LABORATORIO DI TIROCINIO DI SCIENZE UMANE

VENTESIMO INCONTRO

23 FEBBRAIO 2005

1. Costruzione di unità didattiche

2. Esempi di unità didattiche

 

PROGRAMMAZIONE

PREREQUISITI E OBIETTIVI DI CONOSCENZA


 

BALZANI, DE BERNARDI, GUARRACINO, Tempi dell'Europa, tempi del mondo, Bruno Mondadori 2004.

I volume - Dalla società feudale alla crisi del Trecento:


 

1100-1300 L'espansione dell'Europa medievale

1300-1450 L'Europa medievale fra crisi e trasformazione

1400-1530 Dalla cristianità all'Europa degli stati

1400-1560 Le grandi scoperte e gli imperi coloniali

1520-1610 Politica e religione nell'Europa del Cinquecento

1500-1650 Economia e società nell'Europa moderna

1610-1700 Assolutismo e mercantilismo


 

PREREQUISITI E OBIETTIVI

1300-1450



 

1400-1560




PROGRAMMAZIONE

OBIETTIVI DI COMPETENZA

uso appropriato

del lessico

di concetti e metodi

di strumenti (carte, grafici...)

delle fonti

della storiografia


LEGGERE I DOCUMENTI

  1. Di quale tipo di fonte si tratta?

  2. Chi è l'autore della fonte? Quali atteggiamenti di fondo, quali presupposti è presumibile che avesse?

  3. Come e a quale scopo è stato prodotto il documento?

  4. In che misura l'autore della fonte era in condizione di disporre di informazioni di prima mano sul tema specifico di cui si interessa lo storico?

  5. Quali riferimenti storici contiene il documento?

  6. Quale è la principale testimonianza intenzionale del documento?

  7. Ci sono testimonianze non intenzionali?


 

VERIFICHE SUI TESTI

Capitularia regum Francorum

Capitulare de villis

  1. Vogliamo che le nostre villae, che abbiamo costituito perché fossero al nostro servizio, siano destinate integralmente ai nostri bisogni e non a quelli di altre persone.

  2. I nostri funzionari non ardiscano di mettere i nostri domestici al loro servizio e non li costringano a fare per loro delle corvées, a tagliare legna o a qualsiasi altra specie di lavoro […].

  3. I nostri funzionari abbiano cura delle nostre vigne, che fanno parte dei loro compiti, e le facciano ben coltivare, mettano il vino in buoni recipienti e provvedano con cura a che in nessun modo si perda. Se è necessario procurarsi altro vino, lo facciano acquistare in un luogo da cui possano condurlo alle nostre villae. Se accade che ne sia acquistato oltre il bisogno delle nostre villae, ce ne daranno avviso, affinché noi esprimiamo la nostra volontà al riguardo.


 

  1. Spiega i seguenti termini: capitularevillacorvée

  2. Questo testo risale al IX secolo: delinea i principali avvenimenti politici del secolo.

  3. Il Capitulare de villis è un testo importante per la storia dell’agricoltura: delinea l’evoluzione dell’agricoltura dalla fine del mondo antico al XIII secolo.

  4. Gli articoli riportati possono chiarire l’importante questione storiografica della “chiusura” dell’economia medievale. Puoi spiegarla, individuando nel testo gli elementi che possono suggerire una risposta al problema?


 

Capitularia regum Francorum

Capitulare de villis

  1. Vogliamo che le nostre villae, che abbiamo costituito perché fossero al nostro servizio, siano destinate integralmente ai nostri bisogni e non a quelli di altre persone.

  2. I nostri boschi e foreste siano ben sorvegliati. Se vi sono degli spazi da dissodare, facciano eseguire il dissodamento, ma non permettano ai campi di accrescersi a spese del bosco. Dove ci devono essere boschi, non permettano che vengano tagliati e danneggiati. Vigilino sulle foreste e sulla selvaggina; abbiano cura degli sparvieri che ci servono per la caccia; esigano con diligenza i censi che ci spettano per questi beni. Se i funzionari, i maggiordomi e i loro uomini mandano i loro porci a ingrassare nei nostri boschi, essi per primi paghino la decima per dare il buon esempio, in modo che tutti paghino puntualmente.

  3. Tengano i nostri campi ed i nostri arativi in buono stato e facciano custodire al tempo opportuno i nostri prati.


 

  1. Spiega i seguenti termini: capitularevillacensi

  2. Questo testo risale al IX secolo: esponi i principali avvenimenti politici del secolo.

  3. Il Capitulare de villis è un testo importante per la storia dell’agricoltura: delinea l’evoluzione dell’agricoltura dalla fine del mondo antico al XIII secolo.

  4. Gli articoli riportati ci ricordano l’importanza del bosco e della foresta nell’economia medievale. Spiega la loro funzione con opportuni riferimenti al testo.


 

POLITTICO DI SAINT-GERMAIN

L’abbazia di Saint-Germain-des-Prés possiede a La Celle Yveline un manso dominico con una casa e altri edifici rurali quanto bastano […]. Arnolfo, colono, e sua moglie, colona, di nome Farberta, uomini di Saint-Germain, hanno con sé sei bambini, che si chiamano Guntberto, Farberto, Elianta, Gerburco, Alboelt,Gerlao […]. Tengono un manso ingenuile, che include 11 bunuaria di terra arabile, mezzo arpento di vigna, due arpenti di prato. Gausberto, colono di Saint-Germain, ha con sé quattro bambini, che si chiamano Gunsoino, Ernoldo, Guntfredo, Gunsoildi. I due pagano per l’esercito due soldi d’argento e poi ad anni alterni un soldo; pagano per il pascolo quattro denari, arano per l’inverno quattro pertiche, per la semina primaverile due pertiche, per la natività del Signore devono un servizio di scavo, tre polli, quindici uova; corvées, servizi di trasporto su carro, manodopera, tagli d’albero sono tanti quanti vengono loro richiesti.


 

RAIMONDO D’AGUILERS

Historia Francorum qui ceperunt Hierusalem

Tra i primi entrarono Tancredi d’Altavilla e il duca di Lorena, che in quel giorno versò una quantità incredibile di sangue. Dietro di loro tutti gli altri salivano le mura e i saraceni erano ormai sopraffatti […]. Appena però i nostri ebbero occupato le mura e le torri della città, allora avresti potuto vedere cose orribili: alcuni, ed era per loro una fortuna, avevano la testa troncata; altri cadevano dalle mura crivellati di frecce; moltissimi altri infine bruciavano tra le fiamme. Per le strade e le piazze si vedevano mucchi di teste; mani e piedi tagliati; uomini e cavalli correvano tra i cadaveri. Ma abbiamo ancora detto poco: veniamo al Tempio di Salomone, nel quale i saraceni erano soliti celebrare le loro solennità religiose. Che cosa vi era avvenuto? Se diciamo il vero, non saremo creduti: basti dire che nel Tempio e nel portico di Salomone si cavalcava col sangue all’altezza delle ginocchia e del morso dei cavalli. E fu per giusto giudizio divino che a ricevere il loro sangue fosse proprio quel luogo stesso che tanto a lungo aveva sopportato le loro bestemmie contro Dio.

Ma, presa la città, valeva davvero la pena di vedere la devozione dei pellegrini dinanzi al Sepolcro di Cristo, e in che modo gioivano esultando e cantando a Dio un cantico nuovo. E il loro cuore offriva a vincitore e trionfante lodi inesprimibili a parole. Il giorno straordinario, la nuova e perpetua letizia, lo sforzo fatto nella fatica e nella devozione esigevano nuove parole e nuovi canti. Questo giorno celebre nei secoli a venire cambiò, lo affermo, ogni nostro dolore e sofferenza in gioia e in esaltazione; questo giorno segnò la fine dei pagani, il rafforzamento della cristianità, il rinnovamento della fede nostra.

Abbiamo saputo che i cittadini di Cremona in modo tale hanno cospirato e tramato contro la santa Chiesa cremonese, loro madre spirituale e signora, e contro Landolfo, vescovo di buona memoria di tale sede e loro spirituale patrono e signore, da scacciarlo dalla città con grave ignominia e disonore, e da averlo spogliato dei suoi beni, distruggendo dalle fondamenta una torre nel castello.

  1. A tuo giudizio, questo testo fa parte di una cronaca, di una storia o di un atto ufficiale?

  2. Quale carica riveste Corrado? Perché interviene a favore del Vescovo?

  3. Riassumi il testo, mettendo in rilievo e commentando i passi che ti sembrano più significativi.

  4. Ritieni che fatti del genere fossero comuni? Quali ne potevano essere le motivazioni?

  5. Dopo aver esposto lo sviluppo delle città e la nascita dei Comuni, chiarisci se e in che misura il fatto qui descritto sia rappresentativo del passaggio alle nuove istituzioni.


 

Jean Bodin, Risposta ai paradossi di Malestroit

Trovo che il rincaro che noi vediamo viene da quattro cause. La principale e quasi sola […] è l’abbondanza d’oro e d’argento che è oggi in questo Regno maggiore di quanto sia mai stata da quattrocento anni […]. La seconda occasione di rincaro viene in parte dai monopoli. La terza è la carestia, che è causata sia dalle esportazioni che dagli sprechi. L’ultima è il piacere dei re e dei gran signori, che accresce il prezzo delle cose che essi amano.


 

Jean Bodin, Risposta ai paradossi di Malestroit

Accade ora che gli Spagnoli, che si procurano dalla Francia i loro mezzi di vita, essendo costretti inevitabilmente a prendere quei grani, tele, drappi, pastello, robbia, carta, libri e ogni altro manufatto, ci vanno a cercare in capo al mondo l’oro, l’argento e le spezie. In Navarra e in Aragona quasi tutti i vignaioli, braccianti agricoli, carpentieri, muratori, falegnami, tagliapietre, ecc. sono francesi, perché lo spagnolo è incredibilmente pigro, tranne che nell’esercizio delle armi e dei traffici.


 

Tomàs de Motolinìa, Historia de los Indios de la Nueva España

La prima fu la piaga del vaiolo. Gli Indiani non conoscevano rimedi per questa malattia […]. La seconda piaga fu il gran numero di coloro che morirono durante la conquista della Nuova Spagna, soprattutto intorno a Città del Messico […]. La terza piaga fu una grande carestia che si abbatté sul paese subito dopo la presa di Città del Messico […]. La quarta piaga fu quella dei calpixques o sorveglianti […] che maltrattavano gli indiani in modo così assoluto, sovraccaricandoli di lavoro, allontanandoli dalle loro terre e imponendo loro altri gravosi compiti, che molti indiani morirono per causa loro e nelle loro mani.


 

Tomàs de Motolinìa, Historia de los Indios de la Nueva España

[…] La quinta piaga furono le imposte elevate e i servizi che gli indiani dovevano prestare. Molti di loro morirono a causa di ciò, alcuni sotto la tortura, altri in crudeli prigioni, perché gli spagnoli li trattavano brutalmente e li consideravano al di sotto delle bestie. La sesta piaga furono le miniere d’oro. Sarebbe impossibile calcolare il numero di schiavi indiani che, fino ad ora, sono morti in queste miniere. La settima piaga fu la costruzione della grande città del Messico. Nel corso dei lavori di costruzione alcuni furono schiacciati dalle travi, altri caddero dall’alto delle impalcature, altri ancora rimasero sepolti sotto gli edifici che venivano demoliti in un posto per essere ricostruiti in un altro; ciò avvenne soprattutto quando furono quando furono abbattuti i principali templi del diavolo. Molti indiani morirono sotto di essi. L’ottava piaga furono gli schiavi gettati nelle miniere.

LA PASTORIZIA TRANSUMANTE

A Villafranca di El Puente del Arzobispo, il primo giorno del mese di giugno dell’anno del Signore 1457 si è riunito il consiglio degli alcadi [capi delle amministrazioni locali, sindaci], reggenti e saggi della città (alla presenza di due alti funzionari delle mestas e dei percorsi delle transumanze); si è presentato qui di persona Juan Sanchez de Yanguas, sostituto procuratore dell’onorevole consiglio della Mesta e dei signori ed associati di questa. Il detto Juan ha dichiarati che il tratturo che viene da Alcolea, lungo il quale vanno e tornano ai loro pascoli le greggi e che passa sui bordi della città suddetta, è talmente rinserrato fra arativi e vigne che le greggi […] non possono circolarvi liberamente; inoltre per questo fatto, si causano ai soci della Mesta, ai loro pastori e guardiani molti torti e danni, colpendo e sequestrando lungo tutto il percorso le pecore; e poiché così non è più possibile passare, ciò ha causato, causa e causerà ogni giorno perdite e spese […]. Allora il detto alcade, i testimoni presenti e riuniti al consiglio, il detto Juan Sanchez, gli alcadi di Villafranca e il maggiordomo del signor arcivescovo, si sono riuniti sulla cañada [tratturo] che va da Villafranca ad Alcolea. Prima del ponte sulla sinistra in direzione di Alcolea, trovarono le vigne e le terre di seguito elencate: una vigna difesa da una siepe di caspugli, che appartiene a Gracia di Villafranca […]. Si trova inoltre sulla detta cañada, sulla sinistra, un’altra terra seminata a frumento, di proprietà del signor arcivescovo […]. [Segue l’elenco delle altre terre a vigna lungo il tratturo]. Poiché i testimoni hanno detto e dichiarato che là vi era davvero una cañada, e il consiglio lo ha confermato sulla base delle loro affermazioni e deposizioni, l’alcade ha dichiarato aperta la cañada, limitata dai margini e confini che le ha dato; e comunica che la detta cañada; e comunica al detto consiglio e alcadi e saggi della città di Villafranca che la detta cañada resti aperta secondo quanto ha stabilito, in modo che in avvenire possano passare le greggi che vanno o vengono dal pascolo; e la detta cañada non sia chiusa, né i confini mossi sotto le pene stabilite nelle carte e nei privilegi del re nostro signore e dei suoi predecessori di gloriosa memoria, privilegi dati e concessi al consiglio della Mesta e ai suoi soci. Sia ciò conservato ora e sempre.

 

Pietro Leopoldo […] essendoci noto quanto siano pregiudiciali e gravose al pubblico le tasse e privative imposte sopra la fabbricazione e vendita del pane e volendo provvedere al sollievo dei nostri amatissimi sudditi, ci siamo determinati a concedere diverse facilità e esenzioni non solo sopra la fabbricazione, vendita, trasporto e commercio dei grani, biade e farine che desideriamo con tutti gli espedienti possibili di favorire e di animare a benefizio della coltivazione dei nostri stati […]. Per incoraggiare sempre più l’agricoltura e il commercio dei grani e biade vogliamo che nell’interiore dei nostri stati sia libero a tutti il comprare e vendere questi generi […]. Permettiamo altresì che i grani, biade e loro farine possano trasportarsi liberamente da un territorio all’altro del nostro gran ducato […]. Aboliamo similmente ogni gabella di sortita dai nostri stati d’ogni genere di grani, biade e farine […]. Aboliamo inoltre ogni gabella d’introduzione di grani, biade e farine forestiere, ogni qual volta il grano del paese superi il prezzo di lire 15 il sacco.


 

Fino dal nostro avvenimento al trono di Toscana riguardammo come uno dei nostri principali doveri l’esame e la riforma della legislazione criminale, ed avendola ben presto riconosciuta troppo severa, e derivata da massime stabilite nei tempi meno felici dell’Impero Romano, o nelle turbolenze dell’anarchia dei bassi tempi, e specialmente non adatta al dolce e mansueto carattere della nazione, procurammo provvisoriamente temperarne il rigore con istruzioni ed ordini ai nostri tribunali, e con particolari editti con i quali vennero abolite le pene di morte, la tortura, e le pene immoderate e non proporzionate alle trasgressioni ed alle contravvenzioni alle leggi fiscali […]. Con la più grande soddisfazione del nostro paterno cuore abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene, congiunta con la più esatta vigilanza per prevenire le ree azioni, e mediante la celere spedizione dei processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri delinquenti, invece di accrescere il numero dei delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi i più atroci.


 

Dichiarazione dei diritti del primo Congresso continentale (Filadelfia 1774)

I delegati riuniti ora in piena e libera rappresentanza di queste colonie […] hanno deciso in primo luogo, come gli Inglesi loro avi hanno solitamente fatto per affermare e sostenere i loro diritti e le loro libertà, di dichiarare, che gli abitanti delle colonie inglesi del Nord-America […] possiedono i seguenti diritti:

Che essi hanno diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà e che non hanno mai ceduto ad alcun potere esterno il diritto di disporre di queste senza il loro consenso.

Che i nostri avi, i quali per primi si sono stabiliti in queste colonie, godevano, al tempo della loro emigrazione dalla madrepatria, di tutti i diritti, libertà ed immunità dei sudditi nati liberi nel regno d’Inghilterra.

Che in seguito a questa emigrazione essi non hanno in alcun modo ceduto, abbandonato o perduto quale che sia di questi diritti, ma che essi avevano, ed i loro discendenti hanno presentemente, piena facoltà di esercitarli e goderne, così come è loro consentito di esercitarli e goderne dalle circostanze del luogo, ed altre.

 

I cahiers de doléances

Parrocchia di Vallerague

27 febbraio 1789

Il re è umilissimamente supplicato: di ordinare che tutti i cittadini, senza distinzioni di ordini, siano tenuti a concorrere a tutte le tasse presenti e future in proporzione ai loro redditi, di qualunque natura essi siano. Di obbligare i decimatori (titolari di diritto di decima) ad accordare ai curati una parte che sia veramente e realmente congrua, ossia adeguata, sufficiente e capace di mantenerli e di farli vivere in modo onesto e di metterli in condizione di esercitare la carità verso i poveri. Di voler riformare il codice civile e penale, abbreviare e semplificare le forme giudiziarie; abolire i tribunali speciali e, se possibile, la venalità delle cariche. Che venga garantita la libertà individuale dei cittadini e che nessuno venga punito senza essere prima udito.

Ricostruisci il contesto storico in cui fu prodotto il documento.

Spiega i termini sottolineati.

Esponi e spiega le richieste contenute in questo testo.

Individua le idee illuministiche che possono aver ispirato questo testo.

Per ciascuna richiesta indica se, quando e come essa sia stata soddisfatta nel corso della Rivoluzione.


 

La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

Art. 6. La Legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo le loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.


Leggi il seguente testo:

Immediatamente dopo la pubblicazione del presente decreto, ogni mercante, coltivatore o proprietario di grani e farine sarà tenuto a rilasciare alla municipalità del suo luogo di residenza la dichiarazione della quantità e della natura dei grani o farine che possiede, e, approssimativamente, del grano che gli resta da trebbiare. Il Ministro dell’Interno è autorizzato a procedere alle requisizioni necessarie nei dipartimenti con eccedenze di sussistenze, allo scopo di approvvigionare quelli che si trovano a non averne a sufficienza. Il prezzo medio dei prezzi dei grani in ciascun dipartimento sarà il maximum al di là del quale non si potrà elevare il prezzo di questi grani. L’accaparramento è un delitto capitale.