LABORATORIO DI TIROCINIO DI SCIENZE UMANE

DICIASSETTESIMO INCONTRO

15 DICEMBRE 2004


 

  1. Lo scritto di filosofia nella scuola francese

  2. Esercizi di filosofia nella tradizione analitica

  3. La terza prova di filosofia all'esame di Stato

  4. Saggio breve e scrittura argomentativa

  5. Gli esercizi di filosofia secondo Trombino


 

TIPOLOGIA DEGLI SCRITTI DI FILOSOFIA NELLA SCUOLA FRANCESE

Questione Inventario Definizione Parallelo Commento

La filosofia è un puro gioco di idee?

L'angoscia è un fenomeno patologico?

La pietà è virtù o debolezza?

Il fatto sociologico è una costruzione?

La simpatia deve essere considerata un modo di conoscenza?


 

Natura, valore e limiti del flirt.

Ruolo dell'orgoglio nella vita morale.

Che cos'è l'esperienza?

L'assurdo

L'oggetto


 

Istinto e intelligenza

Democrazia e demagogia

Essenza ed esistenza


 

Non ci sono verità prime; ci sono solo errori primi” (G. Bachelard)

Pensare è un'arte che si impara come tutte le altre, anche con maggiore difficoltà” (J.J. Rousseau)



 

L'arte è fatta per turbare, la scienza rassicura” (G. Braque)

     

    IL MODELLO DELLA DISSERTAZIONE NELLA SCUOLA FRANCESE
    - Questione: A è B o C?
    - Chiarimento dei termini: che cosa sono A, B e C
    - Tesi 1: A è B

    - Argomenti a favore della tesi 1.
    - Critica degli argomenti a favore della tesi 1.
    - Tesi 2: A è C.
    - Argomenti a favore della tesi 2.
    - Eventuale critica degli argomenti a favore della tesi 2.
    - Eventuale proposta di una tesi 3 e sua argomentazione.
    - Conclusione (Ad esempio: A è sia B sia C; A non è né B né C; posizione di un ulteriore problema, ecc.).

     

    IL MODELLO DEI COLLEGI DEI GESUITI
    -
    Declaratio terminorum
    - Status quaestionis
    - Adversarii
    - Demonstratio

     

    NATURA, PREGI E LIMITI DEL MODELLO DIDATTICO GESUITICO
    “Si studiava su manuali scritti in latino e si parlava in latino, ma il punto più importante per quanto riguarda l'educazione della mente sta altrove. I testi stampati in vista della scuola, le lezioni orali seguite in classe, lo studio personale condotto su quei testi e sugli appunti delle lezioni, avevano una loro forma ben caratteristica. Lo spiegare e l'udire, il leggere e lo studiare avvenivano secondo una progressione di enunciati o "tesi".
    Ciascuna doveva essere dimostrata, ma prima si doveva chiarire con cura nella
    declaratio terminorum il significato delle parole usate nell'enunciato o da usarsi nella prova, fare una breve menzione delle soluzioni alternative e dei loro proponenti antichi e moderni (gli adversarii) e infine esporre brevemente (e questa volta con libere parole) lo status quaestionis, vale a dire l’importanza del problema e i motivi del suo sorgere. Soltanto dopo si passava alla dimostrazione che avvenendo in forma di sillogismo era assai breve. Una volta terminata la dimostrazione della tesi, si doveva rispondere a una serie di obiezioni che riprendevano in dettaglio gli argomenti fatti valere dagli avversari.
    Verosimilmente il momento intellettualmente più fecondo (là dove la mente si accende) stava proprio nel chiarimento dei termini e nella presa di coscienza dei loro molti possibili (e anzi ben legittimi) significati. E infatti in un vero e proprio esercizio di chiarificazione terminologica consistevano le due ore settimanali di "
    disputa" che si aggiungevano alle lezioni: uno studente "difendeva" la tesi proposta dal docente nelle lezioni della settimana precedente e un secondo cercava di scalzarla. I due contendevano davanti a tutta la classe (in taluni giorni solenni davanti a tutto il corpo dei docenti e studenti) mediante sillogismi tra loro concatenati. In realtà la forma logica era soltanto il quadro entro cui immettere le cose capite, e queste consistevano per lo più in significati molteplici colti e posti in rilievo dal difendente ma ignorati o confusi dall'opponente. Ecco perché le espressioni sempre ricorrenti nelle "dispute", e alle quali era affidata la verità dell'enunciato, erano: distinguo, sudistinguo, sub data distinctione nego consequens (ossia l'enunciato che conclude il sillogismo) e consequentiam (ossia il rapporto di consequenzialità). Quando l'opponente mutava argomentazione, era tenuto a dirlo in chiaro anzitutto a sé stesso con un sonoro transeo ad aliud che implicava per le orecchie attente degli uditori una tacita ammissione di sconfitta: il suo primo strumento critico non aveva retto alla prova. Talora il difendente evitava di scendere sul campo scelto dall’opponente, ossia non accettava nessuna delle due premesse neppure sotto al riserva del "distinguo", ma rispondeva con un secco nego suppositum (nego il presupposto delle tue asserzioni) che suonava come una appena velata dichiarazione di ingenuità intellettuale. Una struttura alquanto più libera aveva l'esame, che però avveniva sempre come dimostrazione di una tesi e come risposta a obiezioni più o meno prevedibili avanzate dagli esaminatori; l'altezza del voto era proporzionale alla difficoltà dell'obiezione e alla pertinenza della risposta. Dopo tre anni di studio, il numero delle tesi era progressivamente salito a 100 (in realtà erano di più, ma una tesi poteva aggregarne parecchie), e poiché l'esame conclusivo del triennio dalla durata di un'ora le riprendeva tutte quante, nel gergo studentesco si parlava sobriamente del temibile "centone" che si stava avvicinando. Nelle istituzioni interne della Compagnia di Gesù, questo metodo di studio rimase sostanzialmente immutato dalla seconda metà del Cinquecento ai primi anni sessanta del secolo appena trascorso.

    Chi scrive non ha un ricordo negativo di quel metodo e, più in concreto, valuta in maniera favorevole l'attenzione data alle parole elementari della nostra mente (le dense e talora enigmatiche formulazioni di Aristotele disperse in tutti i corsi). Semmai, un limite stava proprio nel troppo rapido trascorrerci accanto e nella netta prevalenza data al volere dimostrare sul comprendere (e sulla connessa trasformazione del modo di vedere e dirsi le cose). Nasceva allora quel verbalismo che da parecchi secoli era imputato alla filosofia e teologia scolastica: da Erasmo agli umanisti da un lato, da Descartes, Bacone e tutti i promotori della scienza sperimentale dall'altro. Anche in questo strano modo ci si inseriva in una tradizione” (P. G. NARDONE, S.J.).

     

    MANUALISTICA ED ESERCIZI NELLA TRADIZIONE ANALITICA

    Autore Titolo I edizione Traduzione italiana

    MARTIN HOLLIS

    Introduzione alla filosofia

    1985

    Il Mulino, 1994

    N. WARBURTON

    Il primo libro di filosofia

    1992

    Einaudi, 1999

    JOHN HOSPERS

    Introduzione all'analisi filosofica

    1956

    Mondadori, 2003

     

GLI ESERCIZI NELL'INTRODUZIONE ALL'ANALISI FILOSOFICA DI JOHN HOSPERS





 

LA TERZA PROVA DELL'ESAME DI STATO NELLA NORMATIVA


La terza prova scritta negli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, a carattere pluridisciplinare, è intesa ad accertare le conoscenze, competenze e capacità acquisite dal candidato, nonché le capacità di utilizzare e integrare conoscenze e competenze relative alle materie dell'ultimo anno di corso, anche ai fini di una produzione scritta, grafica o pratica”.
Essa può assumere una delle seguenti forme:

La prova, predisposta dalle Commissioni a norma dell'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, per la quale le Commissioni stesse possono avvalersi dell'archivio nazionale permanente dell'Osservatorio nazionale istituito presso il Centro europeo dell'educazione di cui all'articolo 14 del medesimo decreto, può comprendere, alternativamente o cumulativamente, le seguenti tipologie di svolgimento:

  1. trattazione sintetica di argomenti significativi, anche a carattere pluridisciplinare, contenente l'indicazione della estensione massima consentita (numero delle righe o delle parole). Tale proposta può essere presentata al candidato anche mediante un breve testo, in relazione al quale vengano poste specifiche domande.

  2. quesiti a risposta singola, volti ad accertare la conoscenza ed i livelli di competenza raggiunti dal candidato su argomenti riguardanti una o più materie, possono essere articolati in una o più domande chiaramente esplicitate. Le risposte debbono essere in ogni caso autonomamente formulate dal candidato e contenute nei limiti della estensione massima indicata dalla Commissione, analogamente a quanto previsto alla precedente lettera a).

  3. quesiti a risposta multipla, per i quali vengono fornite più risposte, tra cui il candidato sceglie quella esatta, possono essere presentati anche in forma di risposta chiusa e prevedere un certo numero di permutazioni di posizione delle domande e delle risposte. Tali quesiti possono pertanto concretarsi in vere e proprie prove strutturate vertenti su argomenti di tutte le materie dell'ultimo anno di corso.

  4. problemi a soluzione rapida, articolati in relazione allo specifico indirizzo di studio e alle esercitazioni effettuate dal candidato nel settore disciplinare coinvolto nel corso dell'ultimo anno.

  5. analisi di casi pratici e professionali, correlata ai contenuti dei singoli piani di studio dei vari indirizzi, alle impostazioni metodologiche seguite dai candidati e alle esperienze acquisite anche all'interno di una progettazione di Istituto caratterizzata dall'ampliamento dell'offerta formativa. La trattazione di un caso pratico e professionale, che costituisce una esercitazione didattica particolarmente diffusa negli Istituti professionali e tecnici, può coinvolgere più materie ed è presentata con indicazioni di svolgimento puntuali e tali da assicurare risposte in forma sintetica.

  6. sviluppo di progetti, proposto per quegli indirizzi di studio per i quali tale modalità rappresenta una pratica didattica largamente adottata. In particolare negli Istituti tecnici e professionali, in relazione ai singoli piani di studio, può essere richiesto lo sviluppo di un progetto che coinvolga diverse discipline o la esposizione di una esperienza di laboratorio o anche la descrizione di procedure di misura o di collaudo di apparati o impianti che siano tali da consentire al candidato di dimostrare anche la conoscenza degli strumenti, delle loro caratteristiche e delle metodologie di impiego.
    L'assegnazione delle prove sottostà ad alcuni vincoli, chiaramente esplicitati nella normativa:
    La prova concerne una sola delle tipologie di cui all'articolo 2 ad eccezione delle tipologie di cui alle lettere b) e c), che possono essere utilizzate anche cumulativamente. La scelta della tipologia da parte delle Commissioni deve tenere conto della specificità dell'indirizzo di studi, delle impostazioni metodologiche seguite dai candidati, delle esperienze acquisite all'interno della progettazione dell'Istituto e della pratica didattica adottata, quali risultano dal documento del Consiglio di classe di cui all'articolo 5, comma 2, del citato decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998 n. 323.

La prova, che coinvolgerà non più di cinque discipline, deve prevedere:

  1. non più di 5 argomenti per la trattazione sintetica;

  2. da 10 a 15 quesiti a risposta singola;

  3. da 30 a 40 quesiti a risposta multipla;

  1. non più di 2 problemi scientifici a soluzione rapida, tali cioè da non richiedere calcoli complessi;

  2. non più di due casi pratici e professionali;

  3. un progetto”.


     

ESEMPI DI TERZE PROVE
(
http://www.xcogito.com/cedeatp/)

IL GIOVANE HEGEL
<<
Leggi il seguente testo:

Quando arriverà ciò di cui ci parlavi poc’anzi? E da quali segni riconosceremo l’approssimazione dell’avvento del regno del Messia?”

Gesù rispose loro: “Questa attesa di un Messi farà ancora cadere la mia gente in grandi pericoli e, connessa con gli altri loro pregiudizi e con la loro cieca ostinazione, ne procurerà la rovina completa: questa chimerica speranza ne farà il trastullo di scaltri impostori o di sognatori senza testa. State attenti a non lasciarvi trascinare anche voi nell’errore. Spesso si dirà: ‘E’ qui o lì l’atteso Messia’. Molti si spacceranno per il Messia, a questo titolo si ergeranno a capi di rivolte e a fondatori di sette religiose, faranno profezie e opereranno miracoli, per far cadere possibilmente in errore anche i buoni. Spesso si dirà: ‘Là nel deserto, si mostra l’atteso Messia; qui nella caverna si tiene ancora nascosto’. Non vi lasciate trascinare a correre dietro di loro. Siffatte presunzioni e fame daranno luogo a rivolte politiche e scissioni della fede. Si prenderà partito e, in questo spirito di parte, ci si odierà e ci si tradirà l’uno con l’altro e si crederà di essere autorizzati a sacrificare, a questo cieco zelo, per dei nomi e delle parole, i più sacri doveri dell’umanità… In ogni caso, rimanete incrollabilmente fedeli ai vostri princìpi. Vi assalga pure e vi tormenti lo spirito di fanatismo, predicate la tolleranza, esortate all’amore e alla pace, non interessatevi a nessuno di questi partiti religiosi e politici. Non crediate di veder compiersi il piano della divinità in siffatti ammassamenti tumultuosi o in leghe che giurano sul nome e sulla fede di una persona: esso non è limitato ad un solo popolo o ad una sola fede, ma abbraccia, con amore imparziale, tutto quanto il genere umano. Allora voi potete dire che questo piano è compiuto, quando non il culto di nomi e parole, bensì il culto della ragione e della virtù sarà riconosciuto ed esercitato su tutta la terra.


 

    Presenta sinteticamente il pensiero del giovane Hegel, facendo se è il caso riferimento al testo per illustrarne i concetti più significativi (ebraismo, religione positiva, ecc.).

     

    Dopo aver inquadrato il brano letto nell’opera da cui è tratto, analizzalo, individuandone il problema e i temi principali, nonché i riferimenti evangelici e filosofici più significativi.>>


 


 

IL PROBLEMA DELLA METAFISICA


 

<<Discuti il problema della metafisica nella filosofia contemporanea alla luce dei seguenti testi o di altri riferimenti che ti sembrano opportuni:

Da che deriva dunque che essa [la metafisica] non abbia ancora potuto trovare il cammino sicuro della scienza? Egli è forse impossibile? Perché dunque la natura ha messo nella nostra ragione questa infaticabile tendenza, che gliene fa cercare la traccia, come se fosse per lei l’interesse più grave per tutti?” (I.KANT, Critica della ragion pura. Prefazione alla seconda edizione, 1787).


 

Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: Nulla dire se non ciò che può dirsi; dunque, proposizioni della scienza naturale – dunque, qualcosa che con la filosofia nulla ha da fare – e poi, ogni volta che altri voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per l’altro – egli non avrebbe il senso che gli insegniamo filosofia – eppure esso sarebbe l’unico rigorosamente corretto” (L. WITTGENSTEIN, Tractatus logico-philosophicus, prop. 6.53, 1921).


 

Talvolta idee che prima fluttuavano nelle regioni metafisiche possono essere raggiunte dall’accrescersi della scienza… Esempi di tali idee sono: l’atomismo; […] l’idea del moto della Terra […]; la venerabile teoria corpuscolare della luce; la teoria dell’elettricità come fluido […]. Tutti questi concetti e queste idee metafisiche sono forse stati d’aiuto, anche nelle loro forme più primitive, nel portare ordine nell’immagine che l’uomo si fa del mondo, e in alcuni casi possono anche aver portato a predizioni dotate di successo. Tuttavia un’idea di questo genere acquista status scientifico soltanto quando venga presentata in una forma in cui possa essere falsificata, cioè a dire, solo quando è diventato possibile il decidere empiricamente tra essa e qualche teoria rivale” (K.R.POPPER, Logica della scoperta scientifica, 1934)>>.

IL PROBLEMA DELLA DIALETTICA


 

<<Discuti il problema della dialettica nella filosofia contemporanea alla luce dei testi seguenti o di altri riferimenti che ritieni opportuni:

Nel tentativo, che [secondo Kant] fa la ragione, di conoscere l’incondizionato del secondo oggetto, del mondo, essa s’impiglia in antinomie, cioè nell’affermazione di due proposizioni opposte circa lo stesso oggetto, e in modo che ciascuna di queste due proposizioni può essere affermata con pari necessità. Da ciò risulta che il contenuto del mondo, le cui determinazioni s’impigliano in siffatta antinomia, non può essere in sé ma è solo apparenza. La soluzione è, che la contraddizione non cade nell’oggetto in sé e per sé, ma concerne soltanto la ragione conoscitrice […]. Il punto principale da osservare [contro Kant] è, che non solo nei quattro oggetti particolari presi dalla cosmologia si trova l’antinomia, ma piuttosto in tutti gli oggetti di tutti i generi, in tutte le rappresentazioni, i concetti e le idee. Saper questo e conoscere questa proprietà degli oggetti appartiene all’essenziale della considerazione filosofica: questa proprietà costituisce ciò che più oltre si determina come il momento dialettico della logica” (G.W.F.HEGEL, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, § 48, 1817).


 

La dialettica (nel senso moderno del termine, cioè, principalmente, nell’accezione hegeliana) è una teoria che afferma che qualcosa – più in particolare il pensiero umano – si sviluppa secondo un procedimento caratterizzato dalla cosiddetta triade dialettica: tesi, antitesi e sintesi […]. E’ difficile mettere in dubbio ch’essa descriva abbastanza bene certi tratti della storia del pensiero […], ma si deve riconoscere che non corrisponde esattamente allo sviluppo di una teoria per prova ed errore [congetture e confutazioni] […]. Il contrasto fra un’idea e la sua critica, o fra una tesi e la sua antitesi, perverrebbe all’eliminazione della tesi (o magari dell’antitesi) ove questa non fosse soddisfacente” (K.R.POPPER, Congetture e confutazioni, Che cos’è la dialettica, 1969)>>.


 


 

IL SENSO DELLA FILOSOFIA

<<“La figura autentica in cui la verità può esistere è soltanto il sistema scientifico della verità stessa. Ora, collaborare affinché la filosofia si avvicini alla forma della scienza, affinché giunga alla meta in cui possa deporre il nome di amore del sapere per essere sapere reale, è ciò che appunto mi sono proposto” (HEGEL, Prefazione alla Fenomenologia dello spirito).


 

I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo” (MARX, XI tesi su Feuerbach).


 

Per il filosofo la storia del mondo è conchiusa, ed egli media. Perciò, ai nostri tempi, è all’ordine del giorno vedere lo spettacolo triste di giovani che sanno mediare il cristianesimo e il paganesimo, che sanno scherzare colle titaniche forze della storia, e a un poveretto non sanno dire quello che deve fare di questa vita e non sanno nemmeno quello che essi stessi vi stanno a fare” (KIERKEGAARD, Aut-aut)


 

La filosofia degli ultimi due secoli, pur nella varietà degli orientamenti, si interroga sul senso dello stesso filosofare. Utilizzando i testi forniti, o altri a te noti, ricostruisci sinteticamente e valuta le risposte a questa domanda che ti sembrano più significative (25 righe)>>.


 

QUESTIONI MORALI


 

<<Supponiamo che tu lavori in una biblioteca e un amico ti chieda di lasciargli portare via di nascosto un libro in consultazione difficile da trovare che egli desidera possedere. Potresti esitare per varie ragioni. Potresti temere che sarà scoperto e che sia tu sia lui avrete allora dei guai. Potresti volere che il libro rimanga in biblioteca in modo che tu stesso possa consultarlo. Ma potresti anche pensare che quello che egli propone è sbagliato – che non dovrebbe farlo e che tu non dovresti aiutarlo. Se la pensi così, che cosa significa e che cosa lo rende vero?
Supponiamo che tu cerchi di spiegare tutto questo al tuo amico…
(THOMAS NAGEL, Una brevissima introduzione alla filosofia).


 

    Come spiegherebbero, rispettivamente, un kantiano e un utilitarista che non si devono sottrarre libri dalle biblioteche?

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    L’amico potrebbe non essere né kantiano, né utilitarista, e potrebbe ribattere che nessuna delle tue teorie è valida. Quali argomenti potrebbe portare contro di esse?


 

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    E alla fine il tuo amico se ne andrà con il libro?>>


 

UN CASO ETICO IN PRIMO LEVI


 

<<Nell’agosto del 1944 ad Auschwitz faceva molto caldo. […] La mia squadra era stata mandata in una cantina a sgomberare i calcinacci, e tutti soffrivamo per la sete…

L’angolo di cantina che mi era stato assegnato dal Kapo perché ne sgombrassi le macerie era attiguo ad un vasto locale occupato da impianti chimici in corso di installazione ma già danneggiati dalle bombe. Lungo il muro, verticale, c’era un tubo da due pollici, che terminava con un rubinetto poco sopra il pavimento. Un tubo d’acqua? Provai ad aprirlo, ero solo, nessuno mi vedeva. Era bloccato, ma usando un sasso come un martello riuscii a smuoverlo di qualche millimetro. Ne uscirono gocce, non aveva odore, ne raccolsi sulle dita: sembrava proprio acqua. Non avevo recipienti; le gocce uscivano lente, senza pressione: il tubo doveva essere pieno solo fino a metà, forse meno. Mi sdraiai a terra con la bocca sotto il rubinetto, senza tentare di aprirlo di più: era acqua tiepida per il sole, insipida, forse distillata o di condensazione, ad ogni modo, una delizia.

Quant’acqua può contenere un tubo da due pollici per un’altezza di un metro o due? Un litro, forse neanche. Poteva berla tutta subito, sarebbe stata la via più sicura. O lasciarne un po’ per l’indomani. O dividerla a metà con Alberto. O rivelare il segreto a tutta la squadra.

Scelsi la terza alternativa, quella dell’egoismo esteso a chi ti è più vicino, che un mio amico ha appropriatamente chiamato “nosismo”. Bevemmo tutta quell’acqua, a piccolo sorsi avari, alternandoci sotto il rubinetto, noi due soli. Di nascosto; ma nella marcia di ritorno al campo mi trovai accanto a Daniele, tutto grigio di polvere di cemento, che aveva le labbra spaccate e gli occhi lucidi, e mi sentii colpevole. Scambiai un’occhiata con Alberto, ci comprendemmo al volo, e sperammo che nessuno ci avesse visti. Ma Daniele ci aveva intravisti in quella strana posizione, supini accanto al muro in mezzo ai calcinacci, ed aveva sospettato qualcosa, e poi aveva indovinato. Me lo disse con durezza, molti mesi dopo, in Russia Bianca, a liberazione avvenuta: perché voi due sì e io no? Era il codice morale “civile” che risorgeva […].

E’ giustificata o no la vergogna del poi? Non sono riuscito a stabilirlo allora, e neppure oggi ci riesco, ma la vergogna c’era e c’è, concreta, pesante, perenne. Daniele adesso è morto, ma nei nostri incontri di reduci, fraterni, affettuosi, il velo di quell’atto mancato, di quel bicchiere d’acqua non condiviso, stava fra noi, trasparente, non espresso, ma percettibile e “costoso”.

(PRIMO LEVI, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986)


 

In questo testo, Levi ci propone una scelta etica tragica. Essa si compie in un contesto storico che sfida i nostri criteri di giudizio etici. Il tema della vergogna in Levi non è riducibile alla semplice consapevolezza di aver compiuto atti moralmente sbagliati.

Nonostante ciò, a posteriori, Levi considera il suo gesto dal punto di vista del “codice morale civile” e sembra invitarci a riflettere se la sua vergogna fosse giustificata in base alle correnti teorie etiche.

    Discuti la scelta alla luce delle teorie etiche kantiana e utilitaristica (al massimo dodici righe).

     

    Esponi analiticamente i principi di una delle teorie etiche a cui hai fatto riferimento (al massimo dieci righe)>>.

     

    CLASSIFICAZIONE DELLE TIPOLOGIE DEGLI ESERCIZI DI FILOSOFIA

    (www.ilgiardinodeipensieri.com)

    Mario Trombino
    Classificazione delle tipologie degli esercizi di filosofia
    Indice generale

     

 

Le prove d'ingresso - Introduzione

Esercizi di analisi dei testi - Introduzione

Esercizi di sintesi - Introduzione

I dibattiti in classe, tra classi, a classi aperte - Introduzione

Gli esercizi scritti di creatività - Introduzione

Gli esercizi di confronto tra testi - Introduzione

Gli esercizi di riflessione - Introduzione