LA PERSECUZIONE ANTI-EBRAICA

Destinatari : studenti del terzo anno del liceo classico o del quinto liceo scientifico

Tempi: 3 ore escluse le verifiche

Metodi: lezione frontale con lettura e discussione

Prerequisiti: lineamenti di cultura ebraica con riferimento a temi biblici e religiosi come l'esodo, il profetismio e il messianesimo, lineamenti di storia del Cristianesimo, lineamenti dello sviluppo dell'Occidente cristiano dal I secolo d.C. al Medioevo

 

Obiettivi: conoscenza delle radici storiche dell'antisemitismo , capacità di cogliere differenze e continuità dall'antisemitismo cristiano all' eliminazionismo nazista, mostrare come il sapere scientifico si presti alla politica (eutanasia, biopolitica) ; in riferimento al programma di Educazione Civica prendere coscienza delle leggi razziali italiane e delle persecuzioni antiebraiche in Italia per educare alla tolleranza e all'accettazione delle differenze e per superare la retorica della commemorazione e stimolare la capacità dello studente di riattivare ciò che ha appreso.

Verifiche: tenendo conto che nel triennio finale dei licei si lavora in vista dell'esame finale, una verifica possibile è un saggio breve di tipologia storico-politica (ad esempio della lunghezza di 4 cartelle al massimo), di cui scegliere titolo e destinazione, dopo la lettura ed eventualmente la discussione di materiali concordati.

Un'altra verifica si può svolgere sull'analisi di un testo come le Leggi di Norimberga, manifesti sulla razza, materiale di propaganda etc.

Se si forniscono parecchie informazioni all'interno di un approccio modulare allargato su un piano storico-filosofico si può utilizzare una gamma più ampia di verifiche, da un tema di tipo "crociano", tendente ad attualizzare la storia come storia contemporanea , a verifiche orali, fino un test, pur con i limiti che questa tipologia di verifica comporta.

Contenuti

1)Una introduzione sulle specifiche caratteristiche culturali e cultuali delle tribù nomadi ebraiche

 

2) La diaspora è il riferimento ad un disastro, spesso di natura politica, che provoca la dispersione collettiva e forzata di un gruppo omogeneo religioso e/o etnico; la parola applicata anche al destino di altri popoli come gli Armeni, è tipica della storia del popolo ebraico, caratterizzato dalla dispersione esterna e dalla coesione interna. Dal tempo della distruzione del primo Tempio e della cattività babilonese (586 a.C.) la terra degli Ebrei fu occupata da potenti imperi che la saccheggiarono. Così già in nel profeta biblico Geremia il tema della diaspora si intreccia con il destino del popolo eletto. Con l'avvento dell'impero romano, conquistata da Pompeo nel 63 a.C., la Giudea divenne un protettorato romano e nel 44 dell'èra volgare fu posta sotto l'amministrazione diretta di procuratori romani. Ne risultò un'acuta tensione religiosa, politica e nazionalistica che culminò nel 66 d.C., quando un gruppo di zeloti si rivoltò contro Roma impadronendosi di Gerusalemme. La rivolta fu schiacciata da Vespasiano e Tito, che nel 70 riprese la città e distrusse il Tempio. Tre anni dopo cadeva anche l'ultima roccaforte zelota, la fortezza di Masada sul Mar Morto. Piú tardi la decisione dell'imperatore Adriano di romanizzare Gerusalemme pose fine a ogni speranza di ricostruire il Tempio e scatenò nel 132 una seconda rivolta ebrea, defìnitivamente soffocata tre anni dopo.

3) Il conflitto in Palestina non impedì comunque alla popolose comunità ebraiche di prosperare nell'impero romano. I nomi degli Ebrei arrivati in Europa, sefarditi e askenaziti stanno a indicare una distinzione geografica. I primi si stabiliranno in Spagna, in ebraico Sefarad, i secondi nell'Europa centro-orientale, con riferimento ad Askenaz che è nella Bibbia nipote di Jafet ( i figli di Noè - Jafet, Sem e Cam -sono nella Genesi i progenitori dell'umanità, i cui discendenti popoleranno il mondo conosciuto, occupando rispettivamente Eurasia, Medio-Oriente e Africa)

La ligua yiddyish, che miscela all'ebraico vari idiomi tra cui il tedesco, sarà tipica degli askenaziti.

L'adozione del cristianesimo come religione ufficiale dell'impero romano nel IV secolo provocò però un notevole peggioramento della condizione degli Ebrei. Una legislazione restrittiva nei loro confronti fu promulgata nell'impero, e piú tardi nei regni romano-barbarici, in particolare dai Visigoti di Spagna, dove infine l'ebraismo fu posto fuori legge. Ma la conquista musulmana della Spagna nel 711 portò a una tregua, grazie alla quale fiori "l'età d'oro" dell'ebraismo sefardita. Il crollo dell'impero romano aveva colpito le attività economiche degli Ebrei, che fìno ad allora non erano state diverse da quelle di altri gruppi nazionali. Dal VI secolo in poi le cose cambiarono: il popolo ebreo si identificò col commercio regionale e internazionale. Fattori interni ed esterni, fra cui l'ampia diffusione degli Ebrei tanto nei paesi dell'Islam quanto nell'Europa cristiana, la solidarietà fra i loro gruppi, la facilità di comunicazione linguistica e un sistema uniforme di regole commerciali basate sul Talmud contribuirono a questo cambiamento, il quale d'altra parte fu incoraggiato dalla sempre piú rigorosa esclusione degli Ebrei dalla proprietà terriera, specialmente nell'Europa settentrionale. La successiva esclusione nel Medioevo dalla possibilità di accedere alle corporazioni mercantili, confinò gli Ebrei al prestito di denaro, precluso ai cristiani per la proibizione dell'usura da parte della Chiesa. In un'epoca in cui si passava dall'economia di baratto a quella di mercato, il controllo degli investimenti e della circolazione monetaria assicurava un ruolo finanziario e commerciale primario a chi lo deteneva. Il prestito serviva sia ai nobili e alle prime Signorie, che avevano bisogno di continui finanziamenti per le guerre, sia al popolo minuto, le cui misere condizioni di vita li costringevano a ricorrere a piccoli prestiti per sopravvivere.

Agli ebrei erano concesse dagli stessi signori le condotte, autorizzazioni relative anche ai banchi di pegno attraverso i quali prestavano danaro a tasso prefissato. E spesso solo in base a questa attività essi avevano diritto di residenza. Ben presto le condotte aumentarono e gruppi ebraici si stabilirono nelle grandi e piccole città come nei centri rurali.

L'intensificarsi della devozione popolare e la crescente irritazione nei confronti dell'usura praticata dagli ebrei culminarono in una serie di espulsioni: dall'Inghilterra nel 1290, dalla Normandia nel 1296, dalla Francia nel 1306 , nel 1394 e alla fine del '400 dai domini spagnoli. D'altronde finchè non vi fu una classe borghesia commerciale in grado di gestire i flussi finanziari i sovrani si ritrovarono spesso costretti a riammettere gli ebrei negli stati da cui erano stati scacciati. Sono anche ben testimoniati casi di pogrom di comunità ebraiche, fomentato da fazioni della nobiltà che, liberatesi dei debiti con gli ebrei, potevano così riprendere a partecipare alla gestione del potere da cui rischiavano di venire estromesse

Il IV Concilio Lateranense (1215) aveva stabilito che gli ebrei dovevano vivere in quartieri separati e portare un segno di riconoscimento, consistente per gli uomini in cappelli di foggia e colore particolare (giallo o rosso) o un disco di panno sul mantello; le donne dovevano avere un velo giallo sul capo, come le prostitute. Già accusati di deicidio poiché la morte di Cristo , secondo i Cristiani, è stata causata dal popolo ebraico, agli ebrei giungeranno nuove accuse. La prima calunnia venne deliberata dai Cristiani per dimostrare la diversità delle due religioni, poiché il Cristianesimo poteva apparire come una sorta di setta ebraica; gli Ebrei furono spesso accusati anche di omicidio rituale e di profanazione dell’ostia consacrata La peste nera che si diffuse in Europa nel 1348 fu un nuovo motivo di persecuzione. Gli ebrei furono infatti incolpati di diffondere la malattia avvelenando i pozzi, rimanendone essi immuni. La calunnia, che nacque e si diffuse in Germania, provocò massacri e fughe. Molti ebrei fuggirono dal centro Europa e trovarono rifugio anche nell'Italia settentrionale, in particolare nelle comunità di Venezia, Padova, Ferrara, Mantova. Il numero degli ebrei che vivevano nella penisola salì a circa 50 mila su un totale di 11 milioni di italiani. Se il primo umanesimo e il suo spirito di apertura e conciliazione favorirono lo sviluppo della cultura e delle lettere anche nel gruppo ebraico, in Germania gli ebrei conducevano una esistenza precaria e agitata soggetti a contratti regionali che consentivano un soggiorno limitato numericamente e spesso anche nel tempo, soltanto per un certo numero di anni. Fu quindi inevitabile che gravitassero sempre più verso l'Europa orientale, dove trovavano buona accoglienza e si vedevano riconosciuti privilegi speciali.

Altri continuarono a risiedere nello Stato Pontificio, dove i papi li tenevano sotto il loto attento controllo

4)Il caso della Spagna che sorge come stato nazionale cementato dal Cattolicesimo e forgiato dalla cacciata di moriscos ed ebrei marrani in qualche modo prefigura scenari moderni nella formazione di identità nazionali che si soggettivano nell'esclusione dell'altro-da- sé . La popolazione ebraica più numerosa e più prospera, nell'Europa del XIV secolo, era quella spagnola, dove le comunità bene organizzate godevano della protezione particolare dei sovrani di Aragona e di Castiglia.

Grazie alle condizioni favorevoli gli ebrei di Spagna annoverarono fra loro una quantità di cortigiani, diplomatici, esattori delle imposte, medici, astronomi e traduttori che fecero carriera al servizio dei loro signori e d'intellettuali, dagli averroisti dichiarati e dagli esegeti biblici, ai poeti, e ai pochi che salirono in fama per le loro versioni delle opere filosofiche e scientifiche di autori arabi, facendo guadagnare ai propri connazionali il titolo di "mediatori culturali dell'Europa ".

La predicazione dei domenicani, le incriminazioni rituali, gli intrighi delle fazioni ai danni dei cortigiani ebrei e, infine, le stragi della peste nera furono i fattori che si combinarono per sconvolgere le comunità.

La prima sciagura si abbatté sopra di loro, rapida e terribile, durante l'interregno del 1391. I moti antiebraici, fomentati da lunga data da un fanatico arcidiacono di Siviglia, si diffusero come un incendio. Migliaia di ebrei subirono il martirio, parecchie centinaia di migliaia si salvarono la vita accettando il battesimo. Ma siccome per la confessione cristiana il battesimo era vincolante, la ricaduta aperta nel giudaismo veniva perseguitata alla stregua di un'eresia. Perciò, mentre alcuni cercarono rifugio in terre meno infide, la stragrande maggioranza rimase, almeno formalmente, cristiana, ma molte migliaia si conservarono fedeli, in privato, alla religione dei padri (guadagnandosi così l'epiteto spagnolo di marrani, porci ). Un'ondata di panico che si diffuse fra coloro che non avevano ancora abiurato il giudaismo fece ingrossare, fra il 1413 e il 1415, le file dei neoconvertiti e intensificò al tempo stesso l'ostilità che le classi inferiori dei cristiani di lunga data covavano nei confronti dei marrani. All'esplosione di un pogrom seguì una caterva di velenosi libelli e una campagna scoperta di ostracismo sociale in tutta la Spagna. Molti, soprattutto gli altolocati, insistettero per un'inchiesta ufficiale che estirpasse gli apostati e discolpasse i rimanenti una volta per tutte.

Attorno al 1478 e il 1480 il re Ferdinando e la regina Isabella presero una decisione molto importante, la creazione di un'Inquisizione incaricata di eliminare i focolai di giudaizzazione.
Nel 1492 l'Inquisizione propugna una soluzione radicale: ritenendo gli Ebrei responsabili della sopravvivenza del marrano, sostiene con forza che la sua opera di punizione e intimidazione è inefficace finche non saranno adottate misure destinate addirittura a sterminare una comunità ebraica che spingeva i cristiani ad abbandonare la nuova identità impostagli. In questo modo l'Inquisizione non esita ad istituire intorno al 1490-1491 un processo che stabilisca l'esistenza di una cospirazione marrano-ebraica: l'espulsione passerebbe dunque come una misura di legittima difesa. Ma solo l'entusiasmo per la reconquista di Granada permette di realizzare quest'intenzione.

Redatto dall'Inquisizione, firmato dai sovrani e pubblicato un mese dopo, l'editto d'espulsione dà tempo agli Ebrei fino alla fine di luglio per lasciare la Spagna (prorogata poi fino al 2 Agosto, data infausta per gli Ebrei).

La maggior parte degli espulsi trova rifugio nel Portogallo, ma precisamente quattro anni dopo anche il Portogallo seguì l’esempio della Spagna e così completò l’impresa di epurare la penisola iberica.

5) Con lo sgretolarsi delle restrizioni feudali nell'Ottocento prende terreno in Europa nella nascente "opinione pubblica", la cosiddetta "questione ebraica" ( anche se per gli Ebrei d'Europa dobbiamo precisare che il processo di affrancamento dalle restrizioni di tipo feudale si conclude solo nel Novecento con la rivoluzione del 1917 in Russia, ultimo stato che ancora ne conservava). Come si osserva giustamente dal punto di vista degli Ebrei non esiste nessun "problema ebraico", si tratta di un nascente razzismo talvolta efficacemente strumentalizzato in chiave nazionalistica, ma talora osteggiato, come testimonieranno da una parte i pogrom in Russia e dall'altra l'affare Dreyfus in Francia. La Germania giunta come l'Italia a una tardiva unità nazionale concede pieni diritti di cittadinanza alla sua popolazione ebraica nel 1870 con i nuovi codici e Costituzione tedeschi. Il nuovo clima e il dibattito coinvolgono anche gli intellettuali, basti pensare a Marx che scrive sulla questione ebraica in questi anni. Il malcontento per la possibilità di affacciarsi sulla vita pubblica di nuovi cittadini viene d'altronde fomentato da un profluvio di libelli antisemiti tra cui spicca il "Protocollo dei Savi di Sion", un falso documento che proverebbe, tra le altre accuse, l'esistenza di un complotto mondiale ebraico. Nella Germania di inizio secolo sono così all'ordine del giorno conferenze sulla cosiddetta "questione ebraica", in cui i relatori proponevano le più svariate soluzioni, come ad esempio il trasferimento forzato nell'isola di Madagascar. Questo ci può far capire che nella crisi seguita alla I Guerra Mondiale l'individuare il capro espiatorio negli Ebrei è un gioco di facile consenso per Hitler, che promettere una soluzione definitiva e drastica alla questione ebraica.

5) Nella gerarchia razzista del nazismo al vertice della piramide troviamo i discendenti degli ariani giunti dal Nord ( Hitler si rifaceva all'induista Tilak che aveva scritto-in chiave antiinglese- "L'origine artica dei Veda"), identificati con i popoli germanici e del Nord Europa, più sotto gli europei del Sud e al livello più basso i popoli dell'Est, come slavi e polacchi; il livello ulteriormente inferiore, considerato come uno scarto subumano da eliminare, comprendeva Zingari, Ebrei, e nella prospettiva di politica eugenetica tutto quelli che costituiva una minaccia di corruzione della razza ariana. Se è vero che l'eliminazione sistematica nei campi di concentramento degli Ebrei d'Europa si colloca negli ultimi anni del nazismo, all'apice delle conquiste territoriali, non bisogna dimenticare che fu preceduta da una costante e sistematica espropriazione dei diritti, che ripiombava gli ebrei in una discriminazione ancora più tragica di quella medioevale, finalizzata alla creazione di un uomo senza diritti .Le leggi di Norimberga del 1938, recepite dall'Italia fascista, furono il vertice finale di anni di vessazioni, ghettizzazioni ed espropriazioni dei diritti: una volta tagliati fuori dal corpo sociale si poteva procedere all'eliminazione fisica i massacri delle fosse comuni non saranno funzionali, presto la soluzione tecnica saranno le camere a gas. Le pratiche di eugenetica furono comuni in molti paesi del XX secolo, ma in particolare nella Germania nazista si profila un nuovo modello di bio-politica , in cui si passa da un potere sovrano che può comminare la morte, a un potere così invasivo che decide se permettere la vita.

Il ruolo dei medici, una delle tante categorie professionali che contribuirono al funzionamento della macchina da sterminio, è paradigmatico: durante le selezioni nei lager con la fredda "professionalità" di un'occhiata istantanea i medici decidevano chi doveva morire subito nelle camere a gas e a chi era concesso di restare ancora in vita.

6) Questioni di lessico

Il termine giudeo o giudaico deriva dal progenitore di una delle più importanti tra le dodici tribù di Israele, e lo stesso Regno di Israele si dividerà in due parti di cui la più importante sarà il Regno di Giuda (Giudea) e al di là dell'omonimia non ha particolari legami con il Giuda del Nuovo Testamento. Il cristianesimo giocherà con questa ambiguità, facendo di un intero popolo, già dal nome, il colpevole della morte di Cristo e su questa ambiguità di base potranno prosperare le accuse di profanare le ostie, di avvelenare i pozzi, di diffondere la peste e quant'altro.

Il termine "olocausto" (spesso con la 0 maiuscola) riferito allo sterminio degli ebrei d'Europa nel XIX secolo nasce una inconscia esigenza di giustificare la morte sine causa, di restituire un senso a ciò che sembra non poter aver senso . "Olocausto" è la trascrizione del latino holocaustum, che, a sua volta, traduce il termine greco holócaustos (che è, però, un aggettivo, e significa letteralmente "tutto bruciato"; il sostantivo greco corrispondente è holocaústóma). Sappiamo che i greci in molti tipi di sacrifici consumavano in un pasto comunitario le carni degli animali sacrificati, mentre bruciavano in offerta agli dei le ossa e la pelle, come testimoniato in un mito che ha come protagonista Prometeo, mentre in questo tipo di sacrificio tutto veniva offerto agli dei tramite il fuoco. La storia semantica del termine è essenzialmente cristiana, perché i Padri della Chiesa se ne servirono per tradurre la complessa dottrina sacrificale della Bibbia (in particolare, di Levitico e Numeri). Il Levitico riduce tutti i sacrifici a quattro tipi fondamentali: olah, hattat, shelamin, minha.

Tralasciando i rispettivi significati , notiamo che la Vulgata ( la versione ufficiale della Bibbia riconosciuta dalla chiesa latina a opera di S. Girolamo nel IV sec.d.C.) traduce olah con holocaustúm (holocausti oblatio); dalla Vulgata, il termine holocaustum passa ai Padri latini, che se ne servono essenzialmente per indicare i sacrifici degli Ebrei nei numerosi commenti del testo sacro. Il termine viene precocemente usato dai Padri come arma polemica contro gli Ebrei, per condannare l'inutilità dei sacrifici cruenti ( Tertulliano : quid stultius... quam sacrificiorum cruentorum et bolocaustomatum nido- rosurum a deo exactio? -che cosa c'è di più stupido di un dio che esige sacrifici sanguinosi e olocausti che sanno di bruciaticcio-). Il termine viene esteso per metafora ai martiri cristiani, per equiparare il loro supplizio a un sacrificio, fino ad assumere nei lessici moderni il significato di sacrificio supremo, nell'ambito di una dedizione totale a motivi sacri e superiori.

In un passo di un cronista medievale, troviamo la prima accezione nota del termine "olocausto" in riferimento a un massacro di ebrei, ma con una coloratura violentemente antisemita. Richard di Duizes testimonia che, nel giorno dell'incoronazione di Riccardo I (1189), i londinesi si abbandonarono a un pogrom particolarmente cruento: "Lo stesso giorno dell'incoronazione del re, press'a poco nell'ora in cui il Figlio era stato immolato al Padre, si cominciò nella città di Londra a immolare gli ebrei a loro padre il demonio e durò tanto la celebrazione di questo mistero che l'olocausto non si poté completare prima del giorno successivo. E le altre città e paesi della regione imitarono la fede dei londinesi e, con pari devozione, spedirono all'inferno nel sangue le loro sanguisughe" .Nel caso del termine "olocausto", stabilire una connessione, anche lontana, tra Auschwitz e l'olah biblico, e tra la morte nelle camere a gas e la "dedizione totale a motivi sacri e superiori" non può che suonare come una beffa. Non solo il termine suppone un'inaccettabile equiparazione tra forni crematori e altari, ma raccoglie un'eredità semantica che ha fin dall'inizio una colorazione antiebraica .Per questo si preferisce il termine ebraico shoah, devastazione.

Se è vero che l'antisemitismo oggi ha preso di mira maggiormente la componente araba, paradossalmente sulla questione dei diritti dei Palestinesi ( i Filistei di biblica memoria, per i quali esiste un termine corrispettivo a shoah, nakhba, per indicare la nascita di Israele nel 1948) emerge ancora un antisemitismo latente che identifica grossolanamente la popolazione ebraica con gli Israeliani e con le scelte del governo di Israele.