TREDICESIMO INCONTRO

20 OTTOBRE 2004

LEGGERE FILOSOFIA

LEGGERE FILOSOFIA

  1. Centralità del testo

  2. Gli anni Novanta e la centralità del testo nella didattica della filosofia: Programmi Brocca e nuova generazione dei libri di testo

  3. Il testo come fonte e come laboratorio (Ruffaldi)

  4. Il modello di De Pasquale

  5. Il modello della “Città dei filosofi”

  6. Che cosa leggere?

  7. La lettura dei classici in classe

  8. La costruzione delle schede di lettura

  9. La lettura antologica in classe

  10. La lettura individuale

  11. Lettura e didattica dell’orientamento


 

CENTRALITA’ DEL TESTO E MANUALI SCOLASTICI

1991

GABBIADINI e MANZONI

La biblioteca dei filosofi

Marietti Scuola

1991

CIOFFI, LUPPI, VIGORELLI e ZANETTE

Il testo filosofico

Bruno Mondadori

1996

TORNATORE, FERRISI e POLIZZI

La filosofia attraverso i testi

Loescher

1997

TROMBINO

Filosofia, testi e percorsi

Poseidonia


 

LA CITTA’ DEI FILOSOFI

Seminario di Ferrara, 1994

(La “città” dei filosofi, “Quaderni del Ministero della Pubblica Istruzione”, n. 12, Liceo Classico Statale “L. Ariosto”, Ferrara 1994; leggibile in rete all’indirizzo: http://lgxserver.uniba.it/lei/scuola/filosofi/filosofi2.htm)

[…]

II - Il testo filosofico: schede di lettura, comprensione, verifica

1. QUALE TESTO

Il testo filosofico assume un rilievo cruciale per la stessa definizione della disciplina. Non è possibile prescindere da esso se si intendono realizzare le finalità generati dell’insegnamento, in primo luogo l’educazione al pensare. Soltanto il testo filosofico, nella sua significatività, può avvicinare al contatto concreto con le modalità dei pensare, con lo stile filosofico che ci preme riconoscere e recuperare come modello. Possiamo sviluppare gli obiettivi formativi della disciplina soltanto attraverso il confronto diretto con il testo, che permette di «dialogare» direttamente con il filosofo, di riconoscere la dinamica complessa del procedere dell’autore, la pluralità degli stili del pensare, le peculiarità della ricerca filosofica.

I criteri di significatività didattica delle operazioni di scelta del testo filosofico si possono così individuare:

a. il testo filosofico va scelto in base alla sua congruità con un progetto didattico, una congruità che non è quindi superficialità delle scelte, loro casualità legata a preferenze personali, subalternità dei testi rispetto ad altri strumenti didattici (come il manuale), ma che presuppone l’aderenza al progetto della scuola e della classe,

b. il testo filosofico sarà coerente con gli obiettivi enunciati dai nuovi programmi, con la programmazione per aree disciplinari e con il piano di lavoro personale;

c. si propongono alcuni indicatori relativi agli aspetti formali del testo:

- leggibilità, con particolare attenzione ai livelli raggiunti dalla classe;

- rilevanza storico-problematica, sia in rapporto dinamico con la tradizione filosofica e culturale, sia in relazione al progetto curriculare dell’insegnante strutturato per percorsi;

- compiutezza argomentativa, da vedersi prioritariamente come cogenza interna di una posizione problematica;

- integrità, che non significa necessariamente proposta di un testo nella sua completezza di opera, ma rispetto della struttura data dall’autore, senza tagli e ricomposizioni;

d. sarà opportuno «salvare» la varietà dei testi, nell’aderenza alle differenze di stile e di modalità di pensiero proprio della comunicazione filosofica, e la diversificazione per generi (ad esempio dialogo, trattato, saggio, lettera, aforisma, ...

2. DOVE IL TESTO NELLA LEZIONE

a. Se si vuole che lo studente possa trarre dalla lettura dei testi filosofici il massimo profitto è opportuno che il suo incontro con i testi sia abituale, che cioè la lettura testuale accompagni il suo lavoro in tutto l’arco dell’anno, assumendo un ruolo centrale nella lezione.

b. La lettura del testo non va pertanto procrastinata, posta al termine di lunghe introduzioni che, in qualche modo, anticipino i contenuti delle opere. La presentazione fornita dall’insegnante dovrà limitarsi alle informazioni essenziali e necessarie ad una prima lettura; essa consisterà, ad esempio, nella collocazione del testo:

- all’interno dell’ambito storico-culturale nel quale l’autore riflette;

- all’interno dell’opera specifica da cui il brano è tratto (quando si tratta di testo antologico).

c. Al fine di privilegiare l’incontro degli studenti con il testo, l’insegnante deciderà di volta in volta se condurre in classe la lettura integrale o affrontare con gli studenti la lettura dei passi più complessi o problematici, lasciando loro il compito di completare il lavoro a casa.

d. In tal modo la classe potrà assumere la fisionomia di una comunità di lettori: gli studenti, sotto la guida dell’insegnante che coordina e stimola i loro contributi, possono dialogare con gli autori, trarre da essi spunti di riflessione, acquisire un metodo di lettura e di ricerca.

3. LETTURA E ANALISI DEL TESTO FILOSOFICO

Nel proporre l’approccio ai testi come momento centrale dello studio, intendiamo articolare questa fase del lavoro nei seguenti momenti:

a. Analisi del testo

b. Dal testo al contesto

c. Ritorno al testo

Per il punto a. intendiamo una serie di operazioni tecniche che servono alla scomposizione della complessità testuale. Può essere più comprensibile all’alunno il significato del discorso filosofico se si riesce a ridurlo alla sua essenzialità, ad isolarne le parti costitutive, ad evidenziarne alcune caratteristiche sintattiche.

Per il punto b. si intende il momento in cui si mira a trasferire in un universo semantico più ampio le informazioni consegnateci dal testo.

Per il punto c. si intende il ritorno alla lettura del testo, lasciando sullo sfondo la fase della scomposizione tecnica, per coglierne una maggiore profondità. Ciò potrà avvenire grazie alle competenze attivate nelle due precedenti operazioni che rendono l’alunno più attrezzato all’incontro con il testo.

È evidente in tutto questo processo una circolarità progressiva che unisce queste tre scansioni, pur avendo suddetta circolarità l’analisi del testo come momento di partenza obbligato.

a. Analisi del testo

Le operazioni di seguito indicate consentono la scomposizione del testo. Esse non devono essere applicate in maniera rigida e schematica, ma adattate alle esigenze didattiche e alla natura specifica del testo.

(1) Paragrafazione

(2) Titolazione

(3) Individuazione delle parole-chiave

(4) Enunciazione della tesi e degli argomenti addotti per sostenerla

(5) Individuazione dei problemi e delle risposte in relazione al dibattito filosofico

(6) Scoperta della strategia argomentativa

(7) Individuazione e raccolta delle informazioni relative allo sfondo storico

b. Dal testo al contesto

Questa seconda fase del lavoro è ritenuta indispensabile affinché l’analisi del testo non si riduca ad una pura esercitazione tecnica. A questo proposito le precedenti operazioni (5), (6), (7) sono una propedeutica alla contestualizzazione.

(1) Confronto con l’opera complessiva dell’autore del testo o con parti di essa

(2) Confronto con opere di altri autori riguardanti medesime problematiche

(3) Riflessione sul genere scelto dall’autore

(4) Ricostruzione del contesto storico nelle sue strutture essenziali

Si consiglia la costruzione di un archivio come memoria organizzata della classe. Questo strumento ha anche il vantaggio di rendere visibile agli studenti l’idea che il sapere è un continuo processo non solo di accumulazione ma anche di ridefinizione.

c. Ritorno al testo

A questo punto del lavoro è importante ritornare al testo per affrontarlo nella sua interezza.

Pur lasciando più libero lo studente in questa operazione. può essere utile indicargli la seguente procedura:

1) Classificazione di informazioni per aree problematiche e loro sistemazione secondo coppie di indicatori come ad esempio centralità – marginalità, coordinazione – subordinazione, ecc.

2) Valutazione della tenuta argomentativa al fine di controllarne la coerenza interna, la forza euristica e l’efficacia persuasiva.

3) Valutazione dell’intenzionalità dell’autore nell’affrontare determinati problemi, nell’avanzare determinate risposte, nell’utilizzare determinati stili espressivi.

4. VERIFICA

a. L’adozione della centralità dei testo e il modello non più continuistico dell’insegnamento della filosofia rendono obsolete molte delle tradizionali richieste rivolte all’alunno.

b. Le strategie di verifica non hanno la funzione esclusiva di accertare il raggiungimento degli standards di resa ma risultano funzionali ad orientare:
- lo stile di apprendimento dello studente
- il processo di feedback del comportamento insegnamento/apprendimento

c. Le prove di verifica devono essere costruite a partire dagli obiettivi di:
- programma
- progetto educativo complessivo
- programmazione individuale.

Esse vanno rese esplicite e illustrate agli alunni nelle loro finalità e motivazioni

d. Accanto al colloquio individuale, l’adozione della centralità dei testo suggerisce una tipologia articolata di strumenti:

- prove di verifica strutturate: accertano il livello di informazione e le capacità di analisi.
- prove di verifica non strutturate: accertano abilità di argomentazione e di problematizzazione
- discussione guidata: fornisce indicazioni su modi e gradi di circolazione delle informazioni, capacità di ascolto, attenzione alle opinioni divergenti, capacità di interagire all’interno del gruppo-classe
- glossario e quaderno di lavoro individuale e/o di gruppo forniscono indicazioni sulla capacità di individuare e definire parole-chiave, anche in prospettiva diacronica, sulla capacità di organizzazione delle idee, sulla consapevolezza del proprio processo di apprendimento.


 


 

Un esempio di lettura/comprensione del testo filosofico

Testo: R. Descartes, Discorso sul metodo, Introduzione e I, 1

Presentazione del brano alla classe
Proponiamo la lettura e l’analisi di questo brano di René Descartes, tratto dalla parte iniziale del
Discours de la méthode (1637).
Il testo è scritto in lingua francese, e non in latino, come era consuetudine per i trattati di filosofia (v. altre opere dello stesso autore come i
Principia), perché non è stato concepito come trattato ma, più semplicemente, come una introduzione ai tre saggi scientifici (Meteore, Diottrica e Geometria), di cui voleva essere una esemplificazione metodologica. Egli voleva mostrare, sul filo del racconto autobiografico e della propria esperienza di studio, la correttezza del metodo applicato nei saggi di argomento scientifico. Il testo può essere inquadrato nel genere del racconto autobiografico, i cui tratti sono rintracciabili nella narrazione in prima persona.

Lettura del brano per intero

Operazioni:

(1) Paragrafazione
(2) Titolazione
(3) Individuazione delle parole chiave
(4) Enunciazione della tesi e degli argomenti

(1) (2) Paragrafazione e titolazione
Suddivisioni del brano:
I - Introduzione e divisione in parti
II - Potenza del metodo e universalità della ragione

(3) Individuazione delle parole chiave
I Introduzione e divisione in parti

DISCORSO

REGOLE DEL METODO

QUALCHE REGOLA DELLA MORALE

ESISTENZA DI DIO E DELL’ANIMA UMANA

L’ORDINE DEI PROBLEMI DI FISICA

DIFFERENZA ANIMA UMANA/ANIMA BESTIE

PROGREDIRE

riga 1

" 4

" 5

" 7

" 8-9

" 11-12

" 12

Il primo paragrafo è una sorta di sommario: l’autore conduce il lettore a ripercorrere in sintesi l’intero cammino compiuto, passando attraverso le parole chiave attorno alle quali il Discorso si costruisce.

II - Potenza del metodo e universalità della ragione

BUON SENSO O RAGIONE righe 15, 22, 36

espansioni:
- «la cosa del mondo meglio distribuita» riga 15
- «per natura uguale in tutti gli uomini» riga 22
- «è la sola cosa che ci rende uomini e ci distingue dalle bestie» righe 37-38
- «la capacità di ben giudicare e di distinguere il vero dal falso» righe 20-21

VIA GIUSTA riga 30

APPLICARLO BENE riga 27
* espansioni: - «chi cammina lentamente può fare molta più strada» righe 28-29
- vs «condurre i nostri pensieri per diverse vie» righe 24-25

INGEGNO (= ésprit, ingenium) righe 26, 31, 35-36

* espansioni:
- «il pensiero tanto pronto e l’immaginazione così netta e distinta o la memoria così ampia e viva» righe 32-33-34
- «chi corre» riga 30

NB Da notare la presenza di un ASSE METAFORICO fondamentale:

VIA - camminare, correre righe 24-25" 28-30

(4) Enunciazione della tesi e degli argomenti

ARGOMENTAZIONI

I - Il buon senso o ragione è uguale in tutti gli uomini

- Nessuno desidera più buon senso di quanto ne possieda righe 15-18 (= osservazione dei costumi)
- «non è verisimile che tutti si ingannino» riga 19
- «ciò prova piuttosto che la capacità di ben giudicare e di distinguere il vero dal falso - ciò che propriamente
si dice buon senso o ragione - è per natura uguale in tutti gli uomini e, quindi, che la diversità delle nostre
opinioni non deriva dal fatto che gli uni sono più ragionevoli degli altri» righe 19-24

II - Ciò che conta è applicare bene la ragione (= il metodo)

- «Chi cammina molto lentamente può far molta più strada, se s’attiene sempre alla via giusta,
di chi corre, ma se ne allontana» righe 28-30
- Lo prova l’esperienza personale: «Quanto a me…» righe 30-38
- «Non basta infatti esser dotati di un buon ingegno; importa soprattutto applicarlo bene» righe 26-27

III - Argomento ex auctoritate: la communis opinio dei filosofi scolastici

- è opinione comune dei filosofi «che il più e il meno si dà soltanto negli accidenti e non nelle forme o nature» righe 40-41
- «la ragione o senso, in quanto è la sola cosa che ci rende uomini e ci distingue dalle bestie,
voglio credere che sia tutt’intera in ciascuno di noi» righe 36-38

NB In sede di stesura definitiva dell’analisi non potrà essere trascurata la presenza (ingombrante) di un verbo epistemico come «credere», rafforzata peraltro dall’indicazione volitiva: «voglio credere», riga 38.

TESI

La ragione, poiché coincide con la natura umana ed è quindi uguale in tutti gli uomini, se «applicata bene» consente di fare molta strada.

TEMA

Progredire con metodo nella ricerca della verità.

[…]

II - SCHEDA DI LETTURA DEL TESTO

(Anna Bianchi, Liceo scientifico statale "E. Majorana" Rho, Milano)

Autore: ______________________________________________________________

Titolo: ______________________________________________________________

( ) Brano: in _________________________________________________________

( ) Opera: _________________________________________________________

1) Indicare (s)

1 . Forma letteraria (dialogo, trattato, lettera, ecc..):

_____________________________________________________________________

2. Contesto (data compilazione, situazione, luogo, ecc...

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

3. Scopo (con riferimento all’intero testo, se si è letto un brano):

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

II) Leggere individuando (S) La struttura del testo (distinguere, ad esempio, le premesse, la formulazione della tesi sostenuta, le parti argomentative, le parti narrative o descrittive, ecc...

III) Indicare (s):

1. Problema o problemi principali affrontato/i nel testo:

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

2. Tesi sostenuta/e conclusione/i:

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

IV)

1. Ricostruire analiticamente (s) le argomentazioni (premesse) portate a sostegno della/e tesi.

2. Definire (s) la base su cui poggiano le argomentazioni (dato, opinione, definizione, principio, teoria, confutazione di tesi opposte, ecc ... )

3. Individuare (s) eventuali tesi solo enunciate e non argomentate.

V)

I. Indicare (s) il procedimento logico utilizzato nelle argomentazioni (deduzione, induzione, analogia, dimostrazione per assurdo, ecc.)

2. Valutare la coerenza interna del procedimento argomentativo

VI)

1. elencare (s) termini e concetti filosofici che caratterizzano il testo

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

2. Individuare (s) eventuali nessi tra i termini e i concetti elencati (identità, opposizione, implicazione, ecc ... ):

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

VII) Paragrafazione / Titolazione

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

VII)

1. Individuare (s) eventuali riferimenti al contesto storico

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

2. Evidenziare i riferimenti espliciti ad altri autori

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________

3. Individuare analogie e differenze coi testi dello stesso autore o di altri autori sullo stesso tema

_____________________________________________________________________

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_____________________________________________________________________


 


 

LEGGERE I CLASSICI

SCHEDE DI LETTURA


 

CESARE BECCARIA

Dei delitti e delle pene


 

[I fondamenti della filosofia politica di Beccaria: stato di natura, alienazione di diritti, stato sociale]

I. Origine delle pene

Per spiegare l’origine delle pene, Beccaria descrive l’origine della società a partire dallo stato di natura.

  1. Lo stato di natura è uno stato…

  2. Per uscire dallo stato di natura gli uomini alienano…

  3. Nella società gli uomini conservano ancora dei diritti? Qual è la differenza rispetto allo stato di natura?

  4. Che cos’è la sovranità di una nazione?

  5. Che cosa sono le leggi?

  6. A che cosa servono le pene?


 

II. Diritto di punire

  1. Da dove deriva il diritto di punire?

  2. Quando una pena è ingiusta?


 

[Conseguenze dei principi enunciati]

                    1. Conseguenze

                       

  1. Chi ha il diritto di decretare le pene? Perché?

  2. Il sovrano ha un potere assoluto sugli individui o limitato? Perché?

  3. L’atrocità delle pene è non solo inutile, ma contraria “alla giustizia ed alla natura del contratto sociale”. Perché?


 

                    1. Interpretazione delle leggi


 

  1. Il giudice deve interpretare le leggi? Perché?

  2. “In ogni delitto si deve fare dal giudice un sillogismo perfetto: la maggiore dev’essere la legge generale, la minore l’azione conforme o no alla legge, la conseguenza la libertà o la pena”. Spiega quest’affermazione, eventualmente costruendo un esempio.


 

V. Oscurità delle leggi

In questo capitolo, che sviluppa i concetti precedenti, ricorrono alcuni temi caratteristici della critica illuministica. Puoi metterne in rilievo alcuni:

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

[Delitti e pene]

    Proporzione fra i delitti e le pene


 

  1. Beccaria enuncia il principio: “E’ interesse comune che […] i delitti […] siano più rari a proporzione del male che arrecano alla società”. Le pene sono “ostacoli politici” ai delitti. Quale conseguenza deriva dal principio precedente circa l’entità delle pene?

  2. Il metodo usato dal Beccaria esemplifica in modo molto chiaro la “razionalità” illuministica. Puoi metterne in luce gli aspetti che ti sembrano più significativi?

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Errori nella misura delle pene

Il principio precedentemente enunciato, benché fondato sulla ragione, non è stato universalmente riconosciuto. Ne sono derivati alcuni errori tipici nella misura dei delitti. Individua questi errori e cerca di portarne degli esempi:

Errore

Ragione dell’errore

Esempio

………………………………………………………………………………………………………………………


 


 

………………………………………………………………………………………………………………………


 


 

………………………………………………………………………………………………………………………


 


 

[…]


 

J.G. FICHTE

Lezioni sulla missione del dotto (1794)

[…]

Seconda lezione: La missione dell’uomo nella società.

Nella seconda lezione Fichte affronta la questione della missione dell’uomo nella società (2).

Per rispondere a questa domanda, Fichte definisce il concetto di “società”: per Fichte

Società è …

Il concetto di società presuppone l’esistenza di altri esseri umani. Per la filosofia di Fichte questa esistenza costituisce un problema. Perché? In quali termini lo esprime Fichte?

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Questo problema è una conseguenza necessaria dei principi della filosofia moderna, da Cartesio in poi: spiega per quale ragione:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

E’ possibile, secondo Fichte, desumere dall’esperienza l’esistenza di altri esseri ragionevoli al di fuori di noi? Perché?

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Quale ragione possiamo portare per affermare l’esistenza di altri esseri ragionevoli?

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Fichte riprende la dottrina kantiana del rapporto tra ragion pura e ragion pratica: spiega questo riferimento.

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

[…]


 

LEGGERE L’ANTOLOGIA

SCHEDE DI LETTURA

SENOFANE

 

Gli dei non hanno certo svelato ogni cosa ai mortali

fin dal principio; ma, ricercando,

gli uomini trovano a poco a poco il meglio


 

Secondo congettura, ciò dev’essere ritenuto simile al vero.


 

E nessun uomo ha mai scorto l’esatta verità,

né ci sarà mai chi sappia veramente intorno agli dei

ed a tutte le cose ch’io dico.

Ché se anche qualcuno arrivasse ad esprimere

la verità ultima, neppure lui tuttavia ne avrebbe conoscenza,

perché di tutto vi è solo un sapere apparente.


 

Senofane, in questi frammenti, espone la sua concezione della conoscenza e la oppone ad un'altra, che invece rifiuta.

Attraverso i seguenti esercizi, prova a definire le due concezioni.


 

A. Prima di tutto, individua tra le seguenti frasi quelle che meglio corrispondono a quanto Senofane afferma nei frammenti letti:

1.All'inizio dei tempi gli uomini possedevano un sapere perfetto.

2.Agli inizi della loro storia gli uomini erano ignoranti.

3.Gli uomini acquisiscono la conoscenza attraverso la ricerca.

4.Il sapere viene rivelato agli uomini dalle divinità.

5.Il sapere viene trasmesso inalterato di generazione in generazione.

6.Il sapere viene migliorato di generazione in generazione.

7.La critica non è ammessa.

8.La critica è tollerata.

9.La critica è richiesta e sollecitata.

10.Il sapere umano progredisce gradualmente nel tempo.

11.Il sapere umano può solo corrompersi con il passare del tempo.

12.La conoscenza è sempre ipotetica e congetturale.

13.L'uomo può conoscere la verità assoluta.

14.L'uomo, attraverso la ricerca, può arrivare alla verità assoluta.

15.L'uomo, attraverso la ricerca, può avvicinarsi alla verità, senza mai raggiungerla.

16.Anche se l'uomo potesse raggiungere la verità, non potrebbe avere la certezza di averla raggiunta.

17.L'uomo può raggiungere la verità e, grazie alla dimostrazione razionale, essere certo di questa verità.

18.L'uomo possiede la verità, non grazie ai suoi mezzi, ma per dono divino.

19.L'uomo può essere certo della verità, solo se questa gli è rivelata dall'autorità riconosciuta.


 

B. Le risposte corrette (in numero di otto), e alcune di quelle respinte, che esprimono idee opposte, possono essere raggruppate in una tabella, che definisce due concezioni rivali della conoscenza. Le frasi scelte dovrebbero rispondere alle seguenti domande:


 

Concezione

Critica e razionale (il logos)

Teologica e sacrale (il mythos)

1. Come era il sapere umano alle origini?


 


 

2.Come gli uomini

acquisiscono il sapere?


 


 

3. Come viene trasmesso il sapere?


 


 

4. Può progredire il sapere?


 


 

5. Quale valore ha la conoscenza umana?


 


 

6. L’uomo può arrivare alla verità? Come?


 


 

7. L’uomo può raggiungere la certezza?


 


 

8. La critica è ammessa?


 


 

C. La concezione della verità e della conoscenza proposta da Senofane ricorda quella:

(a) di una casta sacerdotale o di una Chiesa, depositaria di una verità assoluta;

(b) di un gruppo di scienziati che ricercano la verità, attraverso ipotesi, discussione critica ed esperimenti.

(c) a nessuna delle due (se vuoi, spiega perché).

D. La concezione della verità e della conoscenza proposta da Senofane è vicina:

(a) a quella dei filosofi di Mileto, che avanzavano teorie audaci, le criticavano e ne proponevano di migliori.

(b) a quella dei Pitagorici, che trasmettevano la sapienza del loro maestro.


 

PARMENIDE

1.Anche Parmenide come Senofane affronta il problema della conoscenza. Possiamo confrontare la sua concezione con quelle definite negli esercizi relativi a Senofane. A quale delle due può essere accostata?

2.Probabilmente la teoria della conoscenza di Parmenide assomiglia per alcuni aspetti alla prima concezione e per altri alla seconda. Individua questi aspetti, documentandoli con riferimenti ai testi letti.

3.La concezione di Parmenide è logica, scientifica, razionale...oppure mitica, religiosa, sacrale...? Una soluzione a questa domanda si trova nel testo seguente, tratto da MARIO VEGETTI, Il coltello e lo stilo, Il Saggiatore, Milano 1979, pp.70-71:

"Parmenide, e con lui gli altri grandi sapienti legati alla tradizione aristocratico-sacerdotale, si trova nel passaggio dal VI al V secolo a. C. di fronte ad una situazione difficile da governare.

La 'crisi di sovranità' che investe le grandi famiglie aristocratiche, tradizionalmente depositarie del nesso fra potere, sapere e funzione sacerdotale, l'emergenza della società cittadina e dei nuovi ceti sociali che vi sono peculiarmente connessi, di forme culturali irriducibili alla sapienza sacerdotale, pongono imperiosamente agli uomini di quella tradizione il problema della riconquista di una udienza nel nuovo contesto. L'uditorio del messaggio sacro pronunciato nel tempio risulta logorato di fronte ad un'articolazione sociale più ricca e più complessa...

Perduta dunque l'universalità che è nella sua vocazione [...], e anche l'autorità per imporre il proprio dominio, il discorso sacro...può tentare di inventare forme nuove per riguadagnare l'universalità perduta, l'area del dominio logorata. 'Il filosofo', scrive Detienne, 'è costretto ad abbandonare il santuario della rivelazione: l' Aletheia gli è data dagli dei, ma nello stesso tempo la sua verità si sottomette, se non alla verifica, almeno al confronto'; 'il suo messaggio', aggiunge Vernant,' non si limita più ad un gruppo, ad una setta; mediante la parola e lo scritto, il filosofo si rivolge a tutta la città, a tutte le città'... Su questa via si situa anche la trascrizione teorica, 'filosofica', del discorso sacro operata da Parmenide, e tuttavia annunciata-per l'ultima volta-ancora nei termini di una rivelazione iniziatica: per l'ultima volta, perché proprio essa apre i più sobri percorsi dei meccanismi analitici della teoria, dell'impersonalità cogente della verità.

L'anonimia dell'esti e dell'essere non richiede, per la propria accettazione, l'adesione esclusiva al messaggio divino e allo spazio del tempio in cui il sacerdote lo annuncia. Essa può candidarsi, nella propria neutralità, al ruolo di legislazione universale di qualsiasi sapere, di tribunale chiamato a decidere della verità dei discorsi, riconquistando un dominio sulle pratiche culturali che sembrava perduto".

Il discorso è piuttosto complesso. Cerca di spiegarlo e riassumerlo, servendoti eventualmente delle seguenti domande: a quale gruppo sociale appartiene Parmenide? quali poteri aveva nelle proprie mani questo gruppo? perché questo gruppo entra in crisi tra VI e V secolo? esso rinuncia ai suoi poteri o li conserva trasformandoli?

Il discorso sacro era universale e cogente prima del VI-V secolo. Perché esso entra in crisi? Parmenide come trasforma il suo discorso per conservare universalità e autorità cogente? La verità che Parmenide annuncia è rivelata dalla Dea: essa viene accettata perché rivelata? Quali sono le nuove norme della "legislazione" universale del sapere e dei discorsi, in base alle quali alcuni discorsi sono legittimati come validi ed altri esclusi?

Vegetti sembra dire che il discorso scientifico eredita e trasforma l'eredità di universalità e cogenza di quello religioso. Che cosa significa?