Liceo Classico o Scientifico

 

 

 

Proff.: Violi - Gabellini

Materia: Filosofia

Classe: 4° Liceo Scientifico; 2° Liceo Classico

 

 

 

Unità didattica: Le virtù intellettuali in Spinoza (Ethica, V)

 

 

 

Premessa

 

¨        Il ciclo di due, massimo tre lezioni, di seguito esposte può essere collocato all’interno di un normale percorso storico per autori, necessariamente dopo aver trattato Cartesio, o in alternativa liberamente proposto all’interno di un percorso tematico sulle virtù intellettuali nella storia del pensiero filosofico. Dopo aver introdotto l’autore (vita, opere e pensiero) con l’ausilio del manuale, lo studente verrà invitato all’approfondimento attraverso la lettura di alcuni brani del testo in oggetto, selezionati per esporre sinteticamente il pensiero di Spinoza in merito all’intrigante tema della ricerca della felicità attraverso l’esercizio delle virtù.

 

Prerequisiti

 

¨        Lo studente dovrà possedere una conoscenza globale del pensiero dell’autore e di alcuni concetti chiave per la comprensione dei brani: sostanza, attributo, modo, definizione di affetto, passione, idee adeguate, idee inadeguate.

 

Obiettivi

 

Conoscenze

Comprendere cosa intende Spinoza per virtù in relazione alla felicità dell’uomo

Conoscere il significato della terminologia usata dall’autore

 

 

Abilità e competenze

Saper distinguere i concetti chiave del pensiero dell’autore

Saper tradurre nella propria esperienza personale i ragionamenti contenuti nei brani proposti

Saper analizzare il testo con l’aiuto dell’insegnante

Saper svolgere le attività proposte

Saper esporre quanto si è compreso con terminologia appropriata e con padronanza concettuale (saper produrre e spiegare esempi)

 

Atteggiamenti

Suscitare un atteggiamento di interesse e attenta riflessione sul testo, capace di coglierne la profondità.

Invitare ad una riflessione personale sul tema del rapporto mente-corpo, razionalità-passioni, felicità e infelicità.

 

 

Tempi

 

Due, massimo tre lezioni

 

Metodo

 

¨        Lezione frontale, preferibilmente dialogata per verificare il coinvolgimento e la comprensione degli alunni

¨        Lettura e analisi di testi (anche a gruppi)

¨        Schemi e mappe concettuali

 

 

Strumenti

 

·        Fotocopie dei testi selezionati e correlati ad esercizi ed attività analitiche

·        Qualche copia del testo in oggetto (Baruch Spinoza, Etica, Bollati Boringhieri, Torino) per la consultazione e la ricerca di alcuni rimandi non riportati nella scheda

·        Manuale di storia della filosofia in adozione per introdurre l’autore e il suo pensiero

 

Scelta dei testi e modalità di lettura

 

I testi che abbiamo scelto all’interno del quinto libro dell’Ethica di Spinoza sono relativamente brevi e facilmente accessibili dallo studente ad un primo livello di comprensione. Sarà invece necessaria la guida dell’insegnate per precisare la complessa terminologia utilizzata dall’autore e dischiuderne il significato ultimo.

Lettura guidata:

·        Scolio 20

·        Proposizione, dimostrazione e scolio 39

·        Proposizioni 25, 26 e 27

 

 

Verifiche

 

·        Sulla capacità di svolgimento delle attività proposte e sulle risposte date

·        Interrogazioni orali sull’autore a verifica degli obiettivi dichiarati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRESENTAZIONE

 

L’obiettivo che la quinta parte dell’Etica si propone di raggiungere è la libertà umana, ossia la salvezza, ossia la beatitudine, ossia la felicità. Tutti termini profondamente intrecciati nella visione di Spinoza: non c’è libertà senza beatitudine; chi è felice è anche salvo.

Ecco perché la comprensione di una parte dell’Etica, o anche di una sola delle quarantadue  proposizioni contenute nel capitolo finale dell’opera, non dovrebbe prescindere da uno sguardo d’insieme sull’intero percorso che si snoda in questa scritto, articolato in definizioni, assiomi, proposizioni, lemmi e scolii.

Ordine geometrico, per l’appunto, dove niente è superfluo e tutto concorre alla dimostrazione dell’assunto finale: la felicità è l’esercizio della mente nel pieno delle sue facoltà.

Ma se l’Etica è un tutto, come una sorta di meccanismo ben congegnato, il nostro sforzo dovrà allora essere quello di smontare questo meccanismo, per potere analizzare quei singoli elementi che  ci permettano di salire alla visione d’insieme; per poi, da questa vetta, ridiscendere per risalire ancora, senza mai fermarsi. Dalla parte al tutto, dal tutto alla parte, in un movimento unico e continuo, che ci dovrebbe ricordare quel pensiero in movimento, dialettico, che Platone ha descritto e inaugurato con il Sofista.

Si tratta senza dubbio di uno sforzo notevole, che spinge verso gli abissi del pensiero, e che richiede, come sottolinea Giorgio Colli nella Presentazione al testo dell’edizione Bollati Boringhieri: “lettori non pigri, discretamente dotati e soprattutto che abbiano molto tempo a loro disposizione”; la posta in gioco è la via che conduce alla felicità. Il tempo a nostra disposizione purtroppo è limitato, il tempo manca sempre, ma vogliamo scommettere sulle nostre capacità?

Per le cose belle è bello anche soffrire; è sempre Platone a scriverlo, ed è praticamente con gli stessi termini che Spinoza chiude l’Etica: “tutte le cose eccellenti sono tanto difficili quanto rare”.

Il capitolo “La potenza dell’intelletto , ossia la libertà umana” è composto da una prefazione, due assiomi e quarantadue proposizioni con relative dimostrazioni e scolii.

Il cuore delle argomentazioni che Spinoza sviluppa sta nella corrispondenza fra mente e corpo.

L’affezione è l’idea adeguata con cui la mente contempla la costituzione presente del corpo, e la passione è un’affezione di cui abbiamo invece un’idea inadeguata. L’azione, e la potenza della mente, sta nella capacità di portare chiarezza là dove c’è oscurità, ossia di avere una conoscenza adeguata di ciò che prima era inadeguato. La mente libera è libera dalle passioni, non perché le elimini, Spinoza non propone un percorso ascetico di rinuncia, ma in quanto le purifica, le conosce, le controlla, non ne è più schiava. La passione si emenda e diviene affezione. Non si può e non avrebbe senso pensare di cancellare le affezioni. Perché le affezioni testimoniano la presenza del corpo, sono res extensa, per usare una terminologia cartesiana. Non c’è maggiore o minore dignità fra mente e corpo, fra res cogitans e res extensa, perché sono entrambi attributi della sostanza, di Dio, di tutto quello che c’è. Per usare un’immagine un po’ abusata, ma che permette di avvicinarci al senso di questa relazione, sono come due facce della stessa medaglia. La medaglia non si dà mai all’infuori delle sue facce, e una delle due non è che la rappresenti meglio dell’altra e non è nemmeno una rappresentazione parziale: la medaglia è sempre tutta contenuta in qualsiasi delle due facciate, anche se poi non è mai lì. Potremmo prendere come ulteriore esempio l’immagine biblica di JHWH (e visti gli studi rabbinici di Spinoza il riferimento è più che mai pertinente) che è dappertutto e in nessun luogo.

Ma lasciamo da parte questi concetti, così ardui da cogliere nella loro pienezza. Questo, se mai, accadrà a suo tempo; perché avvicinarsi a Spinoza non vuole dire assimilare concetti o tenere a mente un sistema, ma, se mai, imparare un metodo, assumere un atteggiamento, un ethos appunto, un modo di stare nel pensiero e nel corpo, e nei confronti di se stessi e del mondo. Non a caso siamo di fronte a un’etica.

Così Spinoza si muove su questa corrispondenza, questo parallelismo, questa identità. Il problema della ghiandola pineale, fatto oggetto di critica nella prefazione, viene completamente superato, così come è superato Cartesio, ed è già come se fosse superata in anticipo tutta la tradizione che a Cartesio ancora si richiama, orizzonte in cui noi siamo ancora profondamente immersi, con tutte le sue ben note categorie e distinzioni: mente e corpo, soggetto e oggetto. Ma, d’altro canto, è anche da Cartesio che Spinoza parte; ha di fronte lui quando snocciola i suoi assiomi e le sue proposizioni.

Per tornare alla quinta e finale parte dell’Etica, basti ricordare che sono i concetti di Sostanza, attributo e modo che dobbiamo tenere bene davanti a noi.

Se li abbiamo assimilati, allora possiamo avere qualche speranza di orientarci fra le quarantadue proposizioni della quinta parte. Non possiamo esaminarle tutte. Probabilmente non saremmo nemmeno in grado. Ma potremmo almeno cercare di ammirare il fascino di ciò che là si promette, come uno scrigno pieno di tesori visto in lontananza: la felicità ottenuta tramite l’esercizio della mente.

 

 

INTRODUZIONE ALLO SCOLIO DELLA PROPOSIZIONE 20

 

Lo scolio della ventesima proposizione occupa una posizione centrale e con esso Spinoza, come lui stesso afferma, conclude tutto quello che c’è da dire sulla possibilità che la mente ha di agire sugli affetti (e quindi anche sulle passioni). In un certo qual modo l’etica finisce qui; nelle proposizioni successive Spinoza si occuperà della durata della mente senza relazione con il corpo. E qui è molto facile equivocare pensando a una possibile vita ultraterrena della mente individuale. Ecco, non è così. La mente individuale è legata indissolubilmente al corpo. L’individuo è un tutto unico. Qui dovremmo essere in grado di misurare tutta la portata del superamento del dualismo mente-corpo messo in opera da Spinoza. Le affezioni e le passioni esistono solo in presenza del corpo. Ecco perché il percorso di liberazione della mente dalle passioni non può che concludersi in questo momento. Dopo la mente è già in Dio, è Dio. Ma la mente ha la capacità di amare Dio, di essere quindi in qualche modo in lui anche prima, con il corpo. E’ l’amor Dei intellectualis. Amore come letizia accompagnata dall’idea di una causa esterna, dove letizia è passaggio da un minore a un maggiore grado di perfezione. Sono queste le definizioni che dà Spinoza. Chi avesse voglia può andare a cercarsele nella terza parte dell’opera e meditarci sopra, per magari scoprire se nelle riflessioni del filosofo di Amsterdam si possa anche trovare qualche pezzo della propria storia personale. Anzi, sarebbe poi questo lo scopo ultimo di questo nostro lavoro, perché se la filosofia non servisse a migliorare la nostra vita sarebbe un bel vano esercizio.  Ma dicevamo dell’amor Dei intellectualis, perché è proprio questo l’ethos che libera, purifica le passioni e rende felici. Lo scolio segue la ventesima proposizione, dove Spinoza parla appunto di questo amore verso Dio, e dopo avere spiegato che nessun affetto potrà risultare contrario all’amore per Dio, conclude dicendo che l’esposizione dei rimedi che la mente utilizza nei confronti degli affetti è terminata, e ne approfitta per riassumere in cosa consista la potenza della mente. Elenca cinque punti, a cui fa seguire una ulteriore definizione della potenza della mente che funge da raccordo finale. Ma per quanto si vada avanti a enucleare i passaggi centrali di un brano dell’Etica è impossibile scandagliare la profondità delle notazioni che Spinoza vi infonde. Motivo per cui, dopo questa breve introduzione, utile unicamente per essere informati su ciò che andremo a leggere, conviene affidarsi senza dubbio al testo.

 

Domande di verifica

 

1. Spinoza pensa a una liberazione completa dalle passioni? Individua i passaggi in cui affronta la questione.

2. Da quanto emerge in questo passo, in cosa ti sembra consistere la potenza della mente?

3. Elenca i tre generi di conoscenza utilizzando i rimandi interni all’opera citati nel brano.

4. Qual è l’effetto delle idee inadeguate sulla mente? Individua il passaggio nel testo.

5. Dai la definizione di idea adeguata, idea inadeguata, affetto e passione utilizzando, se vuoi, le proposizioni in cui Spinoza chiarisce questi concetti.

 

INTRODUZIONE ALLA PROPOSIZIONE 39, DIMOSTRAZIONE E RELATIVO  SCOLIO

 

Questa proposizione ha un’enorme valenza pedagogica per due ragioni: invita allo zelo nell’apprendere e nel saper fare per divenire adulti, cioè capaci di fare moltissime cose e quindi consapevoli di sé e del “mondo”; considera la felicità come la capacità di adeguarsi al continuo mutamento che la vita impone. Il segreto per essere felici non sarebbe dunque un sapere ma un saper fare.

 

Domande di verifica

 

1. Quando per Spinoza siamo detti felici o infelici?

2. Qual è l’effetto di avere un corpo atto a fare moltissime cose?

3. Nell’esempio proposto come sarà la mente di chi ha un corpo atto a pochissime cose?

4. Perché dunque sono importanti gli sforzi che mettiamo in atto affinché il nostro corpo dell’infanzia si muti in un altro?

 

 

INTRODUZIONE ALLE PROPOSIZIONI 25, 26 E 27

 

Con queste tre proposizioni giungiamo al cuore della questione. Il tema delle virtù intellettuali trova compimento e spiegazione. Ecco perché qui dovremmo stringere come in un pugno non solo il segreto dell’opera, ma soprattutto quello del modo per essere felici. Ma ve lo dico subito: la sensazione sarà quella di tenere in mano qualcosa che sembra avere la stessa consistenza della sabbia che come tale scivola fra le dita. Dovremmo allora dubitare del nostro respiro intellettuale, così come ci aveva avvertito Giorgio Colli, e non c’è effettivamente motivo di dargli torto. Questa difficoltà e questa sensazione di delusione stanno nella natura stessa dell’Etica. Lo abbiamo già detto: l’Etica non è un normale testo filosofico, è più un manuale pratico, dove teoria e prassi si saldano insieme, è un testo di ‘teoria etica’. Etica del sapere. In queste lezioni lo abbiamo incontrato. Forse in futuro qualcuno di voi ci ritornerà sopra. E comunque solo l’esperienza di vita di ciascuno potrà dare senso a quello che abbiamo letto e studiato in questo periodo.

Non andrei oltre e concluderei dando le indicazioni generali per potere affrontare la lettura del brano.

La proposizione 25 chiarisce come la virtù della mente sia intendere le cose con il terzo genere di conoscenza. Il terzo genere di conoscenza, il sapere intuitivo, ci porta dalla conoscenza adeguata di certi attributi di Dio alla conoscenza adeguata dell’essenza delle cose. Che poi è assolutamente la stessa cosa. Se sostituiamo attributi, Dio e cose con pensiero, estensione, sostanza e modi abbiamo tutto Spinoza, siamo di fronte a tutto quello che c’è da sapere. A questo genere di conoscenza, che rappresenta la suprema potenza della mente, si accompagna la letizia suprema, il più alto compiacimento che si possa dare. Questo tipo di virtù intellettuale rappresenta anche la massima felicità raggiungibile dall’uomo. Prima che a qualcuno venisse in mente di accusare Spinoza di intellettualismo e di astrattismo, è bene ricordare che il modo è innanzitutto conatus, vita che spinge per per vivere. Spinoza ha indicato la via per vivere felici. Non è a costo zero. Costa sicuramente molta fatica.

 

Domande di verifica

 

1. Spinoza pone una differenza fra la conoscenza di Dio e quella delle cose? Rispondi segnalando nel testo dove l’autore affronta tale questione.

 

2. Quale rapporto intercorre fra Dio e le cose?

 

3. Riferendoti alla proposizione 26 sei capace di formulare un esempio di apprendimento che susciti il desiderio di un ulteriore approfondimento?

 

4. In quale senso solo chi conosce le cose con il terzo genere di conoscenza risulta essere realmente libero?

 

5. Ti sembra che la strada indicata da Spinoza per la ricerca della felicità sia percorribile ancora oggi?