ORIGINI DELL’EPISTEMOLOGIA DELLE VIRTÙ

 

L’ORIENTAMENTO RESPONSIBILISTA DI CODE E MONTMARQUET

Io definisco la mia posizione “responsabilismo” in contrapposizione all’”affidabilismo” proposto da Sosa, almeno nella misura in cui è in discussione la conoscenza umana. Faccio questo perché il concetto di “responsabilità” può evidenziare la natura attiva del soggetto, mentre quello di “affidabilità” non lo fa. Secondo me, un soggetto di conoscenza/credenza ha un grado significativo di scelta in rapporto ai modi di strutturare la conoscenza, ed è responsabile per queste scelte; mentre un soggetto “affidabile” potrebbe essere semplicemente un registratore accurato, e relativamente passivo, dell’esperienza. Si parla di un computer “affidabile”, non di un computer “responsabile” (LORRAINE CODE, Epistemic Responsibility, 1987).

 

In primo luogo, ci sono quelle che io chiamo le virtù dell’imparzialità. Esse includono qualità come l’apertura alle idee degli altri, la volontà di scambiare idee con loro e di imparare da loro, la mancanza di invidia e di pregiudizi personali nei confronti delle loro idee, e il vivace senso della propria fallibilità. Una seconda classe può essere definita – con il dovuto rispetto alla presunta connessione tra vino e veritas – come quella della sobrietà intellettuale. Si tratta delle virtù del ricercatore dalla mente sobria, in opposizione all’entusiasta che è disposto[...] ad abbracciare ciò che non è realmente garantito [...]. Definirei una terza classe quella del coraggio intellettuale. Essa include prima di tutto la volontà di concepire e esaminare alternative alle credenze che hanno maggior sostegno nella comunità, la perseveranza di fronte all’opposizione degli altri (finché non si è convinti di essere in errore), e la determinazione di portare il proprio progetto fino in fondo (JAMES MONTMARQUET, Epistemic Virtue and Doxastic Responsibility, 1993).