Opera

SCHOPENHAUER, Saggio sulla visione degli spiriti

Destinatari: Studenti del V° anno di corso di Liceo Classico e Scientifico

Presupposti:

  1. Conoscenza: linee generali della filosofia moderna, in particolare di Kant, Schopenhauer, dell’illuminismo e del romanticismo.
  2. Competenze: capacità di comprensione e ricostruzione del contenuto di un testo filosofico.

Obiettivi:

  1. Conoscenza: approfondimento della concezione schopenhaueriana della Volontà; conoscenza delle differenze concettuali tra illuminismo e romanticismo.
  2. Competenze: capacità di analizzare un testo non solo nei suoi aspetti contenutistici, ma in relazione ai suoi presupposti culturali e alle sue fonti filosofiche e alle conseguenze nello sviluppo del pensiero.

Atteggiamenti:lettura critica di un testo.

Tempi: 2 ore circa +1 ora per la verifica

Strumenti: Testo di Schopenhauer antologizzato

Metodi: si può partire interrogando la classe sul tema dello spiritismo (molto brevemente); si passa poi ad analizzare il testo con un approccio teoretico, che lo leghi da un lato a Kant e dall’altro a Freud; si prevede la lettura guidata di ampi passi antologici.

Contenuti: cfr. oltre

Verifiche formative: discussione con gli studenti sui brani antologici affrontati.

Verifiche sommative: cfr. oltre

 

 

Breve cenno all’eredità Kantiana

Schopenhauer accetta da Kant che il mondo quale ci appare sia il mondo dei fenomeni, ovvero di sensazioni e percezioni che si presentano ai nostri sensi, di cui noi non possiamo conoscere la vera essenza, l’in sé che rimane inconoscibile all’uomo.

Egli riduce a tre le funzioni a priori che Kant aveva attribuito al soggetto: spazio, tempo come categorie della sensibilità, e causalità come categoria dell’intelletto; queste, quindi, sono gli unici strumenti in possesso dell’uomo per cercare di comprendere la realtà.

 

L’opera: il "Saggio sulla visione degli spiriti"

 

La visione degli spiriti rappresenta un argomento di sicuro interesse per la classe, e, d’altra parte la magia l’occultismo e l’alchimia si sono spesso intrecciate con la filosofia sin dall’antichità, basti pensare alle diffuse pratiche di vaticinio nell’antica Grecia.

Dobbiamo innanzitutto intenderci sull’argomento dell’opera, il titolo parla di visione degli spiriti, ma gli spiriti altro non sono che le anime dei defunti, per cui l’argomento dell’opera altro non è che il vecchio problema del rapporto tra anima e corpo dopo la morte.

Molto schematicamente possiamo affermare che storicamente esistono due principali correnti di pensiero riguardanti il rapporto tra l’anima e il corpo dopo la morte: l’una "materialista", di ascendenza atomistica, che ritiene che l’anima sia una funzione del corpo che, come tale, non sopravviva alla sua morte; l’altra di tipo "spiritualista", che si riconnette al platonismo e al neoplatonismo e che ammette la possibilità di una qualche sopravvivenza dell’anima alla morte del corpo.

Il saggio fa parte dei Parerga e Paralipomena, scritti tra il 1845 e il 1851, opera che si presenta come una raccolta di saggi brevi sui temi più disparati che attenuano il pessimismo dell’autore.

Il dibattito moderno sulla visione degli spiriti prende le mosse da un episodio che ha come protagonista un visionario e scienziato svedese, Emanuel Swedenborg. Questi parte da una concezione materialista, ispirata al meccanicismo, affermando che se pure l’uomo è dotato di anima, questa altro non è che una forma più sottile di materia, ma ben presto approda a una visione sempre più spirituale del problema, fino ad approdare ad una sorta di teosofia, per cui il mondo è un insieme di realtà spirituali emanate da Dio; a ciò contribuirono essenzialmente le sue visioni, i suoi sogni, le allucinazioni, e i continuati colloqui con gli spiriti, ma anche la filosofia neoplatonica. La fortuna di Swedenborg è testimoniata dal fatto che sulle sue dottrine di natura teosofica è stata anche fondata una Chiesa. Le sette religiose che a lui si ispirarono, denominate Nuova Gerusalemme, mescolano riferimenti biblici a riti massonici. Esse sono molto sviluppate in Svezia, dove in passato si legarono anche ai governanti influenzando la politica, e contano ancora oggi numerosi adepti in Inghilterra, in Germania e in America. Gli adepti sono convinti di costituire il regno millenario dei santi.

A Swedenborg, come è noto, Kant dedicò un’opera, "Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica", precedente di 15 anni la "Critica della ragion pura", e che contiene in nuce alcuni temi che vi saranno poi sviluppati.

Kant, in quest’opera, afferma la presenza dell’anima in tutte le parti del corpo, prima della morte, ma il suo obiettivo polemico è un altro, paragonare i sognatori della sensazione ai sognatori della ragione: come i primi vedono spiriti e hanno allucinazioni, anche i secondi sono vittime di allucinazioni, dato che immaginano un mondo metafisico, ovvero un mondo immateriale; alle apparizioni degli spiriti dà in verità poca importanza e tenta di spiegarle con teorie fisiologiche, concludendo che non è un problema filosofico anzi gnoseologico rilevante, perché la conoscenza deve limitarsi al sensibile, al fenomeno, altrimenti non è più veritiera, e il filosofo deve occuparsi solo del vero.

Questo accenno a Kant è fondamentale per capire l’opera di Schopenhauer; egli come sappiamo riprende la filosofia kantiana e nello scrivere la sua opera partirà proprio dal saggio Kantiano, anche se poi giungerà a conclusioni diverse.

Il titolo dell’opera di Schopenhauer, "Saggio sulla visione degli spiriti", non manifesta alcuna ostilità nei confronti delle visioni, anzi ci induce a pensare che Schopenhauer assuma le visioni come un fatto e tenti di spiegarle al lettore. Questo atteggiamento può essere meglio compreso se teniamo conto che Schopenhauer scrive in pieno ‘800, in pieno romanticismo, e sappiamo che il romanticismo, proprio in opposizione al secolo dei lumi, riprende a occuparsi dello spirituale, dell’occulto, come dice esplicitamente lo stesso Schopenhauer:

Negli ultimi 25 anni in Germania sono stati riabilitati, come prima la magia, quegli spettri che erano stati tanto esorcizzati quanto messi al bando nell’intelligentissimo secolo passato a dispetto di tutti quelli che l’avevano preceduto …

Da queste prime righe possiamo già capire molto della considerazione che i romantici avevano del secolo dei lumi; in primo luogo l’ironia che trapela dalle parole di Schopenhauer "….l’intelligentissimo secolo dei lumi…" ci mostra come la diversità di impostazione nella ricerca fosse tanto netta da essere chiaramente avvertita dai contemporanei e come le mancanze del secolo precedente nella ricerca su alcuni temi, come appunto la magia, fossero viste come una forzatura, un sacrificio al predominio assoluto della ragione di cui non ammettevano i limiti.

Del resto, se ripensiamo alla storia del pensiero dei secoli precedenti, la magia ha sempre avuto un ruolo importante: basti pensare nel ‘600 all’opera di Bruno e Campanella. I Romantici potecvano guardare, quindi, al ‘700 illuministico come ad un secolo che ha rotto la tradizionale ricerca dell’uomo su alcuni temi importanti della conoscenza. Tuttavia non dobbiamo pensare che il passaggio dal ‘700 all’800 sia brusco, né che, nonostante l’ironia con cui Schopenhauer ne parla, il filosofo non sia stato egli stesso influenzato dallo sviluppo del pensiero razionalista: non solo, come abbiamo visto, il suo pensiero è influenzato da quello di Kant, ma anche la sua indagine sulla magia ha presupposti diversi rispetto al ‘500 e al ‘600, in quanto parte dal tentativo di darne una spiegazione razionale. L’uomo con la sua capacità di raziocinio può spiegare anche fenomeni a prima vista inspiegabili, e tramite la ragione affermare i limiti stessi della ragione.

Schopenhauer dice apertamente che intende occuparsi di questi fenomeni, non da un punto di vista spiritualistico, ma idealistico, questo per salvare la sua coerenza di kantiano: le spiegazioni spiritualistiche, infatti cadono sotto la critica metafisica di Kant espressa anche nel saggio "Sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica", quelle idealistiche dovrebbero "salvarsi" dalla critica Kantiana o almeno così Schopenhauer crede, dato che , come abbiamo visto, il rifiuto di Kant di occuparsi di tutto quello che va oltre il fenomeno, è netto.

…dopo la separazione, verificatasi con la morte, quest’ultima (l’anima) per quanto immateriale, semplice e priva di estensione, dovrebbe tuttavia esistere ancora nello spazio, ovvero muoversi, avvicinare ed agire dall’esterno sui corpi e sui loro sensi, proprio come un corpo, e quindi anche presentarsi come tale; condizione di tutto ciò è naturalmente la stessa presenza reale nello spazio di un corpo da noi veduto. Questa concezione spiritualistica delle apparizioni degli spiriti, assolutamente insostenibile, è stata fatta oggetto di molte confutazioni ragionevoli e della stessa interpretazione critica di Kant, che costituisce la prima parte, ovvero quella teoretica dei suoi "sogni di un visionario, chiariti con i sogni della metafisica"…Questa concezione spiritualistica quindi, questa assunzione di una sostanza immateriale eppure mobile e operante in modo materiale sui corpi, ovvero come questi capace di agire sui sensi, deve essere completamente abbandonata se si cerca un’interpretazione corretta dei fenomeni in questione: occorre invece partire dal punto di vista idealistico…

Dove vuole arrivare Schopenhauer? Egli nega la sopravvivenza individuale delle anime dopo la morte e quindi la possibilità di una loro apparizione ai mortali in segno di conforto; nega cioè la possibilità che l’anima, essendo una sostanza immateriale, possa avere le stesse caratteristiche dei corpi materiali e agire come questi sugli altri corpi; il suo riferimento a Kant è esplicito.

Il problema allora diventa cercare di capire che cos’è l’anima e in che modo possa agire su un corpo.

Per far questo dobbiamo richiamarci alla sua filosofia: secondo Schopenhauer i singoli individui sono la manifestazione della Volontà, e questa verità sarebbe nota agli uomini.

Attraverso la sfera delle emozioni, delle volizioni, e la loro stessa corporeità, ritraendosi dal mondo del sensibile, per andare non oltre il fenomeno in un mondo governato da un dio, ma per andare dentro se stessi, essi scoprono la loro essenza intima, ovvero scoprono di essere manifestazione della volontà, e, per analogia, che anche gli altri uomini, e le stesse cose inorganiche lo sono, sono la volontà.

Vediamo subito come la centralità dell’uomo non solo non è dimenticata, ma è aumentata, perché l’uomo non è solo il centro del mondo fenomenico, non deve più astenersi dall’indagare oltre il fenomeno, ma scopre un piano ulteriore, scopre il piano della coscienza. Le cose che la ragione non può conoscere, come appunto la magia, sono chiare all’uomo non appena si apre alla sua interiorità.

L’in sé kantiano inconoscibile si svela in Schopenhauer come "Volontà universale" che attraverso il principio di individuazione si manifesta nello spazio, nel tempo e nella causalità, ovvero nei modi in cui l’uomo può conoscere la realtà; per cui l’in sé è conoscibile perché l’uomo ne è parte; la comune essenza dell’uomo e della Volontà permette all’uomo di entrare in contatto con il principio supremo di tutte le cose; questa volontà universale, infatti, si particolarizza nel mondo nei vari esseri, per cui ogni essere è una manifestazione individuale dell’unica volontà universale.

Compreso questo si può comprendere la spiegazione delle apparizioni degli spiriti:

ancora una volta Schopenhauer è molto chiaro:

E’ proprio questa la fonte del fraintendimento, che pervade tutto quanto si è detto pro e contro la realtà delle apparizioni di spiriti: il fatto cioè che gli spiriti appaiono esattamente come i corpi pur non essendolo. Questa differenza è difficile e richiede competenze specifiche, ovvero un sapere sia filosofico che fisiologico

(notiamo in questo passaggio l’approccio razionale che Schopenhauer ha del problema)

. Si tratta infatti di comprendere che un effetto uguale a quello provocato da un corpo non presuppone necessariamente la presenza di un corpo.in primo luogo dobbiamo far riferimento a un fatto… che la nostra intuizione del mondo esteriore non è meramente sensibile, ma principalmente intellettuale e cioè cerebrale ( ovvero condizionata dal cervello)…lo stimolo per questi atti intuitivi procede, in uno stato normale e di veglia soprattutto dalla percezione sensoriale, essendo questa l’effetto a cui l’intelletto attribuisce una causa. Ma perché non dovrebbe essere possibile che uno stimolo proveniente da tutt’altra parte, ovvero dall’interno, dall’organismo stesso non giunga al cervello e possa essere elaborato come l’altro…?….occorre quindi innanzitutto domandarsi se davvero nel nostro intelletto intuitivo, o cervello, possano nascere immagini visive perfettamente e indistinguibilmente uguali a quelle provocate dalla presenza dei corpi che agisce sui sensi esterni… fortunatamente a questo riguardo ogni dubbio è fugato da un fenomeno assai noto a ciascuno di noi: il sogno (19-20-21)

A questo punto il problema che si presenta è di chiarire in che modo avvenga la comunicazione tra l’uomo e la Volontà; non può avvenire in stati "normali" di veglia, quando il nostro cervello recepisce i continui stimoli del mondo sensoriale; che possa avvenire è dimostrato dal sogno, ovvero dalla nostra capacità di fornire al cervello stimoli provenienti dalla nostra interiorità che il cervello elabora "come se" fossero percezioni sensoriali. Quindi la comunicazione tra l’uomo, volontà particolare e la volontà universale avviene solo quando l’uomo si estrania dal mondo.

Dobbiamo ricordare che in Schopenhauer, l’immagine del mondo viene divisa in base alle categorie di spazio e tempo che dividono la Volontà, l’in-sè, dalle sue manifestazioni particolari, i fenomeni;

spazio e tempo esistono solo per gli uomini, non hanno alcun valore per la Volontà, in questo modo la nascita e la morte si relativizzano, la morte non è l’annullamento dell’uomo, ovvero della sua essenza, ma solo del suo fenomeno spazio-temporale, perché la sua essenza "ritorna" per congiungersi alla Volontà.

A questo punto Schopenhauer parla delle apparizioni:

… esamineremo il caso costituito dall’influenza magica esercitata dopo la morte,… per cui un determinato spirito apparirebbe in virtù della sua influenza diretta e si avrebbe quindi la presenza reale e personale di un defunto… la negazione a priori di ogni possibilità di questo genere e la relativa derisione dell’affermazione opposta non possono fondarsi su nient’altro che sulla convinzione che la morte coincide con l’assoluto annientamento della persona….finchè questa convinzione non sussiste non si capisce perché un essere, che in qualche modo esiste ancora, non dovrebbe in qualche modo potersi manifestare e agire su un altro, per quanto quest’ultimo si trovi in un altro stato…

Quindi, dato che non è possibile dimostrare l’annullamento dell’uomo, e che, anzi, secondo quanto si è detto fin qui, l’essenza dell’uomo non può "morire" perché partecipa della Volontà eterna, e perché la morte appartiene solo al mondo dello spazio e del tempo, è possibile che gli uomini possano comunicare tra loro anche da morti apparendo ai viventi attraverso la loro comune essenza, la Volontà; ovviamente questo può accadere solo tramite una comunicazione eccezionale, che prescinda dalle categorie spazio-temporali, ovvero solo quando riusciamo a innalzarci dall’illusorietà del mondo fenomenico, dominato dallo spazio e dal tempo, dal prima e dal dopo, al mondo delle essenze, della Volontà universale: allora le apparizioni, le visioni, non solo non appaiono più incomprensibili, ma al contrario testimoniano che tutti gli esseri umani hanno una essenza comune, partecipano tutti della volontà.

Il fatto enormemente prodigioso e quindi assolutamente incredibile, ….per cui alla chiaroveggenza sonnambula si rivela quanto è nascosto, assente, lontanissimo e magari ancora assopito nel grembo del futuro, perde quanto meno la sua inconcepibilità se teniamo presente che il mondo oggettivo, come tante volte ho ripetuto, è un mero fenomeno cerebrale: sono infatti l’ordine e la regolarità dello stesso basati su tempo spazio e causalità (in quanto funzioni cerebrali) ad essere in un certo qual modo eliminati durante la chiaroveggenza sonnambula . sulla base della dottrina kantiana della idealità di spazio e tempo comprendiamo che la cosa in sé , ovvero l’unico elemento veramente reale di tutti i fenomeni, essendo libera da quelle due forme dell’intelletto, non comprende la differenza tra vicino e lontano, tra presente, passato e futuro…. Il tempo non costituisce una determinazione della vera essenza delle cose. E a questo riguardo prima e dopo non significano niente; per cui un evento può essere conosciuto prima che sia accaduto come dopo …. Magnetismo animale, cure per simpatia, magia, seconda vista, sognare il vero, visione di spiriti e visioni di ogni genere sono fenomeni affini….e indicano in modo sicuro e imprescindibile un nesso tra gli esseri fondato su un ordine delle cose differente da quello costituito dalla natura…. Per cui spazio e tempo non dividono più gli individui e l’isolamento degli stessi, fondato appunto su quelle forme non costituisce più un limite invalicabile alla comunicazione dei pensieri e all’azione immediata della volontà

Schopenhauer nega la possibilità di un’apparizione delle anime agli organi sensoriali, nega la possibilità che le anime siano ancora corpi o tanto meno si presentino sotto le sembianze di corpi come sostenuto dalla concezione spiritualistica: è questa la vera illusione, non le apparizioni in sé. Afferma che queste visioni, in quanto non rientrano nell’ordine naturale, ma si innalzano dal fenomeno per radicarsi nella cosa in sé, sono possibili solo a livello cerebrale, astraendo dalla realtà sensibile. Quando l’uomo può dunque liberarsi dai condizionamenti dello spazio del tempo e ricongiungersi con la Volontà che pure lo abita?

Ogni mantica (arte divinatoria) sia nel sogno, nella preveggenza sonnambula, nella seconda vista o come altrimenti si voglia, consiste soltanto nella scoperta della strada per liberare la conoscenza dal condizionamento del tempo…

E’ per questo che queste forme di comunicazioni possono avvenire solo quando il soggetto si astrae dalla sua esistenza fenomenica e si collega con la Volontà, quindi nel sogno, con la chiaroveggenza, le allucinazioni

Schopenhauer così conclude:

infine si potrebbe, per chiarire le apparizioni degli spiriti, richiamarsi anche al fatto che la differenza tra coloro che hanno vissuto e coloro che vivono adesso non è poi assoluta, perché in entrambi si manifesta la medesima volontà di vivere; per cui un vivente retrospettivamente potrebbe portare alla luce reminiscenze che si presentano come comunicazioni di un defunto.

Schopenhauer tenta quindi una spiegazione tra lo scientifico e il filosofico, non dà certezze circa la sopravvivenza dell’anima dopo la morte, la sua unica certezza consiste nell’affermare che la conoscenza umana non deve limitarsi al fenomeno, ma può aspirare a conoscere la cosa in sè, perché ne è manifestazione:

non soltanto comunque la filosofia kantiana, ma anche la mia riceve un’importante conferma dal fatto che in tutti quei fenomeni il vero agente (forza motrice) è soltanto la volontà: il che dimostra che essa è la cosa in sé.

Se questa spiegazione da alcuni punti di vista può essere considerata non del tutto irrazionalistica, è certo che questo saggio può ritenersi in un certo senso ispiratore della futura trattazione freudiana, proprio per l’importanza che Schopenhauer dà alla dimensione dell’inconscio; infatti cosa altro è quella dimensione cerebrale e interiore insieme, in cui l’uomo può chiudersi al sensibile, può astrarre dall’ordine naturale dello spazio e del tempo, quella dimensione che porta all’emersione di una parte di noi che in uno stato normale è dimenticata, se non l’inconscio freudiano? Ovviamente non esiste un parallelismo netto, ma è possibile intravedere un filo conduttore che fa di Schopenhauer uno dei primi filosofi a interessarsi alla dimensione interiore, psicologica, con un atteggiamento scientifico.

 

Verifiche sommative:

Tempo: 1 ora

Modalità: domande a risposta breve

    1. Quali sono le principali interpretazioni filosofiche sul tema dell’immortalità dell’anima?
    2. Individua e spiega i riferimenti di Schopenhauer alla filosofia di Kant, mettendo in rilievo analogie e differenze.
    3. Utilizzando le categorie di fondo del "Mondo come volontà e rappresentazione" spiega la concezione schopenhaueriana degli spiriti.
    4. Confronta la concezione schopenhaueriana del problema con quella spiritualistica, da un lato, e con quella materialistica, dall’altro.
    5. Scrivi un breve saggio per contestualizzare l’opera di Schopenhauer nella cultura tedesca della metà dell’Ottocento, tra declinante Naturphilosophie romantica e rinascita delle scienze positive e del materialismo.