INCONTRARE LA FILOSOFIA

UNITA' DIDATTICHE INTRODUTTIVE

 

 

Cosa determina in origine il filosofare e questo nostro filosofare? La domanda già si travaglia su antiche questioni. Forse che l'origine di un abito, di una pratica, è la stessa cosa di ciò che tale abito sarebbe in se stesso? Come si produce una cosa per qualcuno è anche ciò che la cosa è nella sua essenza?

Già domandare così presuppone l'esercizio dell'abito filosofico e dei suoi caratteristici «oggetti»: l'«origine», l'«essenza» e così via. Già la domanda frequenta l'occasione filosofica.

Ma è appunto l'occasione che connette «in principio» l'origine e l'essenza, perché l'occasione è il luogo dell'incontro. Per esempio, proprio di questo incontro con questa pagina scritta in cui si è già coinvolti, frequentandola, in un abito determinato e in un'intenzione «filosofica».

Per ognuno di noi l'incontro con questo abito è affidato alla figura del ricordo, in cui una memoria volontaria retroflessa riproduce l'origine, ripetendone insieme l'oblio. In ogni caso si trattò di un incontro della nostra personale biografia: incontro con pratiche e cose già esistenti, già frequentate nelle «scritture» e nelle figure dei soggetti filosofici; e dall' altra parte, noi, a nostra volta presi in abiti di vita peculiari che non sapremmo rievocare se non per analogia e in un costitutivo «essere in errore».

Ora, ciò che qui importa evocare non è l'immagine del nostro personale incontro con la filosofia: immagine che può capitare che sia ora dimenticata del tutto e che comunque, qualora non lo fosse, sarebbe ciò che oggi «comprendiamo» e perciò immaginiamo che sia accaduto, pensandolo cioè come se accadesse ora per noi; noi che intanto siamo diventati quel che siamo divenuti. Spesso gli inizi sono vaghi e distratti e solo in seguito si impongono a un'attenzione che vi retrocede le sue emozioni.

Ciò che importa evocare è che ogni filosofo, per secoli e millenni, ha incontrato la filosofia entro pratiche di vita e di sapere già consolidate, così come accadde e ancora accade a ognuno di noi. E naturalmente ha pur fatto qualcosa della filosofia, non lasciandola così come l'ha trovata, non foss'altro perché di poco o di molto l'ha mutata rappresentandola e trasmettendola ad altri e occasionando i loro incontri.

In tal modo ogni filosofo, per il fatto di praticare la filosofia così come la pratica, ha l'origine dentro di sé ed è condizione dell'origine di molti poi. Nella sua appropriazione inclusiva egli predispone quell' «estraneo» (la già accaduta pratica filosofica) che va all'incontro con le personali biografie e che occasiona la ripetizione analogica di appropriazioni estranianti ed estraniate.

Così transita la filosofia, segnando il corpo delle sue «scritture» e l'abito dei suoi soggetti (CARLO SINI, L’analogia della parola. Filosofia e metafisica, Jaca Book, Milano 2004, pp. 85-86).