IL PORTOGALLO E LA NUOVA VIA DELLE INDIE

Destinatari: studenti del terzo anno di liceo scientifico.

Presupposti:

Conoscenze: conoscenza della situazione storica, politica, religiosa ed economica dell’Europa tra il XIV-XV secolo, in particolare della penisola iberica; conoscenza della situazione storica, politica, religiosa ed economica delle civiltà extraeuropee (il mondo musulmano, il continente africano, la Cina, l’India, l’arcipelago malese e il Giappone); conoscenza delle principali innovazioni nell’arte della navigazione (quadrante, astrolabio, caravella…); conoscenza delle principali rappresentazioni del mondo (Tommaso, Pierre d’Ailly, Paolo Toscanelli, il Milione di Marco Polo), della geografia fantastica (mostri marini, cinocefali, cannibali; ricerca del Paradiso terrestre e del regno cristiano di Prete Gianni) e delle profezie (di Gioacchino da Fiore, le idee millenaristico-escatologiche).

Capacità: capacità di comprendere e di utilizzare il linguaggio specifico della disciplina (lessico storiografico, concetti e termini del discorso storico); capacità di collocare eventi e fenomeni nello spazio e nel tempo; la capacità di leggere, analizzare e comprendere un testo storiografico e una fonte.

Obiettivi:

Conoscenze: conoscenza dei motivi per i quali il Portogallo intraprende le esplorazioni geografiche; conoscenza delle esplorazioni portoghesi lungo le coste dell’Africa; conoscenza dell’espansione portoghese negli oceani Indiano e Pacifico (India, arcipelago malese, Cina e Giappone); conoscenza delle vie commerciali tradizionali e nuove.

Competenze: la capacità di ricostruire i contenuti del testo storiografico e della fonte, e saperli contestualizzare; capacità di analizzare un evento storico attraverso fonti e testi storiografici; capacità di distinguere e schematizzare i dati fondamentali con l’aiuto di schemi, mappe concettuali e schede riassuntive.

Atteggiamenti: l’acquisizione della capacità di confrontare società diverse attraverso le strutture politiche, economiche e culturali; lo sviluppo di un atteggiamento critico nella lettura del testo storiografico e della fonte; capacità di problematizzare e riconoscere le relazioni causali nello svolgimento degli eventi.

Tempi: 5 ore, incluso il tempo da dedicare alle verifiche formative e sommative.

Metodi: - lezione frontale;

- lettura, analisi e commento dei testi storiografici e delle fonti con l’aiuto di schede di lettura;

- costruzione di mappe concettuali, di schemi e di schede riassuntive.

Verifiche formative: valutazione in itinere per verificare la conoscenza e la comprensione dei temi affrontati, perciò all’inizio di ogni lezione verrà fatta dagli studenti una sintesi della lezione precedente. Inoltre allo studente, per la lezione successiva, sarà assegnata la lettura di un testo da svolgere a casa, aiutandosi con le schede di lettura: in classe si leggeranno i passi più importanti del testo e si chiederà agli studenti come hanno risposto alle domande. Gli interventi e gli approfondimenti fatti (es. costruzione di mappe concettuali, di sintesi schematiche) mi permetteranno di acquisire delle valutazioni sulla preparazione degli studenti, traducibili in voti.

Verifiche sommative: - verifica scritta (domande a risposta breve).

Strumenti: - dispense predisposte da me e consegnate in fotocopia (testi storiografici, schema degli argomenti e schede di lettura);

- cartine (distribuite in fotocopia) e atlante storico.

FONTI

G. B. Ramusio, Navigazioni e viaggi, a cura di M. Milanesi, Einaudi, Torino 1978-88, 6 v:

- Introduzione di Marica Milanesi, pp. XI-XXXVI;

- Le navigazioni di Alvise da Ca’ da Mosto, pp. 513-515, vol. I;

- Navigazione di Vasco di Gama, pp. 607-613, vol. I.

STUDI

C. Capra, L’età moderna, Le Monnier, Firenze 2000.

P. Chaunu, La conquista e l’esplorazione dei nuovi mondi (XVI secolo), Mursia, Milano 1977.

P. Chaunu, L’espansione europea dal XIII al XV secolo, Mursia, Milano 1979.

B. W. Diffie, G. D. Winius, Alle origini dell’espansione europea: la nascita dell’impero portoghese, 1415-1580, Il Mulino, Bologna 1985.

M. Milanesi, Giovanni Battista Ramusio e le “Navigazioni e viaggi” (1550-1559), in L’epopea delle scoperte, a cura di R. Zorzi, Leo S. Olschki, Firenze 1994, pp.75-101.

W. Reinhard, Storia dell’espansione europea, Guida, Napoli 1987.

A. Prosperi, P. Viola, Corso di storia, I, Einaudi, Milano 2000.

ANTOLOGIA STORIOGRAFICA PER GLI STUDENTI

B. W. Diffie, G. D. Winius, Alle origini dell’espansione europea: la nascita dell’impero portoghese, 1415-1580, Il Mulino, Bologna 1985:

- Ceuta: l’esordio dell’impero, pp. 69-78;

- Le nuove scoperte lungo la costa africana e la vecchia rivalità con la Spagna, pp. 99-105;

- Enrico, «il Navigatore» che seguì la propria stella, pp. 144-145, pp. 150-152.

Schema generale:

La Penisola iberica alla vigilia delle esplorazioni.

Il Portogallo e l’Atlantico. L’esplorazione delle coste africane.

Verso le Indie.

L’espansione portoghese nell’oceano Indiano.

L’espansione portoghese nell’oceano Pacifico. Indonesia, Cina e Giappone.

APPROFONDIMENTO 1: L’Africa tra mito e realtà.

APPROFONDIMENTO 2: Il traffico degli schiavi.

APPROFONDIMENTO 3: L’impero portoghese. Le vie commerciali. La Carreira da India.

Schema degli argomenti (scaletta) che verrà fornito agli studenti in fotocopia all’inizio della lezione (solo lo schema relativo alla spiegazione di quella lezione). I punti fondamentali saranno scritti alla lavagna.

 

La Penisola iberica alla vigilia delle esplorazioni.

- perché proprio la Penisola iberica?

1) motivi religiosi → Reconquista, proselitismo

2) motivi economici → oro dell’Africa, spezie dell’Asia ► perché commercio controllato dai musulmani

3) nuove tecniche di navigazione (quadrante nautico, astrolabio, balestrigia, carte nautiche e tavole trigonometriche, caravella e poi galeoni con cannoni)

4) posizione geografica favorevole

Il Portogallo e l’Atlantico. L’esplorazione delle coste africane.

- perchè il Portogallo?

- Reconquista finita nel 1249 (conquista dell’Algarve)

- posizione geografica

- dinastia degli Aviz (Giovanni I)

- Enrico il Navigatore

- dall’Africa (oro, pepe, avorio e schiavi) all’Asia (Spezie)

- Africa vista dagli Europei (forma e configurazione fisica, mito del regno cristiano di Prete Gianni)

APPROFONDIMENTO 1

L’Africa tra mito e realtà.

- configurazione fisica e forma dell’Africa

- immagine degli abitanti (selvaggi, esseri inferiori)

- regni africani (d’Etiopia, del Congo, del Mali, di Monomotapa…)

 

- espansione portoghese in Africa e nell’Atlantico (1415-1437):

- 1415: presa di Ceuta

- 1418-25: colonizzazione dell’arcipelago di Madeira

- 1424-25: tentativo di conquistare l’isola di Gran Canaria, conflitto con la Castiglia

- 1427-52: scoperta delle Azzorre

- 1433: tentativo di impossessarsi delle isole Canarie (1436: bolla Romani Pontificis)

- 1434: superamento di Capo Bojador (Gil Eanes) → barriera geografica e psicologica

- 1435-36: scoperta di Angra dos Ruivos e Rio de Oro

- 1436-40: arresto delle esplorazioni (motivi → 1437: sconfitta a Tangeri, 1438: morte del re Duarte e disputa sulla reggenza)

- le nuove scoperte lungo la costa africana:

- motivi che spinsero Enrico a continuare le esplorazioni

- 1441: si raggiunge Capo Bianco (Antão Gonçalves, Nuno Tristão) → primi schiavi

- 1443/1446: Enrico ottiene il monopolio dei viaggi a sud di Capo Bojador e delle Canarie

- questione delle Canarie con la Castiglia (1455: Romanus Pontifex, 1456: Inter Caetera)

- 1441-46: crociere di schiavi

APPROFONDIMENTO 2

Il traffico degli schiavi.

- prodotti africani (oro, avorio, spezie, schiavi)

- Costa degli Africani → traffico degli schiavi

- schiavi utilizzati: - per il trasporto dell’oro e delle spezie

- nelle piantagioni di canna da zucchero

- per servizi domestici (Portogallo)

- per le colonie spagnole (es. Caraibi)

- 1456: scoperta delle isole di Capo Verde (Alvise da Cadamosto)

- 1460: si raggiunge la Sierra Leone (Pedro de Sintra)

- 1471: presa di Tangeri, Safi, Arzila …

- 1469-75: si raggiunge la Guinea (Costa del Pepe, Costa d’Avorio, Costo d’Oro e degli Schiavi) e si procede fino a Capo di Santa Caterina (iniziativa di Fernão Gomes)

- 1471-73: scoperta delle isole di São Tomé, Fernando Pó e Principe

- 1474-81: rivalità tra Portogallo e Castiglia per la questione dinastica e per l’espansione nell’Africa (trattato di Alcaçovas)

- Giovanni II (1481-95), “il principe perfetto che guardava a Sud e ad Est”:

- 1481: costruzione del forte São Jorge da Mina (centro commerciale e base di approvvigionamento)

- 1482-84: si raggiunge il Congo e il Capo di Santa Maria (Diogo Cão)

- 1485: si arriva alla Baia delle Balene (Diogo Cão)

- piano di Giovanni II:

1) penetrazione nel continente africano (Congo, Benin e forte alle foci del Senegal)

2) superamento del Capo di Buona Speranza (1487: Bartolomeu Dias)

3) contatti con l’Oriente (Pero de Covilhã → resoconto sull’India e sull’Africa orientale) e con il regno di Prete Gianni (Etiopia → Afonso de Paiva)

- intervallo nelle esplorazioni (1487-97) per diversi motivi:

- 1487-88: conflitti in Marocco

- scoperta dell’America (1494: trattato di Tordesillas)

- morte di Giovanni II (1485) e ascesa di Manuel I (1495-1521)

Verso le Indie.

- obiettivi del viaggio di Vasco da Gama:

- aprire la via delle Indie

- informazioni sui mercati orientali delle spezie

- contatti con i “sovrani cristiani”

- 1497-99: I viaggio di Vasco da Gama lungo la costa orientale dell’Africa fino a Calicut (cartina pag. III)

- 1500-1501: Pedro Alvares Cabral scopre il Brasile mentre è in rotta per l’India (a Calicut: cattura di navi musulmane, bombardamento della città, alleanza con i re di Cochin e di Cannanore)

Espansione portoghese nell’oceano Indiano.

- dalla scoperta alla conquista → passaggio da un’impresa pacifica ad una lotta armata per il monopolio del commercio delle spezie eliminando la concorrenza musulmana

- 1502: II viaggio di Vasco da Gama in India (feitoria a Cochin, bombardamento di Calicut)

- alleanza tra il Samorin di Calicut, i Mamelucchi d’Egitto, i Gujarati di Cambay e i Veneziani

- amicizia tra i Portoghesi e i sovrani di Malabar (Cannanore, Cochin, Quilon…)

- 1503-1504: invio di navi in India

- viene nominato viceré Francisco de Almeida (1505-9):

- 1505: presa di Kilwa e Monbasa (Africa orientale), forte sull’isola di Angediva, conquista di Quilon

- 1506: suo figlio Lõurenço visita Ceylon; Afonso Albuquerque e Tristão da Cuhna conquistano l’isola di Socotra all’entrata del Mar Rosso

- 1507: Albuquerque attacca Ormuz (Golfo Persico) ma fallisce nell’impresa

- 1509: Almeida sconfigge la flotta mamelucca (egiziana) a Diu → supremazia navale portoghese

- Afonso de Albuquerque come governatore (1505-1509):

- 1510: presa di Goa

- 1511: conquista di Malacca → scalo strategico e centro dei commerci dell’Estremo Oriente

- 1513: attacco fallito su Aden → Albuquerque penetra nel Mar Rosso (isola di Kamaran): prima nave portoghese in questo mare

- 1515: conquista di Ormuz (fortezza)

- motivi del successo dell’espansione portoghese:

1) superiorità navale

2) temerarietà, crudeltà dei Portoghesi

3) molteplicità dei sistemi politici esistenti in India

APPROFONDIMENTO 3

L’impero portoghese

- impero marittimo: feitorias e fortezze in posizione strategica

- alleanze e accordi commerciali con i potentati locali (es. Congo, Calicut)

- viceré in India

Le vie commerciali

- le vie commerciali tradizionali (Asia, Golfo Persico, Mar Rosso)

- mercanti musulmani: - pellegrinaggio religioso = viaggio commerciale

- leghe famigliari

- né controllo né protezione da parte dei governi

La Carreira da India

- viaggio di andata e di ritorno per l’India → durata, navi

 

Espansione portoghese nell’oceano Pacifico. Indonesia, Cina e Giappone.

- Indonesia (arcipelago malese → spezie):

- 1511: Antonio de Abreu raggiunge Amboina e le isole di Banda; Francisco Serrão raggiunge le Molucche

- forte a Ternate, una filiale ad Amboina e due nelle isole di Banda

- Cina:

- 1513: spedizione su iniziativa di Afonso de Albuquerque

- 1517: spedizione ufficiale di Fernão Peres de Andrade a Canton e accordo commerciale (diversi problemi dei Portoghesi perché non conoscono le usanze cinesi)

- 1520: ambasciata di Tomè Pires a Pechino

- 1557: insediamento portoghese a Macao → i Portoghesi istaurano un monopolio commerciale facendo da intermediari con il Giappone (capitão-mor = governatore a Macao)

- Giappone:

- 1518: scoperta delle isole Kyushu

- 1543: Giappone raggiunto da tre mercanti privati portoghesi (contrabbandieri)

- 1569: Nagasaki (porto e città dei Gesuiti)

 

Contenuto: vedi sotto.

 

1) La Penisola iberica alla vigilia delle esplorazioni.

I viaggi d’esplorazione e la conquista dei nuovi mondi furono un’impresa collettiva che mobilitò l’intera Europa, tuttavia nella loro fase iniziale i protagonisti furono due regni cristiani della Penisola iberica: la Castiglia e il Portogallo. La Penisola iberica era stata caratterizzata nel corso del Medioevo dalla compresenza di popoli, culture e religioni diverse (cristiani, musulmani, ebrei), quindi l’identità dei regni cattolici, spinti dall’idea di crociata, era stata segnata dalla lotta contro i vicini islamici.

Almeno in un primo tempo le spedizioni navali oltre lo stretto di Gibilterra furono una sorta di prosecuzione della Reconquista e della lotta contro i musulmani a cui si accompagnò la volontà di proselitismo: al di là del mare vi erano popoli ancora pagani ai quali bisognava portare l’annuncio del Vangelo.

Le motivazioni religiose si intrecciarono a quelle economiche. I musulmani erano non solo gli infedeli ma anche gli scomodi intermediari che, sui due capi opposti del Mediterraneo, in Marocco e in Turchia, controllavano gli sbocchi commerciali di due fra le merci più richieste dagli Europei: l’oro e le spezie.

In Europea alla fine del Trecento la mancanza dell’oro era avvertita come un drammatico problema non solo economico ma politico. L’oro africano era diventato ancora più importante sul finire del Medioevo, quando la produzione delle miniere europee si era esaurita e gli scambi commerciali con l’Oriente richiedevano come merci di scambio per acquistare i prodotti di lusso dell’Asia i metalli preziosi. La maggior parte dell’oro che circolava in Occidente proveniva fin dall’antichità dal centro dell’Africa, attraversava il Sahara trasportato da carovane musulmane che facevano tappe in oasi come Timbuctu prima di arrivare ai porti marocchini dove erano attraccate le navi dei cristiani (mercanti di Barcellona, Genova, Firenze, Venezia).

Le spezie provenienti dall’Asia orientale venivano invece acquistate dai mercanti europei, soprattutto italiani, nelle città musulmane dell’Egitto e della Siria: Alessandria, Antiochia. La conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453) cambiò in parte la situazione nel Mediterraneo e per i mercanti e i governi fu un duro colpo, anche perché all’inizio del Cinquecento essi avevano raggiunto anche l’Egitto, il Maghreb, occupando tutti gli sbocchi sul Mediterraneo e monopolizzando il commercio delle spezie. I traffici europei nel Mediterraneo orientale divennero così sempre più difficili.

Anche i progressi delle tecniche di navigazione svolsero un ruolo fondamentale nell’espansione europea. Accanto alla bussola, si aggiunsero l’astrolabio, strumento utilizzato per la localizzazione della stella polare, il quadrante e la balestrigia, utilizzati per calcolare la latitudine in mare e per determinare la posizione della nave. Inoltre non solo vennero realizzate nuove carte nautiche e tavole trigonometriche, ma furono fatte importanti ricerche sulla costruzione di navi per migliorarle e adattarle alle nuove esigenze. La caravella fu la protagonista delle esplorazioni: nave leggera, maneggevole, piuttosto piccola, mossa dal vento grazie a una nuova velatura (vela latina e vela quadrata). Le caravelle impiegate a partire dal 1440 e nella prima fase della scoperta della costa africana vennero poi abbandonate o usate solo per le perlustrazioni a favore di grandi galeoni, più utili per i viaggi lunghi e armati anche di cannoni.

Queste motivazioni riguardavano l’Europa nel suo insieme, ma i regni iberici, per la loro storia e per la loro collocazione geografica, avevano una posizione privilegiata che li rese i più attivi promotori delle esplorazioni geografiche.

 

2) Il Portogallo e l’Atlantico. L’esplorazione delle coste africane.

Mentre i Castigliani e gli Aragonesi dovevano ancora combattere all’inizio del Quattrocento contro i musulmani sul territorio spagnolo, in Portogallo la Reconquista era finita da tempo con la conquista dell’Algarve nel 1249 ed i mori erano presenti dall’altra parte del mare.

Fu quindi il Portogallo, piccolo stato che contava circa mezzo milione di abitanti, ad aprire una nuova fase storica. Avendo poche possibilità di sviluppo economico nell’agricoltura e nella pastorizia, mentre, per la posizione geografica, trovava aperte le vie del mare, in particolare quelle atlantiche, l’espansione in quella direzione fu un fatto naturale per la società portoghese.

Un ruolo determinante fu ricoperto dalla dinastia degli Aviz. Alla morte di Ferdinando I (1367-1383), che non aveva lasciato figli maschi, dopo una guerra civile avvenuta tra il 1383 e il 1385, il figlio illegittimo di Pietro I (1357-1367) fece valere i propri diritti ereditari su quello legittimo di Castiglia e fondò, come Giovanni I (1385-1433), la nuova dinastia degli Aviz, dal nome dell’ordine di cavalleria (Ordine di Aviz) di cui era stato Gran maestro. Appoggiato dai mercanti e da una larga parte della popolazione fu nominato re il 6 aprile del 1385. La nuova dinastia, tuttavia, non fece altro che continuare l’attività economico-commerciale che i suoi predecessori, soprattutto re Dinis (1279-1325), avevano iniziato. Dal matrimonio con Filippa, figlia di un duca inglese, Giovanni di Gaunt, nacquero quattro figli: “uno successe al padre come re (Duarte, 1433-1438), uno perì tragicamente in guerra civile dopo essere divenuto reggente, uno divenne santo, uno sarebbe diventato Enrico il Navigatore„.

Si attribuisce in genere al principe Enrico il merito di aver dato impulso allo studio scientifico e al perfezionamento tecnico della navigazione. Enrico detto appunto il Navigatore (1394-1460), Gran maestro dell’Ordine di Cristo, erede del disciolto Ordine dei Templari e dei suoi beni, raccolse intorno al 1420 nella sua residenza di Sagres, all’estremità sud-occidentale del Portogallo, un’accademia di esperti e studiosi per organizzare e coordinare i viaggi e le esplorazioni lungo le coste africane.

Inizialmente le imprese portoghesi puntarono all’oro del Maghreb, al pepe e all’avorio africani. L’esplorazione delle coste occidentali dell’Africa aveva comunque come obiettivo primario di raggiungere i paesi produttori di spezie: circumnavigando il continente africano si sperava infatti di raggiungere direttamente l’Asia orientale, da dove provenivano le spezie, anche se non tutti erano d’accordo sul fatto che esistesse un collegamento marittimo fra oceano Atlantico e oceano Indiano.

Prima di queste imprese, infatti, il continente africano era noto solo in parte, era creduto molto più corto e veniva disegnato come un corpo tondeggiante che comprendeva solo la parte settentrionale. L’Africa sub-sahariana era quasi del tutto sconosciuta e le poche e confuse notizie sull’Etiopia collocavano là il regno cristiano di Prete Gianni. Questa credenza aveva costituito un ulteriore stimolo alle esplorazioni: se alle spalle dei musulmani d’Africa si trovava un regno cristiano bisognava raggiungerlo e, con il suo appoggio, combattere il nemico musulmano. Furono anche questi errori che incoraggiarono i navigatori all’esplorazione delle coste africane.

L’espansione portoghese iniziò con la presa di Ceuta nel 1415. La Reconquista in Portogallo si era conclusa nel 1249 e i nemici tradizionali, i musulmani, andavano cercati al di là dello stretto di Gibilterra. Ma perché il Portogallo decise di occupare stabilmente un porto africano? Diversi sono i motivi: strategici, politici ed economici. In primo luogo l’intenzione del Portogallo di crearsi una base per la penetrazione e la conquista del Marocco, tagliando la strada alla Castiglia in Africa. Inoltre la presenza di una base d’appoggio sulla costa africana rappresentava non solo una difesa del commercio portoghese dagli attacchi musulmani, ma un modo per proteggere la costa del Portogallo dalle invasioni provenienti dall’Africa. Non bisogna tralasciare, infine, l’intenzione di controllare il commercio carovaniero attraverso il Sahara, il cui centro più importante a ovest era rappresentato da Tripoli.

Ma il solo possesso di Ceuta significava poco perché l’epicentro del commercio musulmano si spostò da Ceuta ad altre città e di conseguenza le vie carovaniere non finirono sotto il controllo portoghese. Il Portogallo adottò perciò la doppia politica di espandersi verso il Marocco e di avanzare lungo la costa africana. Tra il 1418 e il 1425 vi fu la colonizzazione dell’arcipelago di Madeira; tra il 1424 e il 1425 si ebbe il tentativo di conquistare l’isola Gran Canaria, domando la resistenza degli indigeni. Si scatenò così un aspro conflitto con la Castiglia che rivendicava la sovranità su tutte le isole Canarie, comprese quelle ancora non conquistate o colonizzate. Tra il 1427 e il 1452 furono scoperte e occupate le Azzorre. Fu un evento straordinario poiché queste isole si trovavano molto al di fuori della rotta fino ad allora battuta, in mezzo all’Atlantico ed erano, perciò, molto difficili da raggiungere anche a causa delle correnti e dei venti. Nel 1433 il principe Enrico tentò di nuovo di impossessarsi delle isole Canarie e per la prima volta fu interpellato il Papa da entrambe le potenze, Castiglia e Portogallo, a sostegno dei loro diritti. Enrico non fu accontentato dal Papa che emanò una bolla, Romani Pontificis, nel 1436 con la quale sosteneva i diritti della Castiglia. Anche se Enrico fallì nell’impresa più fortunato fu un membro della sua corte, Gil Eanes, che nel 1434 doppiò il Capo Bojador. Il passaggio di Capo Bojador significò non solo l’abbattimento di una barriera geografica, costituita da una costa pericolosa fatta di scogli e di bassi fondali, ma anche di una barriera psicologica, cioè la paura degli esploratori per ciò che li attendeva al di là. Si diceva infatti che ci fosse un deserto inaffrontabile e delle violenti correnti che non avrebbero più permesso il ritorno. Superato questo ostacolo, tra il 1435 e il 1436, si organizzarono due viaggi che portarono alla scoperta di un posto battezzato Angra dos Ruivos e di una baia chiamata Rio de Oro, a nord del fiume Senegal.

Mentre si effettuavano queste crociere, il Portogallo era impegnato in diversi problemi che spiegano la pausa di quattro anni, dal 1436 al 1440, nelle esplorazioni: il fallito attacco su Tangeri nel 1437 nel corso del quale Fernando, il quinto figlio di Giovanni I, fu fatto prigioniero e tenuto in ostaggio fin quando morì nel 1448; la morte del re Duarte nel 1438 e la disputa sulla reggenza fra la regina e il principe Pietro, che divenne reggente in nome del figlio di Duarte, Alfonso V (1438-1481), di sei anni.

Superata la crisi della morte di Duarte, le esplorazioni ripresero ed è il cronista di corte, Azurara, che nel VII capitolo della sua Crónica da Guiné intitolato Le cinque ragioni che indussero il principe Enrico ad inviare le sue navi in Guinea riferisce i motivi che spinsero Enrico a continuare l’esplorazione della costa africana. Il primo di questi motivi era il voler conoscere le terre che si trovavano al di là delle isole Canarie e del Capo Bojador; il secondo risiedeva nella speranza di commerciare con nuove genti; il terzo era il desiderio di scoprire fin dove si spingeva la potenza dei musulmani; il quarto la ricerca di alleati cristiani o meglio del regno cristiano di Prete Gianni. Il quinto era la conversione di anime per estendere la fede cristiana. L’ultimo motivo sembra esser stato la posizione delle stelle, che ha fatto di Enrico un gran conquistatore. Ritornando alle esplorazioni Enrico nel 1440 dette il via a nuove imprese. Nel 1441 Antão Gonçalves, raggiunto poi da Nuno Tristão, toccò il Capo Bianco e furono catturati i primi schiavi, nei quali si vedeva una ragione concreta ed economica di quei pericolosi viaggi. Enrico, scorto l’interesse da parte di una grande quantità di uomini d’affari, non solo si fece conferire nel 1443 dal re, suo fratello Pietro, il monopolio per i viaggi a sud di Capo Bojador ma ottenne dal Papa una bolla in cui si riconoscevano quei diritti: solo con il suo permesso (licenza) e dietro versamento del quinto di ciò che le navi caricavano sarebbero stati ammessi i viaggi intrapresi da altri. Nel 1446 il privilegio di monopolio fu esteso alle isole Canarie, sulle quali tentò di affermare il proprio dominio contro le pretese della Castiglia. Tra il 1443 e il 1446 si ebbero diverse crociere che andarono alla ricerca di schiavi e altre che portarono alla scoperta di diverse terre: nel 1443 Nuno Tristão fece vela fino ad Arguim, dove nel 1461 sorgerà una filiale portoghese per il commercio degli schiavi e la raccolta dell’oro, e alle isole di Heron; nel 1444 mentre egli raggiunse la Terra dei Neri, Dinis Dias scoprì Capo Verde e l’isola delle Palme (Gorée); nel 1446 Nuna Tristão e Alvaro Fernandes raggiunsero la foce del fiume Gambia e Capo Rosso. “Poi un lungo silenzio di dieci anni”, afferma Chaunu, che elenca una serie di ragioni di questo periodo di stasi esplorativa: la concorrenza straniera; il consolidamento, l’organizzazione e lo sfruttamento delle terre raggiunte ricche di oro, schiavi, avorio e spezie; le difficoltà tecniche dovute alle distanze raggiunte che richiedevano la conoscenza dei venti e delle correnti a sud di Capo Verde.

Bisogna aspettare il 1455 quando Alvise da Cadamosto (1432-1488), un giovane nobile e mercante veneziano che giunse in Portogallo nel 1454 mentre era diretto nelle Fiandre, intraprese due viaggi dei quali ci ha lasciato una descrizione: egli si era associato al mercante genovese Antoniotto Usodimare (1416-1462) e aveva stipulato un’assicurazione. I due nel 1456 scoprirono le isole di Capo Verde, una scoperta che fu attribuita poi nel 1462 all’italiano Antonio de Noli, mercante genovese. I Portoghesi, che nel 1458 avevano occupato in Marocco Alcaçer-Ceguer tra Ceuta e Tangeri per motivi economici e religiosi, alla morte del principe Enrico nel 1460 avevano raggiunto la Sierra Leone grazie ai viaggi di Pedro de Sintra.

Il commercio e la navigazione continuarono come prima, anche se Alfonso V era comunque maggiormente orientato all’espansione in Marocco piuttosto che all’esportazione lungo la costa africana. Egli progettò nuovi attacchi e nel 1471 sottomise Tangeri, Safi, Arzila e altre città. Negli anni tra il 1469 e il 1475 aveva dato in appalto la gestione dell’Africa e delle scoperte a un cittadino di Lisbona, Fernão Gomes, con il compito di scoprire ogni anno 100 leghe. Alla fine del contratto Gomes aveva scoperto la costa della Guinea fino al Capo di Santa Caterina, oltre l’equatore, raggiunto da Rui de Sequeira. Le località della costa della Guinea vennero chiamate in base ai nomi dei prodotto esportati dai Portoghesi in Europa: da ovest a est si susseguivano infatti la Costa del Pepe in Liberia, la Costa d’Avorio, la Costa d’Oro nel Ghana e quella degli Schiavi tra Togo e la Nigeria. Tra il 1471 e il 1473 furono scoperte le isole di São Tomé, Fernando Pó e Principe nel golfo di Guinea.

Durante il periodo tra il 1474 e il 1481 si ebbe un’intensificarsi della rivalità tra il Portogallo e la Castiglia sia negli affari interni che nell’espansione e nel commercio africani. Quando nel 1474 il re Enrico IV di Castiglia morì, si contesero la successione al trono la sorella Isabella, che era sposata dal 1469 con Ferdinando d’Aragona, e la figlia Giovanna alla cui mano aspirava suo zio Alfonso V. Ne scaturì una guerra che durò dal 1475 al 1479, al termine della quale fu negoziato il trattato di Alcaçovas, approvato anche dal papato, che regolava sia le questioni matrimoniali fra le due dinastie sia le loro rivendicazioni nell’Atlantico: la regina Isabella riconosceva il monopolio portoghese in tutti i territori a sud delle isole Canarie, le quali divennero definitivamente castigliane. Il Portogallo era ora pronto a riprendere lo sviluppo del commercio e l’avanzata lungo la costa africana, che era stata interrotta nel 1475 quando si raggiunse il Capo di Santa Caterina.

Alfonso V morì il 28 agosto del 1481 e gli affari passarono nelle mani di Giovanni II (1481-1495), “il principe perfetto che guardava a Sud e ad est”. Egli non solo assunse in prima persona la direzione del commercio, riservando alla Corona il monopolio dell’importazione di oro, schiavi, spezie e avorio, ma finanziò la costruzione nel 1481 del forte São Jorge da Mina sulla Costa d’Avorio, che sarebbe servito come centro commerciale per il traffico con le varie aree della costa e come base di approvvigionamento per le spedizioni dirette all’esplorazione della costa africana più a sud. Furono così ripresi i viaggi lungo le coste e, benché le fonti non siano molto chiare, queste navigazioni sono facilmente ricostruibili grazie all’archeologia, perché i capitani delle spedizioni dovevano piantare nei punti più importanti dei pilastri (croci) di pietra (padrões) che portavano un’iscrizione e lo stemma portoghese. Il capitano Diogo Cão scoprì tra il 1482 e il 1484 il Congo, di cui visitò il regno, e raggiunse il Capo di Santa Maria. Con un secondo viaggio nel 1485 Cão arrivò fino alla Baia delle Balene nell’attuale Namibia. Giovanni II credeva di essere giunto al mare d’Arabia, ma quando si rese conto che la costa africana si estendeva ancora a sud diede il via, a partire dal 1487, ad un piano articolato in vari punti: “il suo piano era di spingersi all’interno del continente africano, di allestire una nuova crociera (comandata da Bartolomeu Dias), che sarebbe arrivata oltre l’ultimo approdo di Cão, superando il Capo di Buona Speranza, e di stabilire contatti con l’Oriente via Mediterraneo e Levante”. Il primo punto mirava all’acquisizione di informazioni sull’Africa centrale: oltre che con il Congo si stabilirono rapporti con il regno del Benin e si tentò di costruire un forte alle foci del Senegal, inserendosi nella politica del sovrano locale, ma i tentativi non ebbero successo. Per quanto riguarda il secondo punto Bartolomeu Dias riprese nel 1487 l’esplorazione della costa africana verso sud, superò la zona raggiunta da Cão e, ostacolato per ben tredici giorni da una tempesta, approdò sulla costa sud-orientale dell’Africa, a Massel Baj. “Quello che avevano cercato tanti piloti portoghesi dell’epoca di Enrico […] era stato finalmente trovato – il passaggio dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano attorno all’Africa meridionale”. Dopo qualche giorno di rotta ad est fu costretto dal suo equipaggio a tornare indietro e nel viaggio di ritorno si fermò al Capo di Buona Speranza. Mentre si tentava di penetrare in Africa e Dias esplorava la costa meridionale del continente, Giovanni mise in atto il terzo punto del programma: nel 1497 due uomini, Afonso de Paiva e Pero da Covilhã, si misero in viaggio per raggiungere l’Oriente e il Prete Gianni (l’Etiopia) seguendo il Mediterraneo e il Mar Rosso, travestiti da musulmani. Afonso de Paiva portava lettere di Giovanni II a Prete Gianni, che allora si soleva identificare con il Negus dell’Etiopia; Pero da Covilhã, un avventuriero esperto di lingue, aveva il compito di informarsi sulle Indie. Al Cairo si separarono: Paiva morì prima di arrivare in Etiopia, Covilhã proseguì per mare per l’India, esplorò la costa del Malabar, raccolse informazioni sul mercato delle spezie e, sulla via del ritorno, visitò il Golfo Persico e la Costa dell’Africa orientale. Infatti in un resoconto, inviato nel 1490 dal Cairo a Lisbona tramite un ebreo che lo aspettava lì su ordine del re, non solo menziona l’importanza di Calicut come centro di mercato per ogni tipo di spezie, ma asserisce di essere stato a Sofala, lungo la costa orientale dell’Africa, località che poteva essere raggiunta dalla Guinea solo circumnavigando l’Africa. Covilhã si diresse, al posto di Paiva, in Etiopia, dove fu ricoperto di onori, si sposò, ma non ottenne mai dall’imperatore d’Etiopia il permesso di partire.

Il ritorno di Bartolomeu Dias e il rapporto di Pero de Covilhã con informazioni sulla produzione di spezie dell’India e sulla costa africana (ammesso che questo resoconto sia giunto nelle mani del re, il che non è certo) avrebbero dovuto stimolare lo sfruttamento di queste notizie; invece trascorsero più di otto anni prima che la successiva spedizione, quella di Vasco da Gama, raggiungesse l’India. Probabilmente questo lungo intervallo fu causato dai numerosi problemi del Portogallo: gli aspri conflitti in Marocco tra il 1487 e il 1488; la morte di Alfonso, figlio del re e suo erede al trono, nel 1491; l’emigrazione in Portogallo degli Ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492; la scoperta dell’America da parte di Colombo con la conseguente necessità di chiarire la situazione legale con la Spagna e di difendere i diritti portoghesi. La questione venne risolta con il Trattato di Tordesillas del 1494, seguito alla bolla Inter Coetera di Alessandro VI del 1493. Con questo trattato veniva ribadito il confine portoghese del 1479 (Trattato di Alcaçovas) e veniva imposta come linea di demarcazione il meridiano che passava a 370 leghe a ovest delle isole di Capo Verde, dando al Portogallo il diritto di rivendicare il Brasile, che doveva ancora essere scoperto. A tutti questi problemi si aggiunsero la morte di Giovanni II nel 1485 e l’ascesa di Manuel I (1495-1521) che potrebbero essere considerate altre cause del ritardo.

 

3) Verso le Indie.

Vasco da Gama salpò il giorno 8 luglio 1497 con 4 navi e 170 uomini. I suoi obiettivi erano chiari: doveva aprire la via delle Indie, raccogliere informazioni sui mercati delle spezie orientali, prendere contatti e stipulare trattati di pace e di alleanza con i sovrani cristiani. La sua era una missione essenzialmente esplorativa, non un viaggio commerciale. Il re gli diede lettere per il Prete Gianni e per il Samorin di Calicut, ma non era stato bene informato sui costumi orientali, infatti portò con sé doni e merci da scambiare che potevano essere più utili nei rapporti con l’Africa che con l’India, dove era costume che il visitatore portasse sontuosi omaggi ai sovrani. Ritornando al viaggio, dopo uno scalo alle isole del Capo Verde, Vasco da Gama, guidato da Bartolomeu Dias, proseguì verso sud e doppiato il Capo di Buona Speranza, risalì la costa orientale dell’Africa. Nel Natale del 1497 raggiunse una terra che da allora fu chiamata Natale. Dopo una sosta di un mese, essendo quasi tutto l’equipaggio malato di scorbuto, da Gama raggiunse il 2 marzo 1498 la città di Mozambico: qui entrò in contatto con i primi mercanti musulmani che dominavano i traffici su quell’oceano e con una nuova realtà, quella delle città costiere dell’Africa orientale dove gli elementi arabi e persiani convivevano con quelli della cultura africana. La ricchezza di queste città si basava sul commercio con le Indie e i Portoghesi vennero subito visti come concorrenti: infatti sia a Mozambico che a Mombasa dovettero subire gli attacchi della popolazione locale. A Malindi, invece, il sovrano, che era musulmano, si rivelò molto amichevole, in quanto cercava un alleato contro Mombasa e fornì a Vasco da Gama un famoso pilota musulmano, Ahmed Ibu Madgid, che lo condusse in India. I Portoghesi sbarcarono il 20 maggio a Calicut, lungo la costa del Malabar, e qui incontrarono due mori di Tunisi che, sbalorditi e non entusiasti della loro presenza, chiesero in spagnolo che cosa li aveva spinti fin lì e la risposta fu che essi cercavano i cristiani e le spezie. La ricerca dei cristiani era così ossessiva che gli indiani vennero considerati dei cristiani per il solo fatto che non erano musulmani e onoravano le immagini, anche se le loro immagini sacre e le statue avevano tante braccia. Accanto allo scopo religioso c’era lo scopo politico di trovare un alleato contro i musulmani e quello economico di trovare nuovi mercati e nuove merci grazie al sostegno delle popolazioni cristiane. Il Samorin, irritato per i regali di poco conto ricevuti, non lo accolse benevolmente e poco dopo nella città, per incomprensioni e malintesi con gli indiani, ci furono degli atti di violenza nei confronti dei Portoghesi, causati dai mercanti musulmani che avevano detto al re che i “Franchi”, così chiamavano i Portoghesi, erano dei ladri venuti per fare razzie. Nonostante tutto i Portoghesi ebbero la possibilità di fare un piccolo carico di spezie e ricevettero una lettera per il loro re, con la quale il Samorin gli offriva pepe, cannella, chiodi di garofano, zenzero e pietre preziose in cambio di oro, argento, corallo e porpora. Il viaggio di ritorno fu molto più difficile e lungo di quello dell’andata a causa dei venti contrari e dello scorbuto che decimò l’equipaggio. Nell’estate del 1499 solo 2 navi e 55 uomini giunsero a Lisbona. La notizia del ritorno della spedizione produsse eccitamento, in quanto Vasco da Gama aveva portato a termine il primo viaggio di congiunzione via mare fra l’Occidente e l’Oriente. “La vita economica e sociale del mondo sarebbe profondamente mutata in seguito all’apertura di questa nuova rotta commerciale: la grandiosità dell’impresa è fuori discussione […] Quel che è certo è che il suo ritorno diede il via ad una trasformazione nella storia economica mondiale”. Il re Manuel, al proprio titolo di “re del Portogallo e dell’Algarve, signore di Guinea”, aggiunse “e della Conquista, della Navigazione e del Commercio di Etiopia, Arabia, Persia e India”.

Il successo di Vasco da Gama diede subito inizio all’allestimento di una seconda spedizione e per evitare le difficoltà incontrate da Vasco da Gama in Oriente si allestì una flotta, affidata a Pedro Alvares Cabral, che contava 13 navi e oltre 1.200 uomini, tale da mostrare la forza del Portogallo, gettare le basi del commercio con l’Est e istituire relazioni diplomatiche con il Samorin e gli altri sovrani. La spedizione salpò il 9 marzo 1500 e spinta dai venti, dopo aver superato le isole di Capo Verde, il 22 aprile avvistò una nuova terra, che all’inizio fu chiamata Terra della Vera Croce, poi Santa Cruz, infine Brasile, per il legno che fu il primo prodotto commerciale. Per annunciare la scoperta Cabral mandò una nave dal re Manuel I che inviò nel 1501 una squadra di 3 navi destinate all’esplorazione. Il 2 maggio Cabral ripartì e raggiunse l’India il 13 settembre. “L’immediata conseguenza di questa impresa fu la fondazione di un impero marittimo portoghese dall’Africa all’Estremo Oriente e, più lentamente, di un impero di terra in Brasile”, afferma Winius. Pedro Alvares Cabral giunse in India con intenti pacifici e con la speranza di istituire un’alleanza con il Samorin e di scavalcare la concorrenza musulmana. Il Samorin fu molto contento dei doni ricevuti e permise ai Portoghesi di costruire una filiale (feitoria = agenzia commerciale), nonché di cominciare a caricare le spezie sulle navi. I musulmani, poiché una loro nave venne trattenuta in porto, attaccarono la filiale; allora Cabral catturò 10 navi musulmane e, dopo aver ucciso l’equipaggio, le bruciò. Il giorno dopo fece bombardare la città e partì per Cochin, più a sud lungo la costa di Malabar, il cui re, che odiava il Samorin, si alleò con i Portoghesi e dette loro un carico di pepe, stabilendo relazioni commerciali. Il porto di Cochin non solo era migliore, ma si trovava anche più vicino alle zone di produzione di spezie (piantagioni di pepe). Prima di ripartire per Lisbona, che raggiunse il 21 luglio 1501, Cabral si alleò con il re di Cannanore, un principato a nord di Calicut.

 

4) Espansione portoghese nell’oceano Indiano.

Winius nel capitolo XV intitolato Dalla scoperta alla conquista scrive “Nel lasso decennale fra l’approdo di Cabral a Calicut nel 1500 e l’inizio del governatorato di Afonso de Albuquerque (1509), gli esploratori portoghesi assoggettarono l’Oceano Indiano. Questa evoluzione da visitatori a conquistatori fu sorprendentemente rapida, ma fu estemporanea piuttosto che premeditata”. Quindi all’inizio il Portogallo era solo interessato a trarre i maggiori profitti possibili dal commercio delle spezie sostituendosi ai mercanti musulmani. Ma il rapporto di Cabral, oltre a porre fine all’illusione che il Samorin fosse un cristiano, segnò il passaggio da un’impresa pacifica ad una lotta armata. L’oceano Indiano era diventato un “mare islamico” e per realizzare il progetto di un impero commerciale e marittimo occorreva eliminare la presenza musulmana, che controllava il commercio delle spezie. Al motivo economico si legava quello religioso della lotta contro il nemico musulmano.

Nel 1502 Vasco da Gama con 20 navi ritornò in India e, appostato sulla costa di Malabar in attesa di navi musulmane, assalì e bruciò una grossa nave con tutti i passeggeri, ricchi mercanti con le rispettive famiglie che ritornavano a Calicut da un pellegrinaggio alla Mecca. Poi Vasco da Gama si diresse a Cochin, dove eresse una filiale e pattuì con il re un prezzo fisso per le spezie. Il Samorin di Calicut si mostrò conciliante e consegnò a da Gama, come atto di riconciliazione, 12 musulmani, responsabili dell’attacco alla feitoria (filiale) di Cabral e una ingente somma di denaro. Da Gama però pretendeva l’allontanamento da Calicut di tutti i musulmani e dunque un diritto di monopolio per i Portoghesi. Ma il Samorin non accolse questa richiesta; allora da Gama bombardò la città e fece un atto spaventoso, che Reinhard definisce di terrorismo: bruciò vivi o mutilò centinaia di pescatori innocenti. Da Gama doveva aver ricevuto l’ordine di punire Calicut come riteneva opportuno e perseguire un’opera di intimidazione per terrorizzare gli altri sovrani di Malabar per indurli ad espellere i musulmani.

Queste azioni dei Portoghesi affrettarono la formazione di un’alleanza tra il Samorin di Calicut, i Momelucchi d’Egitto, i Gujarati di Cambay e, in modo meno manifesto, i Veneziani che, controllando il commercio in Europa, vedevano minacciato il loro monopolio. Nel frattempo continuavano ad essere inviate navi in India e i Portoghesi coltivavano l’amicizia dei sovrani di Malabar (di Cannanore, Cochin, Quilou, Calicoylan e Trovacore), che, essendo sotto la sovranità del Samorin, di cui si volevano liberare, si unirono a loro nella lotta.

Nel 1503 il Samorin, dopo la partenza di da Gama, attaccò due volte Cochin per punire il re e per eliminare la filiale portoghese, ma fu sconfitto da una flotta portoghese di 9 navi inviata in India. In seguito a questo attacco nel 1504 a Cochin venne costruita la prima fortezza portoghese. Con l’arrivo dei rinforzi dal Portogallo (9 navi nel 1503 e 13 nel 1504) i mercanti musulmani di Calicut, alleati del Samorin, cominciarono a disperare del loro futuro e nel 1504 furono annientati dal Lopo Soares de Albergaria. “Ora tutto era pronto per l’insediamento permanente dei Portoghesi lungo la costa occidentale dell’India”.

Intanto era diventato sempre più chiaro che non si poteva raggiungere il pieno controllo dei mari e il monopolio commerciale, sostituendo quello musulmano, solo con qualche flotta che rientrava ogni anno e con alcune filiali. La decisione di garantire una presenza duratura in India fu presa nel 1505 e trovò la sua espressione nella nomina di viceré del comandante della flotta Francisco de Almeida (1505-1509), che aveva partecipato a diverse guerre. Le istruzioni date ad Almeida permettono di riconoscere la maggior parte degli elementi “geopolitici” che avrebbero reso possibile la formazione dell’impero portoghese nei decenni successivi. Innanzitutto gli fu ordinato di conquistare e fortificare Kilwa e Mombasa, sulla costa orientale dell’Africa; di costruire un forte nelle isole Angediva al largo della costa occidentale indiana per assicurare un sicuro scalo alle navi portoghesi fra l’India e il Capo di Buona Speranza; di chiudere il Mar Rosso costruendo al suo imbocco una fortezza per controllare il traffico di spezie diretto in Egitto. Un anno dopo, nel 1506, ricevette nuove istruzioni: conquistare e fortificare Ceylon, l’isola della cannella, e Malacca, la terra dei chiodi di garofano, luoghi che fino ad allora non erano ancora stati toccati dai Portoghesi. Almeida non seguì tutte le istruzioni perché era convinto che il potere non era nel possesso di fortezze, ma nel controllo del mare; tuttavia la sua spedizione contribuì a creare le basi di un nuovo dominio. Egli partì nel marzo del 1505 con 22 navi e 1500 soldati. Queste forze operarono su fronti diversi: mentre Almeida prendeva Kilwa e Mombasa, altri comandanti agivano a Mozambico e a Sofala, dove venne costruita una fortezza. Almeida fece poi vela per l’isola di Angediva, che fortificò, e continuò per Quilou e Cochin, di cui rafforzò le difese. Suo figlio Lourenço venne inviato alle Maldive e a Ceylon. Nei primi due anni del viceregno di Almeida i Portoghesi tennero le posizioni occupate nell’Oceano Indiano, nonostante la continua minaccia rappresentata dal Samorin e dai suoi alleati (Mamelucchi d’Egitto, i Gujarati di Cambay e i Veneziani). Infatti nel 1506 Almeida distrusse la flotta di 100 piccole navi del Samorin di Calicut, dimostrando la superiorità navale dei Portoghesi. Nello stesso anno Tristão da Cuhna e Afonso de Albuquerque ricevettero l’incarico di bloccare il Mar Rosso e di controllare le coste dell’Arabia. Dopo aver conquistato l’isola di Socotra all’entrata del Mar Rosso, i due si divisero: Cuhna continuò per l’India, raggiungendo Cannanore e Cochin; Albuquerque si diresse verso la conquista di Ormuz, chiave del commercio di tutto il Golfo Persico e della Persia, prima però distrusse tutte le città costiere all’entrata del Golfo. In realtà le istruzioni originali di Albuquerque concernevano la cattura di Aden, ma egli preferì puntare su Ormuz. Tuttavia egli fallì nell’impresa di Ormuz non per la resistenza dei nemici, bensì per l’ammutinamento del suo equipaggio. Nel frattempo in India i Portoghesi erano alle prese con la controffensiva: la flotta del Samorin salpò nel 1507 per unirsi a quella egiziana, guidata dal comandante Amir Hussein; anche il sultanato indiano di Gujarat (o Cambay) tramite Malik Ayaz, uno schiavo russo diventato governatore di Diu, prese contatti con il Samorin. La flotta egiziana nel 1508 si diresse verso Diu e sconfisse le navi portoghesi: fu durante questa battaglia che il figlio di Almeida perse la vita. Il padre, assetato di vendetta, rifiutò di passare il comando al suo successore Albuquerque e si diresse verso Diu dove annientò nel febbraio del 1509 la flotta egiziana. Malik Ayaz decise di fare subito un compromesso con Almeida. Winius dice: “La battaglia che seguì fu uno degli scontri più decisivi della storia navale. Essa allontanò per un secolo qualsiasi seria minaccia alla supremazia portoghese nell’Oceano Indiano e, in termini più estesi, impose la supremazia navale occidentale su quei mari fino ai nostri giorni”.

Almeida non aveva fatto altro che mantenere la posizione; ma fu il suo successore, il governatore generale Afonso de Albuquerque (1509-1515) che realizzò i piani del re: la costruzione di fortezze e la conquista del commercio del Golfo Persico attraverso la presa di Ormuz, ma non riuscì mai ad impossessarsi di Aden e a chiudere il Mar Rosso, pur avendo occupato l’isola di Socotra. Egli iniziò subito con la presa di Goa, isola a metà della costa del Malabar, vicina alla terraferma, estesa per potervisi stanziare e facile da difendere, nel 1510. Il sultano del regno musulmano del Bijapur, del quale faceva parte Goa, era morto e il suo successore aveva dovuto sedare disordini sia all’interno che ai confini, sicché la popolazione indù si appoggiò ai Portoghesi contro i musulmani. Goa fu presa il 25 novembre 1510 al secondo tentativo, approfittando dell’assenza del sultano impegnato in conflitti all’interno del regno. Nel 1511 Albuquerque conquistò Malacca che, scoperta nel 1509 da Diogo Lopes de Sequeira, non solo era lo scalo strategico fra gli oceani Indiano e Pacifico, ma il più ricco centro commerciale dell’Estremo Oriente. Albuquerque se ne impadronì lottando contro un esercito molto più forte del suo e dotato di una potente artiglieria; ma i punti deboli di Malacca erano la mancanza di fortificazioni e l’impopolarità del sultano, corrotto, ingiusto e indolente di fronte alla minaccia portoghese. I Portoghesi riuscirono così a trovare alleati tra la popolazione indiana e a difendersi con l’uso di grandi lance dall’attacco del sultano, che troppo tardi utilizzò la propria arma segreta: gli elefanti. La presa di Malacca non fu resa possibile dall’armamento superiore o dalla tecnologia, ma dalla superiore tenacia e coordinazione dei Portoghesi. Dopo aver occupato la città, Albuquerque fece costruire una fortezza e caricare su una nave fatiscente l’ingente bottino ricavato, che andò perso in mare a causa di una tempesta. Al ritorno i Portoghesi non solo respinsero l’attacco su Goa, ma ottennero nel 1512 dal nuovo Samorin di Calicut la possibilità di costruire una fortezza.

Nonostante tutti questi successi, l’impresa all’altra estremità dell’oceano Indiano fallì nel 1513: la città di Aden, il più importante centro commerciale all’entrata nel Mar Rosso, si rivelò più fortificata e meglio difesa di Malacca e l’esercito portoghese troppo debole per attaccarla. Albuquerque si allontanò perciò da Aden e fece vela nel Mar Rosso, prendendo in considerazione la conquista di Gidda. Ma anche l’incursione nel Mar Rosso naufragò a causa della mancanza di vento e la flotta dovette fermarsi per due mesi sull’isola di Kamaran. “Se Jidda fosse stata presa e tenuta è possibile che sarebbe mutato l’intero corso dell’imperialismo portoghese – infatti […] fu l’incapacità del Portogallo di chiudere il Mar Rosso ad ogni possibile ripresa dell’attività commerciale araba che portò, in maniera ovvia, al declino del suo impero d’Asia”.

Dopo il suo ritorno a Goa nell’agosto del 1513, lo Scià di Persia, Ismail I (1501-1524) prese contatti con Albuquerque perché, essendo i Persiani di religione sciita, si sentiva minacciato dal mondo islamico sunnita (turchi, egiziani); ma lo Scià voleva anche rendere la città di Ormuz tributaria della Persia. Quindi Albuquerque, per evitare che Ormuz entrasse nell’orbita persiana, la occupò nel 1515, ottenendo dal sultano il permesso di costruire una fortezza. Egli continuava a pensare alla chiusura del Mar Rosso, infatti la presa di Aden era solo rimandata, ma non riuscì a realizzare il suo piano perché morì durante il viaggio di ritorno a Goa a causa di un’infezione intestinale. Fatta eccezione per Aden, l’impalcatura dell’impero commerciale portoghese era stata quasi completamente compiuta come era stata progettata. “Ricordare le gesta di Afonso Albuquerque come governatore significa delineare le fondamenta essenziali dell’impero portoghese così come durò fino al diciassettesimo secolo, […] la sua opera rimase incompleta per la mancata conquista di Aden […] A parte questo, quasi nulla sarebbe stato aggiunto successivamente all’impero portoghese in Asia che non fosse stato preparato da sopralluoghi di Albuquerque o anticipato dalla sua diplomazia. […] egli forse rimane il più importante architetto del ponte costruito fra Oriente ed Occidente”.

Anche se la dominazione portoghese voleva essere più un dominio commerciale e marittimo che territoriale, dovette sempre imporsi con la forza. Ma restano dubbi su come un numero così esiguo di uomini potesse riuscire ad imporre il proprio controllo su un sistema commerciale di grandi dimensioni e consolidato, e a farsi valere su questi regni di alta cultura e popolati da uomini agguerriti e temibili. Nonostante questi dubbi, diversi sono i motivi del successo dell’espansione portoghese. Un presupposto essenziale fu l’indiscussa superiorità navale. Nessuno dei regni (ad esempio il Samorin di Calicut, il sultano d’Egitto) che si affacciava sull’oceano Indiano possedeva una flotta in grado di avere la meglio su quella portoghese, infatti le navi dei mercanti musulmani erano meno stabili, meno manovrabili e scarsamente fornite di armi, se paragonate alla robustezza e all’artiglieria della caravella. Un ruolo ancora maggiore ebbe l’audace temerarietà dei condottieri portoghesi legata alla loro mancanza di disciplina. I fidalgos (nobili) e i semplici soldati, temprati nelle guerre marocchine, erano motivati dall’odio verso i musulmani e dalla sete di guadagno. Il confronto tra lo scarso ruolo ricoperto dai Portoghesi in Cina e in Giappone con i successi avuti nell’oceano Indiano ci rivela un ulteriore motivo del loro successo. Sia nelle Indie che più ad Occidente essi approfittarono della molteplicità dei sistemi politici esistenti in conflitto tra loro. Determinante fu il contrasto tra indù e i musulmani: infatti la parte settentrionale della penisola indiana era occupata da sultanati in guerra tra loro, il sud invece era controllato da principati indù.

Nel corso degli anni successivi (1515-1580), fino alla perdita d’indipendenza del Portogallo sotto Filippo II di Spagna, i successori di Albuquerque aggiunsero all’impero territori e fortezze un po’ ovunque, ma non riuscirono mai ad avere il controllo sul Mar Rosso. La maggior parte delle nuove conquiste fu, tuttavia, il risultato di azioni iniziate dal governatore (per esempio la costruzione di una fortezza a Diu, per esercitare il controllo del commercio del Gujarat, nel 1534) o rientrò nel piano stabilito da Albuquerque (per esempio le fortezze a Ceylon nel 1518). Anche le feitorias nell’arcipelago malese furono il risultato delle spedizioni esplorative, come quella inviata da Malacca nel 1511; invece quelle in Cina e Giappone furono fondate da mercanti ed ecclesiastici, quindi non furono determinate da iniziative regie né furono centri di potere portoghese.

 

5) Espansione portoghese nell’oceano Pacifico. Indonesia, Cina e Giappone.

In seguito alla conquista di Malacca nel 1511 i Portoghesi si interessarono subito all’arcipelago malese, dal quale provenivano le spezie, e tentarono di imporre il proprio monopolio e di occupare un ruolo stabile nel sistema commerciale. Ma la scarsità di uomini e di mezzi, concentrati nell’India, determinò l’insuccesso a est di Malacca. Perciò i Portoghesi non costituirono qui un impero commerciale organizzato, ma si comportarono come semplici mercanti, mostrando però il loro lato peggiore.

Già tre mesi dopo la caduta di Malacca, Albuquerque inviò 3 navi per trovare le Molucche al comando del capitano Antonio de Abreu, con l’ufficiale Francisco Serrão e con piloti giavanesi. Abreu raggiunse Amboina e le isole di Banda, riempì le navi di spezie e fece ritorno a Malacca. Serrão invece naufragò sull’isola Lusopino e, impadronendosi della nave di mercanti malesi, raggiunse le Molucche, dove appoggiò il sultano di Ternate contro quello di Tidore e dove decise di rimanere anche dopo che si susseguirono tra il 1514 e il 1519 altre spedizioni portoghesi. Poi sopraggiunsero gli Spagnoli guidati da Magellano. In seguito a questa spedizione spagnola, che raggiunse le isole delle Spezie passando dal Sud America, si aprì una disputa diplomatica tra la Spagna e il Portogallo, che venne regolata nel 1529 con il trattato di Saragoza: Carlo V vendette a Giovanni II per 350.000 ducati i diritti sulle Molucche. Per quanto riguarda l’insediamento e l’amministrazione nell’Indonesia, i Portoghesi ebbero a Ternate il forte São João, una filiale ad Amboina e due nelle isole Banda. Il traffico navale seguiva la rotta naturale attraversando il mar di Giava, di Flores e delle Banda, facendosi spingere sia verso est che verso ovest dai monsoni.

A partire dalla metà del XVI secolo gli interessi commerciali dei Portoghesi si spostarono verso la Cina e il Giappone. I rapporti con i mercanti cinesi si svilupparono amichevolmente e sembra che fosse il nipote di Albuquerque ad allestire la prima spedizione in Cina nel 1513. La prima missione ufficiale è quella del 1517 di Fernão Peres de Andrade che, con una flotta di 8 navi, fece scalo sull’isola di Tun-men alla foce del fiume Sikiang a sud di Canton. Poiché il permesso di entrare a Canton non arrivava, si diresse verso la città senza aspettare. Il fatto che egli, in segno di saluto, sparasse colpi di cannone a salve fu sentito come un affronto dalla popolazione. Fu proprio il fatto di non conoscere le usanze cinesi che danneggiò i Portoghesi. Nonostante questo episodio Andrade fu perdonato e iniziò l’opera di accordo commerciale, il primo fra la Cina e una potenza occidentale. Egli inoltre ottenne il permesso di inviare un’ambasciata a Pechino, guidata da Tomé Pires, che rimase a Canton ad aspettare il permesso, ricevuto nel 1520, di recarsi alla corte imperiale. Nel frattempo il fratello di Fernão Peres de Andrade, Simão, egoista ed arrogante, arrivò nel 1519 a Tun-Men dove arrecò numerose offese al diritto (ad esempio di lesa maestà) e agli usi cinesi: ordinò, senza ricevere il permesso, la costruzione di un forte, fece lavorare i cinesi per realizzare l’opera, acquistò bambini cinesi e attaccò navi di mercanti stranieri. L’ambasciata raggiunse comunque Pechino, dove non ottenne l’udienza con l’imperatore perché nella sua lettera il re Manuel I si rivolgeva all’imperatore cinese come ad un proprio pari e non ad un superiore (usanza cinese). La delegazione fu rispedita a Canton nel 1521 dove Pires e i suoi compagni furono arrestati perché era stato diffuso l’ordine di espulsione di tutti i Portoghesi dalla Cina. La flotta portoghese, rifiutandosi di obbedire al divieto di intraprendere da parte dei Cinesi scambi commerciali con stranieri, generò aspri contrasti e anche uno scontro navale. Simão riuscì a fuggire, ma Tomé Pires morì in una prigione cinese. Tuttavia il commercio con i Portoghesi non venne mai interrotto e il traffico di contrabbando si svolse non tanto intorno al porto di Canton quanto negli altri grossi porti della Cina, nelle province di Fukien e Chekiang.

Nel 1557, inoltre, i Portoghesi poterono costruire una colonia chiamata “Comunità del Nome del Signore in Cina” sulla penisola di Macao, autorizzata ufficialmente nel 1582. Macao divenne così una colonia portoghese con un proprio statuto e popolata quasi esclusivamente da uomini d’affari: la premessa della sua esistenza era il pagamento dei dazi ai Cinesi. Dal momento che esisteva un divieto per i mercanti cinesi di esercitare in prima persona il commercio oltremare, i mercanti portoghesi capitavano a proposito. Essi infatti instaurarono un regolare monopolio commerciale, facendo da intermediari soprattutto con il Giappone, dove i Cinesi non si spingevano per timore dei pirati giapponesi. Macao svolse un ruolo fondamentale nel commercio con il Giappone, basta pensare al fatto che il capitão-mór, o capitano maggiore, della crociera per il Giappone era, durante il suo soggiorno a Macao, la massima autorità della città.

Il Giappone, che in quel periodo attraversava un periodo di contrasti interni, si mostrò disponibile, sia a livello commerciale che religioso, nei confronti dei Portoghesi. Nel 1518 vennero scoperto le isole Ryukyu, ma è solo nel 1543 che il Giappone fu raggiunto non da una spedizione organizzata dalla corona portoghese o da uno dei suoi governatori, bensì da tre contrabbandieri che vennero spinti da una tempesta sull’isola di Tonegashima. Essi furono ben accolti dai Giapponesi e di conseguenza nel 1544 i Portoghesi si riversarono in gran numero sulla nuova terra, istituendo anche lì un monopolio commerciale. Un ruolo importante rivestì la città di Nagasaki affidata nel 1569 ai Gesuiti: il suo porto rappresentò l’ultimo scalo per i viaggi portoghesi in Giappone.

Il Portogallo riuscì a creare un impero commerciale e coloniale che si estendeva dalle coste dell’Africa nord-occidentale sino al Borneo. Spinti dalla necessità di cercare, lungo le rotte oceaniche, delle possibilità di sviluppo economico (oro e schiavi in Africa, spezie in India) e sostenuti dalla corona propensa a incoraggiare i viaggi d’esplorazione, i navigatori portoghesi riuscirono nell’intento di aprire una nuova via commerciale per accedere alle spezie e alle merci delle Indie, rivoluzionando il sistema di traffici tra l’Europa e l’Oriente che durava da secoli. “La storia non conosce nessun altro popolo che abbia intrapreso esplorazioni geografiche tanto estese quanto quelle effettuate dai Portoghesi […] Nessun’altra nazione del quindicesimo o sedicesimo secolo scoprì una maggiore varietà di cose nuove, né lasciò un’impronta tanto peculiare sul mondo moderno”.

 

APPROFONDIMENTO 1

L’Africa tra mito e realtà.

Per gli uomini del Medioevo, il termine Africa si riferiva essenzialmente all’Africa settentrionale abitata da popolazioni berbere e arabe. Un mondo sentito come diverso e ostile perché facente parte dell’islam, ma la cui storia e la cui cultura erano strettamente legate a quelle dell’Europa: basta pensare che la costa settentrionale non solo fece parte dell’Impero Romano, ma intratteneva relazioni commerciali con gli Europei (italiani, francesi, portoghesi, spagnoli). L’area che si estendeva a sud del Sahara, dove era penetrata l’influenza musulmana a causa dei traffici commerciali, era invece quasi del tutto sconosciuta e veniva indicata con il termine Etiopia. Sulla stessa configurazione dell’Africa esistevano idee confuse e contrapposte. Non si sapeva, per esempio, se esistesse un collegamento fra oceano Atlantico e oceano Indiano o se invece la costa dell’Africa piegando a oriente faceva di quest’ultimo un mare chiuso. Un ruolo importante riveste il cartografo Fra Mauro, monaco in un convento veneziano, che offrì nel 1459 una rappresentazione dell’Africa più aderente alla realtà. Fra Mauro aveva avuto l’incarico di redigere la mappa dal re del Portogallo, Alfonso V, e aveva svolto il suo lavoro sulla base delle informazioni raccolte dai Portoghesi, ma anch’egli ignorava la forma dell’estremità meridionale del continente, raggiunta e doppiata da Bartolomeu Dias nel 1487.

Contraddittoria era anche l’immagine che gli Europei avevano degli abitanti dell’Africa. Gli africani con cui l’Europa entrava in contatto erano soprattutto schiavi, importati sulle rive del Mediterraneo dai mercanti arabi. Questo fatto unito ai tratti somatici, quali labbra carnose e naso piatto, che nella tradizione occidentale erano considerati negativamente, come caratteri selvaggi, facevano sì che i neri africani venissero considerati come esseri naturalmente inferiori e destinati ad una posizione di asservimento.

Ma a questa immagine se ne contrapponevano altre ben diverse. Verso la fine del Medioevo gli Europei avevano avuto notizia di società africane con un alto grado di sviluppo e di ricchezza. Nella fascia che si estende tra il Sahara e la foresta equatoriale fiorirono tra il XIV e il XV secolo formazioni statali più o meno complesse, quali l’Impero del Mali, musulmano, che edificò la sua prosperità sul commercio transahariano di oro, di Songhai, del Ghana, del Congo, d’Etiopia e il Regno di Mwene Mutapa, Monomotapa per i Portoghesi, nell’Africa sud-orientale. Lungo la costa orientale, da Mogadiscio a Sofala, si erano sviluppate una serie di città-stato di impronta araba, la cui prosperità era legata ai traffici con l’Asia meridionale. L’Etiopia costituiva un caso particolare perché era un paese di antiche tradizioni cristiane, che per questo venne identificato con il regno di Prete Gianni, mitico sovrano cristiano, che sarebbe giunto in soccorso dei cristiani nella lotta contro l’islam.

Nel complesso grazie al vantaggio tecnologico e militare i Portoghesi riuscirono ad imporsi sugli africani che, anziché essere sfruttati sul posto, furono venduti come schiavi e deportati in altre colonie europee. Le maggiori resistenze alla conquista vennero dal clima ostile e dalle malattie.

 

APPROFONDIMENTO 2

Il traffico degli schiavi.

Nel 1415 i Portoghesi conquistarono Ceuta, avamposto musulmano nell’Africa settentrionale, dando inizio alla penetrazione nel continente africano. L’Africa divenne per il Portogallo, povero di risorse e di possibilità di arricchimento, il luogo dove procurarsi i prodotti: oro, avorio, spezie (per esempio la meleguetta cioè il pepe rosso) e manodopera indigena, quindi schiavi da scambiare e vendere in patria e sui mercati del Mediterraneo. Da Ceuta i Portoghesi si spinsero verso sud, costeggiando le coste occidentali dell’Africa. Tra il 1450 e il 1455 venne creato l’emporio di Arguim, centro dell’approvvigionamento di oro e di schiavi, del commercio di cavalli, grano e spezie, e avamposto per la penetrazione verso la Guinea e la Sierra Leone “produttrice” di oro, ferro e uomini. Ma è soprattutto la conquista della Costa degli Schiavi ad aprire il grande traffico degli schiavi, che i mercanti locali, approfittando dei conflitti tra le tribù, procurarono ai Portoghesi, in cambio di merci, oro e sale.

In un primo momento i Portoghesi utilizzavano gli schiavi per il trasporto dell’oro e delle spezie, nelle piantagioni di canna da zucchero, presenti ad esempio nell’isola di Sao Tomé che cominciò a venire colonizzata nel 1485 e che divenne anche un grande centro di smistamento di schiavi. Solo una piccola parte veniva trasferita in Portogallo dove veniva impiegata per i servizi domestici dalle ricche famiglie dopo esser stata battezzata. La bolla del 1455 Romanus Pontifex consentiva, infatti, di attaccare e ridurre in schiavitù i pagani, a patto di convertirli al cristianesimo. Tuttavia il commercio di schiavi acquistò un’importanza primaria solo quando l’America, in particolare le colonie spagnole nei Caraibi, cominciò a richiedere una grande quantità di forza lavoro, soprattutto per le piantagioni di zucchero, in seguito alla morte degli indios, causata dalle malattie, dalle razzie e dalle disumane condizioni di vita e di lavoro imposte dagli Spagnoli.

 

APPROFONDIMENTO 3

L’impero portoghese.

L’impero portoghese consisteva in un gran numero di basi commerciali, le feitorias, collegate tra loro e situate in una posizione strategica lungo le rotte commerciali che conducevano dall’Europa atlantica al Pacifico, attraverso la circumnavigazione delle coste africane e l’oceano Indiano. A queste feitorias si univano un numero esiguo di fortezze da cui si potevano controllare il mare e i traffici commerciali. I Portoghesi non penetrarono all’interno dei territori per occuparli in maniera stabile, ma si limitarono a creare e a difendere questi empori commerciali fortificati, su cui si reggeva il loro sistema di traffici marittimi.

I Portoghesi inoltre cercarono alleanze con i potentati locali (ad esempio Regno del Congo, Calicut, ecc.) che erano sempre dirette contro i musulmani e stipularono con loro degli accordi, imposti se necessario con la forza, per la fornitura di spezie o altri prodotti a condizione di monopolio o di favore contro i concorrenti arabi, indiani o malesi.

A capo dell’impero fu nominato un viceré che doveva garantire un sistema regolare di viaggi marittimi tra il Portogallo e l’India.

Le vie commerciali.

La meraviglia dei mercanti musulmani che videro le navi portoghesi nell’oceano Indiano era ben giustificata: si trattava di una grande novità. I popoli che si muovevano su questi mari erano delle grandi potenze commerciali e politiche: gli “Stati” indiani, arabi e l’Impero Cinese. Quindi i Portoghesi si inserirono in un antichissimo sistema commerciale, sovvertendolo. Infatti i mercanti musulmani caricavano a Calicut pepe, zenzero e cannella, prodotti a Ceylon e nelle Molucche, e li portavano via mare a Gidda, nei pressi della Mecca. Il far coincidere il pellegrinaggio religioso e la diffusione della propria fede con i viaggi commerciali era una caratteristica dei musulmani, per i quali la Mecca era la meta del pellegrinaggio e il suo porto, Gidda, punto di trasporto per le spezie. A Gidda le spezie erano caricate su navi più piccole per percorrere il Mar Rosso fino a Suez dove le merci, caricate su cammelli, arrivavano al Cairo, poi su battelli percorrevano il Nilo fino a Rosetta e infine ancora su cammelli fino ad Alessandria, dove arrivavano i mercanti genovesi e veneziani. Questo viaggio spiega perché le spezie comperate per tre ducati a Calicut fossero rivendute al Cairo fino a sessantotto ducati: il costo dei trasferimenti da navi a battelli e a cammello era molto alto. Un’altra via commerciale era quella che portava le spezie via mare, attraverso il Golfo Persico, fino alle coste dell’odierno Iraq e poi, su carovane, fino alle città della Siria. Qui si trovavano i mercanti italiani, e anche le loro rotte conciliavano commercio e religione. Le navi veneziane e genovesi infatti si recavano in Terra Santa sia per trasportarvi i pellegrini diretti a Gerusalemme, sia per caricare le spezie destinate ai mercati europei.

I mercanti musulmani controllavano il traffico sul Mar Rosso e la rotta del pepe da Calicut ad Aden, ma non erano né gli unici, né i più importanti mercanti. Poiché i mercanti cinesi si erano ritirati per una decisione politica della dinastia dei Ming, l’egemonia del commercio ad ovest di Malacca era nelle mani degli abitanti del Gujarat, sultanato a nord dell’India con il centro commerciale di Cambay e i porti di Diu e Surat. Tra questi c’erano sia musulmani che indù. In contrasto con i mercanti europei, quelli arabi e indiani non operavano sotto il controllo statale. Le loro organizzazioni erano leghe familiari e i signori dei diversi paesi che si affacciavano sull’oceano Indiano erano sì interessati alla riscossione dei dazi, ma si tenevano a distanza dai sudditi impegnati nel commercio. Quindi non c’erano monopoli, diritti di scarico, tasse, multe. Tuttavia questa libertà rivelò il suo lato negativo: dal momento che nessun governo asiatico era in grado di governare i mercanti, nessuno fu in grado di proteggerli dagli Europei.

La Carreira da India

Ci vollero ottant’anni al Portogallo per sviluppare la rotta per l’India intorno all’Africa, la Carreira da India, come veniva chiamato il viaggio di andata e ritorno da Lisbona a Goa. Questo viaggio, che richiedeva un anno e mezzo di tempo, assunse una cadenza annuale. La partenza da Lisbona avveniva alla fine di marzo o agli inizi di aprile, sfruttando gli alisei e i monsoni. Dopo un viaggio che durava dai 4 ai 7 mesi per l’Africa si raggiungeva l’India da settembre a novembre. Per il viaggio di ritorno, si partiva da Goa alla fine di dicembre o all’inizio di gennaio per arrivare a Lisbona a giugno o settembre, sempre approfittando dei venti e delle correnti. Il viaggio di andata e ritorno descrive un gigantesco otto. Il percorso era così lungo e pericoloso che un terzo dei passeggeri e dell’equipaggio di una nave moriva in viaggio; le stesse navi “sopravvivevano” in parte alla Carreira. Proprio per la lunghezza del viaggio dovuta alla distanza, era impensabile la conquista e la colonizzazione di vasti territori, come fecero gli Spagnoli.

Le navi dirette alle Indie erano molto più grandi delle caravelle, usate per l’esplorazione. Erano navi mercantili massicce con alte torrette per guadagnare spazio, che si chiamavano caracche, oppure navi con torrette più basse, chiamate galeoni, utilizzate come navi da guerra.

Lo sviluppo della Carreira scavalcò l’universo musulmano, rompendo il monopolio delle sue consuete strade commerciali fra Europa e Asia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

G. B. RAMUSIO

Navigazioni e viaggi

Giovanni Battista Ramusio nacque nel 1485 a Treviso, fu al servizio della repubblica di Venezia dal 1505 come diplomatico nella Cancelleria ducale, poi come segretario del Senato (1515) e del consiglio dei Dieci (1553). Morì nel 1557. Si dedicò agli studi umanistici, fu membro attivo dell’Accademia Aldina e fu legato a Pietro Bembo e a Girolamo Fracastoro al quale dedicò le Navigazioni e viaggi. Oltre ad avere interessi medici e scientifici, conosceva il francese e lo spagnolo e ciò gli rese agevole l’accesso alla letteratura geografica, pubblicata in Europa. Curò inoltre l’edizione di testi relativi al Nuovo Mondo (es. Sommario de la natural y general historia de las Indias di Fernandez de Oviedo).

Tra il 1550 e il 1559 l’editore Tommaso Giunti pubblicò a Venezia i tre volumi delle Navigazioni e viaggi. Essi sono una raccolta di materiali diversi (trattato, relazioni di viaggio, libri di rotta, periplo, rapporto del conquistatore) che riguardano le scoperte geografiche. Il primo volume è dedicato all’Africa, al Brasile, alle terre che costeggiano l’oceano Indiano, alle Molucche e al Giappone; il secondo raccoglie le descrizioni dell’Asia continentale (dalla Persia alla Cina), della Moscovia e della Scandinavia; il terzo è dedicato al Nuovo Mondo.

Anche se la raccolta di relazioni di viaggi non è un’invenzione di Ramusio, diversi sono gli elementi di novità. Le narrazioni, rispetto a quelle precedenti, non seguono un ordine cronologico, nemmeno all’interno dei tre volumi: la cronologia è seguita solo là dove si tratta dell’oceano Indiano (primo volume) nel quale l’esplorazione procede di anno in anno, da Occidente verso Oriente, con l’avanzare delle flotte portoghesi. La partizione è nuova, infatti egli sceglie la divisione spaziale non per masse continentali, ma per aree omogenee di occupazione umana; inoltre egli commenta i testi e li collega tra loro, unendo materiali moderni a quelli già conosciuti. Un altro aspetto, che sembra marginale, è la lingua: le Navigazioni e viaggi sono pubblicate in volgare (toscano), in un’epoca in cui il linguaggio della scienza è il latino. Forse il Ramusio con l’uso del toscano, che consente di accedere ai testi scientifici con un’enorme abbreviazione dei tempi di formazione, punta su una più ampia diffusione dell’opera tra un pubblico non particolarmente qualificato.

L’intenzione di Ramusio non è una storia delle scoperte e delle conquiste, né il confronto delle gesta di Portoghesi, Spagnoli, Francesi ed Italiani; il suo scopo è di raccogliere materiale sufficiente per disegnare la nuova carta del mondo (è Giovanni Gastaldi che disegna le carte dei vari continenti) che riempia i vuoti presenti nella carta di Tolomeo. Quindi l’obiettivo è una sistemazione complessiva del nuovo sapere che gli uomini hanno acquisito sul mondo in cui vivono: le Navigazioni “sono il progetto per l’unificazione del mondo” dice Marica Milanesi.

Le navigazioni di Alvise da Ca’ da Mosto.

Alvise da Ca’ da Mosto (1432-1483) nacque nel 1432 a Venezia da una famiglia patrizia, la casata da Mosto. Si diede al commercio in giovane età, recandosi ad Alessandria d’Egitto e nelle Fiandre. Nel 1454 era in viaggio per le Fiandre quando, durante uno scalo in Portogallo a Capo San Vincenzo, vicino a Sagres, entrò in contatto con il principe Enrico: al suo servizio fece due viaggi d’esplorazione e di commercio (oro e schiavi) lungo la costa atlantica dell’Africa. Durante una parte del primo viaggi e per tutto il secondo fu accompagnato dal genovese Antoniotto Usodimare. Soggiornò in Portogallo fino al 1463 e quando rientrò a Venezia scrisse tre relazioni, due descrivevano i suoi viaggi e una la spedizione del portoghese Pero da Sintra.

Navigazione di Vasco di Gama

La Navigazione di Vasco di Gama è una lettera che Girolamo Servigi, mercante nato a Firenze nel 1453, che si trovava a Lisbona quando i Portoghesi raggiunsero l’India, scrisse per un ignoto destinatario italiano.

La relazione descrive il viaggio per l’India fatto da Vasco da Gama tra il 1497 e il 1499.

 

BAILEY W. DIFFIE, GEORGE D. WINIUS

Bailey W. Diffie (America) e George D. Winius, docenti di Storia moderna affermati in campo internazionale, sono autori di opere dedicate in particolare alla colonizzazione dell’India e dell’America. In quest’opera Alle origini dell’espansione europea: la nascita dell’impero portoghese, 1415-1580 il racconto degli eventi si alterna alla spiegazione delle loro cause e allo studio degli strumenti di navigazione che resero possibile l’ascesa portoghese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCHEDE DI LETTURA

 

Ceuta: l’esordio dell’impero (in B. W. Diffie, G. D. Winius, Alle origini dell’espansione europea: la nascita dell’impero portoghese, 1415-1580, Il Mulino, Bologna 1985, pp. 69-78)

1) A. Che tipo di relazione esiste tra il Portogallo e l’Africa nord-occidentale?

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B. Quale misura preliminare prende Giovanni I?

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2) Perché il Portogallo decide di occupare Ceuta, un porto africano?

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3) In Portogallo quale partito è favorevole all’attacco in Africa, quale no? Elenca le motivazioni di entrambe i partiti.

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4) A. Quali dubbi suscita l’attacco su Ceuta?

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B. Quali sono le ragioni per la conquista e il mantenimento di Ceuta, sostenute da Azurara, cronista di corte?

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5) A. Quale problema si presenta dopo la conquista?

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B. Quale decisione viene presa?

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6) A. Qual è la doppia politica del Portogallo?

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B. Chi sono i sostenitori di questa politica? Perché?

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Le nuove scoperte lungo la costa africana e la vecchia rivalità con la Spagna (in B. W. Diffie, G. D. Winius, Alle origini dell’espansione europea: la nascita dell’impero portoghese, 1415-1580, Il Mulino, Bologna 1985, pp. 99-105)

1) Quali sono le ragioni che spingono Enrico all’esplorazione costiera dell’Africa?

I ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

II ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

III------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

IV-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

V ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

VI-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

2) A. Perché le esplorazioni vengono interrotte? Quando riprendono?

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B. Quando vengono catturati i primi indigeni?

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C. Quale regione viene raggiunta nel 1441?

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D. Qual è l’effetto psicologico e la conseguenza pratica della cattura dei primi schiavi?

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3) A. Quando si ha l’esplosione delle crociere schiavistiche?

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B. Come viene descritto da Azurara lo sbarco dei prigionieri in Portogallo? Quali sono le loro condizioni? Come vengono definiti?

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C. Come viene giustificata la schiavitù? Cosa significa l’espressione: “per la salvezza delle anime”?

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Enrico, «il Navigatore» che seguì la propria stella (in B. W. Diffie, G. D. Winius, Alle origini dell’espansione europea: la nascita dell’impero portoghese, 1415-1580, Il Mulino, Bologna 1985, pp. 144-145, 150-152)

1) Qual è l’immagine leggendaria di Enrico il Navigatore?

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2) È esistita la scuola di Sagres? O è il frutto di una leggenda?

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3) A. Per quali ragioni Enrico promuove le esplorazioni?

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B. Quali sono gli strumenti utilizzati dal principe Enrico?

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4) Oltre all’esplorazione, quali sono le sue attività?

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Le navigazioni di Alvise da Ca’ da Mosto (in G. B. Ramusio, Navigazioni e viaggi, a cura di M. Milanesi, Einaudi, Torino 1978-88, vol. I, pp. 513-515)

1) A. Quali sono le ragioni che spingono Alvise Cadamosto ad intraprendere il viaggio?

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B. Chi incontra durante il viaggio?------------------------------------------------------------------------

2) A. Chi scoprì le isole di Capo Verde? Perché è chiamato in questo modo?

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B. Cosa trova Alvise Cadamosto?

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Navigazione di Vasco di Gama (in G. B. Ramusio, Navigazioni e viaggi, a cura di M. Milanesi, Einaudi, Torino 1978-88, vol. I, pp. 607-613)

1) A. Con quante navi e quanti uomini parte Vasco da Gama? Quanti uomini ritornano?

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B. Dopo aver superato il Capo di Buona Speranza cosa viene trovato?

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C. Quale città raggiunge Vasco da Gama? Da chi è abitata? Chi si aggiunge al suo viaggio?

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D. Dopo aver attraversato il golfo dove arrivano i Portoghesi?

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E. Come vengono descritti gli indiani e le loro “chiese”?

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2) A. Oltre agli indiani chi è presente a Calicut? Di che cosa si occupa?

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B. Quali prodotti si trovano a Calicut? Da dove provengono?

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C. Oltre alle spezie quali prodotti si trovano a Calicut? Da dove provengono?

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3) A. Che tipo di navi usano i musulmani?

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B. Con che cosa vengono pagati i prodotti?

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4) A. Dove vanno le navi che caricano le spezie a Calicut? Descrivi la via commerciale percorsa dalle navi musulmani.

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B. Oltre ai mercanti musulmani chi si reca a Calicut per commerciare? Come vengono descritti?-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

5) A. Descrivi le usanze degli indiani (re e popolo)

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B. Quali sono gli animali presenti a Calicut? Quali animali vengono utilizzati durante la guerra?---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

VERIFICA SCRITTA (1 h)

1) Per quali motivi le esplorazioni geografiche sono intraprese dal Portogallo? (9 righe)

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2) Quali sono le principali tappe dell’esplorazione delle coste africane? (5 righe)

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3) A quali risultati concreti porta l’espansione portoghese nell’oceano Atlantico? (3 righe)

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4) In che senso si può affermare che i Portoghesi, costruendo il loro impero marittimo, sovvertirono un antico sistema commerciale di scambi tra Europa e Asia? (4 righe)

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5) A quali risultati concreti portò l’espansione portoghese negli oceani Indiano e Pacifico? (5)

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6) Quali sono i motivi del successo dell’espansione portoghese nell’oceano Indiano? (4 righe)

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7) Metti in evidenza gli elementi che caratterizzano l’impero portoghese utilizzando degli esempi. (5 righe)

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8) Riordina la successione degli eventi, scrivendo a lato di essi le date relative.

…… costruzione del forte São Jorge da Mina

…… conquista di Malacca

…… presa di Ceuta

…… superamento del Capo di Buona Speranza

…… scoperta delle Azzorre

…… conquista di Ormuz

…… I viaggio di Vasco da Gama

…… ambasciata a Pechino

…… si raggiungono le Molucche

…… viaggio di Pedro Alvares Cabral

…… scoperta delle isole di Capo Verde

…… arrivo a Canton

…… conquista dell’isola di Socotra

…… si raggiunge la Guinea

…… superamento di Capo Bojador

…… porto a Nagasaki

…… si raggiunge Capo Bianco

…… vittoria a Diu