L'EVOLUZIONE DEI PROGRAMMI DI FILOSOFIA NELLA SCUOLA ITALIANA

Istruzioni per l'insegnamento della filosofia nei licei
(dai Programmi del 1867)
Mentre il Governo cerca provvedere al ristoramento degli studi letterari non può non volere il ristoramento ancora degli studi filosofici; dacchè filosofia e letteratura sien cose non divisibili, come il pensiero bene ordinato e la parola conveniente. Né può negarsi che bisogno vi abbia di tale riforma. Si desidera pressochè da tutti che l'insegnamento di filosofia nelle scuole secondarie, senza perdere solidità, od anzi acquistandola maggiore, più s'adatti alla capacità dei giovani; e, inoltre, certe dispute molto spinose che trovan luogo in un superiore insegnamento, ma in un primo grado d'istruzione confondono le menti novizie e lo svogliano dalla filosofia, sien tralasciate; poi mettasi cura d'istruire i giovani a un abito di ragionamenti severi, non per metafore o per facili e vaporose generalità, o per ipotesi strane, ma per principii bene definiti, per fatti bene osservati, per graduato ed avvertito passaggio nelle idee; altresì addestrando gl'intelletti alla ricerca del vero ed all'esame, movasi per l'incerto, e per l'ignoto dal noto, senza perdere gl'ingegni, le volontà, gli ordini civili nel vuoto inerte dello scetticismo; infine, agli studi teoretici s'unisca sempre l'esercizio del pensiero, talchè la scuola, secondo i precetti di Socrate, ammaestri l'alunno a trovar da sè la verità entro se stesso. Bisogna perciò che tre regole, vengano ai licei rigorosamente prescritte: 1) Distinguere la filosofia elementare dalla filosofia superiore (chiamata
superiore dai superiori gradi d'insegnamento, come le università); 2) Star sempre, con ogni diligenza, nei soli confini della filosofia elementare; 3) Adoperare quel metodo che s'addice a tal pane della filosofia. Le quali regole, a norma dei licei, procureremo chiarire con brevità, soggiungendo poi, altresì per maggior chiarezza, un cenno sul modo di spartire l'insegnamento.

[...J Circa i professori è desiderabilissimo che ceri uni di loro, ristretto l'insegnamento aj termini predetti, nol credano invilito, quasichè, stando agli elementi, meno comparisca la maestria del professore.
[...]. Non accade certo notare che, comunque fosse, l'adempinlento del proprio debito dovrebbe precedere ogni altra considerazione, come altresì che debito di maestro è badare, non al proprio gusto, si alla utilità degli scolari; ma questo noteremo: che spiegare ai novizi verità presupposte da posteriore insegnamento, sapendo bene discernere le due parti, richiede non comune dottrina e pratica e affetto, e agli occhi dei savi reca onere non mediocre. Farsi piccolo ai piccoli che diventino grandj, è grandezza vera [...]. Per la qual cosa bisogna chiarire il fine di questo insegnamento. Lo studio della filosofia può avere due fini congiunti fra loro, ma che in idea e in fatto procedono distinti. L'un fine si è apprender di filosofia quant'occorra per sapere le più manifeste ragioni di ciò che sappiamo dal senso comune, apprendere quanto giovi ad ogni esercizio di scienza e di lettere o d'arti non manuali, e questo adempie la filosofia e]ementare. L'altro fine sì è rendersi perfetti nella filosofia, e questo adempie la filosofia superiore (...).
I confini della filosofia elementare vengono determinati cosi: studiare i fatti più cospicui e più accertati dell'uomo interiore; le facoltà principali che generano quei fatti; e le principali leggi che le governano.
Ecco perciò brevi indicazioni delle materie da trattarsi e dell' ordine loro. Dovrà il professore con ogni diligenza indagare i fatti che si riferiscono all'animalità, e alla razionalità, e a11a moralità. Rispetto all'animalità, voglion distinguersi accuratamente i fatti del senso da' fatti corporei; ed esaminare il sentimcnto animale, poi le varie specie delle sensazioni, le percezioni e i fantasmi, e i due stati di veglia e di sogno, le facoltà che danno origine a tutto ciò, le regole per ben adoperare i sensi, gli appetiti che nascono dalla sensività, e le potenze loro, e l'unità del sentimento che ci mostra l'unità d'una forza senziente. Rispetto alla razionalità, si parli delle idee, de' giudizi e de' ragionamenti, dell'unione d'immagini e di concetti, dell'aiuto che viene alla ragione dalla parola; e come da queste operazioni sorgano le conoscenze di noi stessi, del mondo e di Dio; talchè, quanto a noi, si rilevino le facoltà intellettive, l'unità di coscienza, e l'unità dell'uomo interiore; quindi, spiegata l'attinenza evidente che i fatti razionali e le facoltà ci palesano avere in se stesse col vero e col bello, si esporranno i precetti aristotelici e i precetti della riforma galileiana per trovare o dimostrare la verità, non che le regole più segnalate che riguardano l'armonia tra la verità e la bellezza. Rispetto alla moralità, si metteranno in luce i fatti attivi dello spirito, e la volontà e i suoi stati diversi, e l'attinenza sua col buono, e la eterna legge morale, e il dovere e il diritto, e le loro principali specie, e la sanzione della Legge eterna, e l'universale consentimento d'immortalità. Finalmente si noti dal professore, come la filosofia superiore, metafisica, logica e morale, si svolgano dagli elementi già esposti nella filosofia primordiale. Il professore poi dovrà fare al principio dell'anno scolastico, e per norma degli esami, sommari del suo insegnamento, e indicare i libri che più stimeràconvenienti ad essere consultati dagli alunni; e di tutto ciò manderà nota al Ministero.
Dalla natura e dai confini di tale insegnamento si trae il metodo che gli appartiene, il quale, pertanto, dovrà restare nella osservazione dei fatti interiori, senza tuttavia tralasciare le attinenze loro con gli oggetti. È notorio che sì la filosofia elementare, come la superiore, non può tra i fatti del pensiero e degli oggetti pensati non vedere un'attinenza o non esaminarla; ma il divario è qui, che mentre l'ontologia e la teologia naturale, la cosmoJogia e l'antropologia considerano gli oggetti principali, la filosofia elementare considera principalmente i fatti interiori. S'avvertirà pure che i fatti osservati sieno i più cospicui e più certi; giacchè ...invece si danno fatti di malagevole osservazione, o che s'inducono da altri fatti con induzione lenta e intricata, né alcuni vengono ancora (neppure da quelli che concordano nel sostanziale) universalmente riconosciuti. Or bene tali fatti spettano ad un grado superiore d'insegnamento filosofico, appunto perché l'indagine loro vuoi menti più nature, né soccorre a ogni professione
di studi, né a spiegare i dettami di senso comune. Quindi la parte problematica si tocchi o nulla o poco; e per parte problematica intendiamo qui le tesi, di cui non solo cercasi la ragione, ma di cui è altresì o dubbia o recondita la materia: per esempio, se, o come, o quale, l'idea o le idee apparisacno prima nello spirito; ciò è oscuro alla coscienza e difficile al ragionamento, né finora consentito; viceversa il fatto della umana libertà è già pel testimone universale della coscienza chiaro e certo, e la filosofia ne cerca solo riflessivamente le ragioni. Vuolsi dunque che il metodo di filosofia elementare mostri gli assiomi del ragionamento ed alcune verità della coscienza dimostrabili o dimostrate, così per induzione, come per deduzione, in modo teorematico, schivando i problemi. Però crediamo che per questa via si ottenga ne' licei l'unità d'insegnamento filosofico: non quanto ai sistemi varii che cadono sui problemi, e intorno ai quali non ci arroghiamo competenza di sorta, e che nei licei non trovano luogo; sì quanto alle testimonianze più evidenti ed universali della coscienza umana, rivelate da un lato entro noi, nelle lingue di tutti gli uomini dall'altro, elementi d'ogni società civile, segni perpetui di nostra natura, e che negati, direbbe il Vico, val quanto uscire d'umanità.
Finalmente poiché il detto insegnamento deve formare l'abito degli alunni nel diritto ragionare, bisogna che alle lezioni si uniscano gli esercizi. Il qual abito acquistiamo non già con un solo e segregato ordine di studi, perché allora le menti s'avvezzano a mirar le cose in un modo e da un lato solo; né i criteri matematici o le pure dimostrazioni valgono alla storia o alla politica, né i giudizi di storia in matematiche, né le pure matematiche fan la fisica, o viceversa, né tutto ciò trae alla interna osservazione. o questa serve a conoscere i corpi. Nei licei pertanto si congiungono insieme tutti gli studi elementari di queste discipline, e tutti gli altri che addirizzano il gusto, affinché le menti s'avvezzino comprensive, per volgersi poi a più particolare ordine di studi e più conforme alla natura di ciascuno. Conviene adunque che, mentre i giovani prendon pratica di ragionare sui fatti esterni e sulla storia, o sulle idee pure, o gustare i classici, prendano uso non meno a ragionare sopra se stessi o a ripensare il proprio pensiero: tanto più che, come dicemmo, ella è universale necessità. Il qual uso poi non viene dal solo ascoltare la lezione del maestro, sì dal ripeterla, né dal solo ripetere, sì dall'esaminare con libero studio i pensieri proprii e altrui. Ecco il perché vengono prescritti gli esercizi, e nel modo che vedremo [...].

L'insegnamento della filosofia elementare si compartirà nel modo seguente 1] Verrà dato in due anni a due classi di studenti. perché sebbene la sobrietà e facilità delle materie potesse far credere bastante un anno, tuttavia dovendosi mescolare gli esercizi alle lezioni, più tempo abbisogna; e inoltre per acquistar l'abito di riflessione interna si richiede non poca ripetizione d'atti.
2] Nel primo prevarrà l'insegnamento della teorica, nel secondo la pratica o gli esercizi; perciò gli esercizi liberi del pensiero più riescono, quanto più è innanzi l'ammaestramento; s'opera meglio intorno a una cosa, quanto più la cosa è nota.
3] In ogni anno adunque vi saranno lezioni e conferenze d'esercizi.
4] Ogni lezione sarà preceduta dalla ripetizione dei giovani, perché la ripetizione dei giovani, utile in ogni studio, nella filosofia elementare sembra vieppiù necessaria, dovendosi acquistare la padronanza del proprio pensiero.
5] Nel primo anno a due lezioni di cattedra terrà dietro una lezione di esercizio o conferenza.
6] Nel secondo anno due lezioni d'esercizi o conferenze seguiranno una lezione di cattedra.
7] Gli esercizi poi si faranno in tre modi:
Scegliendo da un filosofo greco, nelle traduzioni latine migliori (se nel testo non si potesse), o da un filosofo latino, massime da Cicerone, un luogo filosofico da esaminare, acciocché lo studio della filosofia meglio cooperi allo studio delle lettere antiche; il quale esercizio sarà principale tra gli altri.
Proponendo un quesito logico, per cui venga esercitato il giovane, così a voce, come in iscritto, a ben distinguere la forma genuina del ragionamento della sofistica, e sollevarsi alla definizione dei più importanti concetti.
Proponendo la soluzione di qualche difficoltà sulle teoriche già esposte.

Indicazioni del ministro Gentile per gli esami finali di Filosofia (1923)

Prova orale. -Dura non meno di 20 minuti e si svolge nel seguente modo:
1. Relazione di uno dei testi compresi nelle serie 3° e 4° del seguente elenco (A). Il candidato deve dare prova di averlo studiato direttamente, e di averne inteso il
contenuto e lo spirito.
2. illustrazione critica di un passo, scelto dalla commissione esaminatrice, di uno dei testi compresi nella serie 1° e 2° e studiati dal candidato. Il quale passerà quindi ad esporre in modo analitico e ragionato il testo relativo nel suo svolgimento e logico organismo e risponderà ad interrogazioni sugli antecedenti e sulle conseguenze storiche della dottrina esposta, con opportuni riferimenti e notizie occasionali circa la vita, gli scritti e le dottrine principali di filosofi maggiori e di celebri scuole filosofiche.
Il candidato deve avere studiato sei testi, uno per ciascuna delle prime due serie. e due per ognuna delle altre due (si considerano come un solo testo quelli elencati nello stesso numero), e un sommario di storia della filosofia.
È data facoltà al candidato di studiare degli autori compresi nel seguente elenco altre opere o altre parti delle stesse opere ivi indicate, purché le une e le altre riguardino i problemi della conoscenza e i problemi morali.
Sono consentite le traduzioni.

[Seguono gli elenchi dei testi per l'esame. Era previsto anche un secondo tipo di esame, per cui si chiedeva al candidato di esporre quattro opere tra quelle qui elencate, come documento di quattro fondamentali indirizzi filosofici (intellettualismo, empirismo, criticismo e idealismo)].


AVVERTENZE
Poiché studiare filosofia non significa già studiare certa determinata materia, ma. sollevarsi a considerare filosoficamente certi problemi, non c'è nella filosofia una parte elementare diversa da quella propriamente dottrinale sistematica. Ci sono, invece, problemi fondamentali (conoscenza e moralità) e atteggiamenti fondamentali dello spirito (intellettualismo, empirismo, criticismo, idealismo). Si ammettono i due tipi d'esame, uno che faccia svolgere e chiarire i detti problemi della conoscenza e della moralità; l'altro che faccia esporre e valutare i quattro atteggiamenti fondamentali di cui sopra.
In ogni caso, i problemi mostrano tutto il loro valore nella trattazione che ne hanno fatta i grandi filosofi, i quali li hanno vissuti con tutta l'originalità e la profondità del loro spirito, laddove si inaridiscono negli espositori di seconda mano. E poiché fllosofare è soprattutto esercitare la libertà del pensiero, anzi formarla nel riconoscimento e nella instaurazione delle intime leggi dello spirito, non si richiederà mai nell'esame di filosofia uno sforzo della memoria impegnata in astratte affermazioni o negazioni, ma si vorrà la penetrazione del pensiero altrui che sia slancio e moto del pensiero stesso del candidato.

 

Programmi di insegnamento per i licei (1944)  - Filosofia
Il corso di filosofia deve essere preceduto da un'introduzione la quale miri a porre in luce che la filosofia non è qualcosa di avulso dalla vita, ma è anzi la vita stessa che vuol farsi consapevole di sé, onde realizzare gradualmente il processo verso la liberazione. Tutti gli uomini si pongono il problema filosofico, ma solo nella coscienza filosofica questo assume quella piena consapevolezza che non ha nella coscienza comune. Occorre accennare ai caratteri peculiari della filosofia, per cui essa si distingue dalle scienze speciali e dalle altre forme di attività spirituali, nonché ai legami imprescindibili che a queste la uniscono. A tale introduzione deve seguire nel triennio una trattazione storica, non limitata al solo inquadramento degli autori letti, ma diretta ad approfondire la genesi delle singole dottrine e i loro rapporti reciproci, mettendo cioè in rilievo che la successione storica è lo stesso sviluppo del pensiero.
Inoltre lo svolgimento del pensiero filosofico dev'essere considerato in continuo rapporto con l'evoluzione politica, sociale ed economica, vale a dire con la storia tutta che rimane essenzialmente una anche attraverso la varietà dei cosiddetti "fattori" che la compongono.

I Classe: La ricerca di un elemento unitario universale come causa prima del pensiero greco, presofistico. Impossibilità di trovare tale causa prima fra gli elementi della natura. Il delinearsi della dialettica dell'essere e del divenire. La convinzione naturalistica della necessità di un approfondimento della conoscenza della natura perché tale sintesi possa effettuarsi; l’atomismo.

L'insufficienza del naturalismo. Il merito dei sofisti: il problema dell'uomo. Il loro demerito: la perduta coscienza dell'esistenza unitaria universale. La ripresa di tale coscienza con la socratica teoria del concetto; sintesi dell'importanza dell'universalità affermata dal naturalismo presofistico e dell'importanza della soggettività affermata dai sofisti.

Insufficienza del concetto socratico. L'idea platonica. La reminiscenza. Critica aristotelica del dualismo platonico. La necessaria immanenza della forma sostanziale nelle cose. L'universale. Il concetto di potenza e di atto. Il primo motore.

Decadenza della potenza speculativa: analisi dei sistemi dei maestri (accademici e peripatetici). Il prevalere dell'interesse etico (storici ed epicurei). L'assurdo del pensiero che vuole stabilire limiti a se stesso (scetticismo).

Approfondimento dell'interesse etico e aspirazioni al trascendente. L'importanza di Alessandria. La "metafisica religiosa" e la formazione del neoplatonismo di Plotino. La rivelazione cristiana e i fondamenti dottrinali del Cristianesimo. La Patristica, S. Agostino.

Misticismo e razionalismo nel pensiero del Medioevo. La questione degli universali. L'aristotelismo e S. Tommaso. La reazione volontaristica da Duns Scoto a Occam.

Leggere e commentare un'opera (o estratti di un'opera organicamente collegati) di autori classici appartenenti al periodo studiato, in modo da darne una chiara idea. A semplice titolo indicativo si dà il seguente elenco di autori e di opere; ma si lascia libertà di scelta al di fuori di esso:

Platone: Un dialogo, Protagora, Gorgia, Repubblica (estratti), Fedro, Fedone, Teeteto, Parmenide, Sofista, Filebo, Timeo; Aristotele: Dall'anima (estratti); Aristotele: Metafisica (estratti); Aristotele: Poetica (estratti); Seneca: Lettere scelte a Lucilio ed estratti dei trattati morali; S. Agostino: De Vera Religione; S. Agostino: De Civitate Dei (estratti); S. Agostino: Confessioni (estratti); Anselmo d'Aosta: Monologo; Tommaso d'Aquino: De Unitate intellectus; Tommaso d'Aquino: Summa theologica (estratti).

Dai programmi Brocca (1992)
Finalità

Le finalità dell'insegnamento della filosofia sono:
1. La formazione culturale completa di tutti gli studenti del triennio attraverso la presa di coscienza dei problemi connessi alle scelte di studio, di lavoro e di vita, ed un approccio ad essi di tipo storico-critico-problematico.
2. La maturazione di soggetti consapevoli della loro autonomia e del loro situarsi in una pluralità di rapporti naturali ed umani, implicante una nuova responsabilità verso se stessi, la natura e la società, un'apertura interpersonale ed una disponibilità alla feconda e tollerante conversazione umana.
3. La capacità di esercitare la riflessione critica sulle diverse forme del sapere, sulle loro condizioni di possibilità e sul loro "senso", cioè sul loro rapporto con la totalità dell'esperienza umana.
4. L'attitudine a problematizzare conoscenze, idee e credenze, mediante il riconoscimento della loro storicità.
5. L'esercizio del controllo del discorso, attraverso l'uso di strategie argomentative e di procedure logiche.
6. La capacità di pensare per modelli diversi e di individuare alternative possibili, anche in rapporto alla richiesta di flessibilità nel pensare, che nasce dalla rapidità delle attuali trasformazioni scientifiche e tecnologiche.

Obiettivi di apprendimento
1. Riconoscere e utilizzare il lessico e le categorie essenziali della tradizione filosofica (ad es. natura, spirito, causa, ragione, principio, fondamento, idea, materia, essere, divenire, esperienza, scienza, diritto, dovere, individuo, persona, società, Stato).
2. Analizzare testi di autori filosoficamente rilevanti, anche di diversa tipologia e differenti registri linguistici (dal dialogo al trattato scientifico, alle "confessioni", agli aforismi).
3. Compiere, nella lettura del testo, le seguenti operazioni:
3.1. definire e comprendere termini e concetti;
3.2. enucleare le idee centrali;
3.3. ricostruire la strategia argomentativa e rintracciarne gli scopi;
3.4. saper valutare la qualità di un'argomentazione sulla base della sua coerenza interna;
3.5. saper distinguere le tesi argomentate e documentate da quelle solo enunciate;
3.6. riassumere, in forma sia orale che scritta, le tesi fondamentali;
3.7. ricondurre le tesi individuate nel testo al pensiero complessivo dell'autore;
3.8. individuare i rapporti che collegano il testo sia al contesto storico di cui è documento, sia alla traduzione storica nel suo complesso;
3.9. dati due testi di argomento affine, individuarne analogie e differenze;
4. Individuare analogie e differenze tra concetti, modelli e metodi dei diversi campi conoscitivi, a partire dalle discipline che caratterizzano i diversi indirizzi di studio.
5. Confrontare e contestualizzare le differenti risposte dei filosofi allo stesso problema (ad esempio ai problemi indicati nei "nuclei tematici" opzionali).
6. individuare e analizzare problemi significativi della realtà contemporanea considerati nella loro complessità (anche per l'individuazione di questi si suggerisce il ricorso ai "nuclei tematici" opzionali).

4.2.5/4.3.1. Indirizzo classico
Contenuti
Terzo Anno
Il docente, nell'ambito della programmazione didattica, dovrà trattare:
A) 1. Platone
2. Aristotele
B) Almeno tre nuclei tematici tra quelli sottoindicati, a titolo di esempio, ferma restando la possibilità di costruire altri percorsi:
1. La nascita della filosofia in Grecia.
2. La filosofia greca e le culture dell'antico Oriente.
3. La filosofia e la polis: i Sofisti e Socrate.
4. Individuo e cosmo nell'età ellenistico-romana: epicureismo-stoicismo-scetticismo.
5. Filosofia e scienza nel pensiero antico.
6. L'incontro tra la filosofia greca e le religioni bibliche.
7. Il neoplatonismo.
8. Agostino d'Ipponia.
9. Filosofia e scienza nelle civiltà araba ed ebraica.
10. Tommaso d'Aquino.
11. Teologia, filosofia e scienza nel secolo XIV.
Tutti gli argomenti dovranno essere affrontati a partire dalla lettura dei testi, secondo una scelta calibrata per ampiezza, praticabilità e leggibilità. Non si potrà, ovviamente, prescindere da un inquadramento storico degli argomenti e dalla ricostruzione dei nessi che li collegano.
[...]
Indicazioni didattiche (comuni a tutti gli indirizzi)
Le scelte metodologiche rispondono alla convinzione che l'insegnamento della filosofia nella scuola secondaria superiore sia da intendersi non come trasmissione di un sapere compiuto, ma come educazione alla ricerca, cioè acquisizione di un abito di riflessione e di una capacità di dialogare con gli autori, che costituiscono la viva testimonianza della ricerca in fieri.
È compito specifico della programmazione tradurre in pratica di insegnamento i programmi, attraverso la loro distribuzione temporale in unità e sotto-unità didattiche, rendendo compatibili gli obiettivi stabiliti, da intendersi in ogni caso come vincolanti, con i limiti di spazio e di tempo disponibili.
In particolare il docente dovrà curare e motivare l'approccio degli studenti al pensiero ed al linguaggio filosofico, realizzando la continuità tra l'esperienza dei giovani e la tradizione culturale. La didattica ha, infatti, un ruolo decisivo nella funzione di mediazione tra i testi dei filosofi e il mondo culturale giovanile, caratterizzato dalla forte presenza di linguaggi non verbali. Attraverso la lettura del testo va esplicitata la struttura della disciplina in termini sia semantici (linguaggi-concetti-teorie), sia sintattici (modalità di argomentazione e controllo delle ipotesi), sia storico-critici (con riferimento al contesto), in modo da attivare, nel contempo, processi di apprendimento che pongano strutture della disciplina in rapporto con la struttura conoscitiva del discente, sviluppando apprendimenti di diverso livello. A tale proposito sarà utile coinvolgere gli studenti nella programmazione.
Si offrono pertanto alcune indicazioni essenziali, che scaturiscono dalla nuova qualità dell'insegnamento della filosofia nel curricolo scolastico di tutti gli indirizzi:
1. Gli argomenti dovranno essere affrontati attraverso la lettura dei "testi", cioè delle opere dei filosofi studiati, considerati nella loro interezza o in sezioni particolarmente significative. Queste dovranno essere scelte in modo non troppo frammentario, cioè secondo dimensioni di ampiezza tale da assicurare al testo una sua unità, completezza e comprensibilità. È da escludersi il ricorso a semplici riassunti o sillogi.
La scelta dei testi (opere o sezioni di opere) dovrà inoltre tener conto della loro leggibilità, cioè dell'accessibilità del linguaggio e dei contenuti commisurata al grado di conoscenze posseduto dallo studente.
2. La lettura del testo va programmata sulla base della competenza lessicale (comprensione dei termini), semantica (approfondimento delle idee e dei nodi problematici) e sintattica (ricostruzione dei procedimenti argomentativi).
3. Il testo dovrà essere letto ed interpretato nel suo contesto storico, inteso sia secondo una dimensione sincronica, cioè come risposta alle problematiche del proprio tempo ed in relazione ai testi degli altri campi disciplinari coevi, sia secondo una dimensione diacronica, cioè come momento particolare di un processo cronologicamente più esteso.
A tale proposito si suggerisce l'opportunità di adoperare oltre alle edizioni o traduzioni di testi "classici", una varietà di strumenti (manuali, antologie, dizionari filosofici, monografie critiche con la storia delle interpretazioni dell'autore), che consentano di ricostruire, pur attraverso percorsi differenziati, i termini e gli interlocutori essenziali del confronto delle idee.
4. Per la verifica i docenti sono autorizzati a fare uso dei seguenti strumenti:

1. la tradizionale interrogazione;

2. il dialogo e la partecipazione alla discussione organizzata;

3. prove scritte quale la parafrasi, il riassunto ed il commento di testi letti, la composizione di scritti sintetici che esprimano capacità argomentative;

4. i "tests" di comprensione della lettura (risposte scritte a quesiti predisposti dall'insegnante e concernenti letture svolte).

Il ricorso a questa ampia gamma di prove è giustificato dal fatto che l'educazione filosofica richiede il possesso sicuro degli strumenti della comunicazione sia orale che scritta, espressioni rispettivamente della capacità argomentativa e dell'impegno di riflessione tipici della disciplina.
È inoltre opportuno richiamare l'attenzione sulla distinzione tra le verifiche formative, che dovranno essere tempestive e frequenti, essendo finalizzate al recupero delle carenze, e le valutazioni sintetiche, che si riferiscono ai livelli conoscitivi raggiunti nelle fasi conclusive.
Indicazioni didattiche supplementari per gli indirizzi tecnologici ed economici
L'insegnamento della filosofia in questi indirizzi raggiungerà le sue finalità e gli obiettivi, generali e comuni a tutti gli indirizzi, soltanto tenendo conto del tipo e del livello di formazione che già si è fortemente predeterminata negli studenti del secondo e terzo anno del triennio, ai quali è rivolto, ad opera delle discipline specifiche e caratterizzanti. In questa ottica si comprenderà come la strumentazione concettuale e le pratiche didattiche, proprie della filosofia, trovino la più utile collaborazione nelle attività di analisi-sintesi e di ricostruzione storico-culturale che favoriscono la comprensione riflessa delle basi cognitive ed operative già acquisite dagli alunni.
A questo scopo le tematiche indicate nel programma costituiscono un'ampia e densa intelaiatura concettuale e di prospettive storiche, in riferimento alla quale il ricorso alla lettura diretta del testo filosofico è in grado di fornire una ricca gamma di termini e di formulazioni, quali spunti di riflessione e strumenti di conoscenza. Ma non si raggiungerebbero esiti corrispondenti a quegli obiettivi che ci si prefigge nelle scelte dei temi, senza una strategia di composizione ben connessa, da predisporre sulla base di una griglia essenziale di concetti sottesa alla complessità dell'argomento. Su tale griglia vanno costruiti uno o più percorsi lungo lo sviluppo argomentativo e logico del tema, mediante l'uso di termini-chiave che ne segnino le tappe e gli snodi determinanti.
L'insegnante avrà quindi cura di programmare le sue scelte provvedendo dapprima all'opportuna ricognizione del campo che intende trattare, per rilevare soprattutto l'interrogativo che l'ha aperto e l'articolazione successiva delle tesi relative. In seguito l'insegnante procederà, secondo criteri di chiarezza, semplicità e coerenza, alla predisposizione delle letture necessarie, e adotterà le opportune ed essenziali modalità di approccio al lessico ed al contenuto di ciascuna opera. Volendo conseguire trattazioni più ampie e al tempo stesso più sintetiche di un argomento, si possono anche connettere vari percorsi in continuità su di uno stesso tema, o intrecciare tra di loro i percorsi costruiti su temi affini.

Dai Decreti legislativi sulla riforma del II ciclo, 17 ottobre 2005
Allegato C/2
Indicazioni nazionali  per i piani di studio personalizzati  dei percorsi liceali
Piano degli studi e Obiettivi specifici di apprendimento

Liceo classico
FILOSOFIA 

Filosofia antica e medioevale

-          Riconoscere e definire il lessico e le categorie essenziali della tradizione filosofica e i principali metodi della ricerca filosofica.

-          Problematizzare conoscenze, idee e credenze cogliendone la storicità e ampliando le informazioni tramite l’uso di risorse bibliografiche, informatiche, telematiche.

-          Esercitare la riflessione critica sulle diverse forme del sapere, con particolare attenzione alle discipline caratterizzanti il percorso liceale classico.

-          Analizzare, confrontare e valutare testi filosofici di diversa tipologia.

-          Usare strategie argomentative e procedure logiche per sostenere le proprie tesi.

-          Confrontare e contestualizzare le differenti risposte dei filosofi ad uno stesso problema.

-          Riflettere criticamente sulle teorie filosofiche studiate, valutandone le potenzialità esplicative e l’applicabilità in contesti differenti.

 

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Autori obbligatori:

 

Platone, Aristotele, Plotino, Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino.

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Almeno quattro nuclei tematici rappresentativi dei diversi ambiti di ricerca in cui si è mossa la riflessione filosofica e della pluralità delle posizioni teoriche.

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Inquadramento storico degli autori e dei nuclei tematici.

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Lettura di testi filosofici (opere e scelte antologiche).

Filosofia moderna

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Autori obbligatori:

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Descartes, Vico, Hume, Kant, Hegel, Kierkegaard, Schopenhauer, Marx.

-

Almeno quattro nuclei tematici rappresentativi dei diversi ambiti di ricerca in cui si è mossa la riflessione filosofica e della pluralità delle posizioni teoriche.

-

Inquadramento storico degli autori e dei nuclei tematici.

-

Lettura di testi filosofici (opere e scelte antologiche).