Temi e problemi

GIUSNATURALISMO

 

 

 

Destinatari: studenti del quarto anno di corso.

Presupposti: a) conoscenza degli eventi storici relativi ai periodi affrontati, soprattutto per quanto riguarda la storia secentesca; conoscenza dei concetti sottesi alle seguenti espressioni giuridico-filosofiche: diritto positivo, autonomia e eteronomia del diritto b) capacità di affrontare la lettura e l’analisi di testi filosofici.

I presupposti verranno costruiti affrontando precedentemente la storia della prima metà del XVII secolo e verificati attraverso un dialogo preliminare con gli studenti.

Obiettivi: a) conoscenza del dibattito moderno intorno al problema della fondazione della norma giuridica e dello Stato di diritto; conoscenza maggiormente approfondita e problematizzata della questione della fondazione della norma giuridica (questione che ha visto nel pensiero occidentale tre principali soluzioni: eteronomia del diritto, autonomia del diritto, e concezione storico-politica del diritto b) capacità di riconoscere e ripercorrere il percorso storico di un concetto come quello di legge di natura protagonista del dibattito filosofico-politico del seicento c) atteggiamento : capacità di problematizzare il dibattito storico-filosofico intorno alla legge naturale e al diritto positivo utilizzando le conoscenze acquisite per ripensare con maggiore consapevolezza il dibattito contemporaneo d) costruzione dei presupposti indispensabili per la comprensione del pensiero politico di due grandi pensatori politici moderni: Hobbes e Locke.

Tempi: tre ore

Strumenti: lettura di brani antologici.

Metodi: - dialogo iniziale con gli studenti per verificare i presupposti necessari alla comprensione dell’unità didattica - alternanza di lezione frontale e momenti dedicati alla lettura e discussione dei testi e alla riflessione tesa alla problematizzazione delle tematiche affrontate

Contenuti: cfr. più avanti

Verifiche formative: la verifica in itinere degli argomenti proposti varrà attuata attraverso il dialogo con gli studenti e tra gli studenti, la lettura critica dei brani antologici affrontati ( si spingeranno gli studenti a rintracciare in tutti i brani proposti i temi portanti) e la riflessione guidata.

Verifiche sommative:

  1. Costruisci una mappa concettuale che ricostruisca il percorso storico-filosofico del concetto di legge naturale.
  2. Scrivi un breve testo riesponendo le questioni fondamentali del giusnaturalismo seicentesco cercando di rintracciarne i presupposti nella riflessione filosofica precedente.

 

 

 

Riflessione preliminare sulla questione della fondazione della norma giuridica (riflessione attuata attraverso il dialogo con gli studenti al momento della verifica dei presupposti) :

la questione della norma giuridica ha visto nel pensiero occidentale tre principali soluzioni

 

Secondo l’approccio giusnaturalistico la norma trova il suo fondamento al di fuori del diritto positivo, nell’ambito dei valori generali propri dell’uomo in quanto uomo e dell’ordine naturale. Secondo il giusnaturalismo esiste un insieme di valori generali desumibili razionalmente dalla natura umana, insieme di valori che il giusnaturalismo chiama leggi di natura o anche leggi di ragione.

 

IL RINNOVAMENTO DELLA DOTTRINA GIUSNATURALISTICA NEL SEICENTO

Nei primi decenni del seicento ebbe iniziò un processo di graduale separazione della filosofia politica dalla teologia (l’associazione di filosofia politica e teologia era stata la caratteristica del periodo medioevale). Tale distacco fu possibile grazie:

-alla diminuzione graduale delle controversie religiose;

-all’aspetto secolare gradualmente assunto dalle questioni di cui si occupava la filosofia politica;

-alla secolarizzazione degli interessi intellettuali: - rinnovato interesse della cultura per l’antichità – diffusione, anche nell’area dell’Europa settentrionale, di quell’ammirazione per la Grecia e Roma già presente tra gli studiosi italiani all’epoca di Machiavelli – rinnovato interesse per Platone, Aristotele e lo STOICISMO antico.

I fenomeni sociali e politici cominciarono ad essere considerati fatti naturali, aperti allo studio attraverso l’osservazione, l’analisi razionale e la deduzione logica (in questo quadro la rivelazione e qualsiasi elemento sovrannaturale non aveva alcuna importanza).

Cosa significò per la filosofia politica questo ritorno al passato e questa rinata esigenza di razionalizzazione dell’indagine politica?

RICOSTRUIAMO BREVEMENTE LA PANORAMICA STORICA

LA LEGGE NATURALE. L’individuo e l’umanità dopo la crisi della città-stato greca.

Dopo il crollo della città-stato l’individuo si ritrovò immerso in un profondo senso di solitudine. Il crollo dei legami intimi e umani che avevano tenuto uniti i cittadini di una stessa città-stato lasciava ora l’uomo soltanto uomo. Nella città-stato l’individuo era prima di tutto un cittadino la cui importanza dipendeva dalla sua condizione e dalla sua funzione, ma nella vastità del mondo non si sarebbe potuto dire che un individuo avesse una funzione. Il pensiero politico doveva ora chiarire e intrecciare due nuove idee:

L’individuo poteva così proclamare la sua vita interiore la sorgente di tutti i valori, poteva avanzare la pretesa di un suo diritto proprio, il rispetto dovuto alla sua persona semplicemente in quanto persona. Al posto della legge civile racchiusa nella tradizione ristretta di una città-stato si doveva concepire una legge per tutto il mondo civile, una legge universale ( di cui la legge di una città-stato non è che un caso particolare).

"L’uomo animale politico, frazione della polis o città-stato autonoma, è finito con Aristotele; con Alessandro nasce l’individuo, che deve considerare tanto il regolamento della sua vita personale quanto i suoi rapporti con gli altri individui che con lui compongono il mondo abitato. Per venire incontro alla prima necessità sorsero le filosofie pratiche; per venire incontro alla seconda sorsero nuove idee di fratellanza umana…" Carlyle-

Stoicismo ( Scuola stoica fondata qualche anno prima del 300 a.C. Fondatore della scuola fu un fenicio, Zenone Cizico, i capi della scuola provennero generalmente da paesi periferici del mondo greco, e specialmente dalla periferia del mondo greco, in particolare dall’Asia Minore, dove la fusione tra Greci e Orientali procedeva velocemente. Lo stoicismo fu quindi, fin dalle origini, una scuola ellenistica non greca):

secondo lo stoicismo è la giusta ragione che insegna all’uomo cosa fare e cosa evitare. Sulla giusta ragione dovrebbe fondarsi la costituzione della città del mondo. La giusta ragione è la legge di natura.

LEGGE DI NATURA: modello immutabile di ciò che è giusto e retto, norma di tutti gli uomini sia dei governanti che dei governati.

DOTTRINA DELLE DUE LEGGI: gli stoici sostenevano l’esistenza di due leggi. La legge della propria città ( legge consuetudinaria) e la legge della città del mondo cioè la legge di natura o legge di ragione. La legge di natura ha maggiore autorità della legge consuetudinaria, dovrebbe essere la norma a cui gli statuti cittadini dovrebbero conformarsi. Gli stoici sostenevano a questo proposito che le consuetudini erano diverse, ma la RAGIONE doveva essere UNICA.

DOTTRINA DELL’UGUAGLIANZA DEGLI UOMINI: la cittadinanza del mondo è aperta a tutti poiché dipende dalla ragione e la ragione accomuna tutti gli uomini.

LO STOICISMO A ROMA

I primi tentativi di una giurisprudenza sistematica furono fortemente influenzati dallo stoicismo. La legge romana era stata in origine quella di una città, quella di un gruppo ristretto di uomini che l’avevano ricevuta semplicemente nascendo in quella città. Era una sorta di rituale a sfondo religioso che la rendeva inapplicabile a chiunque non fosse romano di nascita. Quando la potenza politica e la ricchezza di Roma crebbero, si stabilì in città un numero sempre più vasto di stranieri che si trovavano a dover intrattenere i loro affari con romani di nascita. A questo scopo, verso la seconda metà del secondo secolo a.C., i Romani crearono un giudice speciale (praetor peregrinus) per questo genere di affari. Siccome non era applicabile la legge cerimoniale questa doveva essere integrata da considerazioni di equità e senso comune, prendendo quindi in considerazione quello che la pratica faceva apparire giusto e onesto. Ne derivò un corpo di leggi effettivo a cui i giuristi avevano dato il nome di jus gentium cioè legge comune a tutti i popoli. Con il tempo i termini jus gentium e jus naturale confluirono l’uno sull’altro, esprimendo entrambi la concezione che esistono norme di moralità, di giustizia e ragionavolezza nel comportarsi che vincolano tutti gli uomini.

 

CICERONE

All’inizio del primo secolo a.C. enunciò la dottrina stoica della legge naturale nel modo in cui fu conosciuta nell’Europa occidentale dai suoi giorni fino ai nostri:

esiste una legge universale di natura che deriva tanto dal governo provvidenziale del mondo da parte di Dio, quanto dalla natura razionale e sociale degli esseri umani. Su questa legge si basa la costituzione dello stato mondiale; questa legge vincola immutabilmente tutti gli uomini e tutti gli stati. Nessuna legislazione che la contravviene ha il diritto di chiamarsi legge perché nessun governo e nessun popolo ha il diritto di chiamare giustizia l’ingiustizia. Di fronte a tale legge tutti gli uomini sono uguali.

 

"La legge non viene inventata dalla mente umana, né fu un’arbitraria decisione dei popoli; essa è piuttosto una realtà eterna, che sorregge il mondo intero attraverso comandi saggi e divieti. In questo modo (gli stoici) sostenevano che quella legge prima e ultima fosse la mente divina la quale, secondo ragione, impone obblighi o divieti ad ogni cosa…i comandi e i divieti dei popoli hanno il potere di invitarci alla rettitudine ed allontanarci dalle colpe, e questo potere non solo è più antico dell’età dei popoli e delle città, ma è coevo a quel Dio che custodisce e regge il cielo e la terra. Infatti non vi può essere una mente divina senza ragione, né la ragione divina può essere priva di questo potere di sanzionare il bene e il male". CICERONE - De Legibus-

"Siamo spinti dalla natura stessa ad amare coloro che abbiamo generato. Da ciò deriva che tra gli uomini sussiste un interesse reciproco degli uni verso gli altri; perciò è necessario che un uomo, per il fatto stesso di essere un uomo, non appaia estraneo ad un altro uomo. Per natura noi siamo portati ad unirci, ad associarci con gli altri e a costituire una società naturale. Siamo spinti dalla natura ad essere utili a quanti più uomini possiamo specialmente attraverso l’insegnamento e dando regole di prudenza" CICERONE - De Finibus-

 

I PADRI DELLA CHIESA E IL PERIODO MEDIOEVALE

I Padri della chiesa mantennero viva l’idea della legge naturale sottolineandone però principalmente il carattere divino. La legge naturale diventa così legge divina, la legge data da Dio agli uomini e contenuta nella Scrittura non più indagata attraverso la ragione. Cambia anche la concezione dell’obbedienza dovuta alla legge: se per i giuristi romani l’autorità derivava dal popolo e l’obbedienza al potere (fondato sul rispetto della legge di natura) era di carattere civico ora l’obbedienza diventa dovere imposto da Dio. La concezione cristiana del governo implica sempre la teoria del diritto divino.

Dall’elaborazione operata dai Padri della Chiesa e per tutto il periodo medievale troviamo il concetto di legge di natura strettamente legato al concetto di legge divina. La legge naturale è quindi intesa come legge data da Dio agli uomini non legge di ragione.

 

 

I GESUITI SPAGNOLI

La tendenza a liberare la dottrina politica dalla teologia era già rintracciabile negli scrittori gesuiti, principalmente di origine spagnola, tra la fine del 1500 e i primi del 1600 anche se il loro fine era stato fondamentalmente quello di sostenere il potere indiretto del papato sui governi popolari. Intendevano cioè sottolineare l’origine secolare ed umana del governo che dava al diritto divino una posizione di supremazia.

Giovanni de Mariana: sottolinea che il potere regio deriva da un patto con il popolo, il re è quindi sottomesso alla legge come qualsiasi altro cittadino. Il re può essere inoltre deposto per aver violato la legge ( arriva ad accettare il tirannicidio come rimedio contro l’oppressione) e solo al popolo è riservato il diritto di mutare la legge, la legge è custodita dalle istituzioni. Mariana costruisce la sua dottrina dello stato sopra l’esposizione dell’origine della società civile da uno stato naturale precedente al governo in cui gli uomini vivono una forma di esistenza animale; la proprietà privata costituisce un passo cruciale verso la legge positiva e il governo. Considera l’origine e l’evoluzione del governo un passo naturale che ha luogo sotto l’impulso dei bisogni umani.

Franceso Suarez: considera la Chiesa un’istituzione universale e divina e lo Stato un’istituzione nazionale ed umana (unione volontaria dei capi di famiglia) che dipende dai bisogni umani; potere politico e proprietà sono quindi istituzioni umane, da ciò deriva che per Suarez nessuna forma di obbligo politico è assoluta. Lo stato si forma attraverso l’unione volontaria dei capi di famiglia e conseguentemente Suarez stabilisce che il potere della società di dirigere sé e i suoi membri è proprietà inerente della società stessa.

Questa dottrina voleva esaltare senza dubbio il diritto divino del papa per porlo sopra il potere umano e secolare del re, ma essa servì a distaccare sempre più nettamente la politica dalla teologia.

Questi giuristi presentarono in modo sistematico tutta la dottrina della legge naturale( dietro Grozio c’è la giurisprudenza spagnola; in Suarez ci sono moltle delle conclusioni cui perverrà Grozio):

 

"Se ci sono in natura e nella natura umana certe qualità che rendono certe regole di condotta giuste e altre ingiuste, la differenza di bene e male non è dovuta allora alla volontà arbitraria di Dio o dell’uomo ma è una distinzione razionale" - Sabine parafrasando Suarez-

"Neppure il papa può cambiare la legge naturale" -Suarez-
 

Nessun legislatore umano può rendere giusto l’ingiusto ( neppure Dio come affermerà più tardi Grozio)

Concludendo:

-dietro i dettami perticolari della legge ci sono norme universali di carattere razionale

-gli stati come gli individui sono soggetti alla legge di natura

 

RITORNIAMO AL GIUSNATURALISMO SECENTESCO

 

ALTUSIO

Riprese ed elaborò la dottrina antirealista dei calvinisti francesi:

costoro sostenevano che la monarchia assoluta era contraria a quelle norme universali di diritto su cui si sarebbero dovuti fondare tutti i governi. La corona deriva quindi la sua autorità dalla sua posizione di rappresentante della comunità: i re sono istituiti dalla società umana per i suoi fini e perciò il loro potere è limitato.

HOTMAN sostenne la teoria del doppio vincolo del potere sovrano legata alla teoria del doppio patto attraverso cui gli uomini istituiscono la società civile. Attraverso il primo contratto (il re e il popolo stipulano un patto con Dio) la comunità diventa una chiesa, il secondo contratto ha invece carattere specificatamente politico ed è stretto tra re e popolo. Attraverso quest’ultimo il popolo diventa uno stato ed il re è vincolato, in quanto contraente del patto, dall’accordo a governare con giustizia (e il popolo ad obbedirgli finchè agisce in tal modo). Il potere del re risulta quindi limitato dalla sua sottomissione alla legge (che deriva dal popolo e può essere cambiata solo con il consenso del popolo); il re dipende dalla legge di natura e dalle legge del popolo (che non è in disaccordo con la legge di natura).

ALTUSIO sviluppa una teoria politica interamente fondata sull’idea del contratto. La teoria del contratto di Altusio risulta essere molto vicina alla dottrina stoica dell’inclinazione innata degli uomini alla società. L’associazione degli uomini in gruppi è semplicemente naturale.

La sovranità risiede nel popolo e il potere ritorna al popolo se chi lo detiene ne abusa. Altusio riduce tutte le relazioni politiche e sociali all’unico principio del consenso (patto espresso o tacito); il contratto basato sul consenso è "santo" va rispettato in quanto basato sull’autorità divina; anche la legge naturale fondava la sua validità sull’autorità della Scrittura.

 

Il passo finale del distacco totale della legge naturale dai suoi legami con l’autorità religiosa fu compiuto da Grozio.

GROZIO

Grozio sente l’esigenza di una legge che regolasse i rapporti tra stati sovrani.

Va sottolineata l’importanza politica di questo problema nel seicento: - i rapporti tra i poteri politici indipendenti erano sempre più caotici con il crollo di quelle lievi limitazioni che la chiesa medioevale aveva occasionalmente applicato – il sorgere delle monarchie assolute contribuì a consolidare l’idea che fosse la forza l’arbitro dell’interazione tra gli stati – le guerre religiose che seguirono la Riforma sconvolsero l’Europa.

Erano molte le cose che autorizzavano Grozio a credere che il benessere dell’umanità richiedesse una trattazione comprensiva e sistematica delle norme che regolavano i rapporti internazionali. Grozio si appella all’idea di una legge fondamentale ( legge di natura) che possa essere posta alla base della legge civile di ogni nazione e che vincoli, in quanto intrinsecamente giusta, tutti i popoli, i sudditi e i reggitori.

Nella lunga tradizione del pensiero politico anche cristiano nessun pensatore aveva negato la validità di una simile legge, ma con il declino dell’autorità cristiana le basi di questa validità richiedevano un nuovo esame attraverso un approccio razionalistico. Né l’autorità della chiesa né quella della Scrittura potevano costituire la base di una legge che vincolasse popoli protestanti e cattolici e che regolasse i rapporti tra reggitori cristiani i non cristiani.

GROZIO (che aveva alle spalle una tradizione umanistica) RITORNA ALLA FILOSOFIA STOICA.

-gli uomini sono istintivamente esseri sociali

"L’uomo è certo un animale, ma un animale di specie superiore…tra tutti i tratti distintivi dell’uomo c’è un desiderio impellente della società, cioè della vita sociale; non una vita qualunque, ma pacifica e conforme alla misura della sua intelligenza, insieme a coloro che appartengono alla sua stessa specie; quest’inclinazione sociale gli stoici chiamavano sociabilità" -Grozio, Prolegomena-

- è utile la conservazione di un ordine pacifico quindi è bene

"Questo mantenimento dell’ordine sociale…che è consono all’intelligenza umana è la fonte della legge propriamente detta. A questa sfera di legge appartiene l’astenersi da ciò che è di altri; la restituzione di ciò che possiamo eventualmente aver tolto ad altri, con tutti i guadagni che possiamo aver tratti; l’obbligo di mantenere le promesse, di riparare a una perdita avvenuta per colpa nostra e l’applicazione di penalità a ciascuno secondo il suo merito" -Grozio, Prolegomena-

Grozio sostiene che essendo la natura umana quella che è ci sono determinate condizioni (potremmo chiamarli valori) che vanno rispettate e realizzate: - sicurezza degli averi –buona fede –accordo generale tra le condizioni e le conseguenze della condotta degli uomini –santità dei patti

"…la madre della legge di natura è la natura stessa, che anche se non avessimo bisogno di nulla ci condurrebbe tuttavia ai rapporti sociali" - Grozio, Prolegomena-

La legge naturale dà origine, in uno stadio successivo, alla legge positiva degli stati: Grozio riteneva che entro lo sfondo della legge naturale ci fosse posto per considerazioni di utilià che possono variare quindi da popolo a popolo, ma esistono dei principi generali di giustizia che sono naturali, universali e immutabili.

La legge naturale come dettame della giusta ragione

"La legge naturale è un dettame della giusta ragione che dimostra che un atto, a seconda che è o non è conforme alla natura razionale, ha in sé bassezza o necessità morale; e che un atto siffatto è quindi proibito o imposto dall’autore della natura, Dio ( tale richiamo a Dio, specifica Grozio, non implica nessuna sanzione religiosa)" - Grozio, Prolegomena-

- le ingiunzioni della legge di natura sarebbero le stesse se, per ipotesi, Dio non esistesse

"Dunque come Dio non può far sì che duee due non facciano quattro, così non può fare che non sia male ciò che in sé è male" -Grozio, Prolegomena-

Un aspetto fondamentale della dottrina di Grozio risiedeva nella questione del METODO (tema tipico della filosofia seicentesca). Grozio utilizzava un metodo razionale per giungere a un complesso di proposizioni su cui basare i sistemi politici e le disposizioni delle leggi positive: -appello alla ragione –intuizione razionale della natura profonda della realtà. Grozio dava al significato di ragione un valore che non aveva mai avuto nell’antichità, affermava che certe proposizioni legali sono assiomatiche garantite quindi dalla loro CHIAREZZA, EVIDENZA e SEMPLICITA’.

Per Grozio, per PUFENDORF ( altro esponente di spicco del giusnaturalismo) e per tutti coloro che fanno capo alla scuola del diritto naturale il potere civile, ossia l’autorità politica, sono istituzioni umane. Per dimostrarlo immaginano un ipotetico stato di natura in cui gli uomini non costituiscono una società civile, non sono soggetti ad alcuna autorità politica e obbediscono solo alla legge della ragione (legge naturale). L’uomo si assoggetta all’autorità politica per necessità e volontariamente attraverso un contratto sociale. Dal patto nasce l’obbligo del rispetto del patto stesso, obbligo basato sull’impegno.

PUFENDORF sostiene che con il patto di sottomissione i singoli si spogliano di parte della loro libertà naturale a vantaggio del potere sovrano o dell’assemblea sovrana. Da tale alienazione nasce la sovranità, sovranità che non risiede in Dio, ma esiste in potenza in ogni uomo (laicità del potere civile)

Si legge in Pufendorf:

"Essendo la sovranità il frutto di una convenzione, in virtù della quale i sudditi si impegnano a non resistere al sovrano e a permettere che disponga delle loro forze e capacità nel modo che ritiene più opportuno, è evidente che in ogni individuo ci sono per così dire dei semi del potere sovrano. Riunendo questi semi e facendoli germogliare, i patti danno origine al potere sovrano". -Pufendorf, Droit de la nature et des gens-

Nel momento del contratto il popolo può esigere delle garanzie e sottomettersi solo a condizione che chi avrà il potere governi secondo regole precise, dette leggi fondamentali, che limitano quindi la sovranità.