SPIEGARE PLATONE

 

"Se qualcuno riducesse Platone a sistema, costui renderebbe un grande servizio al genere umano" (G.W.LEIBNIZ)

"Su queste cose non c'è un mio scritto, né ci sarà mai" (PLATONE, VII lettera)

PLATONE NEI MANUALI

La vita e le opere - La tecnica letteraria di Platone. il "dialogo socratico" - Platone e Atene: la critica della cultura tradizionale e della sofistica - Platone e la tradizione presocratica - La ricerca di una conoscenza certa e il suo rapporto con una nuova teoria della realtà - Il mondo delle "idee": la loro dimensione ontologica e gnoseologica - Il mondo delle "idee": la loro dimensione assiologica - La teoria della verità e della reminiscenza e la necessaria esistenza delle idee - La dottrina dell'anima e la concezione dell'amore - Il dualismo platonico e la giustificazione del retto comportamento etico - Il filosofo e la città. Lo Stato platonico - L'educazione nella Repubblica e il concetto platonico di "aristocrazia" - L'analisi delle costituzioni, il rapporto Stato-anima e l'importanza dell'educazione - Il mito della caverna e l'approfondimento della teoria della conoscenza - I dialoghi "dialettici". La natura del mondo ideale e i suoi problemi - Il Timeo: l'opera del demiurgo e la costituzione del mondo - Il Timeo: l'anima del mondo, il tempo e la chora - L'ultima fase del pensiero platonico: le Leggi (dall'indice di SERGIO MORAVIA, Filosofia, I, Le Monnier, Firenze 1980. Autore del capitolo su Platone è Franco Trabattoni).

Il grande impatto fra cultura della scrittura e dell'oralità e i differenti modi di comunicazione in Platone - I grandi problemi che hanno travagliato gli interpreti di Platone e le loro plausibili soluzioni - Scoperta del soprasensibile. La "seconda navigazione" e le sue tappe - La teoria delle Idee - I principi primi e supremi e le "Dottrine non scritte". Bipolarità dell'essere, "Numeri ideali" e "enti matematici" - Nuovi messaggi metafisici dei grandi dialoghi alla luce delle "Dottrine non scritte" - Cosmologia e dottrina del Demiurgo - Dottrina della conoscenza e dialettica platonica - Natura e struttura tripartita dell'anima secondo Platone - Immortalità dell'anima e i suoi destini escatologici - L'etica di Platone in dimensione ascetica - Teoria platonica dell'Amicizia, dell'Eros e della Bellezza - La critica della poesia tradizionale e la poesia filosofica di Platone - Critica della retorica tradizionale e concezione platonica di una vera retorica - Politica in senso platonico. Lo Stato ideale della Repubblica e il suo significato -Le diverse forme di corruzione dello Stato. Timocrazia, Oligarchia, Democrazia e Tirannide - Dove si costruisce lo "Stato ideale" e come si può vivere in esso restando in quello terrestre - Sviluppi delle dottrine politiche e loro rapporto con le "Dottrine non scritte" - Il mito della caverna e il suo significato - Conclusioni sul pensiero di Platone (GIOVANNI REALE, Storia della filosofia greca e romana. 3, Platone e l'Accademia antica, Bompiani, Milano 2004).

LEGGERE PLATONE

Sempre, e non per caso o per abitudine e tradizione, ma necessariamente e per natura, il suo è stato un metodo socratico, e precisamente per quel che concerne il continuo e ininterrotto scambio reciproco e la più profonda penetrazione dell’animo dell’ascoltatore, è certo da preferire a quello del maestro nella misura in cui il discepolo supera il maestro nella plasticità dialettica, nonché nel dominio e nell’ampiezza dell’intuizione. Ora poiché Platone, a parte queste riserve, dalla prima giovinezza sino alla più tarda maturità ha scritto così tanto, è chiaro che deve aver cercato di rendere, per quanto possibile, l’insegnamento scritto simile a quello ritenuto migliore e deve esservi anche riuscito. Infatti se pensiamo anche solo allo scopo immediato, secondo il quale lo scritto doveva essere per lui e i suoi discepoli un richiamo ai pensieri che già erano loro abituali, vediamo che Platone considera ogni pensiero come autoattività, sicché per lui un richiamo a ciò che si è acquisito in questo modo deve essere necessariamente anche un richiamo al modo primo e originario di acquisizione. Già per questo fatto la forma dialogica, in quanto necessaria all’imitazione dell’originaria comunicazione reciproca, doveva essere indispensabile e naturale tanto ai suoi scritti quanto al suo insegnamento orale (FRIEDRICH SCHLEIERMACHER, Introduzione a Platone)

UNA LEZIONE SUL TEETETO

S0. Affrontiamo finalmente il pensiero dei Sofisti e di Socrate. Anche la conoscenza di questi pensatori dipende, prima di tutto, dalla lettura che ne hanno dato Platone e Aristotele. Partiremo, pertanto, da un dialogo di Platone, il Teeteto...

D1. Che cosa ricordano del dialogo socratico (scopo, metodo, momenti...)

S 2. Il tema del dialogo. I personaggi principali: Socrate, Teodoro (matematico pitagorico, studioso dei numeri irrazionali), Teeteto (giovane allievo di Teodoro al momento del suo dialogo con Socrate, circa trent’anni dopo ferito mortalmente in battaglia – il suo ritorno in patria è raccontato all’inizio del dialogo e fornisce lo spunto alla rievocazione del dialogo con Socrate).

L4. [...] SOCRATE: E proprio questo il punto sul quale nutro dei dubbi e che non posso capire sufficientemente per conto mio: cosa mai è conoscenza. Abbiamo forse la possibilità di dirlo? Che ne dite voi? E chi di voi parlerà per primo? E chi sbaglia, e quello che sbaglierà sempre, si metterà a sedere, asino, come dicono i ragazzi che giocano a palla. Chi invece riuscirà a non commettere errori, sarà nostro re e potrà imporre tutto quello che vuole che gli si risponda. Perché ve ne state in silenzio? O forse io, Teodoro, per amore di discussione mi comporto rusticamente desiderando che si facciano discussioni tra noi stessi e diventiamo amici ed entriamo in rapporto gli uni con gli altri? TEODORO: No, assolutamente, Socrate, non ci sarebbe nulla di grossolano in questo: ma invita pure questi giovanetti a risponderti: io infatti non sono abituato a tale sistema di discussione e, d'altra parte, ho una età da non potermici abituare. Ad essi invece è utile e molto di più ne trarranno profitto. La gioventù, in realtà, trae profitto in ogni cosa. Ma, come avevi cominciato, non desistere e interroga pure Teeteto. SOCRATE: Tu odi, Teeteto, quel che dice Teodoro, al quale, io penso, non vorrai disubbidire, e non sarebbe bello che, su tali questioni, un giovane disobbedisca a quello che chiede un uomo Saggio. Dunque rispondimi bene e con garbo. Cosa ti pare essere conoscenza? TEETETO: Occorre pur farlo, Socrate, siccome voi lo desiderate: ad ogni modo, se in qualcosa sbaglio, correggetemi. SOCRATE: Ben d'accordo: purché ne siamo in grado. TEETETO: A mio parere tutti gli insegnamenti che uno può imparare da Teodoro, come la geometria e le materie che tu elencavi proprio ora, sono conoscenze, e, a sua volta, l'arte del calzolaio e anche quelle degli altri artigiani, tutte insieme e a una a una, sono conoscenze. SOCRATE: Sei ben nobilmente e generosamente disposto a dare tu, che richiesto di una sola e semplice questione, rispondi con molte e varie risposte. TEETETO: Che intendi dire con questo, o Socrate? SOCRATE: Forse nulla: ma quello che penso te lo dirò. Quando tu parli dell'attività del calzolaio niente altro intendi dire se non conoscenza della lavorazione della suola? TEETETO: Niente altro.

SOCRATE: E cosa quando parli dell'arte del falegname? Niente altro forse se non conoscenza della fabbricazione degli attrezzi di legno? TEETETO: No, proprio questo. SOCRATE: E dunque, in tutte e due le ipotesi, tu definisci ciò di cui ciascuna arte è conoscenza. TEETETO: Sì . SOCRATE: Ma non era questo ciò che era stato chiesto, Teeteto, di che cosa c'è conoscenza, né quante sono esse; io facevo la domanda non con l'intenzione di enumerarle, ma di conoscere la conoscenza in sé, cos'è mai. Dico, forse, una cosa da nulla? TEETETO: No, certamente una cosa che regge. SOCRATE: Considera anche questo: se qualcuno ci facesse domanda su qualcosa da poco e alla portata di mano, quale ad esempio sull'argilla che cosa è mai, e noi gli rispondessimo che argilla è quella dei fabbricanti di vasi, e argilla quella dei lavoranti in terracotta, e argilla quella dei fabbricanti di mattoni, non saremmo ridicoli?

TEETETO: Probabilmente sì . SOCRATE: Indubbiamente, anzitutto perché pensiamo che chi fa la domanda, dalla nostra risposta, possa comprendere perché, dicendo argilla, vi aggiungiamo poi il nome di "un fabbricante di bambole" o di qualunque altro artigiano. Pensi che uno possa comprendere il nome di una certa cosa se non sa qual è? TEETETO: No, assolutamente. SOCRATE: E non capisce nemmeno conoscenza dei calzari, chi non sa cos'è conoscenza. TEETETO: No, certo. SOCRATE: E non comprende nemmeno arte di calzolaio, né alcuna altra chi ignora cosa è conoscenza. TEETETO: è così ? SOCRATE: è ridicola dunque la risposta a uno che chiede che cos'è conoscenza, quando si risponda il nome di una qualche arte. Risponde infatti conoscenza di una certa cosa, mentre non era stato interrogato in questo. TEETETO: Pare proprio così . SOCRATE: Poi, perché, pur essendo possibile rispondere in maniera facile e breve, si percorre una strada che non ha termine. Allo stesso modo nella domanda dell'argilla era facile e semplice rispondere che l'argilla è terra mescolata con acqua, e lasciare perdere di quale artigiano.

D5. Individuate nel testo i momenti del dialogo socratico. Qual è la domanda? Quale la risposta di Teeteto? Quali sono i due difetti della risposta di Teeteto che Socrate mette in rilievo?

L6. TEETETO: Sappi bene comunque, Socrate, che spesso io ho provato di far luce su tale questione, sentendo parlare delle domande poste da parte tua. Purtroppo non sono in grado di convincermi di poter dire qualcosa a sufficienza, né di poter udire qualcun altro a rispondere così come tu pretendi e neppure di staccarmi dal desiderarlo. SOCRATE: Tu hai le doglie del parto, caro Teeteto, perché tu non sei vuoto, ma pregno. TEETETO: Non so, Socrate: ti dico solo quello che sento. SOCRATE: Oh, mio simpaticone! E non hai sentito dire che io sono figlio di una levatrice molto in gamba e forte, di Fenarete? TEETETO: Sì , questo l'ho già sentito. SOCRATE: E hai sentito dire che io professo la stessa arte? TEETETO: No, proprio no! SOCRATE: Sappi bene che è così . Tu però non raccontarlo agli altri. Io tengo nascosto agli altri, amico, di possedere quest'arte: ed essi, sapendolo, non dicono questo sul conto mio, ma che sono molto originale e che mi do da fare a mettere in imbarazzo gli uomini. E questo l'avrai pure sentito dire? TEETETO: Io sì . SOCRATE: Te ne dico dunque il motivo? TEETETO: Ma certo. SOCRATE: Cerca di capire tutto ciò che riguarda le levatrici e comprenderai più facilmente quello che voglio dire. Tu sai che nessuna donna, quando è in stato di gravidanza e deve partorire, fa da levatrice alle altre, ma soltanto quelle che ormai non sono più in grado di creare una prole. TEETETO: Certamente. SOCRATE: Dicono che ne è causa Artemide, che, pure essendo vergine, ebbe in sorte la protezione del parto. Essa, dunque, non consentì alle sterili di assistere ai parti, perché la natura umana è troppo debole da consentire di assumere un'arte nella quale non si è esperti. Ma affidò quest'arte a quelle che, per ragione d'età, non hanno figli, rendendo omaggio alla loro somiglianza con se stessa. TEETETO: è naturale. SOCRATE: E non è naturale, anzi necessario, che le donne gravide siano conosciute meglio dalle levatrici che non dalle altre donne? TEETETO: Certo. SOCRATE: E sono le levatrici a dare i farmaci e, accompagnandosi col canto, a risvegliare le doglie e a renderle più blande se vogliono, e a fare partorire quelle che partoriscono con difficoltà, e a far abortire, quando sembra opportuno l'aborto, se l'embrione è prematuro? TEETETO: è così . SOCRATE: E, su di loro, non conosci anche questo, che sono abilissime pronube, essendo così pratiche a sapere quale donna occorra che si congiunga a quale uomo per generare la prole migliore? TEETETO: Questo non lo conoscevo bene. SOCRATE: Sappi allora che si vantano più per questo che per il taglio dell'ombelico. Rifletti dunque: Pensi tu che sia proprio di questa oppure di un'altra arte la cura e la raccolta dei frutti della terra e conoscere in quale terra quale germoglio vada coltivato e quale seme vada seminato? TEETETO: No, di questa. SOCRATE: E per la donna, caro, pensi tu che altra sia l'arte della semina e altra quella della raccolta? TEETETO: Non è verisimile. SOCRATE: Non lo è infatti. Ma per questa attitudine a congiungere, ingiusta e inetta, un uomo con una donna, che ha nome di lenocinio, le levatrici, che sono considerate, si trattengono dal conciliare nozze giuste, temendo, per questo di cadere in quell'accusa. mentre soltanto alle vere levatrici spetterebbe combinare le nozze correttamente. TEETETO: Mi pare così . SOCRATE: Questo dunque il compito delle levatrici: ma è minore rispetto alla mia attività: infatti non avviene alle donne di partorire ora immagini, ora esseri veri, e che questo non sia facile da capire. Se questo avvenisse, sarebbe opera grandissima e bellissima per le levatrici distinguere il vero da quello che non lo è. Non la pensi così ? TEETETO: Io, sì . SOCRATE: La mia arte di levatrice poi, in tutto il resto è uguale a quella delle ostetriche, ma se ne differenzia in questo, che agisce sugli uomini e non sulle donne, e assiste le loro anime, quando partoriscono, e non i corpi. E il pregio più grande in questa nostra arte, mettere alla prova, per quanto è possibile in ogni modo, se il pensiero del giovane partorisce immagini o menzogne o invece un qualcosa di fertile e di vero. Poiché anche questo mi appartiene, come alle levatrici: io sono sterile di sapienza, e quello che già molti mi rimproverano è il fatto che interrogo gli altri ma io non rispondo su alcuna questione, per il fatto di non avere alcuna sapienza: e mi rimproverano con verità. La causa di tutto ciò è la seguente, che il dio (12) mi costringe a esercitare la maieutica, ma di partorire me lo impedì . Io dunque, di per me stesso, non sono un sapiente; e nessuna scoperta, che sia tale, è parto del mio animo. Quelli invece che sono abituati a frequentarmi, anche se alcuni di essi sembrano in un primo tempo incolti, tutti, con il protrarsi della frequenza con me, quando il dio lo concede loro, ne traggono un giovamento sorprendente, come sembra a loro stessi e anche agli altri. Ed è manifesto che da me non hanno imparato nulla, ma essi di per se stessi, hanno fatto e creato molte e belle scoperte. Ma, di questa loro possibilità di generare, promotore è il dio e io stesso. Ed è chiaro nel modo seguente: molti che non erano a conoscenza di questo e che si ritenevano promotori essi stessi, tenendo in nessun conto la mia persona, o di loro iniziativa o convinti da altri, si allontanavano da me molto prima del necessario, e come si furono staccati, per il tempo restante abortirono per la malvagia compagnia, ma nutrendo male tutto ciò che da me era stato assistito nella creazione, lo mandarono in malora facendo maggior conto delle menzogne e degli spettri più che della verità, finirono con il sembrare ignoranti a se stessi e agli altri. Uno di questi fu Aristide, figlio di Lisimaco, e anche molti altri. A quelli che tornano di nuovo, supplicando di riottenere la mia compagnia e compiendo stranezze, ad alcuni il demone che sembra mi assista impedisce di frequentarmi, ad alcuni altri invece lo concede e così essi ne traggono giovamento di nuovo. Quelli poi che si trovano insieme a me provano la stessa condizione delle donne che devono partorire; hanno le doglie, sono sommersi da disagio molto più di quelle. Questa mia arte è in grado di risvegliare ma anche di placare questo dolore. Questi dunque si trovano in questa condizione. Ad alcuni poi, che a me non sembrano affatto pregni, o Teeteto, comprendendo che non hanno alcun bisogno di me, molto volentieri vedo di sistemarli altrove e, per dirla, con l'aiuto di dio, trovo facilmente con chi possono stare e averne giovamento. E di essi molti li diedi a Prodico (13) e molti ad altri uomini sapienti e divini. Per questo, mio ottimo amico, io ti ho tirato in lungo tutte queste storie, perché ho il sospetto, e ne sei convinto anche tu, che abbia le doglie e sia pregno dentro. E dunque concediti a me, figlio di una levatrice, e ostetrico io stesso, e alle cose che io ti domando cerca di rispondere volentieri, così , come ne sei capace. E se poi esaminando le cose che tu dici, giudicherò che qualcuna è fantasia e non verità, io te la strappo e la butto via; ma tu non adirarti come fanno le donne che partoriscono per la prima volta per i loro neonati. Sono già molti, o mio caro, a essere così disposti nei miei confronti, tanto che sono pronti fino anche a mordermi, se mi metto a strappare via da loro qualche sciocchezza e non pensano che io faccia questo per benevolenza, perché sono molto lontani dal sapere che nessun dio è malevolo con gli uomini, e neppure io faccio nulla di questo per malanimo, ma perché non mi pare affatto giusto ammettere il falso e adombrare la verità. Di nuovo dunque, o Teeteto, come da principio, tenta di dire che cosa mai è la conoscenza. E non dirmi più che non ne sei capace: infatti, se un dio vuole e tu agisci da uomo, ne sarai in grado.

D7. Il significato della maieutica socratica: analogie e differenze tra maieutica socratica e arte della levatrice.

L8. TEETETO: Dunque, Socrate, poiché tu lo raccomandi in questo modo, sarebbe disdicevole non adoperarsi in ogni modo a dire quello che uno ha da dire. Pare dunque a me che chi ha conoscenza di una cosa, ha la sensazione proprio della cosa che egli conosce, e come almeno ora a me pare, conoscenza niente altro è se non sensazione. SOCRATE: Molto bene e splendidamente, ragazzo mio! Si deve infatti parlare in questo modo, mettendosi in chiaro direttamente. Ma, consideriamolo insieme questo modo, se realmente è fertile o vano. Sensazione, tu dici, è la conoscenza?

D9. Qual è la risposta di Teeteto? Qual è l’atteggiamento di Socrate di fronte a questa risposta? Come si può valutare questa risposta (eventuale discussione su sensazione e conoscenza) [...]

 

UNA SCHEDA DI LETTURA DELL'APOLOGIA DI SOCRATE

PLATONE

Apologia di Socrate

(prima parte)

 

I (17 a - 18 a).

E' dovere di chi parla dire la verità

1. Socrate, iniziando la sua difesa, contrappone due modi di concepire il "parlar bene". Come li puoi definire?

a) parla bene chi ................................................................................................................................

b) parla bene chi ..............................................................................................................................

2. Questi due modi di "parlar bene" hanno finalità diverse. Puoi esprimerle con due soli concetti:

a) il fine del primo modo di parlar bene è ............

b) il fine del secondo è ............

3. A quali pensatori puoi riferire le due concezioni del "parlar bene"?

a) La prima concezione è attribuibile a... ..............

b) la seconda a ...............

 

II (18 b - 19 a)

Vecchie e nuove accuse

4. Socrate individua tre tipi di accusatori, che sono di seguito elencati. Raccogli informazioni su di loro e descrivili brevemente.

a) Accusatori "remoti": .............................................................................................................................

b) Anito e i suoi amici: ............................................................................................................................

c) Meleto: ..............................................................................................................................................

5. Quali di questi accusatori Socrate ritiene più pericolosi?

....................................................................................

 6. Socrate elenca diversi motivi per cui li ritiene più pericolosi. Prova a individuarli:

a) ................................................................................................................

b) .................................................................................................................

c) ..................................................................................................................

................................................................................................................................................

 

III (19 b- 19 d)

Calunnie contro Socrate

7. Di che cosa i "calunniatori remoti" accusano Socrate?

a) .........................................................................................

b) ........................................................................................

c) ........................................................................................

8. Come si difende Socrate? La sua difesa è fondata?

.......................................................................................................................................................

 

IV (19 e -20 c)

Contro i Sofisti

9. Perché Socrate critica i Sofisti? Come definiresti il suo atteggiamento in questa critica?

 

 

V (20 c -21 a)

La sapienza umana

10. Che cos'è la "sapienza umana", in cui Socrate, a giudizio del dio di Delfi, sarebbe superiore agli altri?

..............................................................................................................................................................

 

VI-VIII (21 b - 22 e)

Andai da uno di quelli che hanno fama di essere sapienti....

11. Come Socrate si persuase di possedere questa sapienza?

...............................................................................................................................................................

12. Riporta in una tabella le categorie di persone che Socrate interroga e i limiti che trova nel loro sapere:

CATEGORIA DI PERSONE LIMITI DEL LORO SAPERE
   

 

   

 

   

 

 

IX (23 a - 23 c)

Appunto da questa ricerca molte inimicizie sorsero contro di me...

13. Quali conseguenze derivarono a Socrate da questa ricerca e perché?

PLATONE

Apologia di Socrate

(seconda parte)

 

XI (24 b - 24 d).

Le accuse di Meleto

1. Qual è l'accusa di Meleto a Socrate?

........................................................................................................................................................

........................................................................................................................................................

........................................................................................................................................................

2. Come si difende Socrate da queste accuse?

..........................................................................................................................

 

XII (24 d - 25 c)

La prima difesa di Socrate

3. Mediante le sue domande a Meleto, Socrate si propone di ridurre all'assurdo l'accusa di Meleto.

L'assurdo può essere espresso mediante l'opposizione di due proposizioni, entrambe sostenute da Meleto in risposta alle domande di Socrate.

Quali sono le due proposizioni?

a) .............................................................................................................................

b) ............................................................................................................................

4. Ti sembra conclusivo questo argomento? Perché?

....................................................................................

XIII (25 c - 26 a)

La seconda difesa di Socrate

5. Di nuovo Socrate riduce all'assurdo l'accusa di Meleto.

In questo caso quali sono le due proposizioni opposte che Meleto sostiene?

a) .............................................................................................................................

b) .............................................................................................................................

6. Come valuti questo argomento?

 

7. Se Socrate corrompesse davvero i giovani, lo farebbe involontariamente, e non sarebbe quindi condannabile. Ritrovi qui un tipico tema socratico. Quale? Come lo puoi spiegare?

..................................................................................................................................

..................................................................................................................................

..................................................................................................................................

..................................................................................................................................

..................................................................................................................................

XIV-XV (26 b - 27 a)

La terza difesa di Socrate

8. Socrate trova un'altra contraddizione nelle accuse di Meleto. La puoi spiegare?

..................................................................................................................................

..................................................................................................................................

XVI-XVIII (27 a - 31 c)

9. Socrate sa che la sua vita è in pericolo, ma non rinuncia a fare quello che ritiene giusto, anche se gli inimica gli Ateniesi.

E' coraggioso o temerario? Coerente con i suoi principi o irrazionalmente ostinato?

Si può comprendere meglio la sua scelta se ci si richiama alla sua concezione:

- della vita

...............................................................................................................................

- della morte

................................................................................................................................

- della sua missione

.................................................................................................................................

- del bene

..................................................................................................................................

- del male

....................................................................................................................................................................

PLATONE

Apologia di Socrate

(terza parte)

 

XIX

Il demone di Socrate

Che cosa dice Socrate del suo demone?

 

 

Vedi un rapporto tra il comportamento del demone e la sapienza socratica?

 

XX

Socrate e la vita politica

Qual è il significato dei due episodi narrati da Socrate?

 

 

XXIII-XXIV

Misericordia e giustizia

Socrate fa appello alla misericordia dei giudici nei suoi confronti?

 

Quali sono le ragioni di questo suo comportamento?

a) ...........................................................................................................................

 

b) ..............................................................................................................................

 

Termina così la prima parte dell'Apologia.

A questo punto la giuria vota se Socrate sia colpevole o no.

Sembra che 280 Ateniesi votino per la sua colpevolezza e 230 per l'innocenza.

Socrate riprende ora la parola. La legge gli riconosce il diritto di proporre la propria pena.

Socrate propone due pene.

La prima consiste ...................................................................................................

Perché Socrate propone questa pena?

 

La seconda, invece, consiste ......................................................................................

Perché Socrate propone questa seconda pena?

 

Quale pena gli Ateniesi avrebbero preferito che Socrate proponesse?

 

Perché Socrate non la propone?

 

Termina così anche la seconda parte dell'Apologia.

I votanti sono chiamati a scegliere se comminare a Socrate la pena proposta da Meleto (la morte) o quella chiesta alla fine da Socrate (una multa).

Ora ben 360 Ateniesi votano per la pena di morte e solo 140 per la multa.

Che cosa ti colpisce in questa votazione? Come la spieghi? Ritieni che Socrate sia stato un "buon avvocato di se stesso"?

 

 

XXIX-XXXIII

Socrate ritiene che sia un male essere stato condannato a morte? Perché?

 

Per Socrate la morte non è un male che debba essere temuto.

Ricostruisci le sue argomentazioni, basate su due ipotesi.

PRIMA IPOTESI.
La morte è .................................................................................................................

quindi ........................................................................................................................

SECONDA IPOTESI
La morte è ...................................................................................................................

quindi ..........................................................................................................................

A quali indirizzi filosofici e religiosi da te studiati puoi ricondurre la seconda ipotesi?

 

Pensi che uno di questi giudizi possa esprimere l'atteggiamento di Socrate davanti alla morte? Quale? Giustifica la tua risposta.

a) Socrate non teme la morte perché sa che l'anima è immortale.

b) Socrate non teme la morte perché ha fede nell'immortalità dell'anima.

c) Socrate non teme la morte perché sa che la morte non è un male.

 

Quale ti sembra che sia l'ultimo, e forse più importante, insegnamento di Socrate ai suoi concittadini?

 

 

 

 

INTERROGAZIONI SCRITTE SUI DIALOGHI PLATONICI

  1. Riassumi il contenuto del Filebo (qual è il problema, chi sono i personaggi, qual è la conclusione della ricerca, quali sono le principali ipotesi discusse e quali le argomentazioni più significative...).
  2. Contestualizza e spiega uno dei seguenti brani a tua scelta:
    SOCRATE. E’ necessarissimo affermare riguardo al bene che senza eccezione il bene è oggetto della caccia e dell’ardente desiderio di tutto ciò che ne è a conoscenza, volendo quest’ultimo impadronirsene e farne un proprio acquisto e delle altre cose non dandosi pensiero, se non di ciò che realizzandosi comporta la realizzazione di un bene... Sottoponiamo dunque al nostro esame e alla scelta del nostro giudizio la vita informata dal piacere e quella informata dall’intelligenza vedendole separatamente l’una dall’altra.

    SOCRATE. “Alla sesta stirpe” dice Orfeo “ponete fine all’ordine del canto”. Infatti può darsi che anche il nostro discorso sia finito sulla soglia della sesta sentenza.

 

  1. Riassumi il contenuto del Simposio (qual è il problema, chi sono i personaggi, qual è la conclusione della ricerca, quali sono le principali ipotesi discusse e quali le argomentazioni più significative...).
  2. Contestualizza e spiega uno dei seguenti brani a tua scelta:
    Che l'Amore sia [186a] duplice, mi par distinzione ben fatta; ma che esso poi non viva soltanto nelle anime degli uomini, per le persone belle, ma abbia anche altri oggetti e altre sedi - i corpi di tutti gli animali ed i vegetali e, per così dire, tutti gli esseri - questo credo di averlo intuito mediante lo studio della medicina, la nostra arte, scorgendo come sia grande e mirabile questo iddio [b] nel suo espandersi su ogni cosa, tanto umana quanto divina.

    Dunque, chi vuol tendere rettamente a tal fine deve cominciare fin da giovane ad andare verso i bei corpi, e anzitutto, se chi lo guida lo guida bene, amarne uno solo, e ivi generare bei ragionamenti; in seguito, comprendere che la bellezza di ogni corpo è sorella di [b] quella di ogni altro corpo, e che quindi, se bisogna perseguire ciò che è bello nell'aspetto esterno, sarebbe grande stoltezza il non ritenere unica e identica la bellezza in tutti i corpi. Compreso questo, deve diventare un innamorato di ogni bel corpo, e calmare quella sua eccessiva passione per un solo d'essi, spregiandola e tenendola a vile; poi, stimar più preziosa la bellezza ch'è nelle anime di quella ch'è nel corpo, sicché se uno, nobile d'animo, abbia un aspetto poco leggiadro, egli se ne contenti e lo ami e ne sia sollecito, e crei e ricerchi [c] ragionamenti tali, che rendano migliori i giovani: per essere così indotto a contemplare il bello che è nelle istituzioni e nelle leggi, constatando come esso è dappertutto affine a sé stesso, e a ritenere quindi che quello corporeo non è che piccola cosa. Dopo le istituzioni, poi, deve passare alle scienze, affinché contempli la loro bellezza, e, mirando a questo bello ormai così vasto, e non servendo più, come uno schiavo, al [d] particolare, nell'amore per un singolo fanciullo o uomo o istituto, cessi dall'aver vile e misero animo, e invece, rivolto al largo mare del bello, procrei, contemplandolo, molti belli e splendidi ragionamenti e pensieri, in un infinito amor di sapienza; finché, rafforzatosi e sviluppatosi in esso, non arrivi a scorgere quell'unica scienza, che ha per oggetto tale bellezza. E ora cerca, disse, di fare attenzione a me più che puoi. [e] Colui, infatti, che sia stato edotto fin qui nella scienza d'amore, attraverso la contemplazione progressiva e giusta del bello, giunto ormai al termine di questa sapienza, scorgerà all'improvviso una bellezza per sua natura meravigliosa, quella stessa, o Socrate, in grazia della quale erano stati sofferti tutti i precedenti travagli: una bellezza che anzitutto è in eterno, e non nasce né muore, e non cresce né scema; e poi, non [211a] è bella per un verso e per un verso brutta, né ora sì e ora no, né bella rispetto a una cosa e brutta rispetto a un'altra, né qui bella e là brutta, come se bella per alcuni e brutta per altri. Né, ancora, gli si raffigurerà questa bellezza come un volto o come mani o come null'altro in cui corpo abbia parte, e neppure come un discorso o una scienza, né come qualcosa che stia in altro, per esempio in un animale o nella terra o in cielo o altrove; bensì essa stessa in sé e per sé, uniforme in [b] eterno: e tutte le altre cose belle partecipano di lei in tal modo, che mentre queste nascono e muoiono, essa non cresca né diminuisca per nulla, né subisca alcuna mutazione.