Opera

IL GORGIA DI PLATONE

 

 

DESTINATARI

Classe I° liceo classico o III° liceo scientifico

 

FINALITA

Formare lo studente a una responsabilità civica e a una sensibilità consapevole delle grandi questioni etico-politiche;

Formare lo studente a un atteggiamento di analisi e di comprensione della realtà;

Educare lo studente a decidere sulla base di ragioni e argomentazioni che abbiano una validità generale.

 

PREREQUISITI

Conoscenze: i sofisti e Socrate, linee generali della storia e della cultura greca;

Competenze: saper analizzare e lavorare ad una comprensione e ricostruzione argomentativa di un testo filosofico.

 

O B I E T T I V I

CONOSCENZA

Struttura narrativa e drammaturgica del dialogo;

Metodo dialettico e retorica;

Significato di: persuasione e lusinga, scienza e credenza, piacere, bene e felicità, giustizia, virtù politica, conoscenza filosofica, etica, nomos e physis.

 

COMPETENZA

Definire i termini acquisiti e collocarli correttamente nelle prospettive proposte dai personaggi del dialogo; Riconoscere la struttura delle contraddizioni e delle confutazioni;

Analizzare, paragrafare, o elaborare un lavoro di comprensione sul testo filosofico;

Condurre una discussione intesa non come contesa ma come ricerca.

 

ATTEGGIAMENTI

Riconoscere nei testi della tradizione filosofica problemi attuali e utilizzarli per razionalizzare e comprendere aspetti della propria esperienza;

Condurre con metodo e rigore una argomentazione;

Riconoscere l’importanza nel motivare le proprie opinioni o posizioni;

Acquisire l’abitudine a riflettere in modo consapevole su alcune dimensioni della propria esperienza affettivo-cognitiva.

 

STRUMENTI DIDATTICI:

Manuale, testo integrale del Gorgia di Platone, dizionari, enciclopedie filosofiche.

 

METODOLOGIA E ATTIVITA’:

Lezione frontale, lettura, analisi, parafrasi, paragrafazione, commento e sottolineatura delle parole chiave; discussione guidata; costruzione di mappe concettuali, attività individuali;

TEMPI e FASI

Numero di ore complessivo cinque

 

VERIFICHE FORMATIVE

Domande flash, valutazione in itinere per verificare la comprensione e l’acquisizione dei contenuti e la capacità di rielaborazione e di sintesi degli argomenti;

Valutazione in base alla partecipazione in classe delle riflessioni guidate.

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VERIFICHE SOMMATIVE

 

Assegnazione di alcune attività scritte: schede di parole chiave o definizioni, schemi concettuali (p.e. schematizzazione [464B – 466A], delle varie forme di arti e lusinga dell’anima e del corpo: legislazione/sofistica, giustizia/retorica, ginnastica/agghindarsi, medicina/culinaria)

Sintesi e approfondimenti da svolgere a casa individualmente (o in coppia o in gruppo) attraverso l’assegnazione di una lettura individuale (o in coppia o in gruppo) di alcune pagine del Gorgia e da discutere ed esporre poi in classe.

Assegnare agli studenti il compito di riordinare le idee e preparare una mappa concettuale sintetica in vista di un breve dibattito su un tema specifico.

 

DISCUSSIONE GUIDATA

Discussione tra studenti regolata dal docente su un tema specifico e centrale del Gorgia (p.e. due stili di vita a confronto: motivazioni e critiche del tipo di vita dissoluto e del tipo di vita temperante; oppure rapporto tra etica e politica).

Discussione guidata relativa ad alcuni concetti/parole chiave del Gorgia tesa a sollecitare l’esposizione da parte degli alunni del proprio vissuto personale in relazione ai concetti finora acquisiti.

 

VERIFICA SCRITTA

 

DOMANDA A RISPOSTA APERTA

Spiega la conseguenza etica e politica della contrapposizione tra Legge (nomos) e Natura (physis) introdotta da Callicle [max. 15 righe]

 

CONTENUTI

Concezione platonica sulla retorica, sulla giustizia, sulla felicità e sulla politica contenuta nel Gorgia.

 

ARTICOLAZIONE SCHEMATICA DEI CONTENUTI

Presentazione del dialogo nel suo contesto storico e della sua struttura teorico-argomentativa e drammaturgica.

Ambientato ad Atene, in casa di Callicle, lo svolgimento drammatico del dialogo si colloca nel periodo della guerra del Peloponneso dove la crisi morale e la corruzione politica appare più profonda. I personaggi, a parte Socrate e il suo discepolo Cherefonte, sono dei famosi retori: Gorgia di Lentini (maestro di retorica), Polo di Agrigento (allievo di Gorgia) e Callicle di Acarne (uno spregiudicato retore politico demagogo) forse un personaggio mai esistito, creato da Platone per esprimere in modo emblematico una concezione etico-politica che si andava affermando ad Atene a fine tra Quattro e Trecento.

Dialogo tra Socrate e Gorgia in cui emerge che l’oratoria è l’arte che produce discorsi del giusto e dell’ingiusto, basata non sul sapere che coglie l’essenza delle cose, ma sulla credenza (pistis) che si muove attorno alle parvenze delle cose ad un livello di opinione (doxa).

Differenza tra filosofia e retorica. La retorica non è né scienza né tèchne. Non è scienza perché la retorica non fa uso del metodo dialettico che consiste nel sviluppare ragionamenti fondati; non è tèchne ma è una semplice pratica perché come la pratica della culinaria, la retorica mira al piacere e non al bene. Dalle analisi socratiche-platoniche svolte nel dialogo, la retorica risulta inferiore e insufficiente sul piano scientifico sia su quello morale. Mancando l’atteggiamento di ricerca teoretica, l’azione retorica si limita a persuadere senza possedere vera conoscenza delle cose. Di più, la retorica illude l’ascoltatore catturando la sua anima attraverso desideri sensibili come il piacere, la ricchezza e il prestigio esteriore e accarezza le passioni della gente al fine di conquistarne i favori per un tornaconto personale. La contrapposizione tra filosofia e retorica implica anche una importante distinzione nei modi d’intendere la politica. Nel terzo atto del dialogo con Callicle, Socrate pone una nuova concezione della pratica politica che svilupperà poi nella Repubblica. Il vero politico è colui che tiene (gli occhi del) la mente fissa ad una Forma o Idea (armonia, salute dell’anima, temperanza, giustizia, virtù), e così facendo agisce sui cittadini trasformando la loro anima quanto più possibile vicina o simile al modello ideale della virtù. La politica intesa come miglioramento morale del cittadino, non può fare a meno della filosofia che ricerca la verità e il bene come fondamento ontologico dei valori. Si può osservare che la fondazione platonica del mondo iperuranico delle idee (Bene, Giustizia, etc.) non è una fuga dal mondo sensibile, ma serve da presupposto per vivere meglio in questo mondo. Solo a partire dall’esistenza della Giustizia è possibile distinguere tra azioni giuste e azioni ingiuste. Inoltre la ricerca e l’affermazione dei concetti, svolgono la funzione di controllo del divenire, dell’esperienza, del caos.

L’oratore persuade meglio di un tecnico competente perché conosce l’arte della persuasione. Tuttavia convince solo gli ignoranti, i non esperti, chi non sa come stiano le cose. Anche in questo senso la retorica è una pratica che produce illusione e non vera conoscenza. Essa non si pone la domanda "che cos’è" (ti estin) che indaga la natura delle cose e non utilizza il metodo dialettico che definisce l’essenza delle cose.

Contraddizione e crisi della posizione di Gorgia operata da Socrate. Gorgia mostra di riconoscere l’importanza fondamentale del valore della giustizia. Questo suo ritegno morale che vuole affermare il legame tra oratoria e giustizia lo pone in contraddizione: a) l’oratore deve conoscere la giustizia, b) ma, per sua convenienza personale, potrebbe anche fare un uso ingiusto della retorica. La posizione socratica che afferma che conoscere la giustizia è praticarla (intellettualismo socratico) costringe Gorgia a scegliere una delle due tesi: 1) o l’oratore non può fare un uso ingiusto della retorica, 2) o deve sciogliere l’oratoria dal legame con la giustizia.

Dialogo tra Socrate e Polo

La retorica non ha dignità di arte perché è una semplice pratica. L’arte (techné) per un Greco implica una conoscenza della natura e delle proprietà dell’oggetto, conoscenza della sua natura intima, della cosa a cui si rivolge. Mancando quest’ultima non si ha un arte ma una pratica. Con questa argomentazione Socrate afferma che la retorica non è un’arte ma una pratica di carattere empirico; e come la culinaria mira a procurare diletto e piacere e non salute o benessere del corpo, così la retorica è una pratica che, fondata sulla lusinga, mira al piacere e non al bene o alla conoscenza.

Rapporto tra volere e sapere. L’oratoria non ha potere poiché conosce solo un bene soggettivo e opera senza conoscere cosa sia il vero bene. I tiranni quindi non fanno, come a priva vista sembrerebbe, ciò che vogliono ma solo ciò che sembra a loro meglio secondo un metro di giudizio soggettivo.

Conseguenze tra fare e subire ingiustizia. Socrate fa ammettere a Polo che fare ingiustizia è brutto (ritegno morale di Polo). E se il male peggiore è commettere ingiustizia e non essere punito (perché un uomo che commette ingiustizia e non si libera da questo male attraverso la pena è il più infelice degli uomini), allora fare ingiustizia sarà peggio che riceverla, e restare impunito sarà il male più grande a cui corrisponde la maggiore infelicità. La felicità secondo Socrate non può avere legami con il male. Se un uomo ha nell’anima malvagità non può essere felice. Scontare la pena permette al malvagio di liberarsi dal male e quindi da ciò che è brutto e che rende infelici: "è certo più infelice chi, commettendo un’ingiustizia, non sconti la pena e non venga punito, mentre è meno infelice se sconta la pena della sua colpa ed è punito dagli dèi e dagli uomini".

Dialogo tra Socrate e Callicle.

Distinzione tra Natura (physis ) e Legge (nomos). Il ritegno morale, mostrato sia da Gorgia sia da Polo quando ammette che il fare ingiustizia, per quanto giovi, sia più brutto che subirla, verrà respinto completamente da Callicle in quanto finzione innaturale frutto di convenzione. Già nell’esordio Callicle fa capire che intende rovesciare il principi etici di Socrate: - Cal: Dimmi, Socrate, dobbiamo credere che tu stia ora parlando seriamente o che stai scherzando? Infatti, se tu parli sul serio e se queste cose che dici sono vere, che altro dovremmo dire se non che la vita di noi uomini risulterebbe esattamente capovolta e che, come sembra, facciamo tutto il contrario di quello che si deve? - (481B-481C). Callicle mostra che la tesi di Socrate è contro natura. Polo è rimasto vittima di quella situazione che lo ha condotto a contraddirsi rispetto le affermazioni iniziali, stessa condizione nella quale rimase vittima anche Gorgia. Gorgia s’è contraddetto vincolando la potenza di persuasione della retorica con valori di giustizia, Polo invece s’è vergognato di dire le cose che pensava perché, attraverso l’abilità di Socrate che ha confuso il piano della Natura con quello della Legge, s’è trovato a sostenere che è peggio commettere ingiustizia che subirla, contraddicendo la sua posizione iniziale dove Polo distingueva nettamente potere persuasivo e giustizia. Secondo la legge di natura (nomos tes physeos) non è cosa degna per un uomo che non sia schiavo subire ingiustizia. Ma dal momento che per Callicle, la Legge è fatta da uomini deboli – dalla maggioranza - al fine di difendersi dai più forti, il concetto di giustizia espresso dalla legge è innaturale. La legge di natura che si esprime come il diritto del più forte, è infatti una regola universale presente in tutta la realtà, dagli animali alle relazioni tra stati. Infatti, non è naturale, secondo Callicle, che attraverso la costruzione di leggi che affermino il diritto di uguaglianza sancita dagli uomini deboli, si neghi di riconoscere il diritto naturale del più forte. La visione di Callicle non si dovrebbe considerare nichilistica o immorale, ma una proposta che intende ribaltare o demolire l’ordine dei valori che si rifanno al nomos che è convenzionale, artificiale, storico, contrario alla physis.

L’essere temperanti e l’essere dissoluti: due stili di vita a confronto. Nel punto in cui Callicle sostiene che il migliore e il più intelligente per natura deve comandare e avere di più di quelli che sono inferiori e più deboli, Socrate rivolge una domanda decisiva: "E allora? Rispetto a se medesimi, caro amico, che cosa saranno? Domineranno o saranno dominati? (…) ciascuno di essi ha dominio di se stesso, oppure non è per nulla necessario che uno domini se stesso, e importa solamente che domini gli altri?" (491 D). Se per Socrate avere dominio di se stessi, essere temperanti e saper dominare i piaceri e le passioni sono condizioni essenziali per essere felici, per Callicle invece la felicità sta proprio nella capacità e possibilità di soddisfare una quantità sempre maggiore di piaceri. Argomenti utilizzati da Socrate per sostenere la tesi che la felicità consiste nel dominio di se stessi e nell’esercizio della temperanza: a) forse noi siamo morti e che il corpo (sv ma) è per noi una tomba (sh ma); b) anima come un orcio forato per indicare la sua insaziabilità; c) avere la scabbia e il prurito e grattarsi continuamente.

Socrate vince ma non convince Callicle. I loro universi di riferimento sono estranei tra loro e si parlano senza comprendersi. Le parole di Socrate non avranno alcuna presa tanto sono diversi i loro stili di vita. "SW : Ma riuscirò a persuaderti, in qualche modo, a cambiare parere e a farti credere che sono più felici gli uomini ordinati che non gli uomini dissoluti, oppure, se anche ti narrassi molti altri miti simili a questo, non muteresti tuttavia parere? CAL: Questa tua ultima affermazione, Socrate, è quella vera."

Differenza ontologica tra bene e piacere. Socrate dimostra la falsità della tesi di Callicle la quale afferma che piacere e bene sono la stessa cosa e che qualsiasi tipo di piacere è bene per l’uomo. Callicle però, dopo gli argomenti esposti da Socrate (p.e. avere la scabbia e il prurito e grattarsi continuamente), è costretto ad ammettere l’esistenza di piaceri buoni e piaceri cattivi mettendo in crisi la sua concezione edonistica. Infatti per scegliere tra piaceri buoni e cattivi e necessario conoscere il bene che in questo caso si porrà come trascendente rispetto al piacere. Inoltre, bene e piacere non sono uguali perché questo è sempre accompagnato dal dolore (bisogno, necessità), mentre il primo non può accompagnarsi con il suo contrario – il male – così come salute e malattia non possono essere presenti ad un tempo.

 

 

BRANI LETTI IN CLASSE

Lettura e commento del primo atto [454A – 455A]

Lettura e commento del secondo atto [464B – 474C] - escluso [471D – 472D]

Lettura e commento del terzo atto [506C – 508C]