LABORATORIO DIDATTICO DI FILOSOFIA

13 gennaio 2007

LINDA ZAGZEBSKI,

Virtues of the Mind

 

Ci sono due forme possibili di teorie della virtù. In una forma comune di teoria basata sul bene, le virtù sono spiegate o come costitutive della vita buona o come mezzi per una vita buona, dove il concetto di vita buona è identificato con il concetto aristotelico di eudaimonia.  Il concetto di virtù è derivato da quello di felicità. Io propongo una forma di teoria basata sull’agente, in cui il concetto di motivazione sarà trattato come concetto eticamente fondamentale, e il concetto di virtù sarà definito in termini di “buona motivazione”.

 

Le virtù intellettuali dovrebbero essere trattate come un sottoinsieme delle virtù morali. Non differiscono da quelle morali più di quanto una virtù morale differisca da un’altra virtù morale.  I processi collegati ai due tipi non funzionano indipendentemente gli uni dagli altri.Distorce gravemente lo studio della natura della virtù il fatto che le virtù morali e quelle intellettuali siano oggetto di due separate branche della filosofia.

 

FRANCIS BACON

Novum Organum, I

Instauratio Magna

L’intelletto umano non è un lume secco, ma riceve alimento dalla volontà e dagli affetti e ciò dà luogo a ciò che si potrebbe chiamare “le scienze come uno le desidera”. Infatti l’uomo crede più facilmente vero ciò che preferisce sia vero. Respinge dunque le cose difficili perché è impaziente nella ricerca; respinge le cose semplici perché limitano la speranza; le più profonde della natura per superstizione; la luce dell’esperienza per arroganza e orgoglio e perché non sembri che la mente si occupi di cose vili e transitorie; respinge i paradossi per rispetto all’opinione volgare. Insomma gli affetti, in innumerevoli e talora impercettibili guise, penetrano nell’intelligenza e la corrompono (Aforisma 49).

 

THOMAS HOBBES

Leviathan

Le passioni che prime fra tutte sono causa delle differenze di ingegno sono principalmente il maggiore o minore desiderio di potere, di ricchezza, di conoscenza e di onore. E tutte possono ridursi alla prima, cioè al desiderio di potere, poiché ricchezza, conoscenza e onore sono soltanto specie diverse di potere.

E perciò una persona che non prova grande passione per niente di tutto ciò, ma è, come si suol dire, indifferente, quand’anche sia buona fino al punto di non recare offesa, non può avere tuttavia né una grande immaginazione né molta capacità di giudizio. I pensieri, infatti, sono, rispetto ai desideri, come esploratori e spie che perlustrano ogni luogo per trovare la strada verso le cose desiderate, dato che ogni fermezza e ogni rapidità del movimento mentale deriva da qui. Infatti, così come il non avere desideri equivale ad esser morti, l’avere passioni deboli coincide con l’ottusità, l’appassionarsi indifferentemente a qualunque cosa significa VOLUBILITA’ e dispersione, e il provare per qualcosa passioni più forti e veementi di quelle che si osservano normalmente negli altri è ciò che si definisce FOLLIA.

 

JOHN DEWEY

Come pensiamo

Quello che occorre è dunque coltivare quelle attitudini che sono più propizie all’impiego dei migliori metodi di indagine e di prova. La sola conoscenza dei metodi non è sufficiente; vi dev’essere il desiderio, la volontà di impiegarli. Questo desiderio è un affare di disposizione personale. Ma, d’altra parte, neppure la sola disposizione basta. Vi dev’essere anche l’intelligenza delle forme e delle tecniche che costituiscono i canali attraverso cui queste attitudini operano con successo... Ci limiteremo qui a menzionare quelle attitudini che è necessario coltivare allo scopo di assicurare la loro adozione e il loro impiego.

menzionare quelle attitudini che è necessario coltivare allo scopo di assicurare la loro adozione e il loro impiego.
a) A p e r t u r a M e n t a l e. - Questa attitudine può essere definita come la libertà dal pregiudizio, dalla partigianeria, e da tutti quegli abiti che chiudono la mente e la rendono refrattaria a considerare nuovi problemi e ad ospitare nuove idee. Ma essa è qualcosa di più attivo e positivo di quello che suggeriscono queste parole. Apertura mentale non significa, anzitutto, mente vuota. Mentre è l'ospitalità a nuovi argomenti, fatti, idee e problemi, non è quella specie di ospitalità che potrebbe essere indicata da un cartello appeso fuori con questa scritta: «venite pure dentro; non vi è nessuno in casa ». Essa implica un attivo desiderio di dare ascolto a più di una parte; di badare ai fatti, da qualunque fonte provengano; di prestare piena attenzione a tutte le possibilità alternative; di riconoscere la possibilità dell'errore anche nelle credenze che ci sono più care. La pigrizia è un grande fattore nel chiudere la mente alle nuove idee. La via di minor resistenza e di minor turbamento è una strada mentale bell'e tracciata. Occorre uno sforzo penoso per intraprendere un mutamento nelle vecchie credenze. La presunzione considera spesso come segno di debolezza l'ammettere che una credenza cui ci siamo affidati una volta sia errata. Noi ci identifichiamo talmente con una idea che essa diventa letteralmente una nozione ' favorita': ci erigiamo allora a sua difesa e chiudiamo i nostri occhi e le nostre orecchie mentali a tutto ciò che ne è differente. Timori inconsapevoli, inoltre, ci pongono in una attitudine puramente difensiva che opera come una corazza non soltanto ad escludere nuove idee ma anche ad impedirci di fare nuove osservazioni. L'effetto cumulativo di queste forze è di ostruire la nostra stessa mente e di allontanarla da quei nuovi contatti intellettuali che sono indispensabili per imparare. Esse possono essere combattute soltanto se si coltiva quella vigile spontaneità e quella spontanea propensione al nuovo che è l'essenza della mente aperta. La mente che è aperta, semplicemente nel senso che permette passivamente alle cose di scivolarvi dentro e attraverso, non sarà in grado di resistere a quei fattori che lavorano per la chiusura mentale.

b) S i n c e r a  a d e s i o n e  t o t a l e. - Chi è totalmente interessato a qualche argomento o in qualche questione vi mette dentro tutto se stesso; agisce, come si suol dire, di cuore " o con tutto il cuore”. L'importanza di questa attitudine o disposizione è generalmente riconosciuta nelle faccende pratiche e morali. Ma essa è altrettanto importante nello sviluppo intellettuale. Non vi è nemico più grande del pensiero efficiente quanto l'interesse diviso. Purtroppo questa divisione si verifica spesso nella scuola. Un ragazzo presta un'attenzione esterna e superficiale al maestro, al libro e alla lezione, mentre i suoi pensieri più profondi sono impegnati in cose che hanno per lui una maggiore attrattiva. Egli presta attenzione con l'orecchio e con l'occhio, ma il suo cervello è occupato in faccende che fanno immediatamente appello al suo interesse. Si sente obbligato a studiare perché deve dire la lezione, superare un esame, pigliare un voto, o perché desidera far piacere ai suoi genitori o ai suoi parenti. Ma il materiale non lo tiene in suo potere. II suo atteggiamento non è leale e sincero. Questo punto può anche, in alcuni casi, non sembrare importante. Ma in altri può costituire una faccenda molto seria. Allora esso contribuisce alla formazione di un abito generale o di una attitudine che è la meno favorevole al pensare correttamente. Quando una persona è presa da un argomento, si dice che l'argomento la trascina. I problemi si presentano a lei spontaneamente; un torrente di suggestioni irrompe nella sua mente; studi e ricerche ulteriori le si profilano innanzi ed essa li segue; invece di dover usare la sua energia nel tenere la mente attenta all'argomento (indebolendo quindi ciò che potrebbe venire utilizzato per l'argomento, e creando uno stato diviso della mente) è il materiale che regge e sostiene la mente e dà cosi un impulso in avanti al pensiero. Un genuino entusiasmo è un'attitudine che opera spesso come una forza intellettuale. Un maestro che sveglia un tale entusiasmo nei suoi allievi ha fatto qualcosa che nessuna somma di metodi formalizzati, non importa quanto corretti, potrà mai realizzare.

c) R e s p o n s a b i l i t à. -Come la sincerità, o l'interezza dell'adesione sentimentale, anche la responsabilità suol essere concepita più come un tratto morale che come una risorsa intellettuale. Ma essa è un'attitudine necessaria se si vuol procurare una base adeguata al desiderio di nuove vedute e nuove idee, all'entusiasmo e alla capacità di aderire all'argomento. Queste doti possono anche operare disordinatamente o per lo meno possono condurre la mente troppo lontano. Esse non assicurano, per se stesse, quella centralizzazione e quell'unità che sono indispensabili per pensare bene. Essere intellettualmente responsabili significa considerare le conseguenze di un passo progettato; significa essere disposti ad accettare quelle conseguenze che seguono ragionevolmente da una posizione già presa. La responsabilità intellettuale assicura l'integrità, vale a dire la coerenza e l'armonia nella credenza. Non è raro vedere persone che continuano ad accettare credenze di cui si rifiutano di riconoscere le conseguenze logiche. Esse professano certe credenze, ma non sono disposte ad accettare le conseguenze che ne scaturiscono. Il risultato è una confusione mentale. Questa 'scissione' reagisce inevitabilmente sulla mente oscurandone la capacità di intuizione ed indebolendone la saldezza del potere di presa: nessuno può usare due criteri mentali contraddittori senza perdere qualcosa del proprio controllo mentale. Quando gli scolari studiano argomenti che sono troppo remoti dalla loro esperienza, che non destano la loro attiva curiosità, e che vanno oltre la capacità del loro intelletto, cominciano ad usare, per le cose di scuola, una misura di valore e di realtà differente da quella usata per quelle faccende della vita che rivestono per loro un'importanza essenziale. Tendono a diventare intellettualmente irresponsabili, non indagano il si g n i f i c a t o di ciò che imparano, cioè la differenza che passa tra esso ed il resto delle loro credenze e delle loro azioni. Accade lo stesso quando si impone alla mente dello studente una tale quantità di argomenti o di fatti sconnessi che egli non ha tempo di vagliarne il significato. Egli può illudersi di accettarli, di prestar loro fede, ma in realtà la sua credenza è di una specie del tutto differente ed implica una misura della realtà ben diversa da quella che opera nella sua vita e nelle sue azioni fuori della scuola. Egli allora diviene mentalmente confuso; confuso non soltanto su cose particolari ma soprattutto sulle ragioni fondamentali che rendono le cose degne di fede. Meno argomenti e meno fatti, e maggiore responsabilità nel pensare la materia di questi argomenti e fatti in modo da realizzarne interamente il significato, darebbero migliori risultati. Il vero significato della completezza intellettuale sta nel portare le cose fino in fondo: ma la capacità di portare una cosa interamente a termine o a conclusione dipende appunto dalla esistenza di un'attitudine di responsabilità intellettuale.

Le tre attitudini menzionate, apertura mentale, piena adesione totale o assorbimento dell'interesse, e responsabilità nell’affrontare le conseguenze, sono di per se stesse qualità personali, tratti del carattere. Esse non sono le sole attitudini importanti al fine di poter sviluppare in maniera riflessiva l' a b i t o del pensiero. Ma le altre attitudini che si possono indicare sono pure tratti del carattere, attitudini che sono m o r a 1 i nel senso genuino della parola, giacché sono tratti di carattere personale che devono essere coltivati. ... Se dovessimo scegliere tra queste attitudini personali e

la conoscenza dei principi del ragionamento logico, uniti ad un certo grado di abilità tecnica nel manipolare speciali processi logici, noi ci decideremmo per le prime. Fortunatamente non v'è da fare nessuna scelta, giacché non c'è opposizione tra attitudini personali e processi logici. Dobbiamo soltanto metterci bene in testa che, per quel che riguarda gli scopi della educazione, nessuna separazione deve essere fatta tra i principi impersonali e astratti della logica e le qualità morali del carattere. Quel che occorre è intesserli insieme in unità.