Max Weber e la metodologia delle scienze storico-sociali.

 

DESTINATARI:

studenti di una terza liceo classico.

 

OBIETTIVI:

Conoscenze:

1) delle linee fondamentali del dibattito relativo al compito e alla validità metodologica delle scienze storico-sociali;

2) dei tratti fondamentali della riflessione metodologica e della concezione della storia di Weber;

3) dell’influenza esercitata dallo storicismo e dal neocriticismo/neokantismo sul pensiero di Weber e dei significativi spostamenti teorici che egli compie rispetto ai suoi predecessori;

Competenze:

1) contestualizzazione storico-culturale del testo e del pensiero dell’autore e confronto critico con altre posizioni espresse sullo stesso problema;

2) analisi del testo volta ad individuare temi, struttura argomentativa, peculiarità lessicali;

3) esposizione ragionata e argomentata del pensiero di un autore, che ne ripercorra in modo sintetico, ma coerente, le varie tesi e metta in evidenza eventuali snodi aporetici e/o possibili linee di sviluppo.

 

TEMPI:

3 ore (comprensive di verifiche formative e sommative).

 

STRUMENTI:

studi critici per l’insegnante (vd. BIBLIOGRAFIA);

brevi brani tratti dalla raccolta di saggi " IL METODO DELLE SCIENZE STORICO- SOCIALI"(vd. BIBLIOGRAFIA), distribuiti in fotocopia agli studenti;

mappa concettuale (tracciata dall’insegnante alla lavagna durante la spiegazione, con la collaborazione degli studenti, vd. schema del contenuto);

manuale ed appunti per lo studio a casa.

 

METODI:

lezione espositiva intervallata dalla lettura e dal commento dei testi, sotto la guida dell’insegnante e con il coinvolgimento diretto degli studenti nella discussione delle tesi weberiane (2 ORE).

 

VERIFICHE:

Formative: valutazione

- dei liberi interventi degli studenti durante la discussione dei testi e la "creazione" della mappa concettuale;

- dei contributi forniti direttamente dai ragazzi (o stimolati dall’insegnante) al chiarimento degli eventuali dubbi manifestati dai compagni di classe;

- della capacità degli alunni, sollecitati dall’insegnante, di "fare il punto della situazione" all’inizio di una nuova lezione.

Sommative: saggio breve sul tema "Strumenti e significato della difesa weberiana dell’oggettività delle scienze storico-sociali"

 

PREREQUISITI:

CONTESTO STORICO: LA GERMANIA TRA XIX E XX SECOLO.

POSITIVISMO (Comte, Mill)

STORICISMO NELLE SUE PRINCIPALI MANIFESTAZIONI OTTOCENTESCHE:

- storicismo e storiografia romantica;

- Dilthey e le scienze dello spirito.

NEOCRITICISMO TEDESCO (WINDELBAND, RICKERT)

MATERIALISMO STORICO

 

CONTENUTO

Indice:

  1. La prima fase della produzione weberiana e l’origine della riflessione metodologica.

     

  2. PARS DESTRUENS: ¨ critica

     al positivismo;

     all’eredità romantica nella scuola storica di economia.

    ¨ Il richiamo alla metodologia di Rickert.

    Critica:

     allo psicologismo di Dilthey;

     alla metodologia della storiografia contemporanea.

     

  3. PARS COSTRUENS: l’oggettività delle scienze storico-sociali.

    Condizioni:

     avalutatività e relazione ai valori;

     spiegazione causale:

    · possibilità oggettiva;

    · recupero del sapere nomologico;

    · i concetti idealtipici;

    · causazione adeguata e causazione accidentale.

     

  4. Conclusione: profilo della conoscenza storica in Weber.

 

Sviluppo del contenuto:

(1) I saggi composti da Max Weber all’incirca fra il 1906 e il 1919 sono oggi considerati una tappa fondamentale "dell’opera di analisi metodologica compiuta dallo storicismo tedesco contemporaneo": da questi scritti, dunque, difficilmente si può prescindere se si vuole studiare l’esito del lungo e complesso cammino compiuto dalle scienze storico- sociali alla ricerca di uno statuto disciplinare che le caratterizzasse, distinguendole al contempo dalle scienze della natura.

La riflessione metodologica si colloca nella fase più matura del pensiero di Weber, che è autore estremamente versatile nei suoi interessi e nella sua produzione scientifica: non si tratta di una costruzione sistematica o astratta, poiché essa si sviluppa accompagnando da vicino l’effettivo modo di procedere della conoscenza storica, e la sua portata è ben delimitata:

" …la metodologia può sempre essere soltanto un’autoriflessione sui mezzi che hanno trovato conferma nella prassi, e l’acquisizione di una loro esplicita consapevolezza non è presupposto di un lavoro fecondo più di quanto la conoscenza dell’anatomia sia presupposto di una "corretta" andatura."

Il riferimento costante è rappresentato dalle concrete indagini di carattere storico (soprattutto di tipo economico-giuridico) e sociologico, che contraddistinguono la produzione weberiana sin dal periodo giovanile, a contatto con un’intensa attività politica, di stampo liberale (a sostegno del sistema politico prussiano-imperiale), e con un forte interesse per l’ambito del sociale.

L’urgenza con la quale Weber affronta il problema della metodologia è giustificata, secondo Pietro Rossi, uno dei maggiori studiosi italiani dello storicismo, dalla situazione di crisi, a livello epistemologico, che coinvolge lo status delle scienze storico-sociali all’inizio del Novecento e che non può essere superata né dai presupposti positivistici né da quelli del materialismo storico, troppo rigido e dogmatico nell’interpretare il rapporto fra forme di produzione e lavoro da un lato, e altre manifestazuioni della società dall’altro.

 

(2) La concezione di Weber in campo metodologico emerge contestualmente alla critica non solo dell’impostazione del positivismo (che assimilava le scienze sociali a quelle naturali), ma anche alla persistente eredità romantica e allo psicologismo di Dilthey: l’intento che anima questa polemica è la salvaguardia dell’AUTONOMIA, della SPECIFICITA’ e dell’OGGETTIVITA’ dei risultati conseguiti dalle SCIENZE STORICO-SOCIALI.

Con il saggio intitolato "Roscher e Knies e i problemi logici della scuola storica dell’economia politica", Weber interviene nel Methodenstreit, una disputa che, sorta in Germania nella seconda metà del XIX secolo, contrapponeva la scuola storica (rappresentata da Roscher e Knies) ai sostenitori della dottrina classica (tra cui Menger), accusati, questi ultimi, di eccessiva astrattezza e staticità nella considerazione dei fenomeni economici, dei quali essi apparivano ignorare completamente la dimensione storica. Questo scritto merita di essere menzionato perché evidenzia e condanna l’utilizzo, da parte della scuola storica di economia, di una concezione ereditata dalla cultura romantica, dalla quale Weber prende nettamente le distanze: si tratta dell’ interpretazione della storia e della società su base organicistica, biologica e in ultima istanza metafisica. I fenomeni economici non sono indagati sul piano storico nella loro individualità, ma piuttosto vengono considerati manifestazioni necessarie dello "spirito del popolo" che si pone come essenza sovraindividuale: la scuola storica non si attiene dunque ai suoi intenti programmatici e si limita invece a riproporre la struttura logica della dottrina classica, mirando all’elaborazione di un sistema di leggi generali (le "tendenze evolutive") che presuppongono l’esistenza di una struttura biologica immanente in ogni popolo.

La prospettiva metodologica weberiana si caratterizza, fin da questo primo saggio, come antimetafisica e antiorganicistica, in difesa del rigoroso accertamento empirico e dello studio oggettivo dei fenomeni storico sociali, considerati nella loro individualità.

L’orientamento individualizzante della ricerca storiografica, in polemica con la concezione romantica, è solo uno degli indicatori dell’influenza esercitata da Rickert sulla riflessione di Weber: dal filosofo tedesco, esponente del neocriticismo, egli eredita la distinzione fra scienze della natura e scienze storico-sociali ("scienze di realtà") in base al metodo, e non all’oggetto o al procedimento psicologico sotteso alla conoscenza. La conseguenza fondamentale che ne deriva è la possibilità di giustificare su un piano meramente logico l’autonomia e l’oggettività dei risultati delle scienze storico-sociali.

A questo proposito, è utile soffermarsi sul confronto fra le tesi weberiane da un lato, e dall’altro lo psicologismo di Dilthey e le teorie dei due fondamentali indirizzi metodologici della storiografia contemporanea (ispirati dalla visione romantica della storia), ovvero l’oggettivismo e l’intuizionismo storico. L’errore comune in cui si imbattono queste diverse prospettive è lo scacco dell’oggettività e della specificità della conoscenza storica: l’agire umano, in quanto frutto dell’irrazionalità del libero volere, sfugge alla spiegazione causale, e quindi alla possibilità di una verifica sul piano empirico, aprendosi invece ad un atto di intuizione immediata e simpatetica. Weber non condivide l’etichetta di "scienza dello spirito" assegnata da Dilthey alla conoscenza storica e la caratterizzazione di questa in senso psicologico, come Erlebnis.

 

(3) Le condizioni che Weber ritiene indispensabili a garantire l’oggettività della conoscenza storica (che non va intesa in senso ontologico, come rispecchiamento della realtà nella teoria) sono il carattere avalutativo della scienza e il ricorso alla spiegazione causale.

Per quanto riguarda il primo punto, Weber sostiene che non rientra nel compito delle scienze, nemmeno di quelle storico-sociali, la formulazione e la valutazione di giudizi di valore, che sono invece una questione di fede. I valori tuttavia sono prospettive che orientano l’indagine storica e consentono una preliminare elaborazione concettuale dei dati, ma a differenza di quanto affermava Rickert e con lui il neokantismo, essi non godono di una validità incondizionata, essendo invece immersi nella mutevolezza storica della ricerca stessa e manifestando quindi tutta la loro unilateralità e finitezza.

L’oggetto della storia non è quindi precedente rispetto al processo conoscitivo, ma frutto di costruzione teorica a partire dalla caoticità dell’esperienza su cui agiscono le idee di valore: Weber insiste sul fatto che è compito degli operatori storici attribuire un significato al mondo esterno che in sé è privo di significato.

Discutendo della struttura logica delle scienze, Weber non condivide l’opinione diffusa che fonda la distinzione fra le scienze della natura e la conoscenza storica sulla contrapposizione fra il regno della spiegazione causale, che si esprime in un sistema di leggi generali e necessarie, e quello della libertà umana incondizionata, dominio della comprensione intuitiva: egli vuole salvaguardare il carattere individuale dell’agire umano in quanto oggetto di conoscenza storica; tuttavia rifiuta l’identificazione, di matrice romantica, fra legalità e causalità. Secondo Weber, memore della lezione di Rickert, anche nelle scienze storico-sociali è legittimo, anzi necessario, ricorrere ad una forma di causalità, che però non fa riferimento ad un sistema di leggi generali, entro il quale sussumere l’individuale:

"…la questione causale, allorchè si tratta dell’individualità di un fenomeno, non è una questione di leggi bensì una questione di concrete connessioni causali; non è una questione relativa alla formula sotto la quale può venir collocato il fenomeno come esempio specifico, ma una questione relativa alla connessione individuale a cui esso può venir collegato come suo risultato…"

La spiegazione causale non si contrappone perciò all’intendere, ma è la sua condizione, in quanto garantisce l’interpretabilità e (quindi la razionalità) dei rapporti fra fenomeni individuali e la possibilità di una verifica delle conoscenze ottenute mediante l’accertamento empirico. La causalità storica è di tipo individuale poiché rappresenta il nesso singolare fra determinati fenomeni e può venir espressa anche come rapporto fra mezzi e scopo, determinando in tal modo la coincidenza della spiegazione causale con quella teleologica.

La possibilità di formulare una spiegazione causale poggia su un presupposto soggettivo e sulla consapevolezza del carattere non esaustivo dei risultati cui perviene: spetta infatti alla relazione ai valori attribuire un significato culturale alla molteplicità empirica priva in sé di senso.

"Il numero e il tipo delle cause, che hanno determinato qualsiasi avvenimento individuale, è infatti sempre infinito, e non c’è una caratteristica insita nelle cose stesse per isolarne una loro parte, che venga essa sola presa in considerazione…In questo caos può recar ordine soltanto la circostanza che in ogni caso ha per noi interesse e significato esclusivamente una parte della realtà individuale, in quanto essa sta in relazione con idee di valori culturali con le quali noi ci accostiamo alla realtà. Solo determinati aspetti dei fenomeni particolari, sempre infinitamente molteplici, e cioè quelli ai quali attribuiamo un sgnificato culturale universale, sono quindi degni di essere conosciuti, ed essi solamente sono oggetto della spiegazione causale. Anche questa spiegazione causale rinvia però a sua volta al medesimo fatto, che cioè un regresso causale esaustivo da qualsiasi fenomeno concreto nella sua realtà piena non soltanto risulta praticamente impossibile, ma è semplicemente un non senso. Noi determiniamo esclusivamente quelle cause a cui devono essere imputati gli elementi, che nel caso singolo appaiono "essenziali", di un certo divenire…"

Weber definisce giudizio di possibilità oggettiva la particolare forma assunta dall’imputazione causale nell’ambito delle scienze storico-sociali: essa comporta il riferimento della conoscenza storica alle leggi generali, al sapere nomologico (concetti generali e regole empiriche), che conserva pertanto una funzione strumentale. Le regole generali del divenire storico, consentono infatti la costruzione dei concetti ideal-tipici. Con questo termine Weber si riferisce a costrutti mentali, privi di validità a priori in quanto ottenuti mediante una riduzione semplificante della complessità dell’esperienza operata dall’"immaginazione problematizzante", attraverso i quali lo storico si sforza di organizzare e rendere più comprensibile l’oggetto della sua indagine (il concetto di "feudalesimo" può essere considerato un esempio classico di "tipo ideale", che non pretende affatto di rispecchiare una realtà effettivamente esistente, ma si limita a fornire un efficace strumento di ricerca): concetti ideal-tipici possono avere funzione sia esplicativa che euristica, ma non assiologica.

"Il concetto tipico-ideale serve a orientare il giudizio di imputazione nel corso della ricerca…Esso è ottenuto mediante l’accentuazione unilaterale di uno o di alcuni punti di vista, e mediante la la connessione di una quantità di fenomeni particolari diffusi e discreti…corrispondenti a quei punti di vista unilateralmente posti in luce, in un quadro concettuale in sé unitario…Esso rappresenta un quadro concettuale, il quale non è la realtà storica, e neppure la realtà" vera e propria", ma tuttavia serve…come schema in cui la realtà deve essere sussunta come esempio; esso ha il significato di un puro concetto-limite ideale, a cui la realtà deve essere misurata e comparata, al fine di illustrare determinati elementi significativi del suo contenuto empirico."

Tramite i giudizi di possibilità oggettiva si giunge, sempre partendo da presupposti soggettivi, a circoscrivere per via negativa quegli elementi del processo reale che sono davvero rilevanti. Per realizzare ciò, si formulano asserzioni su ciò che sarebbe accaduto se determinate condizioni non si fossero verificate o fossero state variate: si può così attribuire una causazione adeguata solo a quelle componenti che, ipoteticamente escluse, avrebbero configurato un esito diverso da quello osservato nella reatà dei fatti; in caso contrario si deve parlare di una causazione accidentale. E’ comunque importante non fraintendere il pensiero di Weber, perdendo di vista la prospettiva soggettivistica alla base della sua concezione della storia: individuare una causa adeguata non significa metter capo ad un fattore di spiegazione necessario, ma solo determinare nella complessità e molteplicità dell’esperienza delle condizioni rilevanti per spiegare un dato fenomeno culturale.

 

(4) Al termine di questa breve presentazione, che vorrebbe avvicinare alla comprensione dello stretto legame che intercorre in Weber fra la riflessione teorico-metodologica e l’impegno concreto nell’indagine storico-sociale, si può abbozzare, con funzione di riepilogo, un profilo generale della concezione della storia che emerge dalle posizioni dell’autore:

 

- la storia non è semplice riproduzione/descrizione/raccolta di fatti e materiali che poi verranno elaborati concettualmente da altre scienze;

- la logica della conoscenza storica è in sé irriducibile a quella della conoscenza naturale: ciò provoca il superamento del modello unitario del sapere scientifico;

- è impossibile costruire un edificio in se’ compiuto e un sistema chiuso di concetti per le scienze storico-sociali (scienze di realtà), poiché il loro punto di partenza è la soggettività immersa nel divenire storico e alle prese con il continuo mutare dei problemi della cultura;

 

BIBLIOGRAFIA:

- IL TESTO FILOSOFICO, a cura di Cioffi – Gallo- Luppi- Vigorelli- Zanette, Mondadori, Milano, 1993 (VOL. 3/1).

- FILOSOFI E FILOSOFIE NELLA STORIA, a cura di Abbagnano – Fornero, Paravia, Torino, 1992 (VOL. 3).

- ENCICLOPEDIA DELLA FILOSOFIA, Garzanti.

- MAX WEBER E LE SCIENZE SOCIALI DEL SUO TEMPO, a cura di Losito e Schiera, Il Mulino, Bologna, 1988.

- LO STORICISMO TEDESCO CONTEMPORANEO, di P. Rossi, Einaudi, Torino, 1971.

- INTRODUZIONE A WEBER, di De Feo, Laterza, Bari, 2001.

- IL METODO DELLE SCIENZE STORICO-SOCIALI, trad. a cura di P. Rossi, Einaudi, Torino, 1958.