LEZIONE DI FILOSOFIA:

PRESENTAZIONE DEL SIMPOSIO DI PLATONE

di
Barbara Denti

 

OBIETTIVI

Gli obiettivi di tale lezione sono i seguenti:

  1. far comprendere agli studenti l’importanza di questo Dialogo per poter comprendere il pensiero di Platone;
  2. far cogliere agli alunni la bellezza del dialogo, dal punto di vista dello stile,  e far porre la loro attenzione sulle sue peculiarità rispetto agli altri e sul gioco delle maschere;
  3. fornire agli alunni un esempio di lezione nella quale  è importante  anche e soprattutto il testo del filosofo e non quello che dice il manuale.                                                                                

DESTINATARI

III E Liceo scientifico “Galileo Galilei”, costituita da 22 studenti che hanno con l’insegnante accogliente solo le due ore di filosofia settimanali.

La classe non è abituata a leggere testi dei filosofi né in classe né a casa; non sono abituati a intervenire o a fare domande.

PREREQUISITI

La dottrina delle Idee, l’immortalità dell’Anima, la dottrina della conoscenza.

TEMPI

1 ora

METODO

Lezione con una parte di spiegazione e una di lettura di testi e commento

MATERIALI

  • Manuale di Filosofia: Occhipinti Francesca, Logos. Dalle origini all’Umanesimo, Einaudi Scuola 2005;
  • Fotocopie di parti del Simposio non presenti sul testo.

CONTENUTI

- Illustrazione del percorso della lezione;

- Perché è importante questo dialogo;

- La sua struttura e il gioco delle maschere;

- Lettura e commento di parti;

- Conclusioni collegate alle premesse precedentemente illustrate.

VERIFICA

Questa parte non è stata verificata dall’insegnante.

Alla fine della lezione ho ritirato un foglio bianco che avevo consegnato all’inizio e sul quale avevo chiesto di scrivere, in forma anonima,  cosa per loro era importante ricordare di questa lezione, quali cose  non erano state comprese, osservazioni che volevano fare... E’ stato un modo utile a me per verificare, a parte i contenuti, se la modalità di lezione aveva funzionato.

 

 

 LEZIONE: PRESENTAZIONE DEL SIMPOSIO DI PLATONE

 

La lezione inizia con lo scrivere alla lavagna la seguente frase:[1]

 

Il Simposio (2) è un dialogo (3) che ha per tema centrale l’amore (1) e approfondisce il problema del rapporto tra il mondo delle idee e quello delle cose sensibili, delle realtà particolari. (4)

 

Si sottolineano i quattro punti intorno ai quali verterà la lezione, dicendo agli alunni che ora verranno sviluppati nello specifico.[2]

 

(1) Il termine italiano “amore” unifica la traduzione di due vocaboli greci: eroV e agaph.

EroV (latino amor) identifica la concezione dell’amore propria della filosofia classica ed ellenistico-romana

Agaph (latino caritas) esprime il significato cristiano dell’eros, inteso come amore verso il prossimo e verso Dio.

Nel dialogo troviamo il termine eroV.

 

Nel pensiero greco “amore” è inteso come forza e tensione. Ad esempio, se vi ricordate, Empedocle concepisce l’universo sensibile come una fase intermedia tra due principi o forze: quella dell’amore e quella dell’odio.

 

L’amore ha un ruolo molto importante nell’educazione e in particolare, nella cultura aristocratica greca era centrale la funzione educativa dell’eros omosessuale.

La relazione fra maschio adulto e ragazzo (pederastia > paiV, fanciullo erasthV, amante) si era affermata come importante vincolo sociale nell’ambiente militare nel quale era nato. Si era conservata negli ambienti militari spartani e poi si era diffusa nelle cerchie nobiliari ateniesi. È da sottolineare che era un importante veicolo di trasmissione di valori sociali, dal mondo adulto a quello dei giovani, anche se in ambiente ateniese era criticato dai sofisti. L’amore è la forza istintiva che anima il processo educativo e colui che ama si pone al servizio dell’amato, lo aiuta a sviluppare positivamente la sua personalità e a tendere verso grandi ideali.

Sarebbe utile leggere l’approfondimento intitolato “L’amore platonico” che trovate alle pagine 162-163 del vostro libro, per comprendere come Platone valorizza la funzione educativa dell’eros omosessuale, trasformandone però il significato.

 

(2) Come citato nel vostro libro a pagina 159 era usuale per le persone della buona società ateniese, che desideravano passare piacevolmente la loro serata, riunirsi in un simposio o convivio per mangiare e discutere.

Negli incontri conviviali, alla cena, alla quale partecipavano uomini e donne, seguivano bevute, discorsi e giochi nei quali l’unica presenza femminile consentita era quella delle danzatrici e delle flautiste.

 

Vediamo più nel dettaglio il Simposio descritto da Platone nel dialogo omonimo.[3]

Contesto

Il Simposio è ambientato nella casa del poeta tragico Agatone, che invita gli amici per festeggiare il proprio successo in una gara di poesia. Siamo nel 416 a.C. Dopo aver cenato i commensali decidono di dedicare i loro discorsi al tema dell’amore.

Forma

Per quanto riguarda lo stile probabilmente la sua stesura è collocabile tra gli anni ottanta e settanta del IV sec. a.C. Il narratore è Apollodoro che apprende di questo Simposio  da Aristodemo che ne riferisce intorno al 399 a.C.

 

(3) Il Simposio è collocato tra i dialoghi anche se non lo è nel senso in cui lo sono gli altri scritti di Platone. Infatti, solitamente, gli interlocutori discutono, mettono a confronto i propri punti di vista in un susseguirsi di domande e risposte, di affermazioni e confutazioni.[4]

Quella del Simposio è piuttosto una gara oratoria tra illustri personaggi rappresentativi dei diversi campi del sapere.

Come ha sottolineato Giovanni Reale nel libro “Eros, demone mediatore. Il gioco delle maschere nel Simposio di Platone”, nel simposio bisogna dare grande rilievo all’aspetto drammaturgico e alle maschere  che vengono utilizzate da Platone.[5]

Ogni personaggio che interviene nel dialogo propone un’orazione che affronta il tema dell’amore da uno specifico punto di vista – che è quello della forma di sapere che gli appartiene, retorico, letterario medico, comico, giocoso – fino alla trattazione filosofica di Socrate.

Ogni personaggio è la maschera dietro la quale si nasconde un certo tipo di sapere che Platone vuole criticare. Percorrendo la sequenza degli interventi si intravede un disegno specifico: sottolineare il primato della filosofia.

Utile è ora vedere in maniera sintetica i personaggi, la maschera, la tesi sostenuta.

 

Abbiamo 8 maschere:[6]

 

FEDRO, PAUSANIA, ERISSIMACO, AGATONE

¯

diranno in prevalenza ciò che Eros non è o ciò che è ma in un’ottica errata e sfocata

 

Il non-è è essenziale proprio per giungere alla comprensione della verità: la liberazione dagli errori è una purificazione necessaria per essere iniziati ai misteri delle cose d’amore.

 

ARISTOFANE, SOCRATE, DIOTIMA DI MANTINEA, ALCIBIADE

¯

diranno quello che Eros veramente è, con eccezionale abilità artistica

 

Socrate parlerà secondo il vero, perché per lui bello e vero coincidono.

 

 

 

 

 

 

Cfr. Tabella riassuntiva[7]

 

PERSONAGGIO

MASCHERA

TESI SOSTENUTA

FEDRO

È la maschera del letterato, retore dilettante, ma sensibile e intelligente.

Sostiene che Eros è il più antico degli dei, donatore di grandissimi beni.

Discorso di natura retorica-prefilosofica.

PAUSANIA

È la maschera del raffinato retore-politico, il quale cerca di fornire una giustificazione dell’amore maschile per i giovani.

Distinguere tra amore volgare e genuino. Il suo è un tentativo di nobilitare il piacere erotico e pederastico. Non ogni eros è bene né degno di essere elogiato, ma solo quello che ci spinge ad amare in modo bello.

Non affronta la definizione di Eros.

ERISSIMACO

È la maschera del medico che si ispira ai filosofi naturalisti, in particolare ad Eraclito.

Eros è il principio universale della natura. L’Eros buono consiste nell’armonia fra gli opposti. La medicina produce armonia negli elementi contrari.

Non perviene ad un principio primo e supremo che è l’Uno.

AGATONE

È la maschera della Musa dell’arte poetica della tragedia (raffinatezza).

Eros è il più giovane degli dei ispiratore della poesia.

Il discorso di bravura di Agatone su Eros è il discorso del poeta sofista, che, da un lato in Eros elogia se medesimo e dall’altro risolve pressoché per intero la materia nella forma, il concetto nell’immagine e il contenuto nella parola.

ARISTOFANE

È la maschera della Musa dell’arte della commedia di cui Platone si serve per rivelare ai pochi e nascondere ai più.

Eros è nostalgia, è rimedio che consegue al male della divisione in due; è ricerca dell’altra metà.

Il superamento della dualità si realizza cercando qualcosa di più alto, vale a dire il bene in sè.

Aristofane esprime ciò attraverso il mito degli androgeni.[8]

Amore= ricerca dell’altra metà, ossia il fare di due uno e quindi il tentativo di risanare l’umana natura, riportandola alla antica natura.

(Importanza per le dottrine non scritte)

SOCRATE

Era per Platone la maschera emblematica del filosofo dialettico per eccellenza, imposta il problema come Agatone aveva cercato di fare (indicare l’essenza di Eros), ma a differenza di Agatone, che aveva fatto solo un elenco di attributi, lo risolve in maniera perfetta.

Cfr. pag. 167-174.

Amore= desiderio di ciò che è bello e buono.


Dialogo di Socrate con Agatone

DIOTIMA

Sacerdotessa dietro la quale si nasconde Socrate che prima del Simposio aveva ricevuto una rivelazione nel vestibolo.

Cfr. pag 165

Il nucleo principale del discorso di Diotima è quello del mito di Eros.

pag. 179 ss *[9]

ALCIBIADE

Celebre uomo politico ateniese.

È la maschera del giovane che ha grandi doti, ma che è incapace di ascoltare Socrate fino in fondo.

Elogia Eros e poi Socrate.

                                ¯

incarna Eros: Eros è filosofia

 

 

* Seconda parte: Dialogo di Socrate con Diotima

- Eros è mancante delle cose belle e buone

                  ¯                                        però

non può essere di per sé bello e buono    ®   non può essere né buono né cattivo

                                                               ¯

                                                    è intermedio:

> in senso verticale in quanto collega i due opposti tipi di essere, l’eterno e il divenire, l’immortale e il mortale.

È un demone intermedio mediatore tra un dio e un uomo;

 

> in senso orizzontale unisce in sé sintetizzandoli, caratteri contrari: privazione, acquisizione, bisogno e capacità di procacciarsi, povertà e ricchezza.

 

La natura di Eros implica una sintesi di due forze opposte ® tipico del mondo greco, già visto in Aristofane.

 

Eros essere intermedio tra la divinità e gli uomini

Eros figlio di Poros (ÕòroV) e Penia (Õenìa)

 

Penia (Õenìa), madre ® trae la caratteristica di essere sempre accompagnato da indigenza e da bisogno;

Poros (ÕòroV), padre ® trae energie inesauribili e risorse che spingono sempre a cercare ciò che desidera.

 

Essendo stato concepito durante i festeggiamenti di Afrodite è amante del bello.

 

Eros ® ricerca del bene attraverso il bello.

 

Definizione di filosofo

Eros è anche filosofo, intermedio e mediatore tra ignoranza e sapienza.

Eros ama e ricerca la sapienza.

 

Filosofia = cercare qualcosa che non si ha ancora per intero.

 

Eros insegna all’uomo la via della felicità

Che vantaggio porta agli uomini?

  1. Eros è desiderio di cose belle;
  2. buono e bello coincidono;
  3. Eros è desiderio di cose buone.

 

Dal possesso delle cose buone deriva all’uomo la felicità.

 

Eros ® tende al bene per essere felici

Gli uomini ® tendono ai beni che li rendono felici

                                                               ¯

Eros in tutti gli uomini senza distinzione risulta essere quella forza che senza posa anima tutte le loro azioni.

                                                               ¯

Eros è la tendenza non solo ad essere in possesso del bene, ma a essere in possesso del bene per sempre, con la fruizione delle conseguenze che questo comporta, ossia la felicità.

 

Qual è l’atto che porta a compimento la tendenza al Bene di Eros?

 

Eros è generazione nel bello

Il nome di Eros spetta al desiderio di “generare nel bello”.

Per Platone Eros non è desiderio del bello, ma è desiderio di generare e partorire nel bello.

 

Chi è gravido nel corpo così come nell’anima ha bisogno di partorire e generare ciò di cui è gravido; ma parto e generazione non sono possibili in ciò che è brutto e disarmonico, mentre sono possibili in ciò che è bello, che è in armonia con il divino.

La bellezza è ciò che aiuta a partorire e a generare.

 

Perché Eros è bisogno di generazione?

Eros è desiderio di generare, perché la generazione mette in atto quel continuo nascere che costituisce ciò che nel mortale è immortale.

Se Eros è desiderio di bene, è necessariamente anche desiderio di immortalità.

Eros è aspirazione a porre rimedio alla morte, la più grande indigenza e mancanza dell’uomo, cercando con la generazione di vincere la mortalità.

Eros è impulso all’eternità che si realizza attraverso la procreazione.

 

Eros conduce al bello in sè

Siamo nella parte terza: “Ascesa verso il punto culminante dei misteri d’amore”.

Parla Diotima dietro la quale si nasconde Socrate.

Per arrivare alla visione del bello in sé, che è il bene, bisogna percorrere una scala amoris.

Gradini:

  1. l’amore della bellezza dei corpi: non come piacere sessuale, ma ricerca di quella emozione che produce il bello;
  2. l’amore della bellezza delle anime: la vera bellezza dell’uomo non è quella del corpo, ma dell’anima;
  3. l’amore delle attività umane e delle leggi: l’armonia, l’ordine, la giusta misura;
  4. l’amore della bellezza delle conoscenze: l’ordine, il definito, la giusta misura sono ciò che le varie scienze rivelano;
  5. visione del bello in sè.

                  ¯

Al vertice sta l’idea del Bello che è strettamente connessa con l’idea del Bene. Può considerarsi la suprema manifestazione del Bene.

 

L’idea del Bello ha un privilegio rispetto all’idea del Bene.

“Solamente la Bellezza ricevette questa sorta di essere ciò che è più manifesto e più amabile”

Il bello è mediazione fra il sensibile e l’intelligibile.

 

Eros fa salire sempre più in alto, proprio perché riceve la possibilità di esplicare quella sua forza sintetica mediatrice e quindi di realizzare la sua opera, nel Bello, che è il principio mediatore del sensibile e dell’intelligibile.

Il Bene come uno e misura suprema di tutte le cose, facendosi vedere come “bello” nei rapporti di proporzione, ordine e armonia a vari livelli, a partire da quelli corporei fino a quelli intelligibili, ci attira a sè mediante Eros, che nella visione e contemplazione di esso, trova sua pace e la fine del suo viaggio.

                                                                         ­

Si ritorna la fatto che il tema dell’amore approfondisce la questione del rapporto tra il mondo delle idee e il mondo delle cose ® teoria della conoscenza come reminiscenza.

 

Inoltre se il compito del filosofo è quello di riscattare attraverso la purificazione interiore, dalla caduta che ha subito nascendo, è di emanciparsi gradualmente dalle passioni corporee “prendendosi cura  della propria anima”, le vie di liberazione sono due:

  1. la morte: compito del filosofo è guardare con serenità alla morte  che rappresenta la liberazione dell’anima dalla prigione del corpo e il possibile ritorno in quel luogo migliore dal quale è venuta;
  2. l’Eros: gli dei hanno concesso ai mortali una singolare forma di pazzia (nel Fedro è detta mania), che fra tutte è la più nobile: cioè l’amore. Esso ha la capacità di promuovere nell’uomo la tendenza verso le cose belle, e dunque, verso quel mondo ideale che per Platone è la realtà fra tutte più belle. Inoltre Eros è in grado di sconfiggere la morte, essendo desiderio di generare nel bello.

 

In conclusione il discorso di Alcibiade ci porta a comprendere che:

Eros non è più solo attrazione fisica, ma è il grande demone che fa da intermediario fra gli uomini e gli deì e dunque colma il divario fra l’esperienza terrena e il mondo delle essenze ideali ed eterne.

L’amore è per Platone in primo luogo passione e desiderio dei corpi belli, ma attraverso il medium della bellezza sensibile può trasformarsi in tensione verso il mondo delle idee e diventare così amore per l’idea suprema del Bene.

 

Piano psicologico e cosmologico/ontologico si intersecano: l’eros è infatti un desiderio individuale che può trasmutarsi in amore per l’idea del bene che, similmente al sole, regge il cosmo.

 

L’incontro amoroso è educativo perché è anzitutto un’occasione maieutica in cui un’anima viene aiutata dall’altra a realizzare la propria natura.

 

Socrate dirotta l’Eros del giovane distogliendolo dalla propria persona e indirizzandolo verso la ricerca della verità, che ne costituisce l’autentico oggetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Classe: III E

Data: 1 aprile 2008

Titolo della lezione: Il Simposio di Platone

Durata: 1 ora

Quali contenuti erano stati preparati? Vedi pagine precedenti

Con quale organizzazione logica? vedi pagine precedenti

Con quali attività e mediazioni didattiche? vedi pagine precedenti

Con quali strumenti e materiali? Con quali testi? vedi pagine precedenti

Quali contenuti sono stati effettivamente presentati? Perché? Sono riuscita a presentare interamente la lezione.

Quali modifiche è stato necessario apportare all’ordine logico della presentazione? Perché?

Quali attività sono state effettivamente realizzate? Perché? Sono riuscita a leggere i testi in classe, ma la lezione non è stata più di tanto dialogata.

Quali strumenti, materiali e testi sono stati effettivamente utilizzati? Perché? Ho utilizzato i testi presenti sul manuale e quelli sulle fotocopie che avevo fornito loro.

Quale giudizio è possibile dare sulla lezione in termini di completezza, chiarezza, fluidità? Dai loro commenti anonimi la lezione è risultata chiara.

Gli studenti hanno seguito le spiegazioni? Con quale grado di attenzione? Con quale durata? Sono stati presi appunti? Come? Ci sono stati comportamenti di disturbo? Perché? Gli studenti hanno seguito, soprattutto nei momenti di schematizzazione alla lavagna e nella lettura dei testi. Pochi studenti, come al solito, hanno preso appunti.

Gli studenti hanno partecipato alle attività? Lo hanno fatto spontaneamente o sollecitati? Ci sono state domande? C'è stata discussione? Chi ha partecipato che percentuale rappresenta rispetto alla classe? Gli studenti hanno partecipato a fatica e solo se sollecitati.

Gli studenti hanno richiesto il recupero di nozioni, concetti, metodi, presupposti dal docente, ma non effettivamente posseduti? No.

Gli studenti hanno fornito degli spunti imprevisti per approfondimenti o interpretazioni divergenti? No.

E’ stato possibile verificare il grado di apprendimento e di comprensione dei contenuti trasmessi? Se sì, come può essere valutato? No.

La classe o singoli studenti hanno manifestato interesse dopo la lezione per approfondimenti o ampliamenti dei temi trattati? Non avevo fatto le fotocopie per tutti, ma una fotocopia ogni due persone. Qualche studente, alla fine della lezione, me le ha chieste.

La lezione può essere riproposta negli stessi termini? In caso di risposta negativa, come dovrebbe essere riorganizzata alla luce dell’esperienza fatta? No, perché ogni classe è a sé. Potrei riproporla così in termini di contenuti, ma poi la modalità potrebbe risultare più o meno adeguata a seconda di chi ho di fronte.

Comunque è difficile capire quanto una lezione possa aver funzionato o meno, perché si è costretti ad inserirsi all’interno di un percorso che ha già tracciato qualcun altro e che magari a volte non coincide con il progetto che avresti in mente per quella classe, se tu fossi l’insegnante.

Se devo valutare dal punto di vista degli obiettivi che mi ero posta io, posso dire che ha funzionato. Molti studenti hanno sottolineato che per loro era una novità leggere i testi e che è stato positivo; inoltre sono rimasti positivamente stupiti dal fatto che scrivessi alla lavagna per illustrare il percorso o puntualizzare alcuni aspetti importanti.

 

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[1] La lezione è alla prima ora e quindi, ancora prima che tutti gli alunni siano in classe, scrivo la frase, in modo che entrando vedano già l’argomento dell’ora.

[2] Specificato il percorso della lezione distribuisco delle fotocopie che saranno materiale che integra ciò che è gia presente nel testo. Indico le pagine del testo nelle quali sono trattati gli argomenti e riportati i testi e le schede di approfondimento che richiamerò.

[3] A scuola ho portato il dialogo, in modo che i ragazzi vedano che sto parlando di qualcosa che esiste veramente e mentre loro seguiranno dall’antologia, io, fino dove problemi di traduzione me lo rendono possibile, leggo e commento dal libro. In particolare ho utilizzato due edizioni: Platone, Simposio, a cura di Giorgio Colli, Adelphi 2003; Platone, Simposio, a cura di Giovanni Reale Bompiani 2003.

[4] Spiegando mi sono accorta che questo confronto non era immediatamente comprensibile per gli studenti, visto che non  avevano precedentemente  letto nessun dialogo.

[5] A scuola ho portato anche il testo critico di Giovanni Reale, Eros, demone mediatore. Il gioco delle maschere nel Simposio di Platone, Rizzoli 2000, per mostrarlo agli alunni se sarà necessario e riterrò opportuno leggere dei  passi.

[6] Lasciando scritta alla lavagna la frase che illustra il percorso, aggiungo questo schema riassuntivo delle maschere presenti nel dialogo.

[7] Ho preparato questa tabella a casa per essere il più possibile chiara, dovendo illustrare in poche parole le varie maschere.

[8] A questo punto propongo agli alunni la lettura di parti del Discorso di Aristofane che ho fornito loro in fotocopia e ho tratto dall’edizione di Giovanni Reale (pp. 125 et ss). Chiedo a loro di leggere; io li fermo ogni tanto e commento. Solo alla fine, quando riprendo con altre parole ciò che ho appena detto, chiedo a loro di interagire, anche se, non essendo abituati, non ottengo grandi risultati.

[9] Leggo e commento i seguenti passi dal Simposio presenti sul loro testo (la traduzione è sempre di Giovanni reale): 203b-205a; 206b-207a; 210e-211b.