Nietzsche

Destinatari: studenti del V Liceo Scientifico

Prerequisiti:

  1. Conoscenze: Schopenhauer, linee generali del positivismo
  2. Competenze: comprendere e utilizzare termini e categorie del linguaggio filosofico; saper analizzare un testo filosofico; conoscere autori, temi e problematiche filosofiche.

Finalità generali: attualizzare il pensiero dei maggiori filosofi. Stabilire connessioni possibili tra contesto storico culturale e pensiero filosofico. Saper ordinare la riflessione filosofica secondo percorsi problematici oltre che secondo percorsi storici. Cogliere analogie, differenze, relazioni tra concetti, modelli e metodi di diversi campi conoscitivi, in particolare tra la riflessione filosofica e quella di altre discipline.

Obiettivi:

  1. Conoscenze: saper ricostruire le fasi principali dell’itinerario filosofico di Nietzsche attraverso la lettura analitica e critica del materiale didattico proposto. Le tematiche esaminate nell’unità didattica sono le seguenti: 1) L’influenza di Schopenhauer e Wagner 2)La nascita della tragedia 3) Socrate e la morte della tragedia 4) Il prospettivismo 5) La concezione della storia 6) La fase illuministica: distacco da Wagner e da Schopenhauer. Nuova concezione della scienza. Critica alla metafisica 7) La critica della morale e della religione 8) Superuomo e nichilismo 9) Eterno ritorno e volontà di potenza.
  2. Competenze: usare la terminologia specifica; compiere alcune operazioni di analisi su testi filosofici; consolidare l’attitudine a problematizzare e a saper formulare domande.

Tempi: 9 ore + 2 ore di dibattito + 1 ora di verifica scritta.

Strumenti: libro di testo; lettura e analisi delle pagine più significative della seconda Inattuale: Sull’utilità e il danno della storia per la vita, lettura e analisi del brano La morte di Dio e il superuomo dalla Prefazione di Così parlò Zarathustra.

Lettura e analisi dei brani presi da Così parlò Zarathustra: Le tre metamorfosi, L’eterno ritorno dell’uguale.

Metodi: 1) lezione frontale espositiva 2) lezione dialogata ed esperienze concrete di "con-filosofare" 3)dibattiti a tema 4) lettura e analisi di testi sui quali compiere le seguenti operazioni:

Contenuti: cfr. oltre.

Verifiche formative: si effettuerà in itinere per valutare i progressi o le stasi rispetto alla situazione di partenza.

Verifiche sommative: si effettuerà al termine dell’unità didattica. In questa verifica si terrà conto del conseguimento degli obiettivi educativi e formativi e quindi dell’attenzione dimostrata in classe, della partecipazione e dell’interesse evidenziati al dialogo educativo, del comportamento in generale.

 

 

 

INTRODUZIONE ALLE CONSIDERAZIONI INATTUALI

Nietzsche, vivendo con lo sguardo rivolto verso la Grecia antica, si sente estraneo al mondo moderno. La critica al suo tempo è espressa chiaramente nelle Considerazioni inattuali in cui Nietzsche intraprende una battaglia contro il presente e la sua mancanza di cultura.

"Inattuale è questa considerazione perché cerco di intendere qui come danno colpa e difetto dell’epoca qualcosa di cui l’epoca va a buon diritto fiera, la sua formazione storica".

Con queste parole Nietzsche vuole mostrare come "l’inattualità" consista nello smascherare gli elementi dannosi della conoscenza storica di cui l’epoca presente si vanta.

Le Inattuali sono scritte tra il 1873 e il 1876 e sono divise in quattro volumi. Il secondo Sull’utilità e il danno della storia per la vita è sicuramente il più importante.

Questo saggio viene scritto nell’autunno del 1873 e viene pubblicato nel febbraio dell’anno successivo. Appartiene ad una fase travagliata della vita dell’autore. Egli stesso definisce questo periodo un "passaggio" importante che segna il distacco dalla filologia e un nuovo modo di vedere il passato in funzione del presente.

STORICISMO E SATURAZIONE DELLA STORIA

In questo saggio Nietzsche attacca una delle dimensioni e degli orientamenti più caratteristici della cultura razionalistica moderna: lo storicismo. Egli ritiene che lo storicismo sia una malattia spirituale. La cultura storicistica favorisce "l’idolatria del fatto" che costringe l’uomo "a chinare la schiena e a piegare il capo dinanzi alla potenza della storia".

Lo storicismo causa rischi molto gravi. La prevaricazione del passato sul presente condiziona l’uomo che vivendo in funzione di ciò che è stato perde la fiducia nelle proprie capacità di agire, di modificare il proprio futuro, di creare nel presente.

La civiltà storicistica tende a distanziare l’uomo dalle cose. L’uomo vive ossessionato dal tempo che passa, che cambia e che distrugge.

L’individuo, vivendo in funzione del passato, perde gli stimoli per creare una "nuova storia", e diventa un passivo spettatore di eventi.

Bisogna precisare che Nietzsche non critica la storia tout-cour, ma la "saturazione della storia". L’eccesso di storia è il vero pericolo per l’uomo.

IPERTROFIA STORIOGRAFICA

Nietzsche parla di ipertrofia storiografica come un "carico che schiaccia" "una catena", o ancora "uno spettro". Il vizio ipertrofico schiaccia l’uomo e gli fa perdere fiducia in se stesso.

L’uomo a differenza dell’animale (che vive in modo non storico) ha una vita storica. L’animale non ricorda il passato, vive solo nel presente, l’uomo, invece, ha la consapevolezza del fluire del tempo.

Il passato ricorda all’uomo che la sua esistenza è imperfetta. L’animale è "né triste né tediato".

Ciò che differenzia l’uomo dall’animale è la memoria. L’uomo vive legato ai fatti del passato, ma i fatti senza interpretazione non hanno senso. "Non esistono fatti, ma solo interpretazioni".

Il senso della storia è nemico della vita, in quanto ci rende passivi e schivi del passato.

L’uomo rassegnatosi perde la capacità creativa nessuno osa più esporre se stesso, ma ciascuno prende la maschera di uomo colto, di dotto, di poeta". L’uomo viene colto da sentimenti di impotenza verso il presente.

La felicità è data dalla capacità di sentire in modo storico nell’attimo in cui si prova la felicità stessa. L’animale vive solo nel presente, l’uomo ha la consapevolezza del tempo che passa.

"Chi non sa sedersi sulla soglia dell’attimo dimenticando tutto il passato, chi non sa stare ritto su un punto senza vertigini e paura come un’idea della vittoria non saprà mai cos’è la felicità, e peggio ancora non farà mai qualcosa che rende felici gli altri".

La felicità si ha in seguito a uno stato di pienezza, per cui non si può provare un senso di pienezza in ciò che si percepisce nel tempo, proprio perché il tempo ci fa vedere le cose come contingenti e parziali.

L’OBLIO

Nietzsche contrappone la vita al sapere storico. La vita fiorisce nell’oblio e si risolve nel presente. Il sapere storico si risolve nel presente. Il sapere storico si fonda sulla memoria, sul ricordo che diventa la fonte dell’infelicità. L’uomo può e deve saper dimenticare per liberarsi dalla catena del passato.

Oggi l’esistenza è considerata come "un interrotto essere stato", mentre la felicità è poter dimenticare, sentire "in modo non storico", perdersi "nel fiume del divenire", poiché "per ogni agire ci vuole oblio" altrimenti si rischia di non lasciare niente di sé per il futuro.

L’oblio è necessario alla vita: per poter vivere nel presente, bisogna poter dimenticare il passato.

Nietzsche ritiene che sia importante far riferimento alla vita quando si analizza la storia.

Per poter capire il posto da assegnare alla storia nella vita, senza danneggiare la vita stessa, bisogna chiarire il legame che intercorre tra vita e oblio. La vita può fiorire solo grazie all’oblio, perché è questo che permette di immergersi totalmente nella vita, nell’immediatezza del presente :se non c’è oblio la vita diventa impossibile perché rimane paralizzata dal passato. La storia invece è memoria: essa dovrà, dunque, entrare a far parte della vita solo nella misura in cui favorirà la vita stessa.

L’oblio per Nietzsche è un antidoto alla malattia storica, libera dalla storicità subita. L’oblio diventa uno strumento di affermazione. La vita ha bisogno del servizio della storia.

STORIA MONUMENTALE, STORIA ANTIQUARIA, STORIA CRITICA

Nietzsche non dice che la storia, fondata sulla memoria del passato, sia inevitabilmente sempre dannosa: quello che conta è saper ricordare nella misura giusta e nel modo adeguato. Nietzsche ritiene che la storia sia utile all’uomo per tre ragioni: 1) in quanto l’uomo ha aspirazioni 2) in quanto l’uomo preserva e venera ; 3) in quanto soffre e ha bisogno di liberazione. Si hanno così tre tipi di storia : "storia monumentale", "storia antiquaria", "storia critica".

La storia monumentale guarda al passato per trovare modelli e maestri assenti nel presente. Di questo tipo di storia si serve l’uomo attivo, l’uomo che ha aspirazioni e che usa la storia per sconfiggere la rassegnazione. L’uomo da questa visione del passato apprende che "se la grandezza fu una volta comunque possibile, perciò anche sarà possibile una seconda volta".

Questo tipo di storia può avere, tuttavia, anche un risvolto negativo: in primo luogo danneggia il passato perché dimentica parti di esso per ricordare solo i fatti migliori; in secondo luogo può spingere al fanatismo "il passato monumentale eccita il coraggioso alla temerarietà e l’entusiasta al fanatismo". La storia monumentale può anche paralizzare la libera creazione artistica, quando si considerano i modelli come ineguagliabili.

La storia antiquaria spinge l’uomo a guardare con amore e venerazione il passato della propria città come fondamento della vita presente. Questo tipo di storia cerca e conserva i valori costitutivi stabili su cui si radica la vita presente.

L’utilità della storia antiquaria è data dal fatto di farci sentire eredi di un passato meritevole di essere conservato.

Anche questa storia ha un pericolo, in quanto limita il proprio campo visivo solo alla tradizione a cui si appartiene e spinge a rifiutare ciò che è nuovo. Si arriva al punto di mummificare la vita; il presente si inaridisce e si mostra incapace di generare il nuovo.

La storia critica è propria di chi soffre e ha bisogno di liberarsi del passato per poter vivere: essa porta il passato davanti a un tribunale e lo condanna. A giudicare non è la giustizia ma la vita stessa, sempre ingiusta.

Il pericolo di questa storia è costituito dal fatto che questa condanna non elimina il nostro derivare dal passato, per cui è impossibile staccarsi del tutto da esso.