuare come i singoli autori si facciano interpreti del modello giusnaturalistico e lo declinino approdando ad esiti diversi.

    - Saper cogliere il legame tra il pensiero degli autori incontrati e la dimensione storico politica nella quale gli autori si collocano.

  2. Competenze:

    - Saper ricostruire lo sviluppo del pensiero del singolo autore evidenziando i nessi necessari e le implicazioni interne.

    - Saper operare confronti e cogliere gli elementi di vicinanza/ lontananza nel pensiero degli autori affrontati.

    - Rafforzare l’uso di un linguaggio politico- giuridico, accanto a quello filosofico.

  3. Atteggiamenti:

- Sviluppare la capacità di ‘andare a fondo’ nel pensiero, interrogare l’autore e problematizzare per cogliere i nuclei concettuali diversi al di sotto di formulazioni apparentemente affini.

- Stimolare un pensiero critico di fronte a posizioni di pensiero forti o ‘provocatorie’.

- Favorire la capacità di rielaborazione autonoma dei contenuti forniti così che diventino parte del ‘patrimonio concettuale’ dello studente.

Tempi: 2 ore + 1 ora da dedicare alla verifica scritta.

Lo svolgimento di questa unità didattica costituirà una sezione tematica/problematica trasversale allo studio per autori e si inserirà nella programmazione annuale dopo la trattazione del pensiero dei singoli autori considerati.

Strumenti:

- Mappe concettuali consegnate agli studenti.

- Mappa concettuale a disposizione dell’insegnante.

- Lettura di brevi passi tratti da:

T. Hobbes, Il Leviatano, Bompiani, Milano 2001.

J. Locke, Due Trattati sul governo, UTET, Torino 1982.

B. Spinoza, Trattato teologico-politico, Bompiani, Milano 2001.

- Studi critici:

N. Bobbio, Thomas Hobbes, Einaudi, Torino 1989.

N. Bobbio, Società e stato nella filosofia politica moderna, Il saggiatore, Milano 1979.

S. Veca, La società giusta, Il Saggiatore, Milano 1982.

- Libro di testo:

Filosofia., a cura di Cioffi, Luppi, O’Brien, Vigorelli, Zanette, Mondatori 2000.

Metodi:

Lezioni frontali integrate dalla lettura di passi significativi allo scopo di sottolineare concetti e termini chiave usati dall’autore.

Verifiche formative: costitutive dello sviluppo stesso della lezione,saranno espresse sottoforma di domanda e serviranno all’insegnante per verificare la comprensione dei concetti chiave già affrontati e per introdurre i passaggi successivi. Consentiranno inoltre di ‘ridestare’ l’attenzione dello studente e di lasciare spazio a interventi e richieste di chiarimenti.

Verifiche sommative: Al termine dell’unità didattica si verificherà l’apprendimento dei nuclei tematici affrontati attraverso una verifica scritta. Seguiranno interrogazioni orali per consentire una dimensione dialogata di confronto e valutare capacità analitiche, argomentative e critiche dello studente.

Contenuti:

L’ORIGINE DELLO STATO

In questa lezione affronteremo l’aspetto politico presente nel pensiero di alcuni autori.

Si tratta della riflessione sull’origine e sul fondamento dello stato. Gli autori che consideriamo, Hobbes, Locke e Spinoza si rifanno ad un comune modello politico: il giusnaturalismo.

Il modello giusnaturalistico rappresenta una costante nella storia del pensiero politico, . l’idea di uno Ius naturae cioè era già presente già nella cultura antica, ma è con l’età moderna e con questi autori in particolare che si avvia una vera e propria tradizione giuridico – filosofica.

Il giusnaturalismo è la dottrina che afferma l’esistenza di un diritto di natura, cioè un insieme di norme universali e razionali, anteriore alla creazione del diritto positivo, cioè quello espresso dalle legislazioni civili.

Come teoria dell’origine dello stato il giusnaturalismo si sviluppa in antitesi con il modello aristotelico, ripreso e condiviso dalla filosofia scolastica.

Tentiamo ora di contrapporre in maniera schematica questi due modelli così da far emergere i caratteri essenziali del giusnaturalismo.

CONTRAPPOSIZIONE MODELLO GIUSNATURALISTICO / MODELLO ‘ARISTOTELICO’

La filosofia politica precedente a quella del giusnaturalismo ha accolto e tramandato un modello eesenzialmente diverso, quello aristotelico.

Elementi caratterizzanti:

  1. l’origine dello stato si sviluppa a partire non da un generico stato naturale pre-politico, ma da una forma già definita di società: la famiglia.
  2. lo stato pre-politico non è caratterizzato da libertà ed eguaglianza originari, ma è già strutturato secondo rapporti gerarchici ( madre-figlio; padroni-servi).
  3. tra la società originaria, la famiglia, e la società ultima e perfetta, lo stato, non c’è contrapposizione ma un rapporto di continuità, sviluppo, progressione; l’uomo cioè ha attraversato fasi intermedie che hanno condotto allo stato politico come approdo ultimo delle società precedenti.
  4. il passaggio dallo stato naturale allo stato politico non è mediato da una convenzione, ma segue uno sviluppo naturale attraverso le diverse fasi (famiglia-villaggio-città stato, polis).
  5. L’organismo generato da questo processo evolutivo rappresenta dunque una realtà naturale, frutto non di scelta razionale, ma della NATURALE NECESSITÀ delle cose.

IL MODELLO GIUSNATURALISTICO

Il modello giusnaturalistico si costruisce sulla dicotomia STATO DI NATURA/ STATO CIVILE.

Elementi caratterizzanti :

  1. il fondamento dello stato si origina a partire dallo stato di natura: stato non-politico, pre-politico.
  2. gli individui nello stato di natura sono liberi ed eguali.
  3. tra stato di natura e stato politico c’è un rapporto di contrapposizione (lo stato politico sorge come antitesi allo stato di natura di cui correggerebbe i difetti).
  4. il passaggio dallo stato di natura allo stato civile avviene mediante convenzioni, atti volontari e deliberati degli individui interessati ad uscire dallo stato di natura.
  5. Lo ‘stato politico’ originato a partire da uno ‘stato naturale’ è dunque uno stato essenzialmente RAZIONALE e ARTIFICIALE:

lo stato è l’esito di una scelta razionale, non costituisce cioè un ‘dato’ naturale originariamente esistente, ma è qualcosa di pensato, di scelto, di costruito, e pertanto rappresenta una realtà artificiale.

L’adozione di un metodo razionale per la fondazione dello stato si ispira al rigore deduttivo della dimostrazione geometrica e agli schemi di concatenazione causale del meccanicismo, respinge invece le procedure induttive di origine empirica (ex. il consenso universale).

Lo stato originato da questo modello è simile ad un meccanismo, le sue componenti non sono lasciate al caso ma sono il frutto di un rigoroso calcolo razionale; Hobbes usa l’immagine dell’orologio, macchina per eccellenza le cui parti devono essere scomposte per poterne comprendere il funzionamento; così all’uomo naturale, creatura di Dio, corrisponde l’uomo artificiale, la macchina dello stato, creazione dell’uomo.

Si tratta innanzitutto di un ‘modello’ per sottolineare come non si dia nella realtà una formazione politica corrispondente a quella descritta: l’immagine di uno stato che nasce per il reciproco consenso di individui singoli, originariamente liberi ed eguali, è un modello ideale, creazione dell’intelletto.

Nella letteratura politica del ‘600-‘700 il modello giusnaturalistico viene declinato in diverse posizioni a seconda dei caratteri attribuiti ai tre elementi costitutivi del modello stesso: stato di natura - contratto – stato politico.

La diversa interpretazione dei caratteri dello stato di natura, della forma e del contenuto del contratto e della natura del potere politico che ne deriva genera cioè una pluralità di posizioni all’interno della tradizione giusnaturalistica.

Questa lezione prenderà in esame nello specifico la posizione elaborata da Hobbes, da Locke e da Spinoza.

L’ORIGINE DELLO STATO

HOBBES (1588-1679)

Gli aspetti più rilevanti del pensiero di Thomas Hobbes sono da considerarsi le pagine dedicate alla politica. Hobbes fu principalmente un filosofo politico, non nel senso che si occupò attivamente di politica, né come uomo di parte né come consigliere, ma in un senso più pieno, egli fu essenzialmente un ‘dotto’, un teorico della politica.

La sua vita è legata alle vicende politiche dell’Inghilterra del XVII sec., dall’assolutismo di Carlo I, alla guerra civile (1642) che lo induce ad autoesiliarsi in Francia per il timore di essere perseguitato avendo teorizzato nel 1640 la monarchia come migliore forma di governo. Con il protettorato di Cromwell (1651) Hobbes torna in Inghilterra e intravede la possibilità di riaffermazione di un potere assoluto che si realizzerà effettivamente con la Restaurazione di Carlo II (1660).

Hobbes concepì tutta la materia filosofica divisa in tre parti:

De Corpore, De homine, De cive, (filosofia dei corpi naturali dunque e filosofia dei corpi artificiali, la filosofia civile); ma il corpo principale delle opere di Hobbes è dedicato alla ricerca dei fondamenti della politica:

La filosofia politica di Hobbes si sviluppa secondo il modello giusnaturalistico, cercheremo pertanto di mettere in luce i caratteri attribuiti ai tre poli: stato di natura – contratto – società civile originata da tale accordo.

LO STATO DI NATURA

Secondo Hobbes chi parla della naturale socievolezza dell’uomo parla di un istinto inesistente; allo stato naturale infatti l’uomo si dà solo come fascio di desideri che mira al proprio vantaggio.

Lo stato di natura è caratterizzato dall’eguaglianza di tutti gli uomini che esercitano in maniera incondizionata il proprio diritto su tutte le cose, lo Ius in omnia, espressione di quella libertà che ciascuno possiede di usare il proprio potere allo scopo dell’autoconservazione.

Unico fine dell’uomo nello stato di natura consiste nell’esercitare il proprio diritto di autoconservazione: conservare se stessi e ampliare il dominio di sé sul mondo. È un diritto assoluto, illimitato di appropriazione su tutto ciò che gravita intorno all’individuo. In quest’ottica l’uomo cerca nel proprio simile solo il proprio vantaggio, non vi sono regole che organizzino i rapporti reciproci, ogni uomo vede nell’altro uomo un lupo pronto ad approfittare della sua debolezza per trarre vantaggio.

Hobbes individua lo stato di natura in uno stato di guerra di tutti contro tutti, dice nel Leviathan:

"è evidente che, per tutto il tempo in cui gli uomini vivono senza un potere comune che li tenga soggiogati, si trovano in quella condizione che è chiamata guerra, e tale guerra è di ogni uomo contro ogni altro uomo" (Lev., 62)

Ma cosa significa stato di guerra?

Hobbes non intende soltanto lo stato di conflitto violento, la guerra non consiste solo in un combattimento effettivo, ma guerra è il regno della paura, della sopraffazione, della diffidenza reciproca, guerra è anche la quiete precaria assicurata esclusivamente dal timore, è lo stato in cui la pace è resa possibile unicamente dalla minaccia permanente della guerra.

Lo stato di natura concepito come bellum omnium contra omnes non coincide dunque con uno stadio primitivo attraversato dall’umanità prima dell’incivilimento, ma è una condizione latente in ogni civiltà e può riemergere e manifestarsi in alcune situazioni. Hobbes individua 3 situazioni determinate e storicamente constatabili in cui vige lo stato di natura:

"Guerra di tutti contro tutti" dunque è sicuramente un’espressione iperbolica che indica però come nello stato di natura il desiderio di autoconservazione realizzato all’eccesso divenga causa stessa dell’autodistruzione del singolo.

Come uscire dunque dallo stato della paura e della distruzione?

Viene in aiuto la ragione: la ragione infatti suggerisce all’uomo varie vie per raggiungere lo stato di pace e la conservazione della vita attraverso le " leggi di natura" , prescrizioni razionali che indicano quali mezzi utilizzare per raggiungere i fini desiderati (concezione di ragione come calcolo razionale).

Tuttavia nello stato di natura la condizione di costante insicurezza ‘sconsiglia’ di agire razionalmente, cioè secondo le leggi naturali, dal momento che manca la certezza che anche gli altri seguano i dettami della ragione. Ogni uomo infatti seguirà le leggi, che non gli sono imposte dall’esterno, solo se, osservandole, sarà sicuro di raggiungere il fine voluto e a questo scopo è necessario il rispetto della legge da parte di tutti. ex legge di natura ‘ stare ai patti’; ma chi è così stolto da osservare un patto se non è sicuro che anche l’altro contraente lo rispetti? Non c’è sicurezza.

Nello stato di natura dunque le leggi naturali ci sono e sono valide, ma non efficaci, perché sarebbe completamente imprudente seguire il criterio della prudenza!

Come rendere efficaci dunque le leggi naturali?

Si tratta di far si che all’uomo convenga rispettarle, e questo è possibile con l’istituzione di un potere forte, irresistibile al punto che ogni azione contro esso sia svantaggiosa per il singolo.

Questo potere irresistibile è lo stato. Per ottenere il bene supremo della pace e della propria autoconservazione bisogna uscire dallo stato di natura e costituire la società civile.

IL CONTRATTO

Per rendere possibile una vita secondo ragione è necessario che gli uomini si accordino per istituire lo stato. L’accordo è un atto di volontà, dunque lo stato che nasce da tale accordo non è un fatto naturale, ma un prodotto della volontà umana, è una creazione artificiale.

Come costituire un potere comune e forte?

L’accordo che fonda lo stato ha come scopo la costituzione di un potere comune, e l’unico modo per costituirlo è che tutti acconsentano a rinunciare al potere proprio e a trasferirlo ad un’unica persona, sia essa una persona fisica o giuridica come un’assemblea.

"il solo modo per dar vita alla costituzione di un potere comune capace di difendere gli uomini dalle reciproche ingiurie e garantire la loro sicurezza, consiste nell’investire di tutto il proprio potere un uomo od una assemblea di uomini, il che è come dare incarico ad un uomo o ad un’assemblea di rappresentare la persona dei singoli cittadini così che ognuno si riconosca come l’autore di qualsiasi cosa che colui che è stato eletto a rappresentarli farà, ed in questo modo ciascuno riduca la propria volontà alla volontà di lui, ed il proprio giudizio al giudizio di esso." (Lev. 87)

Ogni individuo dovrà rinunciare al proprio diritto su tutte le cose, aderirà ad un contratto che gli assicura di vivere in sicurezza; il sovrano godrà ora di tutti i diritti, l’individuo solo del diritto alla pace e alla sicurezza.

Hobbes chiama questo accordo "Patto d’unione" e ne enuncia la formula in questo modo:

"Io autorizzo e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest’uomo o a questa assemblea di uomini, a questa condizione: che anche tu ceda il tuo diritto a lui e autorizzi tutte le sue azioni allo stesso modo" (Lev., 87)

Il patto d’unione riprende e riunifica i contratti che stanno alla base delle dottrine politiche tramandate: il pactum societatis, o di società, e il pactum subiectionis, o patto di subordinazione.

È pactum societatis perché prima di quest’accordo la società non esiste, i contraenti infatti sono i singoli soci non ancora organizzati in società, sono i singoli individui e non il popolo già riunito e s’impegnano reciprocamente a sottomettersi ad un terzo non contraente.

È poi pactum subiectionis perché i singoli individui si sottomettono alla volontà del detentore del potere, con l’obbligo di obbedire ai suoi comandi.

LA SOCIETÀ CIVILE

Il patto d’unione permette il passaggio dallo stato di natura, di guerra , allo stato civile di pace. Il patto inoltre è pensato in modo da contraddistinguere la sovranità che ne deriva con tre attributi fondamentali: l’irrevocabilità, l’assolutezza, l’indivisibilità.

Il potere sovrano è il potere maggiore che possa essere attribuito,da uomini ad altri uomini, e a tale potere corrisponde un’ obbedienza di cui non si può dare una maggiore.

Con la figura del sovrano nasce anche quella del suddito:al potere di comandare senza limiti è correlato l’obbligo del suddito di obbedire senza riserve.

Non si trova in Hobbes una teoria dell’abuso del potere in quanto abuso significa superamento dei limiti stabiliti, ma non può esservi abuso dove non vi sono limiti. Al contrario, ciò che può indurre i sudditi a sciogliersi dal dovere di obbedienza non è l’abuso, ma il non-uso, non l’eccesso ma il difetto di potere. Gli uomini hanno conferito potere al sovrano per il bisogno di garantire la propria sicurezza, dunque se per debolezza, incapacità o negligenza il sovrano viene meno al proprio compito e i sudditi ricadono nello stato di natura, sono essi legittimati a cercare un altro protettore.

I tre poteri sono legati in maniera costitutiva l’uno all’altro e sono interdipendenti al punto che non possono che appartenere ad una sola persona.

Il potere esecutivo infatti come potere di costringere o adoperare legittimamente la forza presuppone il potere di giudicare ; il potere giudiziario presuppone i criteri in base ai quali giudicare; il potere legislativo presuppone il potere esecutivo perché le leggi siano vere norme della condotta umana.

LOCKE (1632-1704)

La filosofia politica di Locke è strettamente legata alle vicende dell’Inghilterra della Gloriosa Rivoluzione (1688), alla contrapposizione Tories, Wighs, alla diffusione del modello politico liberale a sostegno di posizioni anti-assolutistiche.

Locke come Hobbes si ricollega direttamente ai teorici del diritto naturale, ma mirando a convogliare le possibili implicazioni di questa dottrina verso la salvaguardia delle libertà individuali, approda ad un esito opposto rispetto al modello assolutistico di Hobbes.

La sua concezione politica è esposta in due Trattati sul governo civile, stesi tra il 1680 e il 1683, ma pubblicati nel 1690.

Il primo trattato nasce in risposta ad un testo di Filmer, teorico dell’assolutismo monarchico, dal titolo Patriarca, ovvero il potere naturale del re.

Filmer legittima il potere politico in quanto tramandato dal primo patriarca al re moderno senza il passaggio attraverso un patto, un accordo o l’espressione di consenso.

La tesi con la quale Locke avversa Filmer consiste nel sostenere il consenso come principio di legittimità di un potere introducendo così la propria teoria dello stato liberale.

LO STATO DI NATURA

Nel Secondo trattato Locke ripropone il modello giusnaturalistico per esporre la propria teoria di uno stato liberale.

Contrariamente ad Hobbes Locke immagina la condizione naturale dell’uomo come uno stato di pace nel quale le possibili violazioni non ricevono sanzioni da un potere organizzato, ma dall’iniziativa individuale.

Nello stato di natura l’uomo gode già di diritti: il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza e il diritto alla proprietà introdotta dall’uomo con la creazione della moneta.

Ma se lo stato di natura è originariamente pacifico, da dove la necessità di passare allo stato civile?

"Sebbene allo stato di natura l’uomo è libero, è signore assoluto della propria persona e dei propri possessi, non è soggetto ad alcuno, tuttavia il godimento di tali diritti è molto incerto ed esposto continuamente alla violazione da parte di altri, il che lo rende desideroso di abbandonare una condizione che per quanto libera è piena di timori e pericoli" (Locke "Antologia degli scritti" §123).

Lo stato di pace universale tratteggiato da Locke è ipotetico: sarebbe uno stato di pace se gli uomini fossero tutti e sempre razionali perché solo l’uomo razionale obbedisce alle leggi di natura senza esservi costretto. Ma gli uomini non sono tutti razionali, dunque le leggi di natura possono essere violate, e per la mancanza di un giudice super partes, lo stato di natura rischia continuamente di degenerare in uno stato di guerra. Non da uno stato ipotetico ma dallo stato di fatto nasce l’esigenza della società civile.

È dunque la necessità di superare la precarietà dello stato di natura e di prevenire lo stato di guerra che spinge gli individui a consociarsi e a creare la comunità politica.

IL CONTRATTO

La società politica fonda la propria legittimazione sul principio del consenso ed in base a questo criterio si distingue dalle altre forme di società.

La seconda parte dei Trattati sul governo va interpretata come un lungo ragionamento volto a distinguere diverse forme di società (domestica, padronale, politica) sulla base dei diversi fondamenti del principio d’autorità: ex generatione, ex delicto, ex contractu. Locke insiste sulla necessità per il governante che la propria autorità nasca dal consenso affinché sia legittima: un sovrano che governa come un padre (paternalismo) o come un padrone (dispotismo) non è un sovrano legittimo e i sudditi non sono obbligati ad ubbidire.

Con il contratto l’uomo non rinuncia a tutti i propri diritti naturali per trasferirli nello stato, ma rinuncia solo al diritto di farsi giustizia da sé; ciò che manca infatti nello stato di natura è la presenza di un giudice imparziale che risolva le controversie, prima causa della degenerazione della pace in violenza.

Gli uomini dunque rinunciano ad un solo diritto e conservano gli altri, e in particolare il diritto di proprietà, dal momento che lo scopo per cui nasce lo stato civile è la tutela dei diritti naturali, e della proprietà.

Nel Secondo trattato Locke definisce il potere politico come il diritto di far leggi con penalità di morte e con ogni penalità minore,per il regolamento e la conservazione della proprietà. § 3

LA SOCIETÀ CIVILE

La società politica teorizzata da Locke pone le basi delle istituzioni liberali: si tratta di pensare un potere limitato, divisibile e soggetto alla ribellione dei sudditi.

Se il pericolo più temuto da Hobbes consisteva nell’anarchia, per Locke più pericoloso è il dispotismo; da qui l’esigenza di mantenere separati i poteri all’interno dello stato.

Il potere supremo che lo stato detiene è il potere legislativo, potere capace di dare coesione e unità alla società civile. Non si tratta però per lo stato di creare leggi nuove, ma di riconoscere e rendere vincolanti quelle leggi già in vigore nello stato di natura. Il diritto positivo cioè non implica una rinuncia al diritto naturale, ma ne diviene una garanzia: i diritti dell’uomo vengono a coincidere con i diritti del cittadino.

Il potere esecutivo è subordinato al legislativo e consiste nel dovere di far rispettare le leggi.

Coordinato al potere esecutivo, anche se formalmente indipendente è il potere federativo che riguarda i rapporti dello stato con altre nazioni.

Dalla natura limitata del potere detenuto, lo stato emerge come organo destinato alla difesa dei sacri e inalienabili diritti dell’individuo; la società cioè nasce per proteggere i diritti privati che già esistono e che essa non crea.

L’obbedienza nei confronti del sovrano dunque non è assoluta ma relativa, cioè condizionata al rispetto da parte del sovrano dei limiti posti al suo potere.

SPINOZA

Spinoza introduce il cap. XVI del Tractatus, sottolineando come Prima di trattare dei fondamenti dello stato, è opportuno trattare del diritto naturale di ognuno.

Nello STATO DI NATURA infatti l’uomo esplica il proprio diritto naturale agendo in vista della conservazione del proprio essere.

Diversi sono i modi attraverso i quali realizza questo fine, e dipendono dalla natura stessa: l’ira, i conflitti, gli inganni, le passioni rientrano tra i modi in cui si esplica il diritto naturale per chi ancora non conosce la ragione.

Per diritto di natura Spinoza intende le regole della natura di ciascun individuo, ed ognuno gode del supremo diritto su tutto ciò che è in suo potere, ossia il diritto di ognuno si estende fin dove si estende la sua potenza, cioè ciò che rientra nella sua natura.

Tutto ciò che l’uomo fa secondo le leggi della sua natura, lo fa per supremo diritto, né può far altro; ne consegue che tra gli uomini vive per diritto di natura sia chi dirige la propria vita secondo i dettami della ragione, sia chi, non conoscendo la ragione, segue le leggi dell’appetito, dell’istinto.

Non tutti infatti sono abituati ad operare secondo ragione, il diritto naturale dunque è determinato dal desiderio e dalla potenza. La maggior parte degli uomini ha bisogno di essere educata ad una vita secondo ragione, ma nel frattempo deve pur vivere e conservarsi rispondendo all’appetito, dal momento che la natura non ha fornito nient’altro.

La ragione non coincide con la natura umana, l’uomo cioè non è razionalità!

"Dunque qualunque cosa ciascuno, considerato sotto il comando della sola natura, giudica per sé utile,o per la guida della retta ragione, o per l’impeto delle passioni, per supremo diritto di natura gli è lecito appetirla e prenderne possesso in qualunque modo, sia con la forza, sia con l’inganno, sia con le preghiere, e di conseguenza gli è lecito considerare nemico chiunque voglia impedire la realizzazione del suo proposito." (Tract. § 190)

Conseguenza del proprio diritto su tutto è uno stato di precarietà e insicurezza.

Ma gli uomini preferiscono vivere in sicurezza e in pace e riconoscono l’utilità di vivere secondo le leggi della ragione che hanno di mira solo il vero utile per l’uomo.

IL CONTRATTO

Gli uomini dunque comprendono la necessità di unirsi in una collettività che possegga il diritto a tutte le cose che ciascuno aveva per natura, ma che assuma come criterio non gli appetiti (che sono diversi per ciascuno), ma la ragione.

Lo stato nasce con lo scopo di limitare gli appetiti e contenere gli uomini entro il limiti della ragione.

Ma come questo patto deve essere stretto perché sia valido, cioè vincolante e stabile?

La natura umana impone che l’uomo scelga il bene maggiore o il male minore, allora il patto non può venire meno a questa legge insita nell’uomo se vuole essere mantenuto, è l’utilità di ogni individuo che tiene saldo il patto, il singolo cioè deve considerare come la rottura del patto gli procuri più svantaggi che vantaggi, e solo in nome di questo utilità può restargli fedele.

Con la costituzione del patto ognuno trasferisce tutta la sua potenza alla società che da sola detiene il sommo diritto su tutto e dunque il sommo potere a cui ciascuno sarà tenuto ad obbedire, o liberamente o per timore del supremo castigo.

Questo contratto non è però verso terzi, ma a favore della collettività di cui ciascuno è parte, e istituisce l’associazione di tutti che gode collegialmente del diritto a tutto ciò che può.

LA SOCIETÀ CIVILE

Spinoza esprime la sua preferenza per questa forma di governo che è conforme alla libertà che la natura concede ad ognuno: "in esso nessuno trasferisce il proprio diritto naturale ad un altro in modo che in seguito non sia più consultato,ma lo trasferisce alla maggior parte di tutta la società della quale è membro; e in questo tutti rimangono eguali come lo erano nello stato di natura." (Tract. § 195)

La suprema potestà così istituita gode di un carattere assoluto, non è obbligata da nessuna legge e tutti devono obbedire ad essa (per non agire contro i dettami della ragione), anche quando comandi cose assurde, la ragione infatti impone di eseguire anche queste se costretta a scegliere tra due mali quello minore.

Questo però accadrà raramente perché per mantenere la potestà piena provvederà al bene comune e governerà secondo ragione.

Il compito della stato infatti è rendere l’uomo libero, cioè in grado di vivere sotto la guida della ragione, e il rispetto delle leggi è lo strumento che lo libera.

"il fine dello stato non è cambiare gli uomini da esseri razionali in bestie o automi,ma, al contrario, fare in modo che la loro mente e il loro corpo compiano nella sicurezza le loro funzioni e che si servano della libera ragione, e non combattano con odio, ira o inganno,né si comportino l’un verso l’altro con animo ostile. Il fine dello Stato è dunque la libertà." (Tract. § 241)

Perché l’uomo esplichi al massimo la propria ragione non dovrà, entrando nello stato, abdicare al diritto di ragionare: l’unico diritto che l’uomo non trasferisce alla società è il diritto di pensare con la propria testa! Ma la libertà di continuare a pensare, a ragionare, e a giudicare contro la somma potestà non si può tradurre in un’azione contro i suoi decreti.

MAPPA CONCETTUALE INSEGNANTE

- Concetto di giusnaturalismo.

- Contrapposizione modello aristotelico/giusnaturalistico sulla base dello schema consegnato ai ragazzi.

- Declinazione della struttura del modello nei singoli autori.

STATO DI NATURA

- ius in omnia, diritto di autoconservazione

- homo homini lupus

- guerra di tutti contro tutti

Lettura

Ma cosa significa stato di guerra?

Come uscire dallo stato di guerra?

- leggi di natura: valide ma non efficaci

Come rendere efficaci le leggi di natura?

- Necessità di un potere forte che renda possibile la vita secondo ragione

Come istituire questo potere?

lettura

CONTRATTO

Lettura

- Caratteri del Patto d’unione

SOCIETÀ CIVILE

- Caratteri della società civile: irrevocabile, assoluta® Leviathan, legibus solutus, abuso/non-uso, indivisibile.

 

STATO DI NATURA

- Stato di pace e di diritti.

Perché uomo desidera separarsi da libertà e sottoporsi al dominio di un altro potere?

Lettura

- Stato di pace è ipotetico

- Necessità di consociarsi

CONTRATTO

- Consenso è il principio di legittimità Þ differenza rispetto stato paternalistico/dispotico.

- Rinuncia al solo diritto di farsi giustizia da sé.

SOCIETÀ POLITICA

-Pone le basi delle istituzioni liberali: potere limitato, divisibile, revocabile

Prima dei fondamenti dello stato è opportuno trattare del diritto naturale di ognuno.

STATO DI NATURA

- uomo esplica il proprio diritto naturale secondo la propria natura

- passioni, vizi, conflitti appartengono ai diritti dell’uomo

- Stato di precarietà e insicurezza

Lettura

CONTRATTO

- Unione in una Collettività che assuma come criterio la ragione e non gli appetiti

Ma come dev’essere stretto il patto perché sia stabile e vincolante?

- Criterio utilità (bene maggiore, male minore)

SOCIETÀ CIVILE

- Preferenza per forma di governo più naturale

Lettura

- Carattere assoluto

- Fine dello stato: Libertà = guida della ragione

Lettura

L’ORIGINE DELLO STATO

MODELLO ARISTOTELICO

 

MODELLO GIUSNATURALISTICO

Origine dello stato a partire da una forma già definita di società: la famiglia Origine dello stato a partire da uno stato pre-politico: lo stato di natura
Società originaria è strutturata secondo rapporti gerarchici (padre - figlio, padrone - servo) Nello stato di natura gli individui sono liberi ed eguali
Rapporto di continuità tra famiglia e stato Rapporto di contrapposizione tra stato di natura e stato politico
Il passaggio dalla società naturale allo stato politico segue uno sviluppo naturale attraverso diverse fasi (famiglia, villaggio, polis) Il passaggio dallo stato di natura allo stato politico avviene mediante un contratto, frutto di atti volontari e deliberati degli individui
Lo stato politico originato rappresenta una realtà naturale Lo stato politico originato rappresenta una realtà artificiale, razionale e meccanica

 

 

 

 

STATO DI NATURA

CONTRATTO

SOCIETÀ CIVILE

FINE DELLO STATO

HOBBES

(1588- 1679)

  • Elementi di legge naturale e politica (1640)
  • De cive (1642)
  • Leviathan (1651)
  • Ius in omnia: diritto di ognuno su tutte le cose
  • Homo homini lupus

    ò

    guerra di tutti contro tutti

  • Patto d’unione:
    • Rinuncia del proprio diritto su tutte le cose
    • Contraenti sono i singoli soci tra loro che si impegnano reciprocamente a sottomettersi ad un terzo non contraente
    Leviathan:

    potere statale

    • Assoluto
    • Indivisibile
    • Irrevocabile
    Salvaguardia della vita

    LOCKE

    (1632- 1704)

    • Trattati sul governo civile (1690)
    • Epistola de tolerantia (1689)
    • La ragionevolezza del cristianesimo (1695)
    Stato di pace e di diritti:
    • Libertà
    • Sicurezza
    • Vita
    • Proprietà
  • Rinuncia al solo diritto di farsi giustizia da sé
    • Il consenso è il fondamento di un potere legittimo
  • Istituzione liberale:
    • Potere limitato
    • Divisione dei poteri
    • Diritto di ribellione e di resistenza
    Salvaguardia dei diritti dell’uomo

    SPINOZA

    (1632- 1677)

    • Trattato Teologico-Politico (1670)
  • Diritto dell’uomo su tutte le cose che sono in suo potere
  • Dominio degli istinti

    ò

    stato di insicurezza e precarietà

    • Rinuncia a tutti i diritti
    • Il contratto non consegna il potere ad un singolo individuo ma alla collettività
    Respublica:
    • Stato razionale
    • Potere assoluto
    • Libertà di pensiero ma non di azione contro i decreti
    Realizzazione della libertà dell’uomo