ETICA E EPISTEMOLOGIA DELLE VIRTU’

 

ANSCOMBE 1958 – ETICA DELLE VIRTU’

ZAGZEBSKI 1996 –
EPISTEMOLOGIA DELLE VIRTU’

I principali concetti del discorso etico contemporaneo – come dovere, obbligazione, ecc. – mancano di contenuto, mentre concetti come giusto, casto o coraggioso ne sono ricchi

I concetti epistemologici fondamentali come “giustificato”, “razionale”... sono vuoti di contenuto, mentre ne sono ricchi concetti come “sensibile”, “attento”, “aperto”... che l’epistemologia trascura

I concetti di giusto/sbagliato (wrong), sono di origine giuridica e avevano un senso in un mondo in cui Dio era visto come legislatore e giudice degli atti, ma non lo hanno più nel contesto culturale attuale

I concetti di vero/falso, razionale/irrazionale... avevano senso in cui l’intelletto umano si doveva  confrontare e adeguare ad una verità assoluta contemplata dalla mente di Dio, ma non lo hanno nel contesto culturale attuale 

Non esiste un insieme di regole da cui inferire che cosa sia giusto fare in un contesto particolare

Anche in epistemologia non esistono regole universali, ad esempio della scoperta

Valori morali specificamente personali, come amore e amicizia, difficilmente possono essere catturati da regole universali

Anche in epistemologia sono più importanti le motivazioni personali, come la saggezza, che non l’osservanza di regole impersonali

Ci sono virtù che non sono riducibili ad atti, come l’avere sentimenti ben ordinati.

Anche in epistemologia non sono importanti solo gli atti, ma anche stati, come l’organicità delle proprie credenze.