Manuela Clerici –

La gloriosa rivoluzione inglese

 

Obiettivi

Gli obiettivi della lezione sono:

- Far acquisire una buona conoscenza degli eventi storici e politici e delle questioni economiche e sociali che portarono l’Inghilterra verso l’affermazione dei diritti dei cittadini e dei loro rappresentanti e la creazione di una monarchia costituzionale;.

-far conoscere la riflessione filosofica collegata agli eventi storici affrontati;

- Stimolare la capacità di ripercorrere il percorso storico compiuto dal mondo inglese nel XVII sec. sapendo cogliere la portata del secondo moto rivoluzionario, troppo spesso dipinto come un corollario della prima rivoluzione inglese;

- Sviluppare la capacità di costruire collegamenti interdisciplinari, soprattutto con la filosofia;

- Promuovere di un atteggiamento critico-problematico nei confronti degli eventi storici, che sappia ricercare e mettere il luce le questioni economiche, sociali e politiche che fanno da sfondo alla storia degli eventi.

Destinatari

Studenti della IV B, Liceo scientifico di Orzinuovi, istituto Grazio Cossali, costituita da 25 studenti. La classe ha un buon rapporto con l’insegnante, la maggior parte degli studenti intervengono senza bisogno di essere stimolati. Sono abituati a studiare la storia anche in modo autonomo, leggendo il manuale e selezionando le parti più importanti, meno a leggere documenti in classe.

Prerequisiti

- Si presume che gli studenti abbiano una conoscenza generale delle problematiche politiche, sociali ed economiche e degli eventi storici che riguardano l’Inghilterra dal periodo elisabettiano alla prima metà del 1600. Inoltre si deve accertare che gli studenti abbiano una conoscenza specifica delle trasformazioni che coinvolgono l’Inghilterra con la Prima Rivoluzione inglese (che hanno studiato da soli a casa, durante le vacanze);

- Parallelamente si presume che gli studenti abbiano acquisito familiarità con un certo lessico che riguarda le dinamiche storiche e sociali dell’età moderna.

Tempi

1 ora e mezza

Metodi

Lezione dialogata - lettura e commento dei testi forniti in fotocopia – dialogo con gli studenti e domande in previsione della verifica

Materiali

-Manuale di Storia  Moderna: Carlo Capra Età Modena, Le Monnier, Milano 2005

-Fotocopie con brani Da J.Locke, Due Trattati sul governo civile, a cura di L. Pareyson, Torino, UTET, 1960 e  Da J.Locke, Saggio sulla tolleranza, trad. di Casalini B.,«Bollettino telematico di filosofia politica», http://purl.org/hj/bfp/12,15/09/2006.

Prova di verifica

L’insegnante ha fatto una prova scritta con domande aperte, che vertevano però essenzialmente sulle divisioni religiose e sociali in Inghilterra durante la prima rivoluzione inglese. Nella seconda ora di lezione, tuttavia, ho potuto verificare gli esiti della mia spiegazione, perché mi sono messa a disposizione dei ragazzi per rispondere alle loro domande in vista del compito in classe imminente.

 

 

Contenuti:

-Il protettorato di Cromwell:

La lezione inizia cercando di delineare, facendo delle domande ai ragazzi, qual’era la situazione politica, sociale e religiosa dell’Inghilterra alla fine della prima rivoluzione, con il protettorato di Cromwell.

La rivoluzione precedente era terminata nel 1649 con la decapitazione del re Carlo I Stuart, che aveva cercato di intromettersi tra le divisioni createsi tra l’ala conservatrice del movimento rivoluzionario, radicata nel parlamento, e l’ala dell’esercito. L’esecuzione del re è seguita dalla creazione di un Consiglio di Stato al posto del Consiglio privato della corona, dalla soppressione della Camera dei Lords e dalla proclamazione della Repubblica unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda, il  Commonwealth. Tuttavia, le sorti di questa repubblica sono segnate da Cromwell, che si pone a capo dei “Grandi”, cioè dei capi dell’esercito ed elimina sia le divisioni politiche interne, reprimendo i livellatori (che  rivendicavano la sovranità popolare, la soppressione di tutti i privilegi, una semplificazione delle leggi, un’istruzione per tutti e soprattutto il suffragio per  tutti i maschi adulti) sia le ribellioni di  irlandesi cattolici e scozzesi. Fatto questo, Cromwell avvia un riassetto istituzionale interno: viene sciolto ciò che restava del lungo parlamento e al suo posto si pone il “Parlamento Barebone” (o all’osso), un’assemblea dei membri più influenti dell’esercito che nel 1653 emette una carta costituzionale che proclama Cromwell lord protettore di Inghilterra, Scozia e Irlanda. Questo protettorato assume i contorni di una dittatura in cui potere esecutivo e militare si fondono: l’esercito viene epurato dei membri più radicali e il territorio è diviso in 11 distretti sottoposti ciascuno ad un generale. Cromwell però deve affrontare l’opposizione della City di Londra, della Gentry e degli yoemen, quindi di quei ceti moderati che erano stati gli attori centrale della prima rivoluzione inglese e che non accettano:

- il rialzo della pressione fiscale per pagare le guerre esterne e il mantenimento dell’assetto militare;

- l’annichilimento del parlamento.

La debolezza del protettorato si rivela nel 1658, quando morto Oliver Cromwell il  figlio Riccardo non può evitare una profonda crisi istituzionale. E il generale Monck dà voce allo scontento dell’esercito, della gentry e dei gruppi capitalistici, che interpretavano il ritorno degli Stuart come un male minore rispetto alla dittatura militare. Nel 1660 Monck su Londra e insedia come nuovo re Carlo II Stuart, costringendo Riccardo ad accettare al sua destituzione.

 

- Il regno di Carlo II

Per salire al potere, il nuovo re deve firma un documento, detto Dichiarazione di Breda , con il quale si impegna a riconoscere l’assetto della proprietà e del diritto civile vigente in Inghilterra dopo la prima rivoluzione a concedere una larga amnistia e a tollerare una certa libertà religiosa. In altre parole, si restaura la monarchia con i suoi cerimoniali di corte e i titoli nobiliari tradizionali, il parlamento con camera dei comuni e camera dei lords e la chiesa anglicana di stato con i suoi vescovi, ma ormai gran parte dei titoli tradizionali sono svuotati di contenuto e gran parte della rappresentanza è costituita da quei membri sopravvissuti del lungo parlamento, e dai grandi gruppi capitalistici che erano stati decisivi per abbattere la dittatura militare.

L’atteggiamento politico di Carlo II è da subito segnato da una profonda ambiguità: come tutti gli Stuart precedenti, infatti, Carlo II aveva l'obiettivo di rafforzare la monarchia a discapito del Parlamento, ma tale obiettivo risulta difficile perché la prima rivoluzione inglese e l’esperienza del protettorato di Cromwell avevano rafforzato nei ceti più abbienti della nobiltà e nei nuovi ceti mercantili la consapevolezza della propria responsabilità nella gestione degli affari pubblici.

In un primo momento, perciò,  Carlo II evita di mettere in discussione il compromesso del 1660:

     -Dal punto di vista della politica religiosa e sociale la sua prima preoccupazione è concedere l'amnistia a tutti coloro che avevano commesso delitti più o meno gravi in nome di una o dell’altra fazione religiosa, e, contestualmente, condannare a morte tutti coloro che avevano firmato la pena di morte per suo padre, Carlo I. 

     -Dal punto di vista economico, invece, il rapporto con il parlamento dipende soprattutto dall’esiguità delle entrate ordinarie della corona: esse erano costituite principalmente dai dazi doganali e da un’imposta sui consumi degli alcolici (accisa) e per ottenere somme maggiori la corona doveva rivolgersi alla rappresentanza nazionale.

Due fattori, però gli permettono inizialmente di mantenere una certa indipendenza dal Parlamento:

1) l’Inghilterra si trova  in una fase di sviluppo economico, poiché è riuscita in parte a porre un freno al circolo che lega allevamento ed agricoltura: i proprietari terrieri non si limitano a raccogliere il fieno delle proprie terre o a dedicarle al pascolo, ma importano dall’Olanda trifoglio rosso, erba medica e grosse rape che, coltivate con i cereali, arricchiscono il cibo del bestiame e costituiscono un ottimo fertilizzante. Questo permette ai proprietari di investire capitale in altri generi alimentari, come la birra, e favorisce un ritorno alla manifattura tessile, prima spostata in Irlanda, specie in città a contatto con l’isola come Manchester, dove si impantano manifatture di lino sotto il controllo dei mercanti. Questo sviluppo economico, se da un lato permette un ulteriore crescita della gentry e del ceto mercantile, dall’altro crea un aumento naturale dei gettiti che provengono alla corona dai dazi o dall’accisa.

2) Trova l’appoggio di Luigi XIV col quale stipula un trattato stipulato a Dover : il re francese si impegna a fornirgli un consistente sussidio annuo in cambio della promessa dello Stuart di prestargli man forte contro l’Olanda e di favorire di una restaurazione del cattolicesimo oltremanica.

 

- Lo scontro tra Carlo II e il parlamento:

Il  tentativo di Carlo II di svincolare la monarchia dal rapporto col parlamento suscita i sospetti e le ostilità dell’opinione pubblica; anche se l’accordo col re di Francia era segreto sono evidenti le inclinazioni filo-cattoliche del monarca, rafforzate dal fatto che è privo di figli maschi e l’erede al trono fosse il fratello Giacomo, fervente cattolico. In questo periodo si era creato un clima di maggiore tolleranza tra anglicani e puritani, ma restava forte l’astio verso i cattolici e lo Stuart alimentava i sospetti di un’opinione pubblica molto sensibile al pericolo del papismo. Infatti, in Inghilterra il capo dello stato, cioè il re, era anche capo della chiesa e giurare fedeltà al Pappa significava, secondo gli anglicani, subordinare la chiesa inglese ad un capo di stato straniero (di qui la profonda ostilità verso i cattolici).

Così, nel 1672 il parlamento si oppone ad una Dichiarazione di Indulgenza emanata da Carlo II e nel 1673 emette  il Test Act (atto di prova), un atto in cui subordina l’accesso alle cariche civili o militari a una professione di fede anglicana.

In pratica, con questo atto il parlamento, più che rivendicare gli articoli di fede, come il rifiuto del principio di transustanziazione o dell’adorazione dei santi e di Maria, vuole tutelare l'integrità politico-religiosa del paese rifiutando qualsiasi sottomissione della chiesa anglicana al Papa. Nel 1679, inoltre, i comuni di fronte ad un clima di attrito con la corona, decidono di rinnovare in parlamento una legge nota con il nome Habeas corpus, una legge secondo la quale i cittadini che non fossero giudicati entro un tempo stabilito per legge avrebbero dovuto essere liberati. In pratica, dal XIII secolo (dalla Magna carta) il diritto inglese prevedeva che nessun cittadino potesse essere imprigionato se non in virtù di una condanna penale o di un arresto per debiti, ma i sovrani Stuart durante la lotta col Parlamento, avevano fatto dell’arresto un mezzo per eliminare gli oppositori politici. Rinnovando l’Habeas Corpus il Parlamento conferma il suo ruolo di custode dei diritti dei sudditi inglesi e consolida le conquiste della prima rivoluzione.

 

Whig e tory (spiego queste due correnti con uno schema alla lavagna):

Nel frattempo, di fronte ai  problemi religiosi e dinastici si erano creati due orientamenti politici destinati per tutto il 1700 ad alternarsi alla guida del paese e indicati con nomi che rimarranno nel tempo a designare due partiti storici inglesi: Whig e Tory. Entrambi questi partiti vanno pensati come espressione di un gruppo sociale ristretto, ma con l’andare del tempo le posizioni dei tories avrebbero rappresentato il mondo agricolo conservatore e i wighs a

vrebbero assunto posizioni vicine alla borghesia commerciale.

Wigh e Tory concordano su:

1) legittimità della monarchia, 2) sistema istituzionale tripartito (monarchia, comuni, lords).

Tuttavia si dividono sull’assetto da dare a questa struttura monarchica:

 

 

 

Diritto monarchico

Politica interna

Politica estera

Problema religioso

Wighs

Il potere è conferito al re dai sudditi e limitato dal parlamento

Sostegno ai ceti mercantili

Inimicizia verso l’Olanda (alleanza con la Francia)

Tolleranza religiosa (esclusi i cattolici), no alla chiesa di stato

Tory

Monarchia di diritto divino

Sostegno ai proprietari terrieri

Sostegno all’Olanda contro il potente stato francese

Chiesa anglicana contro le sette allora diffuse

 

I Whigs, erano chiamati così dagli avversari: il termine significa infatti “bovari” ed era usato per designare i calvinisti scozzesi. Essi sostengono la superiore autorità del Parlamento rispetto al monarca e vogliono smantellare la Chiesa di Stato e i poteri dei vescovi anglicani e mettere fuori legge il cattolicesimo, escludendo dalla successione al trono Giacomo, fratello di Carlo II. In politica estera, rappresentando sempre più i gruppi mercantili, osteggiano i rapporti con l’Olanda, padrona del commercio marittimo, e preferiscono l’alleanza con la Francia.

I Tories, indicati dagli oppositori con questo termine che significa banditi e che veniva riferito ai ribelli irlandesi, sono fautori della monarchia di diritto divino (il potere viene trasmesso da Dio ad Adamo e da lui ai vari re, per trasmissione) e del legittimismo dinastico e della Chiesa anglicana, vista come baluardo contro le sette protestanti. In politica estera essi sostengono l’alleanza con l’Olanda, poiché temono la potenza francese.

 

La radicalizzazione assolutista di Carlo II e il regno di Giacomo II:

Dopo il 1680 la politica di Carlo II, sotto la crescente influenza del fratello, si sviluppa in senso assolutistico. Carlo II scioglie più volte il Parlamento per impedirgli di votare un Atto di esclusione, cioè una legge voluta dagli Whigs che escludesse i cattolici dalla successione al trono; gli statuti dei boroughs, cioè di quelle città che erano dotate di franchigia elettorale sono riformati in modo da favorire l’elezione di partigiani della monarchia e gli oppositori politici della corona vennero perseguitati da giudici docili al volere del re.

Questa politica viene proseguita da Giacomo II fratello di Carlo, salito al trono nel 1685. Questi:

-Lega a se i cattolici del regno;

-Rafforza l’esercito (i cui effettivi salirono da 9000 a 20000 uomini) mettendovi a capo dei cattolici e si predispone a mantenerlo anche in tempo di pace contro il principio del diritto consuetudinario secondo il quale convocare l’esercito in caso di guerra era prerogativa del parlamento (in tempo di pace i sistemi di difesa erano affidati alla flotta).

- Nel 1687 tenta di abolire il Test Act e di sostituirlo nel 1688 con una nuova dichiarazione di indulgenza nei confronti dei cattolici e dei dissidenti religiosi ed impone che sia letta durante la messa da tutti i vescovi. A questo punto persino i parroci fedeli alla Chiesa d'Inghilterra, giudicando assolutistici i propositi del re, rifiutano di seguire Giacomo sulla strada della restaurazione cattolica. Inoltre, nel 1688 dal matrimonio combinato da Papa Clemente X e Luigi XIV con Maria Beatrice d'Este  nasce un figlio maschio che Giacomo II fa battezzare secondo il rito cattolico.

 

La gloriosa rivoluzione

Davanti al pericolo di un ritorno all’assolutismo e al cattolicesimo, Whigs e Tories superano le loro distinzioni e fanno fronte comune contro il re:

-I tories accettano la supremazia del parlamento e della legge sulla volontà del sovrano e la tolleranza religiosa;

-I whigs accettano, posta la promessa di una riforma nel senso della tolleranza religiosa, di consentire la partecipazione dell’Inghilterra ad una lega europea contro Luigi XIV di Francia e dunque di allearsi con L’Olanda.

Così tra il 1687 e il 1688 l’intero Parlamento decide di chiamare sul trono inglese Guglielmo III d’Orange, stadtolder d’Olanda,  protestante aveva sposato Maria, figlia di Giacomo II.

Si compie così u rivoluzione, che è detta gloriosa perché non comporta alcuno spargimento di sangue: semplicemente il governatore Olandese sbarca in Inghilterra nel 1688 e Giacomo II, dopo una breve detenzione, è costretto a fuggire in Francia.

Guglielmo III e Maria Stuart sono proclamati sovrani d’Inghilterra nel febbraio del 1689 e un Parlamento di convenzione convocato da Guglielmo dichiara che Giacomo II, avendo tentato di sovvertire la costituzione del regno e di infrangere il contratto fra monarchia e popolo, ed essendo scappato, aveva abdicato al governo e per questo il trono risultava vacante.

 

La monarchia costituzionale inglese

Guglielmo III e Maria Stuart  firmano la Dichiarazione dei diritti (Bill of rights) nel 1689. In questo documento si ribadiscono i diritti del cittadino e poteri della Corona che si erano definiti nei secoli  e si considerano acquisiti in virtù della consuetudine e violate dai precedenti sovrani. Soprattutto, l’importanza del documento sta nel fatto che  i nuovi sovrani riconoscono solennemente  nel Parlamento la fonte del proprio potere e si impegnano al rispetto dei limiti che esso pone alla propria autorità aprendo la strada al percorso che conduce alla formazione di una monarchia costituzionale.

La principale questione in gioco era: deve il re sottostare alla legge oppure la legge al re? L’interesse del Parlamento coincideva con quello della legge, perché il Parlamento poteva alterare la legge e se la legge sovrastava l’autorità regia, ma era alterabile dal parlamento, il Parlamento doveva avere il potere supremo. Giacomo II aveva tentato di rendere la legge alterabile su larga scala per opera del re e di divenire padrone del Parlamento, cioè di fatto un despota. Con la gloriosa rivoluzione vince l’idea contraria: il re è il primo servitore della legge, non il suo padrone; l’esecutore della legge, non la sua fonte, poiché solo il Parlamento può modificare le leggi. E’ vero che la prima guerra civile era stata combattuta in parte intorno alla medesima questione e il diritto comune, ma la vittoria della legge e del Parlamento in quell’occasione era stata ottenuta grazie al puritanesimo e quella passione religiosa, accoppiata col militarismo, aveva poi rovesciato legge e Parlamento e portato i ceti medi (1660) a restaurare re, legge e Parlamento senza una definizione dei loro rapporti. Nel 1688, invece, la legge e il Parlamento hanno dalla loro parte l’intera forza dell’anglicanesimo e lo scetticismo latitudinario (una corrente religiosa incline alla tolleranza nei confronti delle varie confessioni, che distingue i principi fondamentali delle scritture dalle interpretazioni); tutti schierati contro l’interesse cattolico al quale Giacomo aveva legato la causa regia. Così, mentre nel 1645 avevano vinto i puritani, nel 1688 vince la legge, e quindi il Parlamento legiferatore trionfa sul re. Sempre nel 1689, alla Dichiarazione dei diritti fece seguito infatti l’Atto di tolleranza che abrogò le pene comminate ai dissenzienti religiosi (ma non quelle che colpivano i cattolici).

 

La teoria di John Locke e l’influenza sulla gloriosa rivoluzione:

Teorico di questo assetto è John Locke che, tornato dall’Olanda al seguito di Maria Stuart, pubblicò nel 1690 i Due Trattati sul governo civile.

-Nel primo di questi scritti Locke critica la teoria espressa ne Il Patriarca o il potere naturale dei re, un’opera in cui Robert Filmer, contro gesuiti e calvinisti, riafferma il diritto divino e il dovere di obbedienza passiva. Secondo questa teoria il potere regio è paragonabile all’autorità dei genitori, discende da Dio ad Adamo e si trasmette alle varie dinastie regnanti per generazione.

-Nel secondo trattato invece Locke esprime la sua concezione del potere politico patendo dalla descrizione della condizione degli uomini allo stato di natura. Locke ritiene che lo stato non sia una struttura naturale, ma che gli uomini deleghino al sovrano alcuni poteri per salvaguardare i loro diritti fondamentali ed inalienabili. In questo modo, egli sostiene la superiorità della legge rispetto al sovrano e l’idea di un regime parlamentare in cui fossero rispettate vita,  proprietà e libertà di coscienza ed opinione ed arriva a giustificare la rivoluzione, perché sostiene la legittimità dell’insurrezione dei sudditi qualora i diritti fondamentali fossero violati.

La gloriosa rivoluzione inglese diviene un evento decisivo rivoluzione della storia inglese proprio perché si basa su questa teoria: poggiando su tolleranza e razionalità infatti, essa avrebbe dato all’Inghilterra un assetto che non sarebbe stato più rinnegato, mentre la maggior parte dell’opera della prima rivoluzione era stata rinnegata. Soprattutto da questo momento il re non può  scegliere liberamente i ministri, ma deve affidare il governo a quel gruppo che ha vinto le elezioni; egli inoltre, non può scegliere i giudici, che divengono inamovibili a garanzia della superiorità della legge.

Questo edificio costituzionale viene completato nel 1694 dal Triennal Act, che impone l’elezione di un Parlamento almeno ogni tre anni, dall’abolizione della censura sulla stampa (1695) e dall’Act of Settlement del 1701 che escludeva gli Stuart dalla successione al trono a favore degli Hannover.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESTI

Test Act (1673)

Io professo, testimonio e dichiaro con piena convinzione davanti a Dio Onnipotente, di non credere, in coscienza, che la Chiesa romana sia la sola Chiesa cattolica e universale del Cristo, fuori della quale non esiste salvezza; o che il Papa abbia la giurisdizione o la supremazia sulla Chiesa cattolica in generale, né sulla mia in particolare; o che spetti unicamente alla Chiesa romana il compito di giudicare il senso e l’interpretazione delle Sacre Scritture; o che nel Santo Sacramento dell’Eucarestia, avvenga un completo mutamento della sostanza del pane nel corpo del Cristo, mutamento che la Chiesa romana chiama transustanziazione; di non credere che la Vergine Maria o alcun altro santo debbano essere adorati o serviti, né che ad essi si debbano rivolgere preghiere; io rifiuto e rinnego tutte le dottrine e le proposizioni sunnominate, come false, erronee e contrarie alla parola di Dio e alla religione.

 

Bill of rights (1689)

Dopo che i Lords, spirituali temporali e i Comuni, riuniti a Westmister legalmente, pienamente e liberamente rappresentanti di tutti gli organi del popolo di questo regno il tredicesimo giorno di febbraio nell’anno del nostro signore 1689, presentarono alle loro maestà, allora chiamate note con il nome e i titoli di Guglielmo e Maria principe e principessa d’Orange, presenti in persona una certa dichiarazione scritta stesa dai detti Lord e Comuni, nelle seguenti parole: Siccome il precedente Re Giacomo II, assistiti da vari cattivi consiglieri, giudici e ministri da lui impiegati, tentò di sovvertire ed estirpare la religione protestante e le leggi d libertà di questo regno.

  1. Assumendo ed esercitando un potere di dispensare e sospendere dalle leggi e dall’esecuzione delle leggi senza il consenso del parlamento.

  2. Arrestando e processando diversi degni prelati, per aver presentato umilmente petizioni di non dover ricorrere al suddetto presunto potere.

  3. Emanando e facendo applicare una commissione sotto il gran sigillo per l’erezione di un tribunale chiamato la Corte dei commissari per cause ecclesiastiche (in violazione dell’impegno a non istituire tribunali speciali con competenza in materia religiosa Giacomo II nel 1686 creò la Corte dei commissari che aveva specifica competenza nelle questioni religiose)

  4. Prelevando denaro per l’uso delle Corona, sotto pretesto della prerogativa, in modi e tempi diversi da quelli stabiliti dal Parlamento.

  5. Radunando e mantenendo un esercito permanente entro questo regno in tempo di pace, senza il consenso del Parlamento, e avendo acquartierato soldati contro la legge.

  6. Avendo fatto disarmare diversi buoni sudditi protestanti e nello stesso tempo in cui i Papisti erano armati e da lui impiegati contro la legge.

  7. Violando la libertà d’elezione dei membri del Palamento.

  8. Processando nel tribunale di King’s Bench (tribunale centrale con sede a Londra), per motivi e cause giudicabili solo in Parlamento e per diversi altri procedimenti arbitrali e illegali.

  9. E poiché negli ultimi anni persone parziali corrotte e squalificate sono state scelte come giurati nei processi e in particolare diversi giurati in processi per alto tradimento, i quali non erano [in possesso dei requisiti richiesti].

  10. E cauzioni eccessive sono state richieste a persone imprigionate per cause criminali, a elusione dei benefici previsti dalle leggi a difesa della libertà dei sudditi.

  11. E ammende eccessive sono state imposte, e punizioni illegali e crudeli inflitte.

  12. E diverse concessioni e promesse fatte di ammende e confische, prima che vi fosse alcuna sentenza di consapevolezza contro le persone alle quali esse erano imposte.

Tutte cose nettamente e direttamente contro le leggi tradizionali del paese e gli statuti e la libertà di questo regno.

E avendo il suddetto Re Giacomo II abdicato il governo ed essendo il trono quindi vacante, sua altezza il Principe di Orange (che è piaciuto a Dio onnipotente di rendere strumento glorioso della liberazione di questo regno dal papismo e dal potere arbitrario) fece (per consiglio dei Lords spirituali e temporali, e di diversi importanti membri dei Comuni) scrivere lettere ai Lords spirituali e temporali protestanti, e altre lettere alle diverse contee, città, università, borghi […] per la scelta di persone che li rappresentassero in Parlamento e le quali si incontrassero e sedessero a Westmister il ventiduesimo giorno di gennaio dell’anno 1689 perché provvedessero a che la loro religione, le leggi e le libertà non fossero più in pericolo di essere sovvertite: in base queste lettere sono state di conseguenza tenute elezioni.

E quindi i suddetti Lords spirituali e temporali e i Comuni […] ora riuniti in un organo pienamente e liberamente rappresentativo di questa nazione, prendendo in considerazione i modi migliori per raggiungere i fini suddetti, in primo luogo (come hanno fatto in casi simili in genere i loro antenati) per l’assegnazione dei loro antichi diritti e libertà, dichiarano:

  1. che il preteso potere di sospendere dalle leggi o dall’applicazione delle leggi, per autorità regia, senza consenso del Parlamento, è illegale.

  2. che il preteso potere di dispensare dall’osservanza delle leggi e dall’esecuzione delle leggi, per autorità regia, come è stato fatto di recente, è illegale.

  3. che la commissione per costituire una Corte dei commissari per cause ecclesiastiche ed ogni altra commissione o corte di simile natura sono illegali e dannose.

  4. Che la raccolta di denaro ad uso della Corona, sotto pretesto di prerogativa, senza concessione del Parlamento, per un periodo più lungo, o in modi diversi da quelli da esso fissati, è illegale.

  5. Che è diritto dei sudditi rivolgere petizioni al re, e ogni arresto e processo per questo sono illegali.

  6. Che radunare o mantenere un esercito permanente nel regno in tempo di pace, senza il consenso del Parlamento, è illegale.

  7. Che i sudditi protestanti possono tenere armi per la propria difesa secondo le proprie condizioni e come è consentito dalla legge.

  8. Che le elezioni dei membri del Parlamento devono essere libere.

  9. Che la libertà di parola e i dibattiti o i procedimenti in Parlamento non debbono essere posti sotto accusa o contestati in nessun tribunale o luogo al di fuori del Parlamento.

  10. Che non devono essere chieste cauzioni eccessive né imposte ammende eccessive né inflitte punizioni crudeli e insolite.

  11. Che i giurati devono essere nominati regolarmente e che i giurati che processano uomini per alto tradimento devono essere freeholders (liberi proprietari).

  12. Che ogni concessione e promessa di ammende e confische di persone singole prima della sentenza di colpevolezza sono illegali e nulle.

(Cit.in G.Garavaglia, Società e rivoluzione in Inghilterra, Loescher, Torino 1978)

 

La natura e la funzione del Parlamento

Poiché il fine principale dell’entrata degli uomini in società è il godimento della loro proprietà in pace e tranquillità, e i principali strumenti e mezzi diretti a questo fine sono leggi stabilite in quella società, la prima e fondamentale legge positiva di tutte le società politiche consiste nello stabilire il potere legislativo, in quanto la prima e fondamentale legge naturale, che deve governare lo stesso legislativo, consiste nella conservazione della società, e, per quanto concilia con il pubblico bene, di ogni persona che vi si trova. Questo legislativo non soltanto è il potere supremo della società politica, ma rimane sacro e immutabile nelle mani in cui la comunità l’ha collocato, e l’editto di un altro, in qualunque forma sia concepito, o da qualunque potere sia appoggiato, non può avere il valore e l’obbligazione di una legge, se non ha la sua sanzione da quel legislativo che il pubblico ha eletto e designato; perché senza di questa la legge non avrebbe ciò ch’è assolutamente necessario ed essenziale alla, cioè a dire il consenso della società, alla quale nessuno può avere il potere di dar leggi se non per consenso di lei e per autorità da essa ricevuta. E perciò tutta l’obbedienza che, con i vincoli più solenni si può essere obbligati a prestare, fa capo, in definitiva, a questo potere supremo, ed è regolata dalle leggi ch’esso promulga, né può un giuramento prestato a un potere straniero qualsiasi, o a un potere interno subordinato, dispensare un membro della società dall’obbedienza al legislativo, che delibera in seguito alla sua fiducia, né obbligarlo a un’obbedienza che sia contraria alle leggi così stabilite, o vada oltre ciò ch’esse ammettono, poiché è ridicolo immaginare che si possa esser vincolati in definitiva ad obbedire a un potere che nella società non sia il supremo [..]non è necessario, e neppure conveniente, che il legislativo sia sempre in funzione, ma è assolutamente necessario che il potere esecutivo lo sia, perché non c’è sempre bisogno che si facciano leggi, mentre è sempre necessaria l’esecuzione delle leggi che si son fatte. Se il legislativo ha posto in altre mani l’esecuzione delle leggi da lui fatte, ha sempre il potere ritogliergliela […]

                                 (Da J.Locke, Due Trattati sul governo civile, a cura di L.Pareyson, Torino, UTET, 1960)

 

Altri sostengono che tutto il potere e l'autorità del magistrato sono derivati dalla concessione e dal consenso del popolo. A questi dico che non si può supporre che il popolo dia a uno o a più di uno dei suoi membri un'autorità su se stesso per un fine diverso dalla sua conservazione o estenda i limiti della loro giurisdizione oltre i limiti di questa vita.

Fatta questa premessa, che il magistrato non dovrebbe fare nient'altro e non dovrebbe immischiarsi di nient'altro che di quello che assicura la pace civile e la proprietà dei suoi sudditi, consideriamo ora le opinioni e le azioni degli uomini, che, in relazione alla tolleranza, si dividono in tre specie.

1)Tutte le opinioni e le azioni tali che in se stesse non concernono in alcun modo il governo o la società. Di questo genere sono tutte le opinioni puramente speculative e il culto divino.

2)Quelle che per loro natura non sono né buone né cattive, ma riguardano la società e i rapporti reciproci tra gli uomini. Tali sono tutte le opinioni e le azioni pratiche relative alle cose indifferenti.

3)Quelle che concernono la società, ma sono anche buone o cattive per loro stessa natura; e sono i vizi e le virtù morali.Dico che solo le opinioni e le azioni della prima specie (ovvero le opinioni speculative e il culto divino) hanno un diritto universale e assoluto alla tolleranza. Per prime le opinioni puramente speculative (come la credenza nella trinità, nel purgatorio, nella trasustanziazione, negli antipodi, nel regno personale di Cristo sulla terra, ecc.). Che in esse ogni uomo abbia una libertà illimitata appare evidente, perché la semplice speculazione non reca pregiudizio ai rapporti tra gli uomini. Non avendo alcuna influenza sulle mie azioni come membro della società, ma, essendo tali che sarebbero comunque le stesse, con tutte le loro conseguenze, se anche non ci fosse nessun'altra persona al mondo oltre me, non possono in alcun modo creare disturbo allo Stato o danno al vicino, e quindi non rientrano tra le competenze del magistrato. D'altra parte, nessun uomo può dare ad un altro il potere su ciò su cui egli stesso non ha potere (né avrebbe senso se dio lo facesse).

 (Da Locke, Saggio sulla tolleranza, trad. di Casalini B.,«Bollettino telematico di filosofia politica», http://purl.org/hj/bfp/12,15/09/2006.)

 

Classe:

IV B

Data:

7 ottobre 2008

Titolo della lezione:

Le gloriosa rivoluzione inglese

Durata:

1 ora e mezza/2 ore

Quali contenuti erano stati preparati? Vedi pagine precedenti

Con quale organizzazione logica? Vedi pagine precedenti

Con quali attività e mediazioni didattiche? Vedi pagine precedenti

Con quali strumenti e materiali? Con quali testi? Vedi pagine precedenti

Quali contenuti sono stati effettivamente presentati? Perché?

 Ho presentato tutti i contenuti che mi ero proposta ,anche se ho dovuto riassumere alcune parti del mio racconto perché dati i continui interventi e le  interruzioni della classe il tempo ( che sembrava sufficiente) si è poi rivelato scarso.

Quali modifiche è stato necessario apportare all’ordine logico della presentazione? Perché?

In una presentazione ideale della  lezione avrei voluto partire dai brani di Locke per poi mostrare le affinità tra il uso pensiero e le idee degli Wighs e, di qui, con il testo del Bill of rights. La classe tuttavia è poco abituata a tale lettura e,dato il compito in classe imminente, mi è stato chiesto di concentrarmi sugli eventi.

Quali attività sono state effettivamente realizzate? Perché?

Ho realizzato tutte le attività che mi ero proposta, riassumendo e limitando rispetto alle intenzioni la lettura di testi sempre per problemi di tempo.

Quali strumenti, materiali e testi sono stati effettivamente utilizzati? Perché?

I testi, la lavagna

Quale giudizio è possibile dare sulla lezione in termini di completezza, chiarezza, fluidità?

La lezione è risultata completa e abbastanza fluida.

Gli studenti hanno seguito le spiegazioni? Con quale grado di attenzione? Con quale durata? Sono stati presi appunti? Come? Ci sono stati comportamenti di disturbo? Perché?

Gli studenti hanno seguito la lezione con grande attenzione, prendendo appunti e non ci sono stati episodi e comportamenti di disturbo.

Gli studenti hanno partecipato alle attività? Lo hanno fatto spontaneamente o sollecitati? Ci sono state domande? C'è stata discussione? Chi ha partecipato che percentuale rappresenta rispetto alla classe?

La maggior parte degli studenti della classe ha partecipato alla lezione facendomi domande o rispondendo ai miei stimoli. Si tratta di una classe molto attiva e in questo caso, forse per il compito in classe imminente, gli interventi risultano eccessivamente puntigliosi. Comunque questi interventi mi sono stati utilissimi per introdurre il tema, perché i ragazzi hanno dimostrato di conoscere molto bene gli eventi della prima rivoluzione inglese e del protettorato.

Gli studenti hanno richiesto il recupero di nozioni, concetti, metodi, presupposti dal docente, ma non effettivamente posseduti?

Gli studenti hanno mostrato di essere padroni dei prerequisiti e delle preconoscenze che il docente accogliente mi aveva indicato.

Gli studenti hanno fornito degli spunti imprevisti per approfondimenti o interpretazioni divergenti?

Sì, spesso gli studenti hanno fornito spunti per diverse interpretazioni (sembrava che la prima rivoluzione avesse già sostanzialmente compiuto, stando a quanto loro avevano letto sul testo, le conquiste della seconda)

E’ stato possibile verificare il grado di apprendimento e di comprensione dei contenuti trasmessi? Se sì, come può essere valutato?

Vedi tabella iniziale

La classe o singoli studenti hanno manifestato interesse dopo la lezione per approfondimenti o ampliamenti dei temi trattati?

La classe ha mostrato interesse per i temi, soprattutto per la riflessione di John Locke.

La lezione può essere riproposta negli stessi termini? In caso di risposta negativa, come dovrebbe essere riorganizzata alla luce dell’esperienza fatta?

Come ho detto sopra, in una condizione ideale introdurrei il tema partendo direttamente dai testi e integrando maggiormente l’interdisciplinarità tra filosofia e storia.

Comunque, per questa classe e le sue esigenze, dato il compito imminente, credo che la lezione sia stata impostata in modo abbastanza efficace, e ho raggiunto gli obiettivi che mi ero proposta di interessare i ragazzi e far loro comprendere l’importanza di questo evento rivoluzionario.