Corso speciale abilitante A37                                                                    Laboratorio di Filosofia

 

 

UNITA’ DIDATTICA di FILOSOFIA

 

a cura di Antonina Bavetta, Stefania Radaelli, Luisa Rugna

 

 

 

 

TITOLO DELL’UNITA’

 

INDAGINE SULL’AGIRE DELL’UOMO:

CONOSCENZA E VIRTU’ NELL’ETICA NICOMACHEA

 

DESTINATARI

 

Studenti di una I Liceo Classico (3° anno).

PERIODO DELL’ANNO PRESCELTO

 

II Quadrimestre, dopo aver trattato i seguenti temi: introduzione alla filosofia; filosofi presocratici; introduzione a Platone e sviluppo di alcuni aspetti del suo pensiero; introduzione ad Aristotele.

OBIETTIVI DIDATTICI

 

Obiettivi minimi:

  • Conoscenza del pensiero dell’autore circa il tema proposto
  • Capacità di leggere e comprendere un testo filosofico
  • Capacità di analisi, sintesi, astrazione
  • Comprensione critica dei problemi della realtà e dell’esistenza
  • Capacità di verbalizzazione dei concetti in termini adeguati

 

Obiettivi ulteriori:

Riconoscere e utilizzare il lessico e le categorie essenziali

 

Compiere nella lettura del testo le seguenti operazioni:

  • Definire e comprendere termini e concetti
  • Enucleare le idee centrali
  • Ricostruire la strategia argomentativa e rintracciare gli scopi dell’argomentazione
  • Saper valutare la qualità di una argomentazione sulla base della sua coerenza interna
  • Riassumere in forma orale e scritta le tesi fondamentali
  • Ricondurre le tesi individuate nel testo al pensiero complessivo dell’autore

FINALITA’

 

Conoscenza del pensiero aristotelico in relazione al tema etico e al nesso tra virtù e conoscenza

Sviluppo del senso critico circa le questioni legate all’agire dell’uomo, a partire dall’approccio aristotelico a questo tipo di indagine.

PREREQUISITI

o       Iniziale familiarità con il lessico filosofico e con l’approccio della filosofia ai temi dell’esistenza umana

o       Conoscenza delle linee generali dell’etica antica (presocratici, Socrate e Platone)

o       Introduzione alla lettura di un testo filosofico e al lavoro su di esso

 

TEMPI RICHIESTI

 

7 ore (da 55 minuti) di lezione in classe

 

Alcune ore di studio e lavoro individuale a casa sui testi (numero variabile in relazione alle capacità personali e alla qualità dell’approfondimento).

 

PROGRAMMA DELLE

LEZIONI

 

 

Lezione 1-  Lezione frontale+utilizzo materiale iconografico:

Presentazione della vita e del pensiero di Aristotele

 

Lezione 2- Lezione frontale + discussione

Introduzione all’indagine aristotelica sull’agire umano (etica), e presentazione della struttura dell’Etica Nicomachea

 

Lavoro individuale a casa: lettura dei capitoli I-IV del Libro VI dell’Etica Nicomachea

 

Lezione 3- Laboratorio sul testo guidato dal docente:

Presentazione della scheda di lettura su capitoli I-IV (docente)

Lettura guidata di alcuni passi particolarmente significativi

Lavoro guidato sul testo dei capitoli I-IV

 

Lavoro individuale a casa: lettura dei capitoli V-VIII

 

Lezione 4-Laboratorio sul testo a gruppi:

Presentazione della scheda di lettura dei capitoli V-VIII (docente)

Lettura guidata di alcuni passi particolarmente significativi

Lavoro a gruppi sul testo dei capitoli V-VIII

 

Lavoro individuale a casa: lettura dei capitoli IX-XIII e preparazione di una scheda riassuntiva dei contenuti

 

Lezione 5-Laboratorio sul testo e discussione plenaria:

Presentazione della scheda di lettura dei cap. IX-XIII (studenti)

Lavoro a gruppi sul testo dei capitoli IX-XIII

Discussione plenaria su alcuni nodi tematici di particolare rilievo

 

Lezione 6-Prova di verifica

 

Lezione 7-Conclusione:

Commento generale dei risultati della prova di verifica, consegna individuale delle prove ed eventuale spiegazione delle correzioni fatte; registrazione dei voti        

              

METODOLOGIA

Lezioni frontali di introduzione e spiegazione di alcuni temi e concetti

 

Lavoro sul testo (il testo come laboratorio): lettura guidata e individuale; lavoro a gruppi e individuale con schede di lettura

 

Discussione plenaria guidata su alcuni nuclei tematici di particolare rilievo

 

STRUMENTI

 

  • Testo integrale del VI libro dell’Etica Nicomachea in fotocopie;
  • Schede di lettura fornite dal docente (riassuntive, con domande, con indicazioni per il lavoro sul testo;
  • Dizionario filosofico;
  • Supporti multimediali per proiettare lucidi o immagini da Pc per lezione 1;
  • Scheda per la verifica e la valutazione.

 

VERIFICA

Svolta individualmente in 55’ in classe, a partire dalle indicazioni presenti nella scheda di verifica predisposta e consegnata dalla docente (lezione 6)

VALUTAZIONE

Tenendo presente gli obiettivi minimi e ulteriori, l’acquisizione degli obiettivi minimi comporta la valutazione della sufficienza, mentre il raggiungimento di ciascuno degli obiettivi successivi viene graduato sulla classe da un minimo di discreto a un massimo di eccellente (scala 1-10)

 

Un voto sarà attribuito sulla base della valutazione della prova di verifica scritta;

un secondo voto sarà attribuito sulla base dell’impegno, della partecipazione e delle capacità dimostrate ed acquisite nel corso dei lavori individuali e di gruppo, svolti a casa e in classe.

BIBLIOGRAFIA

Aristotele, Etica Nicomachea (a cura di Claudio Mazzarelli), Bompiani, 2000, Milano;

 

A. Massarenti, Aristotele, Vita, pensiero, opere scelte, 2006;

 

B. Russel , Storia della filosofia occidentale, (traduzione di Luca Tavolini, TEA,  2004;

 

E. Severino, La filosofia antica e medievale, Bur 2004;

 

A. Plebe, P. Emanuele, Storia della filosofia- Vol.I, Armando Editore, 1989;

 

N. Abbagnano, Storia della filosofia, tomo I, UTET

 

 

 


 

Lezione 1-  Lezione frontale+utilizzo materiale iconografico:

Presentazione della vita e delle opere di Aristotele

 

ü      Breve presentazione dell’opera e della vita di Aristotele (a cura del docente)

 

ü      Approfondimento attraverso l’arte: presentazione e breve spiegazione (vedi traccia) delle seguenti immagini iconografiche (proiettate da Pc oppure su lucidi):

 

1.Platone ed Aristotele ritratti nella Scuola di Atene di Raffaello

2.I filosofi aristotelici ritratti da Raffaello

3.Statua di Aristotele davanti all’Università di Friburgo

4.Miniatura medievale raffigurante il giovane Alessandro condotto da Aristotele

5.Moderna statua di Aristotele all’interno della biblioteca di un’università americana

6.Affresco senese del Trecento raffigurante Aristotele

7.Aristotele raffigurato in un affresco medievale nella cattedrale della Trasfigurazione a Mosca

 

Aristotele ha esercitato, insieme a Platone, una grandissima influenza sullo sviluppo della nostra cultura. Entrambi costituiscono una sorta di punto di riferimento costante nello sviluppo del pensiero occidentale, per la centralità dei temi filosofici messi in luce. Aristotele fu considerato, per secoli, il migliore ( aristos ) tra i filosofi, e la sua fama si mantenne sia all’interno della chiesa occidentale sia di quella orientale.

Nel clima ricco di fervore del rinascimento italiano Raffaello Sanzio dà la sua lettura dei due filosofi attraverso gli strumenti che gli sono propri, quelli della pittura.

Chiamato dal papa Giulio II ad affrescare i suoi appartamenti in Vaticano, Raffaello lavora alla stanza cosiddetta della Segnatura, che ospita la biblioteca privata del papa, raffigurando su una delle pareti, la Scuola di Atene.

Vi troviamo raccolti al centro i massimi pensatori e scienziati dell’antichità, mentre isolati e in primo piano abbiamo Platone ed Aristotele.

Il primo indica il cielo,  il secondo tende la mano verso terra.

Raffaello sintetizza in tal modo, ovvero con la semplicità di due gesti, il pensiero dei due filosofi: l’uno rivolto al mondo soprasensibile come all’unico vero mondo, l’altro attento anche alla multiforme realtà del mondo sensibile.

Il pensiero aristotelico avrebbe caratterizzato lo sviluppo delle università durante il Medioevo.Il suo pensiero rimane di capitale importanza per lo sviluppo del pensiero europeo, soprattutto medievale.

Durante il Medioevo, l’aspetto pedagogico del pensiero aristotelico era rafforzato dall’enfasi con cui veniva sottolineato il suo ruolo di precettore di Alessandro e di fondatore del Liceo. Fu considerato come il filosofo per eccellenza.

L’ampiezza degli argomenti trattati dallo Stagirita ne ha fatto uno dei modelli iconografici preferiti per la decorazione degli ambienti universitari.

Il modello della logica aristotelica fu seguito per tutto il Medioevo.
 

Lezione 2- Lezione frontale + discussione:

Introduzione all’indagine aristotelica sull’agire umano (etica), e presentazione della struttura dell’Etica Nicomachea

 

 

Nel corpo delle opere di Aristotele si trovano tre trattati sull’etica che sono: l’Etica Nicomachea, l’Etica Eudemia, Grande etica.

I titoli delle tre Etiche sono abbastanza misteriosi; gli aggettivi “ nicomachea’’ ed “ eudemia ’’ si riferiscono, con ogni probabilità, al figlio di Aristotele, Nicomaco, e al suo discepolo Eudemo Rodio.

Non è sicuro se Nicomaco ed Eudemo siano stati gli editori delle due raccolte di lezioni aristoteliche sull’etica, o se siano solo le persone cui le due raccolte furono dedicate ad Aristotele.

Il nome Grande Etica, attribuito al trattato più breve, viene comunemente spiegato con il fatto che i due soli libri che compongono quest’opera sono particolarmente lunghi.

In particolare l’Etica Nicomachea, di cui analizzeremo il VI libro, non è, come le altre Etiche, frutto diretto del suo autore, ma è una raccolta di logoi, cioè di lezioni, molto probabilmente tenute da Aristotele nel Liceo, durante il suo secondo soggiorno ad Atene ( 335-323 a.C. ).

Nello stato in cui ci sono pervenute, le tre Etiche hanno una struttura abbastanza simile, e i temi principali si succedono sempre nello stesso ordine:

1)      il bene supremo e la felicità;

2)       la virtù etica in generale e le virtù etiche particolari;

3)      le virtù dianoetiche o intellettuali;

4)      i vizi, la mancanza di autocontrollo;

5)      l’amicizia;

6)      la virtù perfetta, la felicità completa.

Le Etiche aristoteliche si presentano a noi con una struttura chiara e armonica: si inizia ponendo il problema di quale sia il sommo bene umano, e si conclude indicando la risposta ( uno schema in fondo non molto distante da quello di molti dialoghi platonici ).

Si può dire inoltre che il libro a noi noto come Etica Nicomachea è il frutto del riordinamento e dell’edizione degli scritti aristotelici che dobbiamo ad Andronico di Rodi.

 

L’Etica Nicomachea  non è uno scritto unitario: i singoli libri di cui si compone dividono il testo senza porre una attenzione particolare allo sviluppo del discorso e al variare degli argomenti.

Vediamo insieme un esempio:

la prima parte del VI libro parla dell’anima razionale, di desiderio, intelletto, scelta, passando poi

ad ulteriori pensieri concettuali ovvero l’arte, la scienza, la saggezza e così via.

La divisione in capitoli all’interno dei singoli libri è molto incerta e viene tuttora discussa; non sempre è possibile individuare precisamente le articolazioni concettuali del testo.

In genere noi siamo abituati ad affidarci a opere suddivise in capitoli e paragrafi, che ci guidano, in un certo senso, ovvero ci indicano la struttura fondamentale e le scansioni dell’argomento.

Nell’Etica Nicomachea , come visto in precedenza, la struttura può essere sviante: a volte infatti l’argomentazione non finisce alla fine del capitolo che la contiene, o termina molto prima di esso, un argomento passa da un libro a un altro, o è  trattato più di una volta in libri differenti.

Dal punto di vista dell’esposizione, l’opera è molto varia: alcuni capitoli sono brevi e sintetici, e in essi complesse argomentazioni si trovano sintetizzate in poche righe; altri capitoli, invece, hanno uno stile più ampio e sono facilmente comprensibili.

Questo variare dello stile di solito viene spiegato con la natura privata di questi scritti, che non erano destinati a un pubblico esterno alla scuola, ma servivano come appunti per le lezioni e le discussioni.

Dal punto di vista logico, a livello di micro-argomentazione, la struttura del discorso aristotelico nell’Etica Nicomachea è, nella massima parte dei casi, molto semplice ( p, infatti q ).

Aristotele, cioè, invece di dedurre una tesi da una serie di premesse, tende ad affermare immediatamente la sua tesi ( p ) e successivamente a confermare quanto ha detto o con un argomento, o con un esempio, o con l’indicazione della causa ( infatti q ; ad esempio q; la causa di ciò è q ).

A livello di macro-argomentazione,  l’opera presenta invece  una certa varietà di approcci.

Troviamo tale struttura nel I libro, nel VI e nella II parte del X libro.

Posto il problema di definire una nozione x, si esaminano le opinioni popolari, le dottrine dei filosofi e i contenuti semantici propri del concetto x, per trovare una ulteriore nozione y che possa essere identificata con la prima, se quest’ultima venga intesa in modo chiaro; poi Aristotele cerca sostegno alla definizione: “ x è y’’ mostrando che essa può risolvere i problemi filosofici più importanti e si accorda con le opinioni più diffuse e autorevoli.

Le opinioni di Aristotele intorno all’etica rappresentano, per lo più, le opinioni prevalenti tra gli uomini colti e di esperienza dei suoi tempi.

Ancora oggi l’etica di Aristotele è uno tra i pochi campi del pensiero antico che non sono studiati solo per puro interesse storico, ma vengono ancora oggi considerati attuali da parte di varie correnti della filosofia contemporanea.

 

 

 

► Al termine della lezione viene assegnato come lavoro da svolgere individualmente a casa la lettura integrale dei capitoli dall’I al IV del Libro VI dell’Etica Nicomachea


 

Lezione 3- Laboratorio sul testo guidato dal docente:

Presentazione della scheda di lettura su capitoli I-IV (da parte del docente)

Lettura guidata di alcuni passi particolarmente significativi

Lavoro guidato sul testo dei capitoli I-IV

 

 

 

ü      Breve introduzione della docente: sintesi dei quattro capitoli e sottolineatura di alcuni nodi tematici fondamentali (15 minuti)

 

La virtù è una medietà, una capacità cioè di evitare gli eccessi e scegliere ciò che è meglio; tale capacità ha il suo fondamento nella retta ragione che ne costituisce il criterio formale. Per meglio definirlo, A. riprende il discorso sull’anima e sulla sua distinzione in razionale ed irrazionale. La prima –in rapporto agli oggetti di cui può occuparsi- viene suddivisa in a)scientifica e b)calcolatrice se si occupa a)di ciò che esiste per necessità oppure b)di ciò che può essere o meno. E’ proprio quest’ultima che afferisce, nello specifico, all’agire dell’uomo.

Se virtù è una disposizione al meglio, entrambe le parti, la scientifica e la calcolatrice, in relazione alla loro specifica funzione, saranno caratterizzate da specifiche virtù.

Il pensiero pratico riassume in sé retto desiderio -proveniente dal carattere- e retto ragionamento -proveniente dal pensiero. Senza tale accordo non sono possibili né deliberazione, ossia il calcolo dei mezzi per raggiungere il fine, né la scelta che da quella procede e che consiste nell’attuazione dei mezzi.  

Ambedue le parti, quella calcolatrice e quella scientifica, hanno come funzione la verità. Sarà però attinta in modo diverso; saranno pertanto diverse anche le rispettive virtù.

La scienza è la disposizione dell’anima razionale che prende a suo oggetto ciò che esiste per necessità, ossia ciò che è eterno e ingenerato. Procede per induzione alla ricerca dell’universale; per deduzione –tramite il sillogismo- alle preposizioni scientifiche particolari.

L’arte è la disposizione dell’anima razionale che prende a suo oggetto il contingente e che si determina grazie all’attività di un soggetto.

 

 

ü      Consegna della scheda di lettura e di lavoro sul testo, contenente il riassunto riportato qui sopra e le seguenti indicazioni per il lavoro sul testo

 

 

Rileggi con attenzione i  paragrafi I e II, poi rispondi a quanto segue:

 

1)Aristotele qui definisce la virtù come……………………………di una cosa in rapporto……………………………….

 

2) Prova a completare lo schema seguente:

 

 

                                                                 VIRTU’

 

 

           Teorico-pratiche                                                                     noetiche

     ……………………. ..                                                        ………………………

                                                                                                                                  

a)arte                                                                                   c)intelletto   

b)……………………                                                         d)……………………

                                                                                                  e)……………………

                                                                                            

                                           

 

                                            rimandano alla distinzione dell’

                                                               ANIMA                                

                                                                    in                                           

 

    ………………………                                                         ……………………….

 

 

  Vegetativa        Sensitiva                                          …………….                ……………….

             

            (funzione)                                                                         (funzione)

………….. .       ……………..                                  …………………             ……………….

 

 

3)Ti sembra che i concetti di scelta e di deliberazione siano equivalenti? Cerca nel testo qual è il loro rapporto.

 

 

ü      Svolgimento individuale, con la guida del docente, delle domande sopra riportate; a seguire discussione plenaria del seguente quesito (40 minuti)

 

Se il processo che porta alla virtù potesse, per assurdo, essere rappresentato dalla seguente situazione (che non è specificamente morale), dove collocheresti i concetti aristotelici di medietà, virtù, deliberazione, scelta?

 

Un pittore sta per accingersi, come è solito fare tutti i giorni, alla solita ora, a lavorare a un’opera che ritiene essere la più pregna dei contenuti che vuole comunicare con la sua arte. All’interno della sua abitazione lo studio –attrezzato di tutto punto- è adiacente a un locale in cui si sta svolgendo un’attività rumorosa; un secondo locale-hobby è sì riparato da ogni rumore, ma non è attrezzato dei materiali e degli strumenti pittorici. Il pittore necessita di raccoglimento per lasciarsi ispirare; nondimeno ha bisogno di avere tutta la sua strumentazione a portata di mano per non disperdere nemmeno per un istante la sua attenzione. Normalmente tollera il rumore, ma quel giorno non si trova in condizioni fisiche ottimali per farlo. Potrebbe astenersi dal dipingere, ma valutando che desidera vivamente dedicarvisi e che sarebbe –a livello di attenzione- meno dispendioso fermarsi di volta in volta per recuperare ciò che gli occorre piuttosto che lavorare nel rumore, decide di spostarsi nel locale-hobby e di restarvi fino a quando le condizioni fisiche lo sostengono.

► Al termine della lezione viene assegnato come lavoro da svolgere individualmente a casa la lettura integrale dei capitoli dall’V al VIII del Libro VI dell’Etica Nicomachea


 

Lezione 4-Laboratorio sul testo a gruppi:

Presentazione della scheda di lettura dei capitoli V-VIII (docente)

Lettura guidata di alcuni passi particolarmente significativi

Lavoro a gruppi sul testo dei capitoli V-VIII

 

 

ü      Breve introduzione della docente: sintesi dei quattro capitoli e sottolineatura di alcuni nodi tematici fondamentali (15 minuti)

 

Nel VI libro dell’Etica Nicomachea Aristotele dice che, solo osservando quali persone noi chiamiamo sagge, potremo comprendere cosa sia la saggezza.

Caratteristica propria del saggio è la capacità di deliberare su ciò che è bene e utile per lui, ovvero su ciò che può rendere felice l’uomo, non però negli ambiti particolari ( salute, vigore fisico ), ma in generale.

Egli deve deliberare bene su ciò che è buono e utile per la propria vita.

Leggiamo ancora che: poiché non si può deliberare su ciò che è per necessità ( non può perciò essere diversamente ), ne consegue che la saggezza non è scienza ( procede per via dimostrativa) e non è arte ( la produzione e l’azione sono generi diversi ).

Mentre infatti il fine della produzione è diverso dalla produzione stessa, per la prassi non c’è tale differenza, perché lo stesso agire con successo è fine.

Aristotele definisce allora la saggezza come la disposizione a deliberare secondo ragione su ciò che è bene e su ciò che è male per l’uomo, per cui dice: è uno stato abituale veritiero, unito a ragionamento, pratico ( cioè relativo ai beni umani ), che riguarda ciò che è bene e ciò che è male per l’uomo.

Per questo motivo Aristotele considera saggi coloro i quali sanno  cogliere sia ciò che è bene per loro stessi sia ciò che è bene per l’uomo.

Dice espressamente: sono saggi coloro che governano la propria casa e gli uomini politici.

La saggezza è cioè la virtù caratteristica di coloro che amministrano bene una famiglia o uno Stato.

Inoltre, dice Aristotele, la saggezza non è scienza perché il piacere e il dolore non corrompono i suoi principi , mentre invece stravolgono i giudizi che riguardano il contenuto dell’azione.

Ma la saggezza non è neanche un’arte, essendo invece un certo tipo di virtù.

Siccome le parti razionali dell’anima sono due, la saggezza è virtù della parte razionale dell’anima che è sede dell’opinione ( riguardano entrambe ciò che può essere diversamente ).

La saggezza è considerata da Aristotele l’origine di ogni virtù.

Egli però distingue tra saggezza ( phronesis ) e sapienza ( sophia ); mentre la sapienza è il sapere che si limita a conoscere le cose, la saggezza è il sapere che indirizza le azioni :  la sapienza sa che cos’è la realtà, la saggezza invece che cosa bisogna fare nella realtà.

Senza sapienza non si può avere saggezza. E d’altra parte Aristotele sa bene che la parte intellettuale non esaurisce tutto l’uomo; se dunque la saggezza è l’origine delle virtù umane, l’idea del buon comportamento è data dalla virtù perfetta, che assomma in sé tanto l’aspetto razionale che quello irrazionale della virtù.

Aristotele inoltre, quando parla di virtù, sottolinea che una singola azione riuscita , un singolo gesto coraggioso, magnanimo o caritatevole o creativo, non ci dice nulla sulle reali qualità di chi lo compie.

Si può agire in un determinato modo per puro caso ma , trattandosi di fortuna, come tale, essa, al contrario della virtù, non è destinata a durare.

Che cos’è per Aristotele una virtù?

Il coraggio, l’altruismo, persino la fantasia sono attitudini che si coltivano nel tempo.

Non sono né naturali né contro natura, non sono già date né del tutto costruite.

Le virtù sono potenzialità che ciascuno può sviluppare, se vuole, attraverso l’educazione, l’esercizio,la formazione del carattere fino a farle diventare parte integrante di sé , come una seconda natura insieme a tutte le altre capacità pratiche che lo fanno essere per esempio un buon pittore.

Diventano allora disposizioni ad agire in un certo modo, nel modo giusto.

Il modo giusto cambia a seconda delle circostanze.

La vita pratica , l’intera vita morale non è fatta solo di regole e di precetti, ma soprattutto di questa capacità di cogliere nelle singole circostanze la sintesi giusta tra diversi elementi che non si presentano mai nella stessa identica combinazione.

Questa Aristotele la chiama: saggezza e la collega alla dottrina del giusto mezzo oltre che alla coltivazione delle diverse virtù.

In Aristotele la verità si articola all’interno dell’episteme.

Le scienze teoretiche ( contemplative ) stanno al culmine dell’episteme.

In posizione subordinata ad esse stanno le scienze pratiche, che mirano alla trasformazione interiore dell’uomo , e le scienze poietiche, (poiesis : produzione ) , cioè le tecniche usate per produrre oggetti anche molto dissimili tra loro per utilità e importanza.

E scienze pratiche sono per Aristotele l’etica e la politica.

La forma suprema dell’episteme è la contemplazione  della verità incontrovertibile e non ipotetica e la contemplazione di Dio. La filosofia si presenta allora come cura della verità.

L’uomo è l’essere che si prende cura della verità e proprio per questo non è contemplazione disinteressata del vero : la conoscenza del vero orienta e determina il suo modo di vivere.

Uomo non significa semplicemente individuo umano ma, innanzi tutto, comunità umana.

È questa comunità che, mediante i filosofi, si rivolge alla verità e può essere orientata da essa.

La comunità umana è lo Stato, cioè la polis( termine da cui deriva la parola politica ).

La filosofia è politica , nel senso che intende organizzare lo Stato conformemente alla verità.

Proprio perché la visione della verità è lo scopo della vita, l’esistenza umana deve essere organizzata in modo che le sia consentito di raggiungere il suo vero scopo: la visione stessa della verità.

È essa a dire all’uomo come vivere.

Nell’Etica Nicomachea compito dell’etica è quello di ricercare come l’uomo possa raggiungere la verità.

In essa la trattazione  del piacere diventa centrale ; si può perciò denominare essenzialmente un’etica eudemonistica.

Il piacere è il perfezionamento dell’attività umana e, siccome la vita consiste nell’attività, esso sta al centro della  vita ed è da essa inseparabile.

Il piacere non di un breve periodo, ma dell’intera vita , costituisce la felicità e allora ci si pone una domanda: la felicità  deriva da un prevalere dell’attività intellettuale ,quindi da una vita teoretica, oppure  da un prevalere dell’attività pratica e quindi da una vita pratica.?

La soluzione di Aristotele è che la felicità deriva dalla vita teoretica ,in quanto però non si isoli dal mondo , ma si faccia regolatrice delle passioni umane.

 

 

ü      Consegna della scheda di lettura e di lavoro sul testo, contenente lo schema riportato di seguito e le seguenti indicazioni per il lavoro sul testo

 

 

Schema:

Metodo induttivo per cogliere la natura della saggezza

 

Saggezza è:

 

 

                                              

Saggezza non è :

 

 

L’intelletto è:

 

Confronti:

 

 

 

Esercizi di lavoro sul testo (da svolgere a piccoli gruppi):

 

1) Esercizio di paragrafazione e titolazione

 

Prova ad analizzare il testo attraverso una lettura approfondita di esso; scomporre successivamente le singole parti  in paragrafi in modo da riassumerne il significato complessivo, scegliendo infine un titolo appropriato.

 

2) Esercizio di individuazione e definizione delle parole –chiave

 

 

3) Attività di comprensione

 L’intelletto costituisce per Aristotele una conoscenza intuitiva,non solo utile, ma necessaria alla vita morale . Illustra questa tesi aristotelica e i motivi che la sostengono.

 

4) Esercizio di approfondimento per la comprensione del testo

Nel testo Aristotele esalta la sapienza, elencando puntualmente le ragioni per le quali essa si configura come  la virtù più elevata dell’uomo, la cui attuazione costituisce l’essenza stessa della felicità. Seguendo il testo, metti in luce le ragioni di tale superiorità.

 

 

ü      Svolgimento a piccoli gruppi (3-4 persone ciascuno) degli esercizi sopra riportati; a seguire, se rimane tempo, discussione plenaria sul (40 minuti):

 

 

 

► Al termine della lezione viene assegnato come lavoro da svolgere individualmente a casa la lettura integrale dei capitoli dal IX al XIII del Libro VI dell’Etica Nicomachea.

In più si chiede ai ragazzi di produrre un riassunto e uno schema semplificativo dei capitoli suddetti, secondo la metodologia appresa in classe.   

Lezione 5-Laboratorio sul testo e discussione plenaria:

Presentazione della scheda di lettura dei cap. IX-XIII (studenti)

Lettura guidata di un passo e discussione plenaria su alcuni nodi teorici

 

 

ü      Presentazione da parte di alcuni ragazzi (volontari o identificati dal docente) del riassunto e dello schema semplificativo dei capitoli IX- XIII (25 minuti)

 

ü      Lettura guidata dei passi 1144a e 1144b e in particolare; discussione dei seguenti punti al fine di comprenderne il significato e confrontarsi sulla base della propria esperienza umana (30 minuti):

 

“…così la sapienza produce felicità. Infatti, essendo parte della virtù intera. Rende felici, sia con il fatto di essere posseduta, sia con il suo agire. Inoltre l’operare proprio dell’uomo giunge a compimento secondo la saggezza e la virtù morale: infatti la virtù rende corretto il fine, e la saggezza ciò che porta a esso” (1144a 5-10)

 

“Proprio come diciamo che alcuni pur compiendo azioni giuste non sono ancora giusti, come per esempio che compiono le azioni prescritte dalle leggi malvolentieri, per ignoranza o per qualche altra causa, e non le compiono per se stesse […] così, a quanto pare, è possibile compiere ciascuna di quelle azioni con una certa disposizione, in modo tale da essere buoni: voglio dire, per esempio, sulla base di una scelta, e avendo come fine le azioni stesse che vengono compiute” (1144a 12-20)

 

“La cattiveria stravolge e ci fa cadere in errore riguardo ai principi pratici. E così è chiaro che è impossibile essere saggio senza essere buono” (1144a 34-35)

 

     

      Domande per guidare la fase più personale della discussione:

 

Siete d’accordo con la posizione di Aristotele espressa in questi passi conclusivi del Libro VI dell’Etica Nicomachea? Perché?

 

Cosa ne pensate circa l’idea che ci sia differenza tra un compiere azioni buone e compierle da uomo buono? Cosa significa? Perché ritenete che sia una tesi valida o meno?

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Lezione 6- Prova di verifica

 

 

La prova deve essere svolta individualmente in classe, in forma scritta, in un tempo di 55 minuti.

 

Domande:

 

1)Quale parte dell’anima irrazionale partecipa in qualche modo della ragione?

 

2)Aristotele sostiene a un certo punto: ”Il pensiero di per sé non mette in moto nulla, bensì ciò che muove è il pensiero che determina i mezzi per raggiungere uno scopo, cioè il pensiero pratico”.

§         Secondo te, questa affermazione come può rapportarsi alle tesi dell’intellettualismo etico, che sostanzialmente identificano la virtù con la conoscenza del bene?

§         Che funzione ha la volontà per Aristotele?

 

3)Cosa intende Aristotele per medietà? Da cosa è determinata?

 

4) Aristotele afferma:

“ Ebbene, comunemente si ritiene che sia proprio del saggio essere capace di ben deliberare su ciò che è buono e vantaggioso per lui , non da un punto di vista parziale ma su ciò che è buono e utile per una vita felice in senso globale ’’.

 

Indica più chiaramente il senso di tale affermazione, precisando al tempo stesso il ruolo che la saggezza assume nell’etica aristotelica.

 

5) Inserire le parole appropriate nelle seguenti frasi

1.      La scienza è la capacità ………… che ha per oggetto ciò che è …………… .

2.      L’arte ha fini ………: la costruzione e la …………… .

3.      Le azioni umane appartengono non all’area del necessario ( di ciò che è sempre allo ………….. modo ) bensì all’area del ……………. .

 

6)Come Aristotele definisce l’intelletto?

 

7)Di che cosa è intuizione l’intelletto speculativo?

 

8)In che senso Aristotele dice: La sapienza è, insieme, scienza e intelletto delle realtà più sublimi per natura?

 

9)Secondo te la dottrina aristotelica che ogni virtù sia una via di mezzo tra due estremi  si applica alla contemplazione intellettuale oppure vada più intesa come riferita alle virtù pratiche?

 

10) Inserisci in modo opportuno le parole mancanti nelle seguenti frasi

  1. Lo Stato è la forma più alta di …………. e tende al ………… supremo.
  2. L’etica aristotelica non mira a definire …………. bensì a individuare il ……….. autentico della vita umana e i ………… per raggiungerlo.